“Barbablu” è arrivato: dal Teatro Tempio al Festival di Avignone

“Ero sola, nel bosco. C’era tanta gente. Sola. Due bambine. Una, una sola. Due bambine. L’una, sorrideva ingannandosi, l’altra subiva dimenandosi. Incrociate i pollici, alzate le orecchie, storcete il naso. Barbablu è arrivato, dentro e fuori. E son dolori.”

Cominciava così lo spettacolo teatrale “Barbablu”, realizzato dalla compagnia modenese Peso Specifico per la regia e drammaturgia di Roberta Spaventa. Una voce fuori campo e una silhouette di donna stagliata nel buio, inerme, con un cappio al collo, a gettare un’ombra inquietante sulla platea da 90 posti del TeTe – Teatro Tempio. Qui, un primo studio dello spettacolo andò in scena nel novembre 2013, seguito dalle vere e proprie rappresentazioni nel corso del 2014, allestite sia al Tempio sia in altri teatri dell’area modenese e non solo. Nel 2015, però, le repliche hanno dovuto forzatamente traslocare assieme alle numerose altre attività della compagnia: al termine dell’anno scorso, infatti, il nuovo parroco di S.Giuseppe Tempio Don Claudio Arletti decise di non rinnovare a Peso Specifico la gestione del teatro cominciata nel 2010, consegnandone la direzione ai frati Paolini.

Il TeTe
Il TeTe

In Francia il TeTe sarebbe stato annoverato fra i cosiddetti lieux intérmediaires et indépendents, ossia luoghi di cultura gestiti da compagnie teatrali e utilizzati sia come luoghi di creazione e rappresentazione per le stesse compagnie, sia come luoghi di aggregazione ed espressione a beneficio della comunità. Al TeTe, per esempio, oltre all’attività di produzione e rappresentazione di Peso Specifico, si tenevano tra le altre cose corsi di recitazione per bambini e adulti, workshop con ospiti italiani e stranieri, un mercatino settimanale di prodotti biologici e le serate estive Tempio d’Estate.

Ma tant’è, la Francia è lontana seppur sempre a portata di mano. “Barbablu”, lo spettacolo del cambiamento, andrà infatti in scena nella sua nuova versione francese “Barbe-bleue” alla 50esima edizione del Festival OFF di Avignone, l’evento più celebre del panorama teatrale indipendente. Già ospite ad Avignone nel 2013 con “Facevo il morto”, la compagnia Peso Specifico approda quest’anno nella città francese dei Papi con il sostegno e il patrocinio di Regione Emilia-Romagna, Comune di Modena e dell’Istituto Italiano di Cultura di Marsiglia. Lo spettacolo sarà interpretato da Cristina Carbone, Santo Marino, Martina Raccanelli e Alessandra Amerio, e le rappresentazioni si terranno dal 4 al 26 luglio.

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Ispirato alla macabra favola omonima, in cui il temibile uxoricida Barbablu nasconde nel suo castello uno stanzino con i corpi martoriati e senza vita delle sue mogli, lo spettacolo di Peso Specifico è una riflessione forte ed emotiva sulle dinamiche della violenza. Un male banale, purtroppo sempre attuale. Il filo conduttore alla scoperta della verità sono due bambine, che diventano ragazze e poi donne, due lati della stessa medaglia in cerca della propria identità al di fuori del proprio guscio. Ma l’inevitabile incontro con l’Altro rischia di divenire fatale, se l’Altro è Barbablu, un “mago mancato” dal fascino scintillante e dall’interiorità torbida: una volta aperta la porta segreta, riusciranno le due donne a sostenere la visione e ad affrontare la dura realtà?

Poiché non si può augurare buona fortuna agli attori – e dicendolo in francese per restare in tema -, “beaucoup de merde” a Peso Specifico e a “Barbe-bleue” che ad Avignone porteranno con loro un pezzo significativo della vita culturale della nostra città.

Le imprese olimpiche di Sveijk Barbu

Scuola Media Cavour-Calvino

a.s. 2014-2015

Dai primissimi Giochi Olimpici di Atene nel 1896 alla preparazione delle mai realizzate  Olimpiadi di Berlino del 1916, il racconto teatrale elaborato dagli studenti della Scuola Media Cavour-Calvino di Modena segue gli sviluppi della storia dello sport per guardare con occhio straniato alle novità, ai sogni e alle tensioni che caratterizzarono l’infausta parabola della belle époque.

Rielaborando i testi satirici di Karl Valentin e il graffiante romanzo di Hasek Le vicende del bravo soldato Sveijk, gli studenti, guidati da Giacomo Pedini, hanno dato vita a un Kabarett in tre parti, protagonista l’umoristica figura hasekiana divenuta per l’occasione uno sportivo fallito e fanfarone. A coronare la struttura gli allievi della Scuola, attentamente seguiti dalle docenti, hanno poi riscritto e interpretato due famosi brani musicali d’epoca…

 Per ulteriori informazioni, visita la pagina del laboratorio nel sito di Carissimi Padri…

Personaggi e interpreti (in ordine di apparizione)

ATTO I
Spazzino: Ayman
Svejk Barbu: Alex
Nuotatore: Davide Zanti
Tennista: Francesco
Sollevatore pesi: Damian
Ciclista: Luca
Hans: Erik

ATTO II
A: Matteo
B: Virginia

ATTO III
Bret: Betta
Segretaria: Francesca
Thomas: Carlo
Sveijk Barbu: Alex

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ATTO I – Atene, 1896

 

Mamma mia dammi 100 marchi
che ad Atene voglio andar.
Cento marchi io te li dò,
ma ad Atene no, no, no.
Cento marchi io te li dò,
ma ad Atene no, no, no.

I suoi fratelli alla finestra:
Mamma mia lasselo andar!
Vai, vai pure o figlio ingrato
che la gara tu perderai.
Vai, vai pure o figlio ingrato
che la gara tu perderai.

Quando furono in mezzo ai boschi
il mio treno si fermò.
Macchinista che lo guidi
il mio treno fai ripartir.
Macchinista che lo guidi
il mio treno fai ripartir.

Il mio cuore è coraggioso
gli avversari mi temeran.
Le mie gambe sono forti
là nessuno mi batterà.
Le mie gambe sono forti
là nessuno mi batterà.

‘Il consiglio della mia mamma
non sarà la verità,
mentre quello dei miei fratelli
la speranza mi darà.’ (x2)

Mentre quello dei miei fratelli
la speranza mi darà.
Mentre quello dei miei fratelli
la speranza mi darà.

Svejk Barbu arriva tutto trafelato, tuta da operaio e valigia in mano, allo Stadio Olimpico di Atene. È da poco finita la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi.

Svejk: Come mai non c’è nessuno? Sono così in anticipo? Dove ho messo il volantino? (lo cerca nelle tasche, quando lo trova lo confronta con lo stadio reale) Certo che per essere il 16 Aprile fa molto caldo !(Si asciuga il sudore) E quelle cartacce sugli spalti cosa ci fanno? E quest’erba tutta rovinata? Non è certo l’immagine del volantino! Tutte le gare olimpiche le fanno qui? Non vedo nemmeno la piscina. Mah, c’era da aspettarselo: greci!

(Arriva il primo atleta nuotatore in cuffia e accappatoio)

Otto Hershman: Hai bisogno di qualcosa?

Svejk: E’ questo lo stadio Panatinaico, quello dei Giochi Olimpici? Sono già arrivati il re e il Barone De Coubertin? Da dove arrivi tu?

Otto: Sono Otto Hershman, dalla Svezia, campione di nuoto di nostro Re Oscar II. Perché hai qualcosa da dire?
(Svejk è perplesso)
Entra in scena il secondo atleta tennista con la racchetta in mano

Edwin Flack: Ti vedo un poco disorientato: stai bene?

Svejk: Si, sto bene, sono solo stanco per il viaggio. E’ stato molto lungo e avventuroso. Il treno si è fermato varie volte.

Edwin: E tu hai viaggiato in treno, pensa a me che vengo dall’Australia.

Svejk: Dall’Australia in treno? Dev’essere stata lunga! Ma come mai lo stadio è così vuoto?

Edwin: Non vedi che stanno facendo le pulizie? (un ragazzo in scena scopa il pavimento). Scusa, ma i miei amici mi stanno aspettando.

Entra in scena il terzo atleta, sollevamento pesi.

Viggo Jensen (fissa perplesso Sveijk): ma come sei vestito?

Svejk: Sono partito di corsa dal lavoro.

Viggo: E non ti sei mai cambiato? Sei venuto così? (certo che c’è gente che gareggia in certi modi!)

(arriva in scena il quarto atleta, ciclista, il francese Paul Masson)

Svejk: Bella la tua bici, è nuova? Sembra anche molto leggera…ma sei arrivato in bici? Da dove arrivi?

Paul: Come da dove? Sono Paul Masson, dalla Francia! Sì mi son fatto il viaggio in bici fino ad Ancona e l’altro pezzo l’ho fatto a nuoto!

La voce di un altro atleta lo chiama e Paul Masson se ne va. Arriva Hans.

Hans: Svejk Barbu, amico mio, come è andata la gara?

Svejk: Hans! Anche tu qui! Dalla nostra maledetta fabbrica di Berlino, direttamente ad Atene! Come vuoi che sia andata!? Sono qui prontissimo per iniziare a correre e vincere per il nostro Imperatore!

Hans: Certo: il nostro Sveijk Barbu, carino e dolce lui! Guarda che le gare sono finite da un pezzo! (gli fa vedere le medaglie) E’ stato faticoso ma, mentre correvo, pensavo solo alla nostra grande nazione. Stai tranquillo, Francesco Giuseppe sarà fiero di noi: ho vinto per il nostro Imperatore, il vero e unico Kaiser.

Svejk: ma come Hans? (prende il volantino che ha in mano) Qui c’è scritto che le Olimpiadi iniziano oggi, il 16 aprile. Anche tu mi hai detto così, a Berlino. Il volantino me l’hai dato tu in fabbrica!

Hans: uh, deve essere un refuso nel volantino! Che peccato: in realtà le gare iniziavano il 6, non il 16, e finivano il 15: ovvero ieri. Dai, non ti preoccupare, ti rifarai: queste Olimpiadi son piaciute tanto che secondo me le replicheranno. Ti faccio tenere in mano le mie medaglie per cinque minuti? Dai, andiamo a visitare il Partenone.

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ATTO II – Londra, 1912

A: Hai letto delle nostre grandi imprese nei più recenti Giochi Olimpici di Stoccolma
1912?

B: Certo. Non posso che rallegrarmi per i risultati dei nostri britannici concittadini.

A: Anche se gli USA hanno mostrato il loro carattere rude, ma combattivo. Con Jim Torph ci hanno dato del filo da torcere.

B: E hai sentito della figuraccia degli austriaci.

A: Ah, sì: non si sono neppure presentati al tiro alla fune. D’altronde i nostri bobbies
li avrebbero fatti volare.

B: Senza d’ubbio. Ma non intendevo questo! Non hai proprio sentito?

A: Ahhh, sì. Hanno vinto l’argento nel santo in alto: assolutamente notevole!

B: L’argento, va bene: ma non hai letto i giornali?

A: Come è ovvio! Ho letto tutti i risultati sportivi.

B: Ma no i risultati sportivi!

A: La politica estera allora?

B: No! L’austriaco, il cretino per eccellenza: Sveijk Barbu! Quello che gareggiava, questa volta, per il lancio del martello.

A: No, chi è?

B: Ma come chi è? Era su tutti i giornali!

A: Forse su quelli socialisti che leggi tu! Comunque, cosa avrebbe mai fatto?

B: Ma dove vivi?! Lo sta deridendo tutt’Europa! È quel mezzo boemo, mezzo austrotedesco che nel 1904, alle Olimpiadi di Saint Louis ha avuto un attacco di dissenteria: hanno dovuto bonificare il primo villaggio olimpico della storia! Questa volta si è superato…

A: Ah beh, cosa…

B: Al momento di lanciare il peso l’intero stadio era in fermento. Patrick McDonald aveva appena fatto un lancio di 15m e 34cm! Ma Sveijk Barbu sembrava decisissimo a frantumare ogni limite: appena sollevato il peso da terra l’atmosfera nello Stadio subito s’era fatta tesissima. Non volava una mosca. Tutti guardavano Barbu. Lui, pian piano, inizia a volteggiare, il braccio e il peso salgono, salgono, si tendono in aria, pronti a volare lontano. Il peso finalmente si stacca dal braccio, disegna una parabola dolce e perfetta… finendo proprio sull’alano di Kaiser Guglielmo!

A: Ma non era lo stesso atleta che nel 1908, proprio qui a Londra, arrivò primo per un soffio?

B: No, era quello che qui gareggiava nel salto in alto da fermo!

A: Ah, ho capito! Me lo ricordo come fosse ieri! Durante le Olimpiadi del 1900, le prime che ho visto, a Parigi, lasciando la mia amata Britannia, era l’atleta caposquadra degli Austro-Ungarici proprio nel salto da fermo! Al momento di saltare scivolò e cadde con il suo sederone sulla sabbia! L’Imperatore era rosso come un peperone!

B: Ma no! Era caduto di faccia nella sabbia! Ci sono volute quindici persone per tirarlo fuori.

A: No son certo fosse col deretano.

B: Di faccia.

Escono discutendo.

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ATTO III – Monaco, 1914

Luglio 1914. Monaco, prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Segreteria
del campo di atletica.

Bret: Buongiorno,vorrei iscrivere mio figlio (indicare il ragazzo che è con se) ad atletica leggera.

Segretaria: Buongiorno,certamente! Mi servono i dati del ragazzo e due sue firme qua (indica due spazi bianchi)

Bret: Allora. Thomas Bretscheneider,14 anni, nato a Berlino nel 1900, il 5 Marzo.

Segretaria: Va bene. Metta due firme qua e il ragazzo può iniziare anche subito!

Bret: Ottimo, hai sentito Thom? Va a cambiarti.

Segretaria: Gli spogliatoi sono in fondo al corridoio a destra,la prima porta! Ben arrivato tra di noi!

Thomas: Grazie e arrivederci!

Campo di atletica,all’aperto.

Sveijk Barbu: Buongiorno ragazzo! Sei Thomas,vero?

Thomas: Sì signore,sono io!

Sveijk Barbu: (riferito agli altri ragazzi) Ragazzi, lui è un nuovo vostro compagno, che si è appena trasferito in città, e inizierà ad allenarsi qui con noi! Mi raccomando, trattatelo bene e aiutatelo ad ambientarsi! (riferito a Thomas) Vedo che ti sei già cambiato, iniziamo subito!

I ragazzi iniziarono a correre con in sottofondo le urla di Sveijk Barbu

Sveijk Barbu: Massa di lumaconi che non siete altro, datevi una mossa e non fate i pigroni! Alle Olimpiadi, noi e questo schifo di paese dove viviamo, facciamo sempre una pessima figura, arriviamo sempre ultimi a differenza degli Inglesi, dei Francesi, degli Americani e dei miei compatrioti Austro-Ungarici, che son più bravi e vincono sempre! Ormai la Germania è una vergogna per il mondo intero: dovete riprendervi assolutamente un minimo di onore. Io mi vergogno a essere il vostro allenatore, fate schifo, peggio dei nostri soldati che se scoppia una guerra saranno sterminati come mosche! Sanno solo mettersi all’occhio del bersaglio, senza combattere un minimo!

Bret: Mi scusi, sono il padre di Thomas, il ragazzo nuovo! Involontariamente ho sentito ciò che diceva: lei ha già avuto esperienze militari?

Sveijk Barbu: No, però so che se un giorno dovessi andare a combattere, sarò di sicuro molto più bravo di quella massa pidocchiosa e sfaticato di gentaglia che c’è ora.

Bret: E lei ha conosciuto o conosce il nostro Generale?

Sveijk Barbu: Certo che sì, era un mio vecchio compagno quando eravamo al campo d’addestramento, solo che io non sono stato arruolato nell’esercito perché ero troppo forte e perché di orgini boemo-austriache! Io, che ho sgobbato nelle fabbriche di Berlino! Lui è uno sfaticato, un grassone, uno senza coraggio: pensi che quando, al campo, gli chiesero di sparare a un bersaglio, lui si rifiutò dicendo che non ci riusciva! AHAHAHAHA che fallito che è, rimarrà sempre un perdente! Come il suo superiore, che dopo l’assassinio ignobile, per mano di quei serbi codardi, di Francesco Ferdinando, non sta facendo nulla!

Bret (Betta): Ma chi intende, l’Imperatore tedesco attuale? Il nostro Kaiser Guglielmo?

Sveijk Barbu: Ma come, ha dubbi? È proprio uno stupido, come fai a non saperlo?

Bret: Eh, mi sono appena trasferito a Monaco con mio figlio…

Sveijk Barbu: Ah… Comunque l’imperatore è un gran smidollato, che non sa fare niente, sa solo dare degli ordini impossibili e lamentarsi con tutti. Ma la verità è che lui per primo non avrebbe il coraggio di eseguirli! È proprio un idiota, spero che venga ucciso come il suo percursore.

Bret: Sono cose molto interessanti quelle che ha detto! Venga con me! (mostra il distintivo della polizia tedesca)

Sveijk Barbu: Dove andiamo?

Bret: La voglio portare in un posto bellissimo, dove potrà raccontare le stesse cose che ha detto a me: si chiama commissariato.

Sveijk Barbu: (paonazzo) Come commissariato?!

Bret (soddisfatto): Certo, oggi in commissariato e domani al fronte!! Vedrà come il Kaiser farà capire ai serbi come ci si comporta!

Son lontano da ‘sto premio
da lui volo col pensiero
niente voglio e niente spero
che ottenerti con onor.
Son sicuro è tutto vero
come son sicur di te.

RIT. Medaglia, medaglia mia
vorrei la tua compagnia
sei stata il primo sogno
e il primo e l’ultimo sarai per me.

Quante volte non ti vinco,
non ti indosso con orgoglio,
non ti vedo a collo mio,
e quando me ne accorgo
mi fai piangere per te.

RIT.

Se ti avrò sarò contento
io non penso che a te sola
un pensiero mi consola
che tu sarai presto mia
la più bella tra le belle
quella d’oro un giorno avrò.

RIT.

Fine

 

 

Maria di Nazareth arriva a marzo. A teatro

Mio buon Giuseppe tu lo sai, la più carina in Galilea,
non era certo Betsabea, ma era Maria, la donna ebrea.

(Georges Moustaki – Giuseppe)

Rivisitare Maria di Nazareth attraverso la rilettura e la riscrittura. E’ stato questo l’obiettivo di un ciclo di tre anni di incontri del laboratorio di scrittura della scrittrice e critico letterario Sandra Tassi che hanno visto intrecciarsi le competenze della lettura tecnica e della scrittura letteraria fino ad arrivare a una riscrittura di gruppo che verrà presentata nell’evento di domenica 8 marzo, h 17, al Teatro Cittadella di Modena, “Il vento di marzo“. Un lavoro di gruppo è partito dalla lettura di tre opere di narrativa contemporanea accomunate dallo stesso tema: la figura di Maria di Nazareth, presentata da autori moderni di diversa nazionalità e credo religioso. Si tratta di “Il testamento di Maria” di Colm Toibin, uno dei maggiori scrittori irlandesi contemporanei,”Il nome della madre” di Erri De Luca e “Il vangelo dei bugiardi” della scrittrice ebrea americana Naomi Alberman. Dalla lettura, si è poi passati a una discussione guidata sui testi, per individuare il messaggio portante di ogni autore, per rinvenire in ogni lettura gli aspetti peculiari e l’originalità, sia dal punto di vista dello stile che dei contenuti. Infine il gruppo si è dedicato alla stesura di un testo a più mani, coeso nella narrazione, compatto nello stile, nuovo nella sua struttura ma, soprattutto, idoneo all’ascolto e non solo alla lettura personale. Il risultato è esattamente “Il vento di marzo”.

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La lettura comparata e pressoché simultanea dei tre romanzi – spiega Sandra Tassi – ha indirizzato non solo la scelta dei contenuti con cui intrecciare il tessuto della nostra nuova narrazione, ma ci ha anche orientato nella caratterizzazione dei personaggi. E’ apparso evidente fin da subito che la complessità della figura di Maria, colta in momenti diversi della sua vita – la giovinezza, l’età matura e la vecchiaia – costringeva a scindere il personaggio in due voci recitanti: quella di Maria (la donna anziana, sola, che ripercorre con il ricordo i momenti più terribili vissuti come madre di un giovane poi giudicato folle, e morto crocefisso); e quella di Myriam (la ragazza-fanciulla, trepidante d’amore, che guarda con fiducia al domani, moglie del suo Josef promesso sposo).”

“Naturalmente – continua Tassi – se nel testo è possibile distinguerle per sottolineare una parabola di vita che porta una donna dall’incanto della maternità allo strazio della perdita del figlio, sulla scena – che è concepita al tempo presente – è Maria nella sua interezza la figura reale. Seduta nella sua antica sedia, srotola all’indietro il nastro del tempo, mentre la memoria le regala, per brevi attimi, l’illusione benefica del ricordo: dunque si trasforma in quella giovane Miriam di Nazareth avvolta dal “Vento di Marzo”, e poi da lui penetrata come in una danza, finché non ha sentito dai fianchi di essere incinta. Nell’alternanza di presente e passato, Maria dissemina le sue comuni memorie di madre fino a soffermarsi, seguendo logiche emotive e non cronologiche, su episodi esemplari: le nozze a Cana di Galilea, quando avverte il primo distacco dal figlio e la inaspettata gelida indifferenza nei suoi confronti; il proprio “esilio” forzato, lontana dai luoghi della predicazione e senza rapporti con gli “amici” e seguaci del suo Yehoshua. Tra l’uno a l’altro momento, la “visione” della polvere del deserto che invade la stanza e le infonde la carnale maternità, di cui farà tesoro fino al Calvario, testimone del suo segreto”.

Per poter ammirare il “volto di Maria” che è uscito da questi tre anni di lavoro, non resta che recarsi domenica 8 marzo a teatro.

In copertina, una delle interpreti più famosi di Maria, Olivia Hussey nel “Gesù di Nazareth” di Franco Zeffirelli.

“La morte di un uomo è meno affar suo che di chi gli sopravvive”

Quella che chiamiamo la “grande guerra”, non si concluse nel 1918 come la consuetudine ci porta a ritenere, ma trent’anni dopo, nel 1945, quando gli eserciti alleati sconfiggendo la Germania nazista posero fine a una lunga stagione di conflitto, palese o latente, per l’egemonia in Europa. Con il paradosso, se vogliamo, che dopo quell’immensa carneficina prodotta da due scontri totali nessun paese europeo fu in più grado di assumere il ruolo guida del continente consegnandolo, di fatto, agli Stati Uniti. Almeno fino all’alba del nuovo millennio, quando la Germania ha cominciato a riprendere saldamente in mano, a livello politico ed economico, la leadership europea, che la Ue, l’Europa unita nelle sue istituzioni collettive, non è mai stata in grado di assumere.

Ecco perché ripercorrere le origini di questa lunga storia cominciata esattamente un secolo fa (per noi italiani l’inizio del conflitto data il 24 maggio 1915) non è un mero esercizio di memoria legato a una ricorrenza da commemorare obbligatoriamente, insomma un compito poco meno che retorico, ma un percorso a ritroso per trovare nel passato le radici del presente. Di quello che siamo oggi, certamente, ma anche di quello non siamo e che forse avremmo potuto essere. Proprio in questi anni in cui il frutto comune nato da quella lunga parentesi bellica, la Comunità europea, viene continuamente messo in discussione dal rifiorire un po’ in tutta Europa di un fenomeno come il nazionalismo.

Claudio Longhi
Claudio Longhi

Il modo in cui a Modena e provincia si è scelto di aprire uno spazio collettivo di riflessione su simili argomenti epocali è assolutamente originale, per tempi e modi. Il progetto “Carissimi padri, almanacchi della “Grande Pace” (1900-1915)” infatti, non solo accompagnerà i cittadini in una serie di attività che andrà avanti per un anno intero, ma lo farà scegliendo di raccontare in forma teatrale, narrativa, gli anni che hanno preceduto lo scoppio del conflitto e che dunque ne sono premessa e genesi.

Il percorso, promosso da Emilia-Romagna Teatro insieme a altri quaranta partner tra Modena e Provincia, partirà dalle luci abbaglianti dell’Esposizione Universale del 1900 fino al maggio glorioso del 1915, lungo un percorso che ci porterà a fare i conti con i nostri “Padri carissimi” che dal 1914 al 1918 mandarono al macello un’intera generazione. Ideato e diretto dal regista Claudio Longhi, “Carissimi padri” articolerà i suoi appuntamenti procedendo, dopo uno scoppiettante avvio nei prossimi giorni, nella lettura del capolavoro di Thomas Mann, “La montagna incantata” la cui trama merita di essere brevissimamente ripercorsa per comprendere le motivazioni di una simile scelta.

Il 01 settimana partenza-pieghevole.inddprotagonista, Hans Castorp, giovane ingegnere di Amburgo, si reca a trovare un cugino ricoverato in un sanatorio a Davos in Svizzera ma, scopertosi a sua volta ammalato, finisce per restarvi sette lunghi anni. A contatto con il microcosmo del sanatorio, una serie di personaggi che costituiscono uno spaccato della società europea del tempo, Castorp troverà un suo equilibrio tra salute e malattia, personale e collettiva. Fino alla conclusione del romanzo quando, allo scoppio della prima grande guerra, Hans si arruola e viene così strappato alla raffinata quanto fragile atmosfera di quei “malati d’Europa”. E’ la fine di un’epoca, dell’Europa gaudente e dorata della Belle Epoque, simboleggiata proprio dal gruppo di malati rinchiusi nel sanatorio.

Le letture – venti in tutto gli appuntamenti nel corso dell’anno – di varie parti del romanzo di Mann saranno accompagnate da una serie di azioni culturali e di riflessioni sulla Grande Guerra fino ad arrivare allo spettacolo/sintesi nel dicembre 2015. Conclusione del percorso di studio così sviluppato, teso ad articolare nuove modalità di relazione tra il teatro e la sua città di riferimento.

Corposo il programma con cui si darà fuoco alle polveri (immagine efficace, visto l’argomento):

  • Martedì 20 gennaio la Fondazione San Filippo Neri di Modena ospiterà alle ore 21.00 la cena-spettacolo “Kabarett à la carte: 1900 o L’Esposizione Universale”.
  • Mercoledì 21 gennaio alle ore 21.00 presso l’Auditorium della Biblioteca Comunale di San Felice sul Panaro, serata di letture e musica “Laggiù, nel silente giardin…”: la Belle époque fuori delle capitali tra pagine letterarie memorabili e musiche accattivanti.
  • Venerdì 23 gennaio presso il Dipartimento di Economia Marco Biagi di Modena dalle ore 21.00 (cinque ingressi: 21.00, 21.10, 21.20, 21.30, 21.40) con l’atelier “Spendi! (Vendi!) eSpandi!”: l’età d’oro della sicurezza. Impegnati, oltre al gruppo di lavoro di attori di Claudio Longhi, anche centocinquanta modenesi che daranno voce, lungo gli ampi corridoi del Foro Boario, all’Europa produttiva e finanziaria d’inizio Novecento.
  • Le attività di avvio del progetto si concludono sabato 24 gennaio alle ore 17.30 presso la Biblioteca Civica Antonio Delfini con la prima delle venti puntate della lettura de “La Montagna incantata”.

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2084. Capisco come, ma non capisco perché

Immaginate se in un paese come il nostro, tutto a un tratto, non ci fossero più libri, scrittori, poeti, librerie, biblioteche e case editrici. Nemmeno fumetti e fumetterie. Pensate se all’improvviso sparissero tutte le opere d’arte da tutti i palazzi e i musei in cui sono conservate, e con esse anche i luoghi che le conservano. Nessuna mostra, nessuna galleria d’arte avrebbe più senso e così gli artisti di oggi: sparirebbero anche loro. Pensate alla recitazione, diventata di punto in bianco superflua. Niente più attori, siano essi di cinema o di teatro. E di conseguenza, niente più sale cinematografiche né teatri, ingombranti fossili d’archeologia industriale. Poi la musica: svaniti nel nulla tutti gli strumenti musicali, i più comuni e i più strani, e con loro anche chi li suona. E gli archivi pieni di filze polverose che custodiscono la nostra memoria? Dissolti irreversibilmente, in un batter d’occhio.

Finalmente ci siamo arrivati. È giusto così, d’altronde erano tutte cose superflue. Non si potevano mangiare. Non servivano a curare i mali del corpo. Non restituivano un guadagno immediato. Erano soltanto passatempi per ricchi fannulloni scansafatiche che pretendevano ci si nutrisse con la poesia e ci si guarisse con la pittura, che giocavano a fare gli attori e i musicisti, che si nascondevano dietro l’assurdo pretesto dell’estro creativo e della cultura umanistica. Nient’altro che sedicenti curatori d’anime, moderni ciarlatani.

Tutte le anticaglie del passato, poi, è giusto che restino nel passato; è quello il loro posto. Cosa ce ne saremmo fatti noi adesso, nel presente? Ingombravano le strade, impedivano il progresso. Tutti quei libri ammassati e quei documenti vecchi e stantii producevano solo polvere, occupavano spazio e facevano starnutire. E comunque, la storia che dicevano di rappresentare era troppo lunga, vecchia e noiosa per essere di qualche aiuto nel mondo di oggi, così dinamico e flessibile che il futuro è una sorpresa ogni giorno.

Adesso siamo un paese senza cinema, teatri e musei: passatempi anacronistici e superati, adatti a minoranze strane che se ne faranno una ragione. Siamo un paese senza più scrittori, artisti, attori e musicisti: imparassero una volta per tutte qual è il vero lavoro e andassero a timbrare un cartellino. E anche tutti quegli inutili intermediari, quella selva di umanisti e operatori culturali che hanno intasato le università, imparassero quali sono le cose che contano, quelle davvero difficili, quelle che servono.

Con pazienza e dedizione abbiamo eliminato tutto questo. Ce l’abbiamo fatta, finalmente. Ora è più facile. Anche se ci sentiamo disperatamente soli.

(Immagine in evidenza. photo credit: David Blackwell. via photopin cc)

“Ho perso il controllo”. Ma non è vero!

“Dopo l’ennesimo litigio, la mia mano non si è fermata così come non si erano fermate le parole e le spinte. Poi le botte, le urla e il sangue. Già, il sangue” racconta Mauro (nome di fantasia), che negli ultimi mesi si è rivolto a Ldv (Liberiamoci dalla violenza – Centro di accompagnamento al cambiamento per uomini di Modena).

«Non esiste espressione più inappropriata (e paradossalmente più usata) di ho perso il controllo per esplicitare la commissione di una violenza, perché compiere una violenza non è perdere il controllo, ma è indirizzare consapevolmente e volontariamente la propria energia, la propria forza, il proprio comportamento, verso un’azione violenta» spiega Monica Dotti, sociologa sanitaria e coordinatrice del progetto Ldv, l’unico esempio in Italia di struttura pubblica dedicata al trattamento di uomini autori di maltrattamenti, centro gestito dall’Azienda Usl di Modena, ad accesso gratuito, che dal 2 dicembre 2011 (quando è stato aperto) al 30 aprile 2013 è stato contattato da 181 persone. Attualmente sono in trattamento individuale 28 uomini di cui 4 stranieri, di età compresa tra i 27 e i 65 anni (professione: operai, artigiani, piccoli imprenditori, bancari, insegnanti, dirigenti, rappresentanti, impiegati, pensionati, disoccupati).

L’indagine Istat, relativa al 2006, (l’ultima a disposizione) sulla sicurezza delle donne identifica tre diversi tipi di violenza contro le donne: fisica, sessuale e psicologica. Dentro la famiglia (da partner o ex partner) e fuori dalla famiglia (da sconosciuto, conoscente, amico, collega, amico di famiglia, parente etc). Sono 6 milioni e 743mila le donne, tra i 16 e i 70 anni, vittime di violenza fisica o sessuale in Italia. Almeno 5 milioni ha subito, almeno una volta nella vita, una violenza di tipo sessuale (il 23,7% del campione intervistato) mentre 3 milioni e 961mila donne (18,8%) ha subito violenze fisiche. Nella quasi totalità dei casi le violenze non vengono denunciate e i partner sono, statisticamente, i principali responsabili delle violenze fisiche e degli stupri.

«Nella nostra città, nel 2012 sono state 268 (155 italiane e 113 straniere) le donne accolte dal nostro centro, di cui una quarantina ha continuato il percorso iniziato nel 2011 mentre le restanti sono nuovi contatti» spiega Barbara Bertolani, referente del Centro Antiviolenza di Modena, che insieme a Ldv, associazione Gruppo donne e giustizia di Modena, Vivere donna onlus di Carpi e il Centro di ascolto per donne in difficoltà del comune di Sassuolo, rappresentano nella nostra provincia le principali realtà che si occupano di questo tema.

«Quello della violenza sulle donne è un fenomeno trasversale, che tocca tutte le classi sociali e non ha confini geografici – affermano Dotti e Bertolani –. Si tratta di un problema sociale scaturente da una radicata cultura maschilista (ricordiamoci che fino al 1981 in Italia esistevano le attenuanti per il delitto d’onore) che impone, per essere attenuato, di lavorare sulla questione culturale nel lungo periodo, facendo azione di prevenzione sull’identità di genere».

La normativa recepisce sempre quella che è la cultura di una società e a tal proposito, si ricorda che nel giro di 40 giorni sono più di 10mila le firme raccolte in Emilia-Romagna a sostegno della proposta di legge regionale di iniziativa popolare Norme per la creazione della Rete regionale contro la violenza di genere e per la promozione della cultura dell’inviolabilità, del rispetto e della libertà delle donne voluta e costruita dalle donne della Conferenza regionale delle Democratiche. Dal 14 maggio è iniziato il giro di raccolta firme nelle polisportive modenesi e anche Arci Modena ha aderito all’iniziativa: sul sito www.arcimodena.org si trova l’elenco completo e aggiornato dei banchetti già organizzati presso le polisportive in cui i volontari saranno presenti per raccogliere firme.

«Sfatiamo l’opinione diffusa che la crisi economica abbia acuito l’insorgere di questi fenomeni di violenza, perché non è così – precisa Alessandro De Rosa, psicologo, collaboratore del centro Ldv –. Si tratta di un fenomeno sommerso, che è sempre esistito nelle proporzioni che oggi ci sembrano maggiori rispetto a un tempo, solo perché i media vi riservano più spazio che in passato ma la crisi economica non incide, anche se ovviamente appesantisce situazioni già di per sé assai critiche».

«I bambini? Sì, hanno assistito, qualche volta, a scene di violenze. Ma non penso che li influenzi molto» è un’altra delle frasi raccolte durante i colloqui con alcuni utenti di Ldv.

«Non è da trascurare il tema della violenza assistita che concerne i figli delle donne che subiscono violenza e che vivono nell’ambiente in cui viene esercitata – conclude Dotti –. Degli uomini che Ldv segue, nessuno è affetto da una patologia psichiatrica o da dipendenze: si tratta di uomini che hanno difficoltà nella gestione delle proprie emozioni, su cui lavoriamo per proteggere le donne e i minori con cui sono in contatto. La guarigione per noi è una parola grossa perché qui non c’è alcuna malattia, non c’è patologia: la violenza è un comportamento e noi lavoriamo per la cessazione di un comportamento sbagliato».

Il Centro Ldv ha sede presso il Consultorio Familiare di via Don Minzoni 121 a Modena, è aperto tutti i venerdì pomeriggio, dalle ore 13.30 alle 17.30 ed è contattabile sia al numero telefonico 366-5711079 che alla mail ldv@ausl.mo.it (www.ausl.mo.it/ldv)

V-day contro la violenza sulle donne

foto Dante Farricella
foto Dante Farricella

Vorrei parlare di Vagina. E vorrei farlo senza censure. Senza asterischi. So bene che questa parola suona storta e un po’ nuova ogni volta, perché la usiamo poco. Perché la usiamo poco?
Vagina. Cosa ci imbarazza esattamente?
La Vagina è ovunque. Ammicca dalle minigonne delle ragazze spalmate sulla cartellonistica pubblicitaria, sulle riviste, sullo schermo televisivo, su quello di computer e tablet. Siamo circondati da Vagine, ma soprattutto dall’Idea di Vagina, dal richiamo sessuale che esercita su tutto. Eppure non si dice. E non si conosce, o forse si ignora. C’è un grandioso mistero che avvolge tutto ciò. E un tuonante silenzio. Anche fra le donne.

Questo, personalmente, mi indigna. Ma mentre io, come altre donne, mi sono limitata a coltivare la mia indignazione, una donna americana, Eve Esler, 17 anni fa, ha squarciato il silenzio, intervistando centinaia di donne e chiedendo loro di parlare della loro Vagina. Ne sono uscite storie commuoventi, ironiche, drammatiche, coraggiose, brutali. Queste storie, una volta scritte ed elaborate, sono diventate uno spettacolo teatrale che va in scena nei teatri di tutto il mondo: I Monologhi della Vagina.

Dal 1998 tale l’opera teatrale si è costituita come movimento di denuncia contro la violenza sulle donne ed è stato istituito il V-Day (V di Vittoria, V di Vagina), durante il quale, in tutto il Mondo, “I Monologhi” vengono portati in scena per raccogliere fondi da devolvere in beneficienza a programmi che assistono le donne vittime di violenza.

A Modena, I monologhi della Vagina, vengono realizzati da attrici non professioniste, che per mesi fanno un percorso di preparazione teatrale e di autocoscienza, a partire dai temi proposti nei monologhi.
Calcheranno il palcoscenico quest’anno il 12 Aprile al Teatro Storchi di Modena (venerdì 5 Aprile erano al Teatro Dadà di Castelfranco), una quarantina di donne fra attrici e registe e tre uomini in qualità di registi. Fra i celebri testi portati in scena: ‘Come la chiamiamo’; ‘Peli’; ‘L’inondazione’; ‘Gli piaceva guardarla’; ‘La mia gonna corta’; ‘La mia vagina arrabbiata’; ‘La mia vagina era il mio villaggio’; ‘Rising e altri’.

New York con Eve Esler

Il V-Day è a Modena una realtà consolidata e sempre più partecipata; ciò ha reso possibile l’adesione alla nuova manifestazione di denuncia lanciata dalla drammaturga Eve Esler: “One Billion Rising – Svegliati! Balla! Partecipa!”.
Il 14 febbraio 2013, infatti, alle ore 18, decine di modenesi danzavano in Piazza Grande, mentre milioni di donne danzavano nelle città di tutto il mondo per scatenare una rivoluzione contro gli abusi di genere.
Durante lo spettacolo che andrà in scena a Castelfranco e a Modena verranno proiettate alcune immagini del One Billion Rising Modenese.

Intanto, in queste ore, mentre io scrivo e voi leggete, a New York si sono riunite, con Eve Esler, donne provenienti da quasi tutti i Paesi del Mondo per decidere le prossime azioni di questa rivoluzione che si sta manifestando nelle nostre piazze, nei nostri teatri e nelle nostre case.
Là, a rappresentare l’Italia ci sono due modenesi: Nicoletta Corradini ed Elena Montorsi.

Lei e le altre… stanno parlando di Vagine!