Libri nati dalla scossa

terremotoScrivere aiuta. Serve a chi scrive per buttare fuori pensieri ed emozioni. E serve a chi legge, per immedesimarsi, sentire cosa sia l’empatia, provare a vedere senza essere lì e annusare l’atmosfera senza averla vissuta. Ma nel caso letterario del terremoto, serve soprattutto a raccogliere fondi e a mostrare la faccia culturale della solidarietà. Il sisma del maggio scorso ha distrutto tanto: vite, sogni, futuro, lavoro. Ha seminato sentimenti nuovi: paura, ansia, senso di impotenza. Bisogna adattarsi, e bisogna ricostruire.
Per tutto questo, e per molto altro, ecco alcuni dei libri nati intorno al terremoto. Sorti dalle macerie, scritti di getto, dettati dalle scosse e raccontati dal disastro. Gli autori? Tantissimi. Giornalisti, fotografi, ma anche maestre, operai, editori e musicisti. Tutti hanno scritto qualcosa: perché in questi libri non è il mestiere che conta ma è la passione. Non di scrivere o di saper scrivere, non di vedere il proprio nome stampato sulla carta: ma la passione per il proprio paese rovinato, la passione per un luogo caro andato in polvere, la passione per un senso di comunità da rifare. Ecco perché questi libri sono tutti belli. E poi, il loro ricavato va tutto a tanti diversi progetti di ricostruzione.

La gatta sul tetto che scossaLa gatta sul tetto che scossa
Una favola illustrata interamente autoprodotta da Maria Elinda Giusti (autrice del testo) e da Emanuela Fiorani che l’ha disegnata. Immagini e testo che si fondono nel racconto dei sentimenti di una bella gattona di nome Calzetta. Perché anche gli animali il terremoto lo hanno sentito eccome. L’offerta minima per questa storia dedicata ai bambini è di 5 euro. Il ricavato sostiene l’associazione Rock No War che a Medolla ha finanziato la costruzione di una nuova scuola materna.

Cosa c'è sottoCosa c’è sotto? Il terremoto a casa mia
È stato uno dei primi libri ad essere pubblicato: già alla fine di agosto 2012 Artestampa era in prima fila per raccogliere fondi e raccontare ai più piccini come si affronta un sisma. La storia e le illustrazioni sono di Antonella Battilani (che raffigura il terremoto come un coccodrillo cattivo e non nasconde le emozioni dei bambini, tra cui il semplice farsi la pipì addosso). Ma il libro si arricchisce anche dei contributi di Milena Bertacchini e Mario Pennacchio. Disponibile anche in formato ebook. Il ricavato va alle scuole Dante Alighieri di Mirandola. Finora sono stati raccolti più di 6mila euro.


I bambini e il terremotoI bambini e il terremoto. Racconto di una passione che non finisce

Questo libro ha tante facce: la prima è quella dei bambini diversamente abili del centro La Lucciola di Stuffione di Ravarino, che trovano in questo luogo magico la propria dimensione di realizzazione personale e di lavoro. La seconda è la distruzione del terremoto che ha segnato il cetro, rendendolo inagibile e fermando una macchina di serenità unica nel suo genere. La terza faccia è quella sorridente di Patrizia Ori, mamma di uno dei piccoli ospiti de La Lucciola, che scrive una storia in cui a parlare è la villa stessa che ospita il centro, che nonostante le scosse non è crollata. Tutto il ricavato (il libro costa 10 euro) verrà devoluto a La Lucciola onlus di Stuffione di Ravarino.

 

 

 

Vivere da saggi la città

Per la festa di San Geminiano, tutta Modena ha abbracciato il suo centro, il suo duomo, la sua piazza. Non è una novità: ogni anno (tempo permettendo) la via Emilia, invasa dalle bancarelle, si trasforma in “un carnevale di Venezia”. Ma a otto mesi dal terremoto, questo abbraccio è più caloroso che mai.

I modenesi non sono mai scappati, neanche dopo le ripetute scosse e i continui crolli. Hanno dimostrato coraggio e voglia di continuare. Ora vanno aggiunti nuovi requisiti per la ricostruzione: la saggezza è uno di questi.

«C’è una casa da ricostruire, che è sì la propria casa, la propria vita, ma anche una “casa comune”, abitata da tutti, che pure va ricostruita e che richiede il coinvolgimento di tutti». Lo ha ricordato nel suo messaggio alla città il vescovo di Modena, Antonio Lanfranchi.

La vita del patrono di Modena, ricordata nella lettera del vescovo, offre alcune indicazioni per continuare il lavoro mai interrotto dallo scorso maggio.

Statuta Civitas Mutine (1327) Particolare San Geminiano
Statuta Civitas Mutine (1327) Particolare San Geminiano

«Quali furono – si chiede mons. Lanfranchi – gli argomenti che convinsero il fuggiasco Geminiano a ritornare sui suoi passi e ad accettare il gravoso ministero episcopale? L’agiografo annota che “L’umiltà del Santo fu vinta, più che dalla insistenza dei concittadini, dalla considerazione ch’essi gli facevano presente, quando gli gridavano che lo avrebbero ritenuto responsabile di tutti i mali, se avesse permesso, mentre era vivo, che si introducesse nel governo religioso di Modena un mercenario”. Siamo tutti chiamati a onorare la nostra appartenenza alla “città” con una partecipazione attiva e responsabile». Al di là delle deleghe, delle elezioni, dei candidati, degli incarichi ufficiali: ognuno, nella propria vita, nella propria giornata, ha un impegno verso la provincia-comunità.

Nella sua lettera, il vescovo indica tre modalità per esprimere la propria appartenenza alla città: coltivare la dimensione religiosa e trascendente, ridare valore ai “fondamentali” della vita, edificare il bene comune. «I “fondamentali” della vita – ha scritto mons. Lanfranchi – sono racchiusi in alcune virtù che richiamiamo: la sobrietà o temperanza, per ricuperare l’essenzialità nello stile di vita; la giustizia, per rispettare i diritti del prossimo e dargli quanto gli è dovuto; la solidarietà, per essere davvero attenti ai bisogni di tutti e vivere con ferma determinazione il proprio impegno per il bene comune, il senso di umanità, così da vedere sempre in ciascuno l’ordine da rispettare, la prudenza, per individuare il meglio che può essere fatto qui e ora».