Da Modena parte subito il sostegno per i terremotati del Centro Italia

In seguito al terremoto con epicentro in provincia di Rieti che ha colpito questa notte le regioni dell’Italia centrale, sono state subito attivate nella nostra città iniziative di solidarietà con le popolazioni investite dal sisma.

Ecco il messaggio pubblicato su Facebook dal Sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli: Come Provincia di Modena, in collaborazione con tutti i Comuni modenesi, abbiamo aperto un conto corrente per raccogliere concretamente la solidarietà dei modenesi a favore delle popolazioni colpite dal sisma. Proponiamo a tutti i cittadini, agli enti del territorio, alle imprese, al sistema creditizio, alle associazioni, di dare un segnale concreto di solidarietà. Sono momenti di grande dolore e sofferenza che purtroppo il territorio modenese ha conosciuto con il sisma del 2012, per questo ci sentiamo ancora più vicini alle popolazioni colpite. Le risorse raccolte saranno utilizzate per gli interventi che verranno attivati nei prossimi mesi in coordinamento con la Protezione civile.
Il conto corrente da utilizzare per le donazioni è intestato alla Provincia di Modena:
IT 52 M 02008 12930 000003398693
E’ importante specificare la causale: “azioni di solidarietà terremoto centro Italia del 24 agosto”.

Si è già mossa anche la Caritas che in mattinata ha diramato questo comunicato:

In conseguenza al sisma che questa mattina ha colpito il centro Italia, la Presidenza della Cei ha disposto l’immediato stanziamento di 1 milione di euro dai fondi dell’otto per mille per far fronte alle prime urgenze e ai bisogni essenziali. Ne dà notizia l’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei: “La Chiesa che è in Italia si raccoglie in preghiera per tutte le vittime ed esprime fraterna vicinanza alle popolazioni coinvolte in questo drammatico evento. Le diocesi, la rete delle parrocchie, degli istituti religiosi e delle aggregazioni laicali sono invitate ad alleviare le difficili condizioni in cui le persone sono costrette a vivere”. A tale scopo, la Presidenza della Cei indice una colletta nazionale, da tenersi in tutte le Chiese italiane il 18 settembre prossimo, in concomitanza con il 26° Congresso eucaristico nazionale, come frutto della carità che da esso deriva e di partecipazione di tutti ai bisogni concreti delle popolazioni colpite. Anche la Chiesa modenese, che in occasione del sisma del 2012 è stata fraternamente sostenuta ed accompagnata da Caritas Italiana, si unisce al cordoglio ed alla raccolta di solidarietà. Per chi volesse contribuire fin da ora, segnaliamo i conti correnti della Caritas diocesana; la causale delle offerte è “Colletta terremoto centro Italia”.

Conti correnti Caritas diocesana Modena
– Banco S. Geminiano BPVN
iban IT25X0503412900 000000004682
– Banca Popolare dell’Emilia Romagna
iban IT89B05387 12900 000000030436
– Unicredit
iban IT35Z02008 12930 000003106219
– Banca Etica
iban IT 72X0501802 4000 0000 0503060

Fonte immagine di copertina: RietiLife.

Non solo scalzi per i migranti. Ecco cosa possiamo fare per aiutarli

“E’ arrivato il momento di decidere da che parte stare”, scrive Andrea Segre nel suo appello per una mobilitazione che chieda a gran voce un’Europa che accoglie e non respinge quelle migliaia di uomini, donne e bambini che fuggono da guerre, dittature e miserie alla ricerca di un posto sicuro dove vivere, affrontando viaggi che molto spesso finiscono nella tragedia. Abbiamo ancora tutti negli occhi l’immagine del piccolo Aylan, disteso senza vita sul lungomare. L’appello per la Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi ha fatto il giro d’Italia e venerdì 11 settembre in contemporanea con quella nazionale, nella Venezia tirata a lucido della Mostra del Cinema, ce ne saranno in tante città, Modena compresa. “La Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi inizia un lungo cammino di civiltà – continua l’appello -. E’ l’inizio di un percorso di cambiamento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo globale di capire che non è in alcun modo accettabile fermare e respingere chi è vittima di ingiustizie militari, religiose o economiche che siano”. Parole che pesano come pietre in un’Europa spaccata in mille pezzi, dove ci sono stati che costruiscono muri di filo spinato, militari che bloccano treni, leader politici che lanciano appelli all’accoglienza e altri che chiudono le proprie frontiere, mettendo annunci sul giornale dove chiedono di non andare lì. In mezzo, ci sono loro: uomini, donne e bambini che camminano per giorni sulle strade, dormono dove capita, corrono ferendosi tra il filo spinato e urlano il loro diritto alla dignità.

La cameraman di un'emittente ungherese vicina a un partito di estrema destra è stata licenziata dopo che delle immagini l'hanno mostrata mentre dà calci ai migranti, compresi alcuni bambini.
La cameraman di un’emittente ungherese vicina a un partito di estrema destra è stata licenziata dopo che delle immagini l’hanno mostrata mentre dà calci ai migranti, compresi alcuni bambini.

L’appuntamento a Modena è venerdì 11 settembre, alle 17.30, in piazza Roma dove prenderà il via una camminata che attraversando il centro storico arriverà nel piazzale della stazione dei treni, individuato – spiegano gli organizzatori – “come luogo simbolico del transito e degli spostamenti, oltre che di speranza, per le persone migranti in molte città d’Europa”. Il corteo partirà alle 18 per e attraverserà le vie III Febbraio, Corso Cavour, corso Vittorio Emanuele, via Adeodato Bonasi, Viale Monte Kosica e fino al piazzale Dante Alighieri antistante la stazione dei treni. Tantissime le adesioni alla manifestazione, che aumentano ogni ora: dall’Arci all’Anpi, le Acli, Amenesty International, Emergency, Cgil, Cisl e Uil, partiti politici e associazioni come la Casa delle Donne, la Casa delle Culture e quelle che coinvolgono i giovani delle Seconde Generazioni di Modena, tutti chiedono l’attuazione di quattro punti fondamentali: la certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerra, catastrofi e dittature; accoglienza degna e rispettosa per tutti; chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti e infine la creazione di un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino. Insieme si sono dati appuntamento per togliersi le scarpe e marciare a piedi nudi, in segno di solidarietà e supporto a chi è costretto a farlo per sopravvivere. L’emergenza profughi non è una cosa lontana da noi: ci camminano accanto, attraversano le nostre città e spesso non ce ne accorgiamo nemmeno. Come ha scritto il giornalista e scrittore Vittorio Zucconi in un tweet, tra trent’anni quando si parlerà di questa drammatica storia non potremo dire che non lo sapevamo.

Fonte immagine.
Fonte immagine

L’emergenza è accanto a noi e tutti possono fare qualcosa. A Modena Porta Aperta ha lanciato un appello chiedendo ai cittadini di portare alcune cose di prima necessità: biancheria intima da uomo (mutande, canottiere, calze), scarpe, il necessario per l’igiene personale (sapone, bagnoschiuma, shampoo, lamette, schiuma da barba, spazzolini da denti, dentifricio), vestiti, coperte e sacchi a pelo perché, spiegano, “ora si riesce ancora a dormire all’aperto ma presto verrà il freddo”. Servono anche cibo in scatola o a lunga conservazione (niente che contenga maiale) perché la mensa sta lavorando a regime straordinario. Porta Aperta offre pasti caldi e la possibilità di lavarsi, purtroppo per i letti non c’è più posto perché quelli disponibili sono già tutti assegnati. “Ci sono una cinquantina di persone che sono arrivate e dormono in giro, tra parco Novi Sad, San Cataldo e altri luoghi”, spiega Franco Messora, direttore di Porta Aperta: “Ma la situazione non può che peggiorare”. Donne e bambini? “Per il momento non ce ne sono, restano le famiglie storiche di cui ci prendiamo cura. Non escludo però che possano arrivare”.

Sul sito di Porta Aperta si trovano anche le modalità per contribuire economicamente oppure per diventare un volontario e spendere un po’ del proprio tempo per aiutare gli altri. A livello nazionale sono tante le realtà che storicamente si impegnano per l’accoglienza e il primo soccorso, qui ne citiamo alcune delle principali alle quali è possibile fare una donazione tramite il loro sito web: UNCHR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite; Medici senza frontiere; IOM – Organizzazione Internazionale per le Migrazioni; Save the Children; Amnesty International; CIR – Consiglio italiano per i rifugiati; Emergency; Croce Rossa e MEDU – Medici per i diritti umani.

Tre anni dopo, è ancora Natale per l’Emilia

Accade spesso che di fronte a un evento tragico scatti in tutti noi il meccanismo della solidarietà. A volte anche con una partecipazione commovente per qualità e quantità. E’ molto più raro invece che, a emergenza archiviata, si continui a fornire sostegno a persone e territori che invece hanno bisogno di anni per riprendersi dai danni. E’ il caso del sisma che ha sconvolto la bassa emiliana il 20 maggio di tre anni fa.

Mercoledì scorso, alla vigilia di quel drammatico anniversario,  le cooperative sociali Eortè di Soliera, Oltremare di Modena e Vagamondi di Formigine, insieme alle associazioni La Festa e Venite alla Festa, promotori di “Natale per l’Emilia”- iniziativa nata nata dopo il terremoto 2012 da tre cooperative sociali aderenti a Confcooperative Modena e due associazioni per aiutare i produttori della Bassa Modenese danneggiati dalle scosse – hanno consegnato un assegno di 1.850 euro al sindaco di Bomporto Alberto Borghi. Si tratta di una parte del ricavato delle ultime vendite di “prodotti di origine terremotata” donata al Comune di Bomporto – per altro, uno dei più colpiti anche dall’alluvione del gennaio 2014 – che verrà utilizzata per l’acquisto di materiale e attrezzature per la Protezione civile.

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Con l’iniziativa “Natale per l’Emilia”, in tre anni sono state vendute 12.669 ceste natalizie con prodotti quali il lambrusco,il Parmigiano Reggiano, l’aceto balsamico tradizionale e specialità dolciarie del commercio equosolidale. Tutti prodotti nati o confezionati nelle zone del cratere sismico. Le ceste “Natale per l’Emilia” sono state acquistate da famiglie, singole persone e soprattutto aziende in Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Lazio e Piemonte.

In questi tre anni “Natale per l’Emilia” ha portato lavoro nei territori colpiti dal sisma (sono state coinvolte nel progetto dieci persone, di cui cinque svantaggiate, e quindici volontari impegnati da ottobre a dicembre), ha fatto viaggiare in Italia e all’estero i prodotti tipici di tredici tra aziende agricole e cooperative danneggiate dal terremoto, ha diffuso la cultura dei consumi “chilometri zero” e del commercio equosolidale.

“Natale per l’Emilia”, che dal 2012 a oggi ha fatturato oltre 500 mila euro ed è diventato un marchio che è stato depositato, è un’iniziativa che prosegue oltre l’emergenza terremoto. «L’esperienza è positiva perché – spiega Vittorio Reggiani, presidente della cooperativa sociale Oltremare – si è dimostrato un ottimo volano per sostenere l’economia locale, in particolare quella sociale, e il territorio. I prodotti di “Natale per l’Emilia”, di ottima qualità, a filiera corta e garantiti, continuano, infatti, a incontrare il favore del pubblico».

L’alluvione fa 32.760 (euro)

Il 20 gennaio 2014 il disastro causato dall’esondazione del fiume Secchia nella Bassa modenese era sotto gli occhi di tutti, la necessità pure: rialzarsi immediatamente. Sono passati 14 mesi e oggi il teatro comunale di Bomporto è stato il palcoscenico della festa-celebrazione di consegna dei risultati del progetto “Terre Forti”. Sono 32.760 euro e saranno frazionati in parti uguali tra i 52 commercianti di Bastiglia e Bomporto che stanno ancora facendo i conti con quell’acqua. Trentamila volte grazie a chi ha sostenuto economicamente il progetto “Terre Forti” e trentamila volte grazie al Gruppo Culturale Porte Vinciane che lo ha ideato, un gruppo di una decina di persone che ha scelto di aggregarsi poche ore dopo l’accaduto mossi da una motivazione comune: ricostruire il più rapidamente possibile ciò che l’acqua aveva distrutto e portato via.

TERRE_FORTI_COPERTINA_foto©StefanoPuviani

La cifra è “pulita” e le “Porticine” (così si chiamano amichevolmente tra di loro) l’hanno raggiunta grazie a una palpabile tenacia. Il progetto è nato dall’iniziativa diretta del gruppo e soprattutto se lo sono autogestito partendo dalle proprie idee, condividendo competenze professionali e abilità organizzative. Comprende il DVD “Forza!” (prodotto da Indaco Film & More) e il foto-libro “Terre Forti”, con gli scatti di 19 fotografi e le parole di numerosi “alluvionati” che hanno scritto i propri pensieri, le sensazioni di quei momenti, le paure e le speranze verso il futuro (per info clicca qui). Alcuni di queste fotografie fanno parte della mostra fotografica “Questo No! Volti, Affetti, Oggetti”. Decisivo il supporto e la collaborazione degli sponsor, il sostegno di due associazioni che hanno fatto una donazione spontanea.

Giuliano_Rinaldi_Bomporto_foto©STEFANO PUVIANI

Per raggiungere l’obiettivo, il Gruppo Porte Vinciane ha preso parte a 20 manifestazioni tra cui sagre e altri eventi organizzati ad hoc come la festa con i commercianti dell’8 giugno scorso a Bomporto, la mostra fotografica “Questo No! Volti, Affetti, Oggetti” all’Accademia Militare di Modena che in giugno ha fatto il pieno di presenze, e oggi la festa celebrativa al teatro comunale di Bomporto per il report davanti ad autorità e concittadini.

«In questo anno in cui abbiamo realizzato e promosso il libro fotografico Terre Forti e il docufilm “Forza!” ci siamo resi conto che anche il primo obiettivo di documentare ciò che hanno subìto i nostri paesi era stato raggiunto, condiviso e apprezzato» racconta Nicoletta Scoppettuolo, una delle 11 componenti del Gruppo.

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«Chiudiamo il cerchio con un bilancio positivo che devolviamo ai 52 esercizi commerciali di Bastiglia, Bomporto, Gorghetto e Villavara» è questo il desiderio di Manuela Cavallari, delle Porte Vinciane. «Le aziende e i singoli che hanno gratuitamente fornito le loro competenze, gli sponsor, le persone che hanno contribuito alla realizzazione dei progetti e chiunque voglia celebrare questo traguardo, che non è solo materiale, perché questa esperienza ci ha insegnato che nelle difficoltà possiamo tirare fuori una grande forza».

In copertina: uno scatto di Antonio Tomeo tratto dal libro fotografico Terre Forti

Sotto: due scatti di Stefano Puviani e il Gruppo Culturale Porte Vinciane il 15 marzo al momento della consegna dell’assegno ai commercianti di Bastiglia e Bomporto.

Una magia chiamata Snoezelen

Ci sono situazioni in cui l’innovazione tecnologica diventa il braccio operativo di un’innovazione mentale, intendendo quest’ultima come un approccio diverso a una data problematica. La Stanza Snoezelen ne è un esempio.

Concepita in Olanda più di trent’anni fa, si tratta di uno spazio fisico multisensoriale volto a creare un mix di stimolazione e rilassamento per la persona che ne usufruisce. Si è diffusa come supporto alla terapia farmacologica in alcune strutture ospedaliere e centri specializzati in malattie neurologiche, demenze, traumi, deficit mentali e motori. Diversi anni fa è arrivata a Mirandola per essere utilizzata come “luogo di contenimento” per i pazienti con Alzheimer: uno spazio più confortevole dove poter svolgere alcune attività necessarie, come il bagno.

Quest’anno, il 18 aprile, ne è stata inaugurata una a Modena grazie all’Associazione di volontariato Parkinson Modena e ad un finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio che ha creduto nell’innovazione proposta. Ci sono infatti due ulteriori novità che rendono la Snoezelen modenese un unicum nel panorama italiano. Non si trova infatti in un ospedale bensì in Via Misley 1, presso la sede dell’Associazione, e non è di uso esclusivo per chi ha una malattia specifica, bensì è aperta a tutti, specialmente a chi sta vivendo una qualche difficoltà, fisica o mentale. Non importa quale.

snoezelen

Il benessere prima di tutto

«La Snoezelen di Via Misley si chiama Dreamlan, Dream come sogno e lan come rete – spiega Paola Aime, presidente dell’Associazione Parkinson Modena -. Dentro infatti è tutto wireless perché è importante avere libertà di movimento».
Nei due spazi che la compongono, si lavora soprattutto a livello visivo, uditivo e olfattivo. Nel primo ambiente c’è un tapis roulant sul quale si può camminare mentre vengono proiettate passeggiate virtuali in luoghi reali, dalle strade di Singapore alle spiagge caraibiche. Un tubo a bolle e un fascio di fibre ottiche cangianti completano il quadro, nel caso in cui alle passeggiate virtuali si preferisse restare semplicemente immersi in forme e colori. Il secondo ambiente va proprio in questa direzione e si concentra sulla cromoterapia: comodamente seduti su una poltrona dalla quale escono suoni e musiche, ci si ritrova circondati dal viola o dall’azzurro, dal verde o da un cielo stellato, mentre gradevoli fragranze aleggiano nell’aria.

Un cielo stellato può rilassare chi ricorda notti d’estate passate ad aspettare le stelle cadenti, ma la sua profondità infinita può anche generare ansia, perciò qualsiasi stimolazione è modulata sui gusti della persona. Continua infatti Paola Aime: «Nella stanza c’è sempre un operatore formato all’empatia. Non è la stanza da sola a fare la differenza, ma l’attenzione verso la persona. L’obiettivo è regalare momenti di benessere, perché nessuno deve rinunciare al benessere, in nessuna situazione. E’ un nutrimento emotivo che serve. Noi vogliamo fare quello che spesso non viene fatto, ossia prendersi cura delle persone, metterle a proprio agio e dedicare un tempo solo a loro, fuori dai ritmi serrati dell’ospedale».

Prevenire lo stress

snoezelen2Le persone vicine ai malati non sono a loro volta esenti dalla necessità di nutrimento emotivo, ecco perché Dreamlan accoglie tutti. «Diversi parkinsoniani vengono qui con i famigliari, i quali beneficiano a loro volta del rilassamento – spiega Paola Aime- . Bisogna uscire dall’ottica in cui il malato è il più importante perché si crea una situazione di stress su chi non lo è, che a sua volta può sviluppare patologie legate al senso di colpa. Noi qui non vogliamo una dicotomia sano-malato, ma instaurare un circuito di dare-avere riportando tutto a un livello di umanità».

Partendo da questo, l’Associazione ha in progetto di proporre l’esperienza anche agli operatori socio-sanitari – persone in costante contatto con la sofferenza -, sia per offrire loro un’occasione di nutrimento emotivo, sia per metterli in contatto con una filosofia diversa nell’approccio al paziente. L’altro obiettivo, più ambizioso e a lungo termine, sarà il coinvolgimento di figure mediche e campioni di pazienti per poter valutare tramite monitoraggio in “doppio cieco” eventuali ripercussioni benefiche delle attività Snoezelen anche sul decorso della malattia.

Per ora, comunque, si punta a creare benessere grazie a Dreamlan e all’azione dei volontari che la sanno rendere speciale perché, come conclude Paola Aime, «se il volontariato vuole ispirare anche l’amministrazione pubblica, allora l’importante sono le persone: il volontariato del futuro richiederà infatti una qualità sempre maggiore, capacità di dialogare allo stesso livello con enti e amministrazioni e capacità di innovarsi».

Immagine di copertina, elaborazione da un lavoro di HikingArtist.com via photopin cc.

Un nuovo presidio di Libera contro la mafia nel modenese

Domenica 23 marzo, ai piedi del Santuario di Serramazzoni, si è tenuto un corteo per onorare la ricorrenza del giorno della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime della mafia. Contestualmente è stata ufficializzata la costituzione del dodicesimo presidio di “Libera” della Regione Emilia Romagna: “Presidio territoriale del Frignano, Renata Fonte”, dedicato alla memoria dell’assessore salentina assassinata nel 1984.

libera2 La nuova sezione si basa su un “patto di presidio” sottoscritto, per ora, da 6 associazioni dell’Appennino modenese e volto a far crescere una comunità attiva, consapevole e capace di lottare contro la corruzione e il disagio sociale.
Non è un caso che il presidio trovi la sua sede fisica proprio a Serramazzoni, comune portato alla ribalta della stampa nazionale per un susseguirsi d’indagini sulle relazioni tra l’allora sindaco Luigi Ralenti e alcuni esponenti della ’ndrangheta. Al momento sono 5 i processi aperti e finchè essi non saranno arrivati a conclusione non si potrà parlare di matrice mafiosa. Eppure il quadro ricostruito nell’ordinanza di custodia cautelare è composto di episodi che nulla hanno da invidiare alla sceneggiatura de “il Padrino”. Non possiamo più far finta di non vedere la penetrazione di certi poteri forti nella nostra comunità.

Ho incontrato Mariella Badodi, referente della nuova sezione, la quale mi ha spiegato il percorso di costituzione del “Presidio territoriale del Frignano, Renata Fonte” in relazione ai fatti che hanno scosso e traumatizzato la comunità montana.

Quando è maturata la decisione di fondare un nuovo presidio di Libera?
libera4Un anno fa i cittadini di Serramazzoni hanno sentito il bisogno di riunirsi per superare il periodo difficile che la comunità stava attraversando. Il Comune era commissariato e le indagini in corso imponevano una serie di limitazioni: gli uffici dell’urbanistica e dell’edilizia privata furono chiusi per dieci mesi bloccando tutte le pratiche, con notevoli disagi; il campo sportivo fu sequestrato; la programmazione estiva di eventi fu sospesa. Ci siamo chiesti dove eravamo noi mentre succedevano certe cose sotto i nostri occhi, cosa abbiamo deciso di non vedere e quali erano le nostre responsabilità. Abbiamo convenuto che Libera potesse essere la bandiera giusta sotto la quale fare un percorso di consapevolezza e di lotta.

Qual è stato il primo passo dopo aver maturato una nuova coscienza di cittadini?
Prima di tutto abbiamo partecipato a un percorso di formazione alla legalità indicatoci dal coordinamento di Libera di Modena. Tra le esperienze fatte cito un corso per tutti, che si chiama “Carte in Regola”. In seguito, il 26 febbraio, è stato formalizzato il Patto di Presidio alla presenza di 21 persone, tutte coinvolte in modo diretto e personale.

Concretamente quali sono le azioni del Presidio?
Siamo orientati a lavorare in prevenzione, affinchè il passato funzioni da memoria storica e ci renda capaci di reagire a certi segnali che ora abbiamo imparato a riconoscere. Per fare questo serve tanta formazione sulla cultura della legalità. Ecco perché ci stiamo già confrondo con le scuole e le amministrazioni locali.
–       abbiamo organizzato un ciclo di assemblee d’Istituto nelle scuole medie dei 6 Comuni del Frignano, per attivare percorsi di formazione che insegnino ai ragazzi a riconoscere come operano le organizzazioni mafiose;
–       abbiamo sottoposto ai cittadini che si candideranno come sindaci alle elezioni di maggio, di firmare un documento in cui si impegnano a seguire i principi fondanti di Libera nella lotta alla corruzione. Tutti hanno sottoscritto il documento.

libera3Queste le azioni svolte dal momento della costituzione del Presidio a oggi. Ora ci impegneremo, con chiunque voglia unirsi a noi, a svolgere le seguenti azioni, in tutto il Frignano:
–       diffusione della conoscenza di come opera il sistema mafioso corruttivo sul territorio;
–       educazione alla cultura della legalità e della giustizia sociale rivolta a studenti;
–       partecipazione alle attività promosse da Libera e da enti affini, come la commercializzazione dei prodotti “Libera Terra”;
–       promozione del dialogo con Istituzioni ed Enti del Territorio e attenzione costante all’operato delle amministrazioni locali;
–       monitoraggio sul territorio delle attività di “gioco d’azzardo”, “spaccio di stupefacenti” e “sfruttamento”;
–       contrasto ai fenomeni di estorsione e usura;
–       supporto e conforto ai cittadini più deboli e alle vittime della mafia.

Il 4 Maggio siamo tutti invitati a Serramazzoni, alla presenza della figlia di Renata Fonte. Si parlerà di memoria, impegno, legalità, vittime della mafia e verrà piantato un albero come atto di radicamento di Libera nel territorio montano. Che siano radici di un nuovo atteggiamento da parte di tutti, nei confronti della criminalità organizzata.

La rivoluzione del volontariato

Tutte le crisi devono insegnare qualcosa. La crisi economica che è scoppiata nel 2009 ci fa capire che se un paese pensa a crescere e a produrre, ma si dimentica dei poveri, non investe in cultura e mette i lavoratori e le famiglie in secondo piano, è destinata a crollare. Per questo, al di là delle politiche e dei governi che si alternano di anno in anno, è necessaria una rivoluzione culturale, che coinvolta tutti quanti e non trascuri nessuna “categoria”. Il volontariato sicuramente dimostra di accettare questa sfida, come confermano le 240 associazioni e i 3.703 volontari che in Emilia-Romagna ogni giorno si spendono a favore degli altri e dei più bisognosi senza chiedere nulla in cambio. Non si tratta soltanto di solidarietà, ma di fiducia nel futuro.

In questo video, vengono ripercorsi i tratti principali del “Progetto regionale di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale“.
Dalla colletta alimentare ai corsi di orientamento e accompagnamento al lavoro, dall’emporio solidale allo sviluppo di una rete di economia solidale…
I progetti messi raccolti nel volume “Le buone prassi” dal Co.Ge Emilia Romagna rispondono a cinque parole chiave: innovazione (interventi innovativi per la modalità di lavoro), replicabilità (interventi che possono essere facilmente replicati in altri territori), continuità (in molti casi le azioni sono ancora in corso), attualità (il tema “povertà”, per esempio, è tutt’ora all’ordine del giorno) e “azioni in rete” (interventi frutto di un’azione comune tra più associazioni).

 

E’ ancora Natale in Emilia

A un anno e mezzo di distanza dal devastante terremoto del maggio-giugno 2012, molte cose sono state fatte per la ricostruzione nella Bassa modenese, ma moltissime sono ancora da fare. Ecco perché, per molti, questo del 2013 sarà ancora un Natale terremotato. Ecco perché non bisogna abbassare la guardia della solidarietà acquistando anche quest’anno “prodotti di origine terremotata”: www.nataleperlemilia.it.

L’amore contro la crisi

In media, il 70% di tempo di vita di un essere umano adulto è speso nell’attività economica, nel lavoro. Ne consegue che, anche se si tratta di universi apparentemente non comunicanti, è impossibile non declinare il tema dell’amore nella categoria dell’economia. E il professor Stefano Zamagni con la lezione magistrale “Ha l’amore uno spazio in economia?” al Festival Filosofia ci ha spiegato perché.

«La lingua greca ha tre parole per dire amore: eros, philia, agape. Esse descrivono tre dimensioni che sono in una relazione moltiplicativa, non additiva: non è possibile sostituire una all’altra – ha spiegato Zamagni –. All’inizio della modernità, è avvenuta una separazione netta tra queste tre dimensioni e si è affermata l’idea che in economia l’unica dimensione ammissibile sia quella dell’eros inteso come passione dell’avere, che nelle declinazioni successive si tradurrà in avarizia, avidità».

Philip Wicksteed nel 1901 afferma la necessità per l’economista di applicare il non-tuismo: la controparte in una transazione economica, il tu, colui con cui mi interfaccio, non rileva perché ciò che conta è il raggiungimento del proprio interesse personale. Business is business.

Quali effetti devastanti provoca l’eliminazione dell’amore nella sua declinazione di agape e philia in economia? La cosiddetta ideologia degli incentivi ce li mostra: «prima di tutto dobbiamo domandarci come ha fatto questa ideologia a diventare cultura popolare, considerando che fino a 60 anni fa la parola incentivo non esisteva in economia – si interroga Zamagni –. Se dal discorso economico elimino la philia e l’agape, per ottenere da te, lavoratore, qualcosa, ti devo dare l’incentivo, termine, importante ricordarlo, che deriva dal latino “incidere” che voleva dire cantare, incantare».

Questa crisi economica è figlia dell’ideologia dell’incentivo, la cui logica è difendere la democrazia politica sacrificando la democrazia economica.
«Noi economisti sbagliamo perché facciamo credere alla gente che la felicità coincida con l’utilità – sostiene Zamagni –. La felicità invece è legata alla relazione».
Già Aristotele diceva che non si può essere felici da soli, concetto che vediamo ben espresso in Robinson Crusoe.

«Dante nel quattordicesimo canto del Purgatorio nel dialogo con Virgilio si chiede come è possibile che un bene quanto più viene condiviso quanto più aumenta. Dalla risposta di Virgilio si evince che la virtù più viene praticata più aumenta. E la stessa cosa, se ci pensate, vale per l’amicizia. Se vogliamo che le cose cambino, dobbiamo cambiare l’assetto istituzionale, rendere pluralistico il mercato la cui economia non è solo quella capitalistica – conclude il professor Zamagni –. Dobbiamo consentire a tipi diversi di impresa di operare fianco a fianco e rimettere in gioco la parola “fraternità”, che oggi è stata sostituita dalla parola “solidarietà”, che non è la stessa cosa».

Immagine di copertina: elaborazione grafica da un fotogramma da “L’infanzia di Ivan” di Andrej Tarkovskij.

Un mercato pazzerello

La crisi, lo diciamo da tempo, non si risolve con ricette magiche. E gli interventi annunciati, promessi e a volte realizzati non sono in grado di incidere sulla vita delle persone comuni che sentono il peso della crisi tutto sulle proprie spalle.
Portobello, il supermercato inaugurato il 28 giugno a Modena, nato da un’idea della associazioni di volontariato e del Centro servizi del Volontariato, insegna che non devono essere condivise soltanto le ricchezze, ma anche le difficoltà che ha creato questa congiuntura.
Portobello non è elemosina, non è un servizio sociale. E’ un modo per imparare a condividere. Condividere non solo le ricchezze ma anche la crisi e le difficoltà economiche.