Lui, lei, l’altro

Domenica 2 marzo il popolo modenese del PD sceglierà il suo candidato sindaco. In dieci domande e dieci risposte, Francesca Maletti (@framaletti), Gian Carlo Muzzarelli (@Muzzarelli2014) e Paolo Silingardi (@paolosilingardi), spiegano, nello spazio di un tweet, la loro idea di Modena.

1.       Perché è lei il #candidatogiusto per la corsa a sindaco?

Maletti: Rappresento una nuova prospettiva di città: il progetto di cambiamento che ho in mente nasce dal coinvolgimento e ascolto dei modenesi

Muzzarelli: Perché Modena deve uscire dal perimetro delle mura e mettere una marcia in più, a partire da più lavoro e più sicurezza

Silingardi: C’è bisogno di rinnovamento, rilancio, nuove politiche. Non esistono politici per tutte le stagioni: idee nuove richiedono persone nuove

2.       Quali saranno le #primetrecose che farà da sindaco?

Maletti: Creare nuova economia e occupazione attraverso: investimenti sul turismo, sostegno al manifatturiero, nuovi brevetti ricerca e innovazione

Muzzarelli: Uscirò ad incontrare i lavoratori e le imprese, metterò mano alla burocrazia e rilancerò gli strumenti di partecipazione

Silingardi: Lotta al precariato nella Pubblica amministrazione. Integrazione delle piste ciclabili. Un progetto serio per la sicurezza e la prevenzione

3.       Come vorrebbe #cambiareModena?

Maletti: Penso a Modena smart, una città trasparente che progetta insieme ai cittadini e dove l’innovazione nasce dal basso

Muzzarelli: Riaccendendo l’orgoglio dei modenesi per la loro città, città di diritti e doveri, e rilanciando occupazione e imprese verso green economy

Silingardi: Modena deve diventare una vera città europea, solidale, bella, sana, dove sia facile vivere e lavorare

4.       Tre #puntidiforza di Modena da cui partire?

Maletti: La cultura, Il turismo, il manifatturiero. Ho in mente Modena laboratorio culturale e turistico, che crea lavoro e dà prospettive ai giovani

Muzzarelli: Il lavoro, la cultura e una grande storia di buongoverno, solidarietà e giustizia

Silingardi: La laboriosità e la capacità di fare impresa. La voglia di partecipare e di fare insieme. I prodotti tipici che ci rendono famosi nel mondo

5.       Come si rapporterà con il Partito Democratico in caso di #vittoriaalleprimarie?

Maletti: Mi impegnerò per un dialogo con la città. Al PD chiedo di sostenere in modo forte un progetto politico, aperto a diversi alleati

Muzzarelli: È il mio partito. Sarà il perno di un’alleanza del buon senso e della responsabilità, alternativa alla destra e a Grillo

Silingardi: Contribuendo ad un PD riformista, ambientalista, europeista, aperto al confronto e luogo di discussione ed elaborazione concettuale

6.       E come si rapporterà con il PD in caso di #sconfittaalleprimarie?

Maletti: I tre candidati si sono impegnati a sostenere chi vincerà. Sarà poi importante recuperare l’ampia partecipazione generata dalle primarie

Muzzarelli: È il mio partito. Mi comporterò come sempre, con la massima lealtà, per far vincere la sinistra

Silingardi: Sosterrò chi vince lealmente cercando di far pesare le idee e le proposte che ho sostenuto nella campagna elettorale

7.       Un impegno nei confronti dei #giovani?

Maletti: Wifi gratis, wifi bus e app sui servizi, scuole sicure, più servizi per l’università, il sapere come risorsa centrale per il futuro

Muzzarelli: Una città smart, con wi-fi libero, una città internazionale, senza precariato. Una città dei diritti, dei doveri e del merito

Silingardi: La lotta al precariato per ridare futuro ai giovani e un investimento forte sulla cultura come occasione di crescita ma anche di lavoro

8.       Un impegno nei confronti degli #imprenditori?

Maletti: Revisione delle procedure del Comune per ridurre obblighi e burocrazia, meno di sei mesi per autorizzare le imprese che aprono a Modena

Muzzarelli: Starò fuori dal palazzo, con loro, per meno burocrazia, più ricerca, più investimenti per un nuovo modello di sviluppo

Silingardi: Logistica e infrastrutture per superare la congestione e ridurre i costi. Innovazione e integrazione tra Università e mondo del lavoro

9.       Come ha vissuto l’esperienza delle #primarie?

Maletti: Con entusiasmo. Le persone che ho incontrato in questi mesi mi hanno trasmesso affetto e voglia di partecipare per il futuro della città

Muzzarelli: Una grande ed emozionante esperienza di rapporti umani, con migliaia di modenesi, che hanno alimentato la mia fiducia in questa città

Silingardi: Belle, faticose, interessanti. Mi hanno permesso di parlare con tanta gente, di diffondere idee, di ricevere aiuti e costruire rapporti

10.   #Qualcosadisinistra di cui la città ha bisogno?

Maletti: La scuola. Che non dovrebbe essere un tema di destra o sinistra ma al centro di ogni programma. È da qui che dobbiamo ripartire

Muzzarelli: Più uguaglianza. Più sicurezza. Più voglia di tornare a volare

Silingardi: Un welfare solidale per superare l’assistenzialismo e dare dignità a chi ha bisogno. La crisi si supera senza lasciare indietro nessuno

 

Primarie, un sondaggio poco scientifico e poco democratico

Le primarie sono un sondaggio poco scientifico e poco democratico.
Il candidato che vince le primarie è poi quello che ha la maggiore probabilità di vincere anche le elezioni? Per decidere il loro leader o per individuare candidati a sindaco o ad altro, i partiti hanno bisogno delle primarie?
Chi scrive risponde negativamente ad entrambe le domande. Le primarie, in qualsiasi forma si facciano, sono l’espressione delle delega dei partiti all’opinione (doxa) del proprio ruolo di progettazione politica.
Con le primarie ci si affida all’opinione di un raggruppamento preselezionato di cittadini, che in ultima istanza è quella che conta, ma la rappresentatività del campione nelle primarie è meno scientifica di quella di un sondaggio sempre che l’obiettivo sia quello di raggiungere la maggioranza del consenso elettorale.
Detto in altri termini bisognerebbe che il voto/opinione per essere veramente democratico fosse libero, informato e il più ampio possibile. Nella maggior parte dei casi, però, non è così. E’ innegabile l’esistenza sotto diverse forme più o meno aggraziate del cosiddetto voto di scambio o di interesse o del voto estetico cioè di quella particolare scelta che considera se il candidato è simpatico o antipatico, bello o brutto, elegante o rozzo.
La questione che ora si pone riguarda i modi e il tempo che i partiti dedicano alla formazione dell’opinione pubblica. Quella che oggi è veicolata dai mass media appare più funzionale a coltivare l’applauso delle proprie tifoserie.

Per concludere: innanzitutto una classe dirigente che si consideri tale non si pone la questione del candidato all’ultimo secondo e non l’affida a delle primarie/sondaggio più o meno scientifiche; secondo, il contatto diretto con le persone per conoscerne i sentimenti, i problemi, le opinioni deve essere un bisogno vitale del politico al quale deve essere dedicato il tempo necessario; terzo, lo stesso tempo dedicato alla relazione calda (integrata casomai a quella virtuale) deve essere destinato a fornire le informazioni necessarie in una relazione di fiducia affinché le persone si formino una propria opinione consapevole e informata; quarto, le primarie banalizzano i temi ed estremizzano i rapporti fra le persone che da semplici competitori passano a nemici per la vita con il relativo stuolo di tifosi più o meno fedeli; quinto, l’individuazione del candidato, ad esempio, a sindaco non è un fatto “privato” interno ai partiti ma dovrebbe essere il frutto di una relazione di reciprocità della classe dirigente con il cosiddetto mondo esterno senza escludere nessuno anzi provando ad essere i più inclusivi possibili almeno fino al 51%.

Tagli ai Comuni: a rischio la coesione sociale

schena2Con la crisi tutti hanno imparato a “tagliare”. E i Comuni? Intervista al sindaco di Soliera Giuseppe Schena: “Dal prossimo anno non potremo più cavarcela riducendo la manutenzione del verde: dovremo agire sulla carne viva, ridurre i servizi per gli anziani, gli adolescenti, l’infanzia”.

Sindaco, la crisi continua a mordere, le famiglie stringono sempre più la cinghia e le risorse dei Comuni si assottigliano di anno in anno. Su cosa e come è stata tagliata la spesa pubblica a Soliera?
Abbiamo dovuto tagliare le risorse per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade, del verde e degli edifici pubblici. Questo, che comprende anche l’arredo urbano e la viabilità, è il settore sicuramente più esposto. Il taglio è stato del 50% della spesa dal 2011 al 2012 e del 16% dal 2012 al 2013, e solo perché quest’anno eravamo già all’osso. Solo per fare un esempio, dovremmo riqualificare e rendere più efficiente l’illuminazione, ma non lo faremo perché non ci sono soldi.

Quindi salteranno anche gli interventi sull’edilizia scolastica?
A quello ci ha pensato il terremoto. Avevamo programmato un piano di interventi centellinando le risorse, ma ora il problema della riqualificazione delle scuole non ce l’abbiamo più.

E sul fronte del personale?
Il problema è il blocco del turn-over: dal 2011 al 2013 abbiamo avuto 6 unità in meno su di un personale direttamente attribuito all’ente che ammonta ad un totale di 50 persone. Si tratta del 10% in meno in soli due anni.

Con minori risorse economiche e umane come si garantiscono i servizi?
Essendo uno dei Comuni del cratere del sisma di maggio 2012, per fortuna abbiamo potuto usufruire di un’applicazione molto ridotta della spending-review e così sul fronte dei servizi riusciamo ad assorbire i minori trasferimenti. Ma una mano viene anche dall’Unione dei Comuni di cui facciamo parte e che ci consente di ammortizzare le minori entrate, gestendo in comune servizi scolastici, educativi, socio-assistenziali e la polizia locale. Abbiamo comunque ridotto gli appalti di servizio, non per un calo degli stanziamenti, ma perché sono aumentati i costi e le spese del personale.

Come è stata concertata e discussa in città questa cura dimagrante per le casse pubbliche?
Praticamente in nessun modo. La concertazione c’è quando ci sono margini e tempi. Al 31 maggio abbiamo approvato un bilancio da 12 milioni di euro che avevo già speso e impegnato per il 70%. In queste condizioni la partecipazione è ridotta moltissimo perché le scelte sono obbligate. E questa mortificazione della partecipazione è un altro danno collaterale dell’incertezza del quadro nazionale su punti come l’Imu e la Tares. Di fatto ci obbligano a chiudere bilanci virtuali.

Quanto ancora si potrà andare avanti a tagliare?
Dal prossimo anno non potremo più cavarcela riducendo la manutenzione del verde. Se si avanti così, dovremo agire sulla carne viva, ridurre i servizi per gli anziani, gli adolescenti, l’infanzia. I nostri conti sono perfettamente in ordine sul piano formale e sostanziale, ma il nostro obiettivo non è questo, è soddisfare i bisogni delle persone.

Quindi si rischia un peggioramento della situazione?
Quello che è a rischio è la coesione sociale, l’aumento dei conflitti sociali.

Cosa si dovrebbe fare quindi per garantire conti in ordine senza smantellare la coesione sociale?
Bisogna considerare che i Comuni pesano per l’8% sul budget dello Stato, le Province valgono il 2% e le Regioni il 25%. C’è invece un altro 50% di spesa pubblica dell’apparato, dei ministeri, delle agenzie periferiche che io chiamo spesa improduttiva. E’ da lì che bisogna drenare le risorse, non dai Comuni sui quali si continua a tagliare in modo paradossale e sbagliato.

a cura di
Marina Brancaccio

Modena come la vorresti? Dillo con un sondaggio

Più zampone o più Ferrari? Più biciclette o più autobus? Verde o grigio? Come ti immagini la Modena del futuro? O meglio: quale città vorresti nei prossimi 20 anni?
Il Comune ha avviato il percorso partecipativo (per “100 prescelti”) in vista della definizione del nuovo PSC, piano strutturale comunale. Noi abbiamo ci rivolgiamo ai giovani dai 16 ai 35 anni per indagare sui simboli e la qualità della vita dei modenesi. Partecipa al sondaggio… bastano 2 minuti!

https://it.surveymonkey.com/s/LaModenaCheVorrei

Chiavi da punjab

La generosità e l’altruismo hanno anche un valore economico.
Uno scooter vale circa 3.000 euro. Un pieno di miscela intorno a 10 euro (anche 12 va’). L’assicurazione lo scorso anno è costata 387,34 euro. Un lucchetto blocca disco circa 32 euro (iva inclusa). Un casco Jet nero con visiera 120 euro e un altro casco senza visiera 50 euro (facciamo 30 euro perché è vecchio). Un paio di guanti in pelle… boh, sono un regalo. L’altro giorno ho risparmiato circa 3.581,34 euro.
Per una banalissima e stupida distrazione, ho dimenticato le chiavi attaccate al motorino, posteggiato per 4 giorni nei pressi della stazione dei treni di Bologna. Se me l’avessero “portato via”, al valore dello scooter & c. avrei dovuto aggiungere: circa mezza giornata tra telefonate, code al posto di Polizia, all’assicurazione… La cortesia di un negoziante arabo della zona mi ha permesso di risparmiare soldi, mi ha tolto diverse rogne burocratiche, mi ha evitato ore e giorni di malumori.
IMG_8529“Chiavi da punjab” è il semplice biglietto che mi sono trovato attaccato al parabrezza del motorino. Come semplice è stato il gesto di Zahid che ha notato il mazzo di chiavi, l’ha preso in custodia, mi ha segnalato il suo numero di telefono per contattarlo.
Questa storia non ha a tutti i costi un senso o una lezione. A me ha, però, fatto riflettere su questa crisi che ci accompagna da oltre quattro anni.
Risparmiare è certamente un buon antidoto alla crisi. Ma non basta. La generosità (e l’altruismo), oltre ad essere un buon sostituto dell’austerity, infonde un senso di ottimismo e incoraggia all’azione. E’ quindi un virus benevolo che potrebbe accompagnare le politiche del rigore che ci stanno propugnando a livello europeo, nazionale e locale.

Mi vengono in mente altri esempi. Se tutti i padroni di cani raccogliessero gli avanzi del proprio “amico del cuore” eviterebbero di rendere infelice qualche passante distratto e incolpevole; libererebbero inoltre alcuni operatori ecologici che al posto di spazzare i marciapiedi potrebbero per qualche ora al giorno tinteggiare le pareti di qualche palazzo per rendere più divertente la città.
Se tutti parcheggiassero la propria auto “solo” negli spazi consentiti, gli autisti dei bus non sarebbero costretti a praticare manovre aereospaziali, a bruciare i semafori rossi e a schizzare i passanti quando piove.
Se tutti andassimo in bicicletta, il sindaco si troverebbe costretto a realizzare nuove piste ciclabili… senza scioperi, manifestazioni e minacce.
I cassintegrati potrebbero vivere questa fase drammatica della propria vita non “da singoli”, ma “insieme”: fare gruppo, parlarsi, inventare nuovi modi per sostenersi a vicenda, avviare dei gruppi di acquisto solidale, darsi un passaggio in macchina per risparmiare sulla benzina, organizzare cineforum in casa per risparmiare sul biglietto del cinema…

Un po’ di esempi per la mia categoria. Se tutti i giornalisti, fotografi e cameraman si mettessero in fila ordinata e – senza bisogno di nuove leggi, decreti o regole – rispettassero le esigenze degli altri, si eviterebbero quei “mucchi vergognosi” attorno al politico di turno e lo si costringerebbe a rispondere alle domande e non a difendersi dall’assalto svincolandosi. Se tutti i giornalisti precari, sottopagati e sfruttati, denunciassero i propri aguzzini (ops, i propri editori e direttori… la “Carta di Firenze” per esempio lo prevede) un po’ di pulizia nel settore arriverebbe automaticamente, senza scomodare rivoluzionari, detrattori dell’Ordine dei Giornalisti o altro.

Per “aggredire” la crisi basta anche un semplice gesto, un biglietto sul parabrezza.