Burocrazia “raffinata”

C’è burocrazia e burocrazia. C’è una burocrazia “trasandata”, di chi ha poca voglia e zero stimoli, c’è una burocrazia “rigida”, di chi non vuole sentire ragioni se non la propria, c’è una burocrazia “ad assetto variabile”, di chi cambia orari e giorni affiggendo un A4 davanti a una porta… Difficile, molto di più, trovare una burocrazia “amica” o semplicemente “equa”, ma forse nemmeno impossibile. E poi c’è la burocrazia “raffinata”, nel senso di distillata, pura, quasi allo “stato brado”.

Un pigro venerdì mattina al sole e all’umido della pianura padana. Ingresso di uno sportello Siae (Senonchè Indaffarati Entrate Adagio). Intanto, nonostante ci sia il biglietto da ritirare e che più o meno tutti lo ritirino, non si va a numero ma a “naso” o, per meglio dire, a memoria («Sono arrivato prima o dopo di lei?» «Mi pare prima, passi pure»). Poi ci sono gli sportelli e gli impiegati.
Sgomberiamo subito la voglia di fare di tutta l’erba un fascio: la persona con cui ho avuto a che fare è stata squisita, cortese, efficiente, rapida. Ma in generale ti trovi immerso nelle scartoffie, con il conoscente dell’impiegato che passa avanti («Ma non toccava a quell’altro?» «No guardi, ho già tutto pronto quindi faccio prima lui»), con quello che impiega più di un’ora (più di un’ora?!? Ma stanno organizzando il tour mondiale di Springsteen?) per fare una pratica aggirandosi tra le carte, e così via.
I diritti d’autore vanno pagati, certo, risulta difficile capire, ad esempio, perché vadano pagati anche quando l’autore non è iscritto all’ente ma ha iscritto le canzoni giusto per evitare di aggirare la legge. Già, la legge, la burocrazia e le carte. E le file a cui, rassegnati, tutti ci sottoponiamo senza lamentarci più di tanto e che, fateci caso, alimentano i blog. («Sei alla Siae? Ah, ma allora chissà quanto ci metterai…»).