Rom e Sinti, questi sconosciuti

Vedi anche: I rom sono lo 0,25% della popolazione, ma perché sembrano molti di più?

Ogni volta che Salvini spara – verbalmente e metaforicamente – su immigrati e rom, si pensa di aver toccato il fondo. Gli intellettuali preoccupati di passare per snob ci ricordano che però Salvini sa parlare al cuore (o alla pancia) del paese, e quindi non bisogna archiviare le sue parole come semplice razzismo. Come se invece rivolgersi alla testa delle persone e dire loro la verità fosse una cosa del tutto impensabile. La verità è che gli intellettuali preoccupati di passare per buonisti (poco alla moda) considerano quelle persone, quelle a cui si rivolge Salvini, ignoranti e del tutto irrecuperabili e quindi un discorso tra pari, dove si dialoga realmente, non è assolutamente possibile: per parlare con loro, bisogna parlare come loro, sottinteso “come barbari”. Ed è questa la vera posizione snob. Parlare con chi dice “bisogna affondare i barconi” o “bisogna bruciare i rom” è sicuramente difficile, ma bisogna farlo comunque. E’ quello che ad esempio ha tentato di fare Gianni Morandi, dimostrando a tutti la differenza tra popolare (Morandi) e populista (Salvini), cioè chi ha un “atteggiamento demagogico volto ad assecondare le aspettative del popolo, indipendentemente da ogni valutazione del loro contenuto”.

Fonte immagine: Centro di cultura tedesco su sinti e rom.
Fonte immagine: Centro di cultura tedesco su sinti e rom.

Ma nella comunicazione politica italiana più si tocca il fondo e più si comincia a grattare. Ultimo caso Giorgia Meloni, che, forse nel tentativo di sorpassare a destra Salvini, ha tirato fuori l’ormai famigerato slogan “Se sei nomade allora devi nomadare”, immediatamente sbeffeggiato online ovunque sia possibile. I soliti esperti di comunicazione diranno che si tratta senza dubbio di un grande successo, proprio perché se ne parla ovunque ed è diventato – più o meno – virale, ma diciamo che la Meloni con questo “nomadare” non ha fatto un’ottima figura. Con noi. Con chi pensa di votarla forse sì, ed è a loro che ci rivolgiamo: alla base di quello slogan c’è una bugia. Infatti i “nomadi” italiani non sono nomadi già da generazioni, almeno la maggior parte. Quello che dice la Meloni semplicemente non è vero.

Secondo dati recenti si stima che solo il 3% dei rom e sinti italiani sia effettivamente nomade. Questo vuol dire che ancora una volta per accaparrarsi qualche voto in più si mente spudoratamente, si usano tentativi “ironici” di comunicazione per far passare informazioni false, approfittando del vuoto di informazione sulla realtà delle comunità rom e sinti, di cui non sappiamo nulla. La maggior parte delle persone, nonostante passi molto tempo a parlare di rom e sinti su Facebook, non sa niente su di loro, non ne conosce nemmeno uno personalmente, non sa chi siano, li vede come personaggi da titolo di giornale o alieni degni di un romanzo di fantascienza. Ne vede uno al semaforo e pensa di aver visto l’intera etnia. Non è così.

beriniAbbiamo cercato di capirne qualcosa di più parlando con Carlo Berini, fra le altre cose ricercatore e cofondatore dell‘Istituto di Cultura Sinta e responsabile dei progetti di mediazione culturale dell’associazione Sucar Drom.

Si parla spesso di “rom e sinti” e a volte solo di rom. La domanda che si fanno molti è: chi sono i sinti? Rom e sinti sono la stessa cosa? Nei campi rom ci sono anche sinti?

I sinti sono una minoranza storica linguistica italiana, non ancora riconosciuta dallo Stato italiano. Hanno una loro lingua, il sinto italiano che ha come base il sanscrito. Sono tutti Cittadini italiani da generazioni, generalmente si fa risalire la loro presenza in Italia dal 1400. La presenza dei sinti in Italia è legata in particolare allo spettacolo viaggiante, giostre e circhi. Tante famiglie sinte sono impegnate tutt’ora in tali attività lavorative, comunque tutte fino agli Anni Settanta lavoravano nello spettacolo viaggiante. Ora, dopo la crisi che ha colpito il settore negli Anni Settanta e Ottanta, le persone svolgono anche altre attività lavorative nel commercio soprattutto.

Rom e sinti sono due gruppi distinti, probabilmente originari di zone differenti della penisola indiana. Nei cosiddetti “campi nomadi” vivono anche alcuni sinti, sono le famiglie più povere che non sono riuscite a comprarsi una casa. Solo in rarissimi casi si trovano sinti insieme a famiglie rom, di solito perchè obbligate da un’amministrazione comunale. La distanza tra sinti e rom è più rilevante se i rom sono immigrati.

Famiglie rom e sinti vittime dell'olocausto nazista. Fonte: Centro di cultura tedesco su sinti e rom.
Famiglie rom e sinti vittime dell’olocausto nazista. Fonte: Centro di cultura tedesco su sinti e rom.

Oltre a rom e sinti ci sono altre comunità ed etnie romaní in Italia?

No, in Italia sono presenti solo comunità formate da persone appartenenti alle minoranze storico-linguistiche sinte e rom italiane e persone rom immigrate essenzialmente dalla exYugoslavia per sfuggire dalla guerra e dalla Romania per ragioni economiche. In Europa sono presenti: rom in tutta l’Europa; sinti nell’Europa Occidentale, in particolare Nord Italia, Austria, Svizzera, Germania e Francia; kalè o gitani in Spagna; romanichals in Gran Bretagna; manouche in Francia; jenisch in Svizzera. E’ possibile che alcune persone appartenenti a queste minoranze possano risiedere in Italia. E’ il caso di Mariella Mehr, poetessa e intellettuale jenisch che risiede in Toscana, segnalo che Einaudi ha da pochi mesi pubblicato la sua antologia poetica intitolata “Ognuno incatenato alla sua ora”. Il termine romanì, anche se spesso usato, è un’invenzione di un linguista rifiutata dalla leadership sinta italiana.

La percezione della maggior parte degli italiani è che i rom e i sinti siano portati più di altri a delinquere. Secondo lei perché?

I fatti di cronaca nera che li vedono protagonisti sono molto evidenziati dalla stampa locale e nazionale e internet fa da amplificatore sociale del singolo fatto. Vi è poi una brutta abitudine del giornalismo nostrano, quello di etnicizzare il singolo comportamento, inducendo il lettore che tale singolo comportamento sia ascrivibile a tutte le persone che appartengono ad un dato gruppo. L’etnicizzazione della notizia, in particolare nella cronaca nera è un problema serio che dovrebbe essere affrontato dall’Ordine dei Giornalisti.

Ricordo il caso de La Stampa di Torino che titolò “Mette in fuga i due rom che violentano la sorella”. Si scopri che la notizia era falsa e si scusarono per aver scritto un titolo razzista, ma il danno era stato fatto perchè c’era già stato un pogrom contro alcune famiglie rom. In alcuni Paesi occidentali è vietato etnicizzare il singolo fatto di cronaca nera perché la responsabilità del singolo fatto è personale e non può e non deve essere ascritta ad un intero gruppo di persone.

Bei Agram, kroatische Sinti und Roma-Frauen und Kinder
Fonte immagine: Centro di cultura tedesco su sinti e rom.

Ma quando a lei dicono “sì però i rom delinquono più di altre comunità” cosa risponde?

Non c’è nessun dato statistico che evidenzia questo assunto. E’ però inevitabile che alcune persone di recente immigrazione che vivono negli insediamenti informali in condizioni drammatiche possano essere più soggetti alla devianza e all’influenza di soggetti criminali nostrani. Per esempio i sinti e rom italiani sono arrabbiati dal fatto che alcune famiglie immigrate vadano a chiedere l’elemosina con i figli o ancora peggio che in alcuni casi i minori compiano furti. Sono reati che seppur commessi da una piccola parte di persone, creano allarme sociale, vengono molto enfatizzati dalla stampa ed hanno effetti che ricadono anche sulle comunità formate da rom e sinti italiani.

E’ per questo che è necessario strutturare un sistema di accoglienza che prevenga e stronchi tali fenomeni, come succede in altri Paesi quale la Germania. Per fare questo ci vogliono risorse per gli Enti Locali e le associazioni sinte e rom, ma anche un sistema di controllo serio, rigoroso e indipendente per non rivedere situazioni come quella scoperchiata a Roma, dove il malaffare di Mafia Capitale ha usato i rom immigrati.

Fonte immagine: Centro di cultura tedesco su sinti e rom.
Fonte immagine: Centro di cultura tedesco su sinti e rom.

Una delle risposte più diffuse, quando si parla della discriminazione dei rom e dei sinti, è “sono loro a non volersi integrare”. E’ vero? Rom e sinti hanno in un certo senso paura dell’integrazione se intesa come perdita della loro forte identità culturale?

Bisogna intendersi sul termine integrazione. Se per integrazione si intende il rispetto delle regole siamo tutti d’accordo, ma se per integrazione si intende l’assimilazione allora non siamo più d’accordo. Per uscire dall’equivoco l’associazione Sucar Drom non parla di integrazione ma di parla di interazione. Un rapporto alla pari con diritti e doveri comuni e rispetto reciproco. I sinti hanno una forte identità culturale come gli italiani appartenenti alla minoranza tedesca o come gli italiani appartenenti alla minoranza slovena. Non sono assolutamente intenzionati a perdere tale identità culturale e per questa ragione molti di loro stanno lavorando in questi giorni per presentare una legge d’iniziativa popolare (lexsintirom.blogspot.com) che riconosca a loro lo status di minoranze, come è già successo per tutte le altre minoranze in Italia attraverso la Legge 482/1999.

Fonte immagine di copertina: Centro di cultura tedesco su sinti e rom.

I rom sono lo 0,25% della popolazione, ma perché sembrano molti di più?

Qualche giorno fa il leghista Matteo Salvini ha pubblicato su Facebook uno spezzone video ripreso da un programma di Canale 5 dove due presunte ragazzine rom raccontano di rubare mille euro al giorno. La notizia però non è questa, ma quante persone hanno visto questo video su Facebook. Il post infatti al momento ha:

  • 9 milioni di visualizzazioni
  • 100mila mi piace
  • 260mila condivisioni

Numero enormi, da post virale. Oltre al consueto delirio che si è scatenato nei commenti – inviti a bruciare vive le ragazze, foto di Hitler e Mussolini, proposte di arrostire tutti i rom già da bambini – quello che colpisce è l’enorme sproporzione tra questi numeri e quelli reali della popolazione rom e sinti in Italia.

Secondo un rapporto recente i rom e sinti in Italia sono tra i 120 e i 180mila, pari allo 0,25% della popolazione. Se poi consideriamo solo quelli che vivono nei campi, minoranza della minoranza, arriviamo a circa 40mila persone, ovvero lo 0,06% della popolazione italiana, cioè più o meno quanti gli abitanti di Sassuolo. Si tratta ovviamente di stime, dato che è difficile ottenere dati certi sulle comunità rom e sinte.

rom pweQueste stime però dimostrano che l’Italia è tra i paese europei con la più bassa percentuali di rom ma allo stesso tempo anche uno dei più ossessionati e spaventati.

Una ricerca sulle minoranze in Europa svolta dal Pew Research Center aveva evidenziato come l’Italia sia il paese dove l’opinione negativa verso i rom è più diffusa. Secondo quella ricerca l’85% degli italiani era contrario ai rom. Tra altre nazioni come Francia, Grecia, Regno Unito, Polonia, Germania e Spagna, l’Italia era l’unica ad avere una maggioranza quasi totale di opinioni contrarie ai rom.

Ecco uno dei motivi per cui la campagna di Salvini si concentra sempre di più sui rom, e in particolare sui rom dei campi, cioè il famoso 0,06%. Perché conviene. Anche perché, secondo un’altra ricerca, il 35% degli italiani pensa che i rom siano molti di più di quanti siano in realtà.

L’8% pensa che in Italia ci siano oltre 2 milioni di rom, una stima di circa 10 volte superiore alla realtà. Questo significa che l’immaginario collettivo italiano in relazione ai rom è totalmente drogato da false notizie e false convinzioni.

Ovviamente Salvini non è il solo a cavalcare l’onda diffamatoria e razzista alimentata quotidianamente da gran parte della stampa e da diversi movimenti politici, che spesso – com’è stato dimostrato più volte – diffondono consapevolmente false notizie per fomentare l’odio verso i rom con lo scopo di portare più voti verso i propri partiti.

Dalla leggenda più antica, quella dei rapimenti dei bambini, si è passati in tempi più recenti a una serie lunghissima di bufale sui presunti privilegi di cui solo i rom possono godere.

Dalla pagina Facebook di Matteo Salvini
Dalla pagina Facebook di Matteo Salvini

Quella del privilegio è la bufala attualmente più efficace, soprattutto se associata al concetto di minoranza. A quanto pare il nostro cervello è particolarmente portato a credere a questo tipo di notizie, dato che il privilegio è per definizione qualcosa di esclusivo, appannaggio di un’élite, e quindi ci sembra di fare un semplicissimo 2 + 2 che per forza di cose deve fare quattro.

Pensateci: i politici sono pochi e hanno dei privilegi: vero. I ricchi sono pochi e hanno privilegi: vero. I rom sono pochi e quindi anche loro hanno privilegi. Non è vero, ma può sembrarlo.

Ecco quindi le case lussuose fornite dal comune, i pass speciali per viaggiare gratis sui mezzi pubblici, la depenalizzazione dei furti sotto i 200 euro solo se commessi da rom e altre false notizie sempre più assurde e sempre più credibili. Il fatto che la criminalità tra i rom sia diffusa – così come in tutte le etnie – ovviamente non aiuta. Se i rom fossero una minoranza di santi o frati trappisti probabilmente non se ne parlerebbe tanto e non sarebbero al centro della comunicazione di Salvini, che avrebbe scelto un altro obiettivo.

n-SALVINI-CAMPO-ROM-large570

Molti rom delinquono, molti rom restano emarginati ed esclusi dalla società, molti rom hanno un’identità culturale così forte da rifiutare tutto ciò che è esterno alla loro comunità. Tutte queste cose insieme rendono più facile attaccare la comunità intera. La conseguenza è che i rom sono rimasti tra i pochi, forse gli unici, a dover rispondere come popolo delle responsabilità dei singoli individui.

Ogni rom, come popolo, è responsabile di ogni singolo reato commesso da un suo simile. Sarebbe come prendere un napoletano a caso e accusarlo di essere un camorrista. Qualcuno forse lo fa ancora, qualcuno forse lo pensa: ma il punto è che la società stigmatizzerà questo comportamento, così come si stigmatizzano tutti i comportamenti razzisti o xenofobi verso altre etnie o religioni.

Sensibilità, civiltà oppure “buonismo” e “politicamente corretto”, chiamatelo come volete: il punto è che pochi di noi, per quanto convintamente razzisti, hanno il coraggio di prendersela con i negri per strada, più che altro per paura di essere socialmente criticati ed emarginati. Insomma, non sta bene. Abbiamo perfino paura di pronunciarla, la parola “negro”.

122830002-5eec899f-a285-4282-9aad-a9f684af2882

Con i rom invece non c’è nessun problema. Verso i rom resiste una forma di razzismo arcaica, inattaccabile e socialmente accettata. Potete tranquillamente, con nome e cognome e con la vostra faccia, proporre di bruciare vivi dei bambini rom, e saranno in pochi ad alzare il ditino e a dirvi che forse, ecco, non si dovrebbe fare. Il razzismo verso i rom è diffuso e accettato anche nei luoghi più puliti e insospettabili. E di ogni parte politica.

Altro motivo per cui a Salvini interessano tanto e li presenta come pericolo nazionale. I leghisti, avendo messo da parte l’idea della seccessione – esistente ormai solo nei sogni di qualche povero vecchio leghista della prima ora – sono interessati al nord ma anche al centro e al sud, e i rom hanno il privilegio (ancora una volta) di riunire tutta l’Italia nel nome dell’odio.

Gli slogan contro di loro funzionano in Lombardia così come in Emilia-Romagna o in Calabria. Basta ripeterli sempre uguali e cambiare solo la felpa con il nome della regione in cui ci si trova e il gioco è fatto: qualcuno per questo vi considererà perfino “un grande comunicatore”.

statsrom
Dal Rapporto 2014 dell’Associazione 21 luglio

In più, proprio il loro essere minoranza, rende i rom perfetti anche per i più cinici e matematici calcoli elettorali. Sono pochi e generalmente non votano. Se ad esempio Salvini se la prendesse con i napoletani, come faceva la Lega di una volta, ci sarebbero più ostacoli nel consenso sui social network, e magari si perderebbe anche qualche voto. Idem per comunità di immigrati più popolose e inserite nella società.

Dei rom invece, per dirla brutalmente, non frega niente a nessuno. Ecco perché cavalcare in maniera così ossessiva e costante l’odio verso una minoranza di 180mila persone in tutto, di cui il 50% ha cittadinanza italiana e il 60% ha meno di 18 anni, a conti fatti, conviene. Ricopri d’odio uno 0,25% ma hai 9 milioni di visualizzazioni, come una popstar, e qualche centinaia di migliaia di voti in più.

Sosta vietata ai nomadi, Albettone, Vicenza
Sosta vietata ai nomadi, Albettone, Vicenza

Come abbiamo già scritto altre volte, il problema dei campi rom però esiste ed è reale: ma va risolto soprattutto per i rom, con i rom. Non finanziando ulteriormente i campi come ha fatto la Lega (Maroni ministro dell’Interno, 2008) in linea con la solita politica dell’emergenza che ha portato a emarginare e ghetizzare sempre di più questa etnia, né con sgomberi forzati o altre misure discriminatorie, dannose e inutili, se non per arricchire qualche mafioso fascista, come Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, che al telefono, non sapendo di essere intercettato, spiegava che “gli utili li abbiamo fatti sugli zingari”.

Ma piuttosto puntando agli sgomberi dei campi in accordo con le stesse comunità rom – come è recentemente successo nel comune di Alghero – e con progetti di reale inclusione. A parte alcune rarissime eccezioni, anche il 2014 del governo Renzi – secondo quanto riportato dall’Associazione 21 luglio – è stato all’insegna di un “approccio emergenziale” che non ha “significato un sostanziale mutamento delle condizioni di vita delle comunità rom e sinti”. Insomma niente di nuovo, a parte qualche mi piace in più per Salvini.

Matteo Salvini a Mosca
Matteo Salvini a Mosca

Ma sminuire il discorso politico di Salvini, minimizzarlo come un puro fatto di comunicazione per accaparrarsi qualche voto in più, considerare i vari inni a Hitler e Mussolini o le proposte di roghi e camere a gas come qualcosa di folkloristico, vuol dire sottovalutare ingenuamente il rischio rappresentato dal razzismo verso i rom.

Come si legge nel già citato rapporto dell’Associazione 21 luglio:

“La pericolosità di questo clima di ostilità latente è insita nel fatto che esso rende maggiormente accettabili se non addirittura condivisibili da parte dell’opinione pubblica posizioni estreme e apertamente razziste, e risulta quindi un terreno fertile per un’eventuale ulteriore escalation di odio nei confronti di queste comunità.

In un ambiente dove l’opinione pubblica viene ripetutamente “bombardata” da più fronti con una retorica stigmatizzante che amplifica e replica stereotipi e pregiudizi negativi, esiste il rischio concreto che la graduale sedimentazione dell’ostilità possa improvvisamente sfociare in episodi di violenza, che del razzismo sono la naturale manifestazione.

liberosalvini
Per questi motivi l’onda d’odio che Salvini si diverte tanto a cavalcare può facilmente trasformarsi in uno tsunami che sarà impossibile controllare. Già Facebook, attento censore su altri temi, si è dimostrato molto tollerante sui messaggi che incitano all’odio, come sa chiunque abbia segnalato dei contenuti al social network, ricevendo come risposta che rispettavano gli standard della comunità.

E di fatto, così è: siamo in una comunità dove, in nome della libertà d’espressione scambiata per un faccio e dico quello che voglio, è accettato proporre pubblicamente di bruciare vive delle persone. Salvini non lo fa direttamente – anzi, lo ricordiamo già molto spaventato per il parabrezza rotto e più recentemente di fronte a un maiale, insomma: non ci sembra un uomo d’azione – ma lascia fare il lavoro sporco a chi lo segue, come i generali della prima guerra mondiale che mandavano avanti i soldati semplici.

Allo stesso modo Salvini lancia l’amo su Facebook e nei commenti c’è chi propone roghi e forni a gas. Se poi Facebook, per eccesso di segnalazioni, decide miracolosamente di sospendere per un po’ il profilo, Salvini dice che è perché ha usato la parola “zingari”, non invece perché nei commenti c’era tutto il peggio dell’immaginario nazista dei suoi sostenitori. Campione olimpico di rigirare la frittata a suo favore, sfrutta l’ingenuità dei suoi stessi sostenitori per aumentare i mi piace e di conseguenza i voti, aizzando la folla contro quello 0,25% di rom.

E così come il criminale Salvatore Buzzi dichiarava di “fare utili sugli zingari”, allo stesso modo Salvini guadagna clic e voti sulla loro pelle. Ma il conto, in entrambi casi, lo paghiamo noi.

Leggi anche:

Immagine di copertina, photo credit: Ciganos via photopin (license).

Il parabrezza dell’integrazione

Dopo il tentativo di incursione di Matteo Salvini nel campo rom di via Erbosa a Bologna, c’era chi sperava che questa fosse l’occasione per parlare del problema dei campi rom, un’occasione per riflettere e discutere su una questione mai affrontata seriamente. Su Internazionale, a metà tra la provocazione e l’ingenua speranza, addirittura si scriveva: “Matteo Salvini ha ragione. Andando al campo di via Erbosa a Bologna, ha posto un problema serio [..] le scriteriate e razziste incursioni di Salvini potrebbero avere un merito involontario: rilanciare il dibattito sull’inclusione dei rom”.

Tutto questo ovviamente non è accaduto. Il risultato è stato da una parte parlare del parabrezza rotto di Salvini (è stato confermato che Salvini non comunicò gli orari e gli spostamenti alla Questura, questo dimostrerebbe che si trattava puramente di un gesto di marketing politico, totalmente riuscito), dall’altra parlare del “problema rom” e non del “problema campi rom”.

image5

Non è una sottigliezza: il problema rom non esiste, perché non si può associare un’intera etnia a un “problema”. Quello dei campi rom invece è un problema reale, innanzitutto per i rom, poi per i cittadini che ci devono convivere, e infine per lo Stato – e quindi per tutti noi – che continua a sprecare centinaia di milioni di euro in una non-soluzione che porta esclusivamente alla ghettizzazione e al degrado, in una direzione totalmente opposta a quella auspicata a livello europeo.

Il dibattito però è morto sul nascere e qualche giorno dopo Salvini era a cantare Romagna mia con Raul Casadei. La situazione, di per sé già abbastanza grottesca, è diventata perfino paradossale quando tutti in coro, politici, giornalisti, cittadini, si sono preoccupati della violenza subita da Salvini (il parabrezza rotto) e non di quella ormai accettata, decennale, subita dai rom, ovvero la condizione di ghettizzazione. Che non riguarda tutti i rom.

rom51

“Prima di tutto va chiarito che nonostante l’immaginario comune identifichi i rom con i campi, in realtá molti rom vivono in case private e popolari o in terreni privati su case mobili (soprattutto tra i sinti)” spiega Nando Sigona, sociologo e ricercatore dell’Università di Birmingham, autore di diversi testi sul problema dei campi e della discriminazione di rom e sinti (in italiano consigliamo un testo del 2003, “Figli del ghetto”, Il Saggiatore).

“Bisogna poi distinguere tra campi costruiti dalle amministrazioni pubbliche, insediamenti spontanei e informali e campi regolarizzati – continua Sigona – una sorta di ibrido tra i due in cui l’ente locale riconosce una situazione di fatto.”

large_2612475153

Ma perché non ci sono campi marocchini, campi polacchi, ma ci sono campi rom?

Molti rom finiscono nei campi per mancanza di alternative concrete ed economicamente sostenibili. Il campo diventa un rifugio per i rom e uno strumento di controllo per lo stato. Nei paesi ex-comunisti lo stato ha proletarizzato molte comunità rom e le ha inserite in edilizia popolare, per alcuni questo processo ha favorito nel tempo un inserimento stabile nel mercato del lavoro e la mobilita’ sociale. In altri casi, il processo ha prodotto ulteriore marginalizzazione. Per fare un esempio, nell’Ungheria per 1989 il tasso di occupazione dei rom (sia uomini che donne) era di poco inferiore a quello della popolazione magiara, appena cinque anni dopo la caduta del muro di Berlino il tasso di disoccupazione dei rom e’ altissimo comparato agli altri.

Negli altri paesi europei la situazione dei rom è molto diversa da quella italiana?

Esistono situazioni molto diverse. La presenza di insediamenti informali per esempio non e’ comune in tutta Europa, come variano anche le possibilià per i rom di accedere al mercato del lavoro. Nonostante leggendo i giornali sembrerebbe che la situazione in Italia e’ sempre uguale, sono stati fatti invece importanti passi nella direzione giusta in molte città come Bolzano, Venezia e Firenze. Anche se anche in questi casi non mancano chiaroscuri.

Com’è possibile favorire l’integrazione dei rom?

I rom sono un ‘mondo di mondi’, un universo complesso e variegato con delle traiettorie interne molto diverse. Lo stigma attaccato ai rom invece non fa differenze e tratta tutti come criminali reali o in potenza. Questa sarebbe una prima cosa da affrontare per favorire percorsi di inserimento dei rom. Integrazione e’ un percorso in due direzioni, le politiche di integrazione attuali hanno dimenticato questo dato fondamentale.