E’ ancora Natale in Emilia

A un anno e mezzo di distanza dal devastante terremoto del maggio-giugno 2012, molte cose sono state fatte per la ricostruzione nella Bassa modenese, ma moltissime sono ancora da fare. Ecco perché, per molti, questo del 2013 sarà ancora un Natale terremotato. Ecco perché non bisogna abbassare la guardia della solidarietà acquistando anche quest’anno “prodotti di origine terremotata”: www.nataleperlemilia.it.

Tra tagli e terremoto, non vogliamo indietreggiare

baldini_sindacoA chi sta cercando di ripartire dopo la “botta” del terremoto, è difficile chiedere altri “tagli”, perché nulla sembra più superfluo. Intervista al sindaco di Camposanto Antonella Baldini: “E’ importante tenere coesa la cittadinanza” e anche “la fiera o le iniziative di Natale” garantiscono questo.

Sindaco, Camposanto è alle prese con l’effetto incrociato delle difficoltà dovute alla crisi e dei danni creati dal sisma di maggio 2012. In termini di spesa, il Comune come sta facendo fronte alla situazione?
Ad aprile, prima delle elezioni e di insediarci per il secondo mandato, abbiamo approvato il bilancio di previsione 2013 in cui abbiamo stanziato 10,6 milioni di euro per le opere pubbliche, ma si tratta di un bilancio straordinario: una cifra dovuta al fatto che qui c’è da ricostruire quanto distrutto dal sisma di maggio 2012. Inoltre, in questo bilancio non c’è alcun aumento di tariffe e rette, perché non vogliamo pesare sulle famiglie già in difficoltà. Anzi, controcorrente rispetto a quanto succede in tutta Italia, nel 2012 abbiamo creato un servizio in più.

E cioè?
Abbiamo aperto il primo nido d’infanzia del Paese. Una struttura che accoglie sia i bambini residenti, sia quelli non residenti e per tutti è stata predisposta la stessa retta, anche se normalmente per i bimbi che vengono da fuori le spese sono maggiori. Un intervento non scontato in periodo difficile come questo e che abbiamo messo in campo anche per aiutare i Comuni limitrofi dove ci sono edifici inagibili.

Uno dei principali problemi oggi per le famiglie è la mancanza del lavoro, siete intervenuti su questo fronte?
Sì, abbiamo finanziato un piano di borse lavoro per dare opportunità di occupazione alle persone provenienti da famiglie in difficoltà. Si tratta soprattutto di lavori socialmente utili.

E per quanto riguarda i tagli alla spesa pubblica?
Per quest’anno non abbiamo fatto tagli, ma la nostra situazione è particolare, perché siamo uno dei Comuni del cratere, quindi abbiamo avuto una boccata d’ossigeno grazie alla Cassa Depositi e Prestiti che ha garantito per la proroga sui mutui che al momento varrà fino alla fine del 2013. Così come abbiamo ottenuto un allentamento del Patto di stabilità per favorire la ricostruzione.

Quindi la ricostruzione post-sisma può anche diventare un’opportunità e paradossalmente mettere temporaneamente il Comune al riparo dalla riduzione di risorse?
Sicuramente la ricostruzione sarà un’occasione per ricostruire meglio, tanto nel pubblico quanto nel privato. Questo è un ordine, come dire, che viene dall’alto perché è un’esigenza del territorio.

In un momento di magra per le casse pubbliche, molti indicano la via d’uscita in un modello di maggiore sussidiarietà tra pubblico e privato, è d’accordo?
A Camposanto sinergie di questo tipo le abbiamo già messe in atto, grazie ad un bando regionale, che ci ha consentito di realizzare quattro progetti riguardanti alloggi residenziali a canone sostenibile, il nuovo asilo nido e il completamento del piano sportivo. Interventi tutti sostenuti anche da risorse di privati.

E guardando al futuro?
Mi auguro prima di tutto che si possano avere delle compensazioni dallo Stato per l’eventuale mancato gettito fiscale, penso ad esempio all’Imu, altrimenti i Comuni rischiano di saltare. Il nostro obiettivo, comunque, sarà mantenere qualità e quantità dei servizi e su questo non vogliamo indietreggiare. Al massimo, un eventuale taglio si potrebbe fare sugli eventi tradizionali come la fiera o le iniziative per il Natale, anche se in realtà queste occasioni che vedono la comunità riunita a ritrovarsi sono estremamente importanti per tenere coesa la cittadinanza.

a cura di
Marina Brancaccio

Ricostruire (anche meglio di prima), senza disperare

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«Paura, smarrimento, cercare di rimanere lucidi senza farsi prendere dalla disperazione» sono i sentimenti che hanno vissuto Enrico e Mita Zaniboni, marito e moglie con una figlia diciottenne, di San Possidonio nei giorni successivi al 29 maggio, quando all’ennesima scossa si sono visti crollare davanti ai loro occhi parte della casa, resa prima inagibile e poi da abbattere. Tra burocrazia e lungaggini, la ricostruzione è possibile… anche meglio di prima. Ecco la loro testimonianza.

«Abbiamo sempre cercato di reagire senza mai disperare e quello che ci ha aiutato di più è stato riunirsi insieme (accampandoci) in giardino per condividere un momento così difficile e cercare conforto l’un l’altro. Vivendo con i genitori e la nonna di Mita in questa casa di campagna, abbiamo fatto in modo di trasmettere sempre una certa serenità impegnandoci e muovendoci in fretta per capire come poter salvare ciò che si poteva» afferma Enrico. Infatti, grazie al prezioso aiuto dei vigili del fuoco, «siamo riusciti a portare in salvo tutti i nostri effetti personali e i mobili perché la casa non era abitabile, ma nemmeno in pericolo di crollo, per cui sono riusciti a entrare e trasportare fuori tutto» continua Enrico. «I vigili del fuoco sono stati fondamentali, disponibili e cordiali e sono rimasti fino alla fine, finché non sono riusciti a svuotare la casa, anche nella zona più pericolosa che era crollata. Siamo consapevoli di essere fortunati perché altri non sono riusciti a salvare niente» aggiunge Mita.

demolizione7Il 9 novembre è avvenuta la demolizione, dopo alcune difficoltà: alcune utenze hanno ritardato di circa un mese l’inizio dei lavori di demolizione perché tardavano a venire a staccare gli allacciamenti alla casa. In particolare, è dovuto intervenire il Comune di San Possidonio per sollecitare l’Enel di Mirandola, senza però riscuotere successo, così i vigili del fuoco hanno chiesto direttamente all’Enel di Modena, che ha poi risolto il problema. La giustificazione dell’Enel di Mirandola è che avevano pochi tecnici da poter mandare, tutti impegnati nelle zone terremotate, e non erano arrivati aiuti dalle altre sedi per aumentare l’organico in una situazione di emergenza.

«Comunque, a noi è andata meglio così perché, essendo intervenuto il Comune che ha visto la situazione della nostra casa, alla fine siamo rientrati nell’ordinanza comunale di demolizione delle case e siamo stati fra i primi a iniziare l’opera di demolizione» dice Enrico. Anche se è davvero dura vedere abbattere la propria casa in cui si viveva da 19 anni per Enrico e Mita e 50 anni per i genitori e la nonna di Mita, il desiderio di ricostruire e ripartire, non fermandosi a pensare al disastro, ha vinto su tutto e ora sperano di poter entrare nella loro nuova casa in bioedilizia entro Natale 2013.

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