E’ bellissimo lavorare in grande

E anche: pensare in grande. Guardare oltre la linea dell’orizzonte. Oltre il quotidiano e il suo minimalismo, per immaginare un grande futuro. Che puoi vuol dire semplicemente rendere migliore il presente. Magari a partire dal passato. E’ questo l’insegnamento che probabilmente deriva dal laboratorio “Ribellarsi con maestria”, parte del progetto “RiBelli!” promosso dal Centro culturale Francesco Luigi Ferrari, dall’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea di Modena e dall’Istituto Superiore d’Arte Venturi, per celebrare il centesimo anniversario della nascita di don Elio Monari, partigiano nato a Spilamberto e fucilato dai nazisti a Firenze nel 1944. Oggi presentiamo il video completo di quell’esperienza.

(Immagine di copertina, photo credit: Silvia Sala via photopin cc)

Giovani, ribelli e non indifferenti

Gli indifferenti dei nostri giorni sono quelle persone che non danno il proprio contributo, anche minimo, alla storia, sono i “deboli di spirito” come li chiamava Dante Alighieri, quelli che non hanno niente da offrire, figure tristi. I ribelli, invece, sono quelli che rompono il muro dell’indifferenza e sacrificano una parte del proprio tempo per cambiare – anche a costo di andare contro le regole – la città, il territorio e il mondo. A parlare non sono professori, esperti, politologi o sociologi, ma i giovani di Modena che hanno partecipato al progetto “Ribelli del terzo millennio” che si è concluso con un convegno il 6 marzo promosso dal Centro culturale Francesco Luigi Ferrari, l’Istituto storico della Resistenza e l’Istituto superiore d’arte Venturi. Trecento sono gli studenti che hanno risposto al questionario on-line i cui dati sono stati diffusi durante la mattinata. Quattrocento gli studenti che hanno ascoltato al convegno le testimonianze di Sergio Guttilla e Angelo Benigno attivisti di “Rivoluzione delle Matite” e di Elisa Fangareggi presidente di “Time4Life International”.

ribelli2Il questionario. Tra novembre-dicembre 2013 sono stati coinvolti 285 studenti (171 femmine e 114 maschi) delle classi 4 e 5 superiore di Modena per rispondere a un questionario on line: di questi frequenta il liceo (147), un istituto tecnico (69), un istituto professionale (35) e un istituto d’arte (34). La maggior parte degli intervistati (180) ha dichiarato di essere intenzionato a proseguire gli studi all’università, 40 hanno detto di voler concludere gli studi solo con le superiori e 42 di non essere ancora convinti sulle scelte future.
Salute, libertà e amicizia sono gli “ambiti” che i giovani considerano “prioritari” (voto 9 su 10) per la propria vita, seguono l’autorealizzazione, la famiglia, la pace, l’amore, l’istruzione, il lavoro… in ultimo la religione (voto 5). Alla domanda “Se tu fossi il presidente del consiglio mondiale, quali sarebbero i primi tre problemi a cui cercheresti di dare una soluzione?” la maggior parte delle persone hanno indicato: guerre, disoccupazione e corruzione… a seguire inquinamento, criminalità, violenza verso le donne e i minori, immigrazione e globalizzazione.

La ricerca ha posto particolare attenzione sulle proposte che i giovani sono disposti a mettere in campo per risolvere i “problemi” del mondo: il tempo (voto 7,8), la reputazione (7,4), i soldi (6,9), il lavoro (6,3), la vita (5,4), la salute (5,3) e la famiglia (4,1) sono le principali risposte. Con chi saresti disposto a farlo? Con amici (voto 7,8), attraverso un’associazione di volontariato (7), attraverso l’Onu (6,9)… a seguire l’Unione europea, la Nato, la famiglia, internet, i giornali, le forze dell’ordine, le televisioni (tutte con voto medio 6), da solo (5,8), con magistrati, sindacati, industriali, parrocchia e amministratori (voto medio 4) e partiti politici (4,1).
Quale delle seguenti parole associ maggiormente all’idea di ribellione? Protesta (voto 8,2), rivoluzione (8), opposizione (8)… a seguire resistenza, rifiuto, insurrezione, sacrificio, sommossa, solidarietà (5,8), solitudine (3,7) e obbedienza (2,6). Qual è il personaggio che incarna il tuo ideale di ribelle? Gandhi, Martin Luther King, Che Guevara, Nelson Mandela e Borsellino sono i nomi più ricorrenti.

«La ribellione per i giovani – ha spiegato Gianpietro Cavazza, presidente del Centro culturale Francesco Luigi Ferrari – è per lo più un moto personale. È vero, rispetto al passato, se pensiamo per esempio alle rivoluzioni del ’68, sono venuti meno ideali e punti di riferimento, ma per i più giovani c’è ancora voglia di un cambiamento personale, talmente forte che può coinvolgere anche gli altri e creare movimento».

ribelli1Durante la mattinata sono intervenuti anche due giovani rappresentanti del gruppo “La rivoluzione delle Matite” nato a Bolognetta, piccolo comune della provincia di Palermo, in occasione delle elezioni del 2012. «E’ solo la paura che ci blocca, noi abbiamo capito che il futuro era nelle nostre mani e dovevamo fare di tutto per non farcelo rubare» hanno spiegato Sergio Guttilla e Angelo Benigno ricordando il lavoro fatto da un gruppo di giovani contro il “voto di parentela” e il “voto clientelare” nel proprio paese. Un impegno attivo che è costato loro anche minacce, superate con il sostegno di un gruppo di giovani impegnati in questa “rivoluzione” per portare la gente a votare secondo coscienza.

Anche Elisa Fangareggi, animatrice volontaria di Time4Life International, è impegnata in prima persona per portare aiuti alle popolazioni colpite dalla guerra in Siria e, in particolare, alle categorie più deboli e bisognose, i bambini. «Essere ribelli spesso ha una connotazione negativa – ha detto Elisa agli studenti – è possibile invece diffondere un messaggio positivo: se mi attivo, mi do da fare, anche trasgredendo le regole, quelle regole che non sento giuste, posso cambiare un piccolo pezzo di mondo».

(Immagine di copertina, photo credit: r.f.m II via photopin cc)

Ribellarsi con maestria

Si è concluso ieri il laboratorio “Ribellarsi con maestria”, parte del progetto “RiBelli!” promosso dal Centro culturale Francesco Luigi Ferrari, dall’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea di Modena e dall’Istituto Superiore d’Arte Venturi, per celebrare il centesimo anniversario della nascita di don Elio Monari, partigiano nato a Spilamberto e fucilato dai nazisti a Firenze nel 1944.

Il risultato finale è una tela gigante, di 12 metri di base e 8 di altezza, realizzata da 15 studenti dell’Istituto Superiore d’Arte Adolfo Venturi e dell’Istituto Grazia Deledda di Modena sotto la guida di Rinaldo Rinaldi (pittore di scena e insegnante all’Accademia di Belle Arti di Bologna e di Urbino), all’interno della sala di scenografia del teatro comunale Luciano Pavarotti, uno dei pochi spazi – ha spiegato Rinaldi – dove è ancora possibile realizzare tele di questo tipo.

«I primi giorni i ragazzi erano impauriti davanti a questa tela vuota da riempire, erano un po’ “legati” – ha spiegato il maestro Rinaldo Rinaldi –. Poi hanno cominciato ad aprirsi, ad abbozzare alcuni simboli della loro ribellione, e man mano il fondale ha preso forma. È una specie di poesia automatica, fatta di immagini casuali e solo alla fine, quando vengono unite, si comprenderà il significato. Quello che ho cercato di spiegare ai giovani è che ribellarsi è prendere coscienza del fatto che hanno a disposizione uno spazio, che hanno degli strumenti e delle informazioni acquisite a scuola: possono essere utilizzare per fare qualcosa di “diverso”, qualcosa che sentono loro. Non è importante il risultato finale che sono riusciti ad ottenere, ma la possibilità che hanno avuto di vivere questo tipo di esperienza per ottenere un risultato più grande di loro in quanto singoli”.

(Nel video, alcuni degli studenti che hanno partecipato al progetto, Rinaldi Rinaldi e Gianpietro Cavazza, presidente del Centro F. L. Ferrari)

RiBelli!

«Lassù ci sono parecchi dei miei giovani; essi sono in pericolo e non posso abbandonarli». Convinto di questo, don Elio Monari il 20 maggio 1944 prende parte alla Resistenza sull’Appennino Modenese. Fedele alla sua vocazione e alla Chiesa, ma anche ribelle alle imposizioni del suo vescovo, don Elio collabora con i partigiani e anima quella “rete” che mese dopo mese è riuscita a mettere in salvo ebrei e soldati inglesi. Catturato mentre assisteva un ferito, dopo essere stato torturato viene ucciso.

Quella di don Elio è soltanto una delle testimonianze di uomini liberi che non hanno fatto pesare le proprie ideologie e hanno creduto che il paese si può salvare. Il grido “Io non ci sto, io mi ribello” può ancora accompagnare i giovani che vogliono essere protagonisti in prima persona del cambiamento della città, del paese e dell’Europa. E’ l’obiettivo anche del progetto “Ribelli!” promosso dal Centro culturale F.L. Ferrari dall’Istituto storico e dal liceo artistico Venturi, con il contributo di Enrico Ferri, autore del libro “Il sorriso dei ribelli” e dell’artista e musicista Enrico Fink.