Il contributo dei cattolici alla resistenza

Molti furono i giovani, cresciuti negli oratori e nelle parrocchie che, all’alba dell’8 settembre del 1943, si trovarono di fronte a scelte laceranti per la coscienza; tanti i sacerdoti che li affiancarono nell’affinamento delle loro motivazioni, o che si spesero in prima persona nel soccorso ai perseguitati; queste storie ci aiutano oggi a ricostruire il contributo dei cattolici alla Resistenza, espresso non solo da singoli eroismi, quanto piuttosto da un ampio e articolato vissuto comunitario. Preti, prelati e laici hanno rischiato, o dato, la propria vita per la libertà delle persone e del Paese, contribuendo a fare emergere, di questo periodo storico così doloroso, un profondo risvolto morale e l’orizzonte della Carità. A illustrare questi aspetti è Paolo Trionfini, storico, autore di numerose ricerche sulla storia politica, sociale e religiosa del Novecento e direttore dell’Isacem-Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI.

Don Beccari
Don Beccari

Che contributo hanno dato i cattolici alla Resistenza e come si è sviluppata in 70 anni la memoria della guerra di liberazione?
Possiamo sottolineare che per decenni, dopo il 25 aprile 1945, nel mondo cattolico il contributo alla guerra di liberazione è stato richiamato in termini rivendicazionisti. Ricordiamo a questo proposito la relazione del comandante partigiano Enrico Mattei che cercò di quantificare l’apporto offerto dai cattolici alla Resistenza al primo congresso della Dc nel 1946. In tempi più recenti si è invece cercato di comprendere, prima ancora che i comportamenti, le motivazioni che spinsero i credenti a una scelta di campo anche dolorosa nel tornante del 1943. A questo livello è emerso uno spettro variegato di motivazioni legate al filo conduttore della Carità. In questo orizzonte si capisce come la Resistenza non sia stato solo un fenomeno militare e politico – anche se ebbe indubbiamente questi aspetti – ma prima ancora morale.
Rientra in quest’ottica l’aiuto offerto dalla popolazione civile ai soldati italiani sbandati, dopo l’8 settembre del ‘43, il soccorso ai perseguitati politici, ai ricercati e agli ebrei e tutte le forme di vissuto speso in presa diretta nel corso della guerra civile.

Don Monari
Don Monari

Quale fu il ruolo delle associazioni cattoliche, quale collaborazione tra laici e sacerdoti in questo frangente?
A partire dai drammatici eventi del 1943 maturò un inedito rapporto tra clero e laicato. Di fronte alle scelte che andavano compiute, sapendo di mettere in gioco la vita, le relazioni dovettero essere ripensate in una dimensione di reciproco sostegno. Abbiamo infatti numerosissimi casi di sacerdoti che aiutarono i giovani a compiere scelte di campo laceranti, per dover imbracciare le armi in una guerra non protetta dalle convenzioni militari, ma abbiamo anche altrettanti esempi di interi gruppi di Azione cattolica che trascinarono, per così dire, nella Resistenza il loro assistente. Si può affermare che questo momento contribuì ad affinare la coscienza in chiave comunitaria come mai si era visto nella storia della Chiesa.

Odoardo Focherini
Odoardo Focherini

Oggi, con la progressiva scomparsa dei testimoni che fecero la Resistenza, come si può veicolare la memoria?
L’eclissi della testimonianza è un problema che interpella tutte le epoche storiche ma, in particolare oggi, una cultura “afflitta” da eterno presentismo rischia di rendere più complicata la trasmissione dei valori, che scivolano via in un tempo indistinto in cui tutto si appiattisce. In questo senso occorre che lo studio della storia assolva fino il fondo il proprio compito, che è quello di offrire narrazioni credibili sul passato, tanto più quando si ha a che fare con memorie non sempre condivise.

Odoardo Focherini
Odoardo Focherini

È possibile un percorso comune e condiviso di memoria della Resistenza, oppure si è ancora irrigiditi sulle differenti appartenenze ideologiche?
Intravedo il rischio opposto: che nella scomparsa delle grandi narrazioni, per quanto ideologizzate, si faccia largo l’indifferenza contro cui siamo poco immunizzati. Viceversa, è preferibile esplicitare il proprio punto di vista, non per offrire una ricostruzione storica “oggettiva” (che non esiste in quanto tale) ma, appunto, per proporre una narrazione credibile. Nello specifico della storia della Resistenza sarebbe importante far emergere, con sempre più convinzione e continuità, il vissuto popolare; sempre significativo, e quindi da rafforzare, il cammino degli ultimi anni che ha permesso di uscire dai “miti” degli eroi per restituire tante storie di persone “comuni”, testimoni oggi scomparsi di una coscienza morale che sostenne la Resistenza.
Sul nostro territorio ricordiamo non solo Odoardo Focherini e monsignor Vigilio Federico Dalla Zuanna, o nel modenese don Elio Monari e don Arrigo Beccari ma, come sottolineato, soprattutto è emersa la dimensione comunitaria, la condivisione di un vissuto che al di là degli esiti e delle scelte delle singole personalità, ha costituito il filo conduttore di questo periodo storico.

Fonte immagine di copertina: Mostra sulla resistenza cattolica.

“Dopo tanti anni, si può perdonare?”

Sono passati 70 anni da quel 18 marzo 1944. Sono tanti? Sono pochi? A guardare l’Italia di oggi, pur con tutti i suoi mille problemi, sembra impossibile che ci siano stati giorni segnati da una ferocia inaudita come quella che si abbatté per mano dei nazifascisiti sugli abitanti di Monchio, Susano e Costrignano, allora frazioni del comune di Montefiorino, in quel giorno di marzo. 70 anni sono tanti. Ai giovani d’oggi, e forse non solo a loro, sembreranno un “tempo senza tempo”. Emotivamente, qualcosa ormai archiviato tra gli scaffali della storia, per cui parlare del secondo conflitto mondiale o degli antichi romani non fa poi molta differenza. 70 anni sono pochi. Se, come è accaduto a Padre Celestino Rioli, quei momenti li hai vissuti e impressi in maniera indelebile nella memoria nella loro tragica sequenza di violenza e di lutti.

 

NB. Ci sono tanti modi di dare ritmo, di spettacolizzare, un video. Ad esempio inserendovi una base musicale che susciti emozioni, delle immagini cosiddette di copertura che esemplifichino la narrazione. In questo caso, abbiamo scelto di lasciare alle sole parole e al volto di Padre Rioli, il compito di rappresentare l’intera messa in scena. Per rispetto alla sua persona, alla sua memoria, e al valore della sua testimonianza. Che non ha bisogno di alcuna spettacolarizzazione.

(Immagine di copertina, photo credit: Nikhil Kirsh via photopin cc)

E’ bellissimo lavorare in grande

E anche: pensare in grande. Guardare oltre la linea dell’orizzonte. Oltre il quotidiano e il suo minimalismo, per immaginare un grande futuro. Che puoi vuol dire semplicemente rendere migliore il presente. Magari a partire dal passato. E’ questo l’insegnamento che probabilmente deriva dal laboratorio “Ribellarsi con maestria”, parte del progetto “RiBelli!” promosso dal Centro culturale Francesco Luigi Ferrari, dall’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea di Modena e dall’Istituto Superiore d’Arte Venturi, per celebrare il centesimo anniversario della nascita di don Elio Monari, partigiano nato a Spilamberto e fucilato dai nazisti a Firenze nel 1944. Oggi presentiamo il video completo di quell’esperienza.

(Immagine di copertina, photo credit: Silvia Sala via photopin cc)