Noi non baciamo le mani

“Se ogni cittadino nel suo piccolo facesse la sua parte le cose potrebbero cambiare”. Una dichiarazione d’intenti che, per una volta, non puzza lontano un chilometro del gattopardismo a cui siamo abituati da sempre in Italia, ma risulta davvero credibile. Perché è a pronunciarla è un ragazzo di appena 22 anni che, insieme un gruppo di compagni e amici coetanei, ha dimostrato coi fatti che sì, a crederci e a impegnarsi, a non aver paura, le cose possono cambiare davvero. In meglio.

Serata antimafia a Casalgrande (RE)
Serata antimafia a Casalgrande (RE)

In un sabato pomeriggio di sole autunnale, riesco a rubare mezz’ora di telefonata a Elia Minari, coordinatore della redazione della web-tv studentesca Cortocircuito di Reggio Emilia, che con la video-inchiesta  “La ‘Ndrangheta di casa nostra. Radici in terra emiliana” –  ne abbiamo parlato giorni scorsi sempre su queste pagine – ha dato vita a un vero e proprio terremoto politico. Col sindaco PD di Brescello Marcello Coffrini messo alla sbarra per le sue discutibili dichiarazioni sulla presenza mafiosa nella cittadina ( «La criminalità organizzata a Brescello non esiste: è un leitmotiv») e in particolare su Francesco Grande Aracri – imprenditore edile residente in paese, condannato in via definitiva per associazione di stampo mafioso – descritto dal sindaco come «un uomo composto, educato, che ha sempre vissuto a basso livello». Peccato per il buon Coffrini e per tutte le anime belle che ancora vogliono credere all’esistenza di un ‘mondo piccolo’ come quello di Peppone e Don Camillo raccontato da Guareschi, che tutti i rapporti danno la criminalità organizzata di stampo mafioso non solo infiltrata, ma ormai stabilmente radicata in Emilia-Romagna. Ragion per cui è difficile credere che il classico saluto al boss, “Baciamo le mani” non sia diventata una consuetudine, magari non esibita, anche qui da noi.

L’inchiesta dei ragazzi di Cortocircuito non è scivolata nel silenzio omertoso come spesso accade quando si parla di certi temi: ne ha dato ampiamente conto sia la stampa locale che nazionale. Perciò, sono giorni intensi per Elia e i ragazzi di Cortocircuito: hanno scoperchiato un vaso di Pandora difficile da richiudere.

redazione-di-cortocircuito-ok-1024x732
Parte della redazione di Cortocircuito

La storia e l’attività di questa associazione studentesca fa riflettere molto su come in Italia i media affrontano il tema della criminalità organizzata. 15 ragazzi, età media 20 anni, una telecamera, coraggio e competenza. Un gruppo di formazione eterogenea, che ha all’attivo una decina di cortometraggi e 5 inchieste, impegnato nell’organizzazione di incontri antimafia e iniziative di informazione e sensibilizzazione sulla criminalità organizzata. Insomma, loro la “lotta alla mafia” la fanno sul serio, con tutti i mezzi a loro disposizione.

«Siamo un’associazione studentesca, non c’è una struttura gerarchica ufficiale – spiega Elia, 22 anni, studente di Giurisprudenza, a cui non piace il termine ‘caporedattore’ – La nostra avventura parte nel 2009 quando frequentavamo le superiori, come giornalino studentesco indipendente di diverse scuole superiori di Reggio Emilia. Strada facendo, ci siamo concentrati su alcune indagini che interessavano Reggio Emilia e l’Emilia-Romagna in generale perché sentivamo l’esigenza di capire meglio e di porci domande partendo da documenti ufficiali. Vedevamo che si faticava a parlare di certi fatti, relegati alla pagine di cronaca nera dei quotidiani, quando invece, spesso, gli elementi più importanti sono quelli economici, pur senza sottovalutare certi fatti inquietanti di cronaca nera.

Per cercare di capire meglio il fenomeno, abbiamo iniziato facendo qualche intervista, poi cortometraggi e infine inchieste. Ad esempio sulla realizzazione di opere e servizi pubblici e collegamenti con la criminalità organizzata di stampo mafioso. Tutto questo lo abbiamo fatto da cittadini prima ancora che da studenti, facendo incontri nelle scuole, con giornalisti ed esperti del fenomeno mafioso».

Per l’ultima inchiesta realizzata, Cortocircuito ha impiegato l’intera estate: «ci è voluto molto tempo per la ricerca e lo studio dei documenti, fare le interviste, selezionare il materiale: non è stato facile trovare immediatamente storie interessanti. Siamo rimasti molto sorpresi dal fatto che tanti emiliani abbiano preferito non essere intervistati, trincerandosi dietro un silenzio imbarazzante» afferma deciso Minari.

Il manifesto della serata di presentazione della video-inchiesta realizzata da Cortocircuito
Il manifesto della serata di presentazione della video-inchiesta realizzata da Cortocircuito

E i genitori cosa ne pensano di tutto questo coraggio e intraprendenza? Non hanno qualche timore? La mafia fa paura, no? «Sono contenti del nostro impegno anche se c’è un po’ di preoccupazione – sorride Minari – Ci sono pressioni di diverso tipo, bisogna metterle in conto se si affrontano certe tematiche – ammette candidamente lo studente – Noi ci basiamo su documenti ufficiali e stiamo molto attenti a come usiamo le parole. Raccontiamo dati e fatti: questa è la nostra certezza. Non vogliamo insegnare nulla a nessuno: nel nostro lavoro, ci limitiamo a porre delle domande sulla base di documenti e voci autorevoli raccolti. In questi giorni così difficili ci sono arrivati tanti messaggi da calabresi onesti che hanno scelto da che parte stare e che non si riconoscono nelle frasi dei loro conterranei».

«Ognuno di noi fa costantemente delle scelte: scegliamo quale locale frequentare la sera, a quale azienda fare ristrutturare casa nostra, cosa comprare al supermercato. Noi abbiamo deciso di confrontarci tra cittadini su questi argomenti, di declinare in questo modo il nostro ‘essere cittadini’. La speranza è quella che si sia capita l’urgenza del tema, la necessità di parlarne senza evitare o procrastinare la questione. Non è facile ammettere che l’Emilia debba affrontare questo ostacolo; io in primis ho dovuto mettere in discussione tanti miei pregiudizi e luoghi comuni della città in cui sono nato, della realtà in cui sono cresciuto e che mi era stata descritta in modo diverso».

Ma la realtà, evidentemente, è un’altra. E ci sono voluti dei ragazzi di vent’anni per farcelo ricordare.

La seconda vita dei materiali di scarto

Entrare nello Spazio Erre è come entrare in una di quelle mercerie dove ogni scaffale trabocca di scampoli, tessuti e bottoni colorati. La differenza è che, accanto agli esemplari di sartoria, compaiono anche pile di bobine, ritagli di carta e cartone, colate plastiche, forme in plexiglass, tubi colorati e tanti oggetti a cui, da profani, non sapremmo neanche dare un nome.

Questo luogo così singolare è il progetto cardine dell’Associazione IncontrArti e si traduce in uno spazio fisico, a Fossoli di Carpi, “dove i materiali riprendono vita”. Dal 2011 la sua missione è raccogliere scarti aziendali dell’area modenese e promuovere nelle scuole iniziative didattiche che abbiano come scopo il riuso creativo di questi materiali.

spazio erre 2Marcello Neri, Ilaria Belloi, Gabriella Colla, Enrica Magnaguagno, Daniela Buldrini, Irene Valbonesi e Rossella Daolio sono i cuori pulsanti dell’attività. Provenienti da mondi diversi – dal turismo etico al volontariato, dalla psicologia alle agenzie interinali – hanno trovato nei temi legati all’ecologia, al riuso e all’educazione il loro punto d’incontro, portando sul territorio modenese una precisa attività già presente in zone limitrofe, prima tra tutti Reggio Emilia. Spazio Erre ha infatti tratto spunto dal reggiano REMIDA, spazio analogo attivo dal 1996 che, fa notare Ilaria Belloi, “oggi è una realtà grande e sviluppata, che ha il sostengo della politica, conosciuta anche all’estero.”

Spazio Erre. Se REMIDA è il gigante, Spazio Erre è ancora il bambino, ma cammina con tenacia sulle proprie gambe e ha le idee ben chiare. Il luogo fisico di Spazio Erre ha un fascino tutto suo e senza dubbio aiuta a proporsi, pur accusando alcuni limiti come la mancanza di un effettivo spazio di lavoro. “Questa è la parte più difficile – spiega Ilaria -. Sarebbe bello avere un posto più grande dove potere accogliere le classi, ma anche le famiglie che il sabato pomeriggio non sanno cosa fare. L’idea sarebbe arrivare ad avere un altro spazio su Modena, mantenendo quello di Carpi a livello di magazzino. Modena dà la centralità. Bisogna ricordare che c’è anche la montagna, noi abbiamo una scuola che viene da Palagano. Abbiamo anche tre scuole di Foligno che vengono a fare man bassa di materiali una o due volte l’anno, perché là non hanno nulla di analogo.”

Il rapporto con le aziende. Finora Spazio Erre è riuscito a coinvolgere una ventina di aziende che hanno acconsentito a donare i propri materiali di scarto, ritirati personalmente dall’Associazione. “Decidiamo quali aziende chiamare in base alle proposte formative che sviluppiamo – spiega Ilaria -. Gli scarti non sono ordinabili, dipende da cosa si produce, dagli ordini della clientela. Questo è un valore aggiunto, un modo per permettere alla creatività di mettersi in gioco. Anche i tempi di ritiro sono variabili, può essere ogni settimana come ogni tre mesi. Le aziende piccole spesso sono molto contente di vederci: loro ne hanno guadagno, volumi in meno da smaltire.”

Il rapporto con le scuole. Gli scarti raccolti diventano quindi i protagonisti di laboratori didattici rivolti a scuole di ogni ordine e grado. Si va dalle esperienze sensoriali al nido per mettere i più piccoli in contatto con forme e materiali, fino alle scuole superiori dove si cerca l’incontro con le aziende stesse e il mondo del lavoro. Ne sono un esempio “RRR” (la sfilata di moda organizzata a dicembre dalle scuole modenesi Cattaneo-Deledda e Venturi) e un progetto in corso con l’istituto Vallauri di Carpi che prevederà l’allestimento di vetrine nel centro della città dei Pio da parte degli studenti. Senza dimenticare le scuole primarie, come le Rodari di Modena, in cui dai materiali di scarto sono stati ricostruiti i giocattoli di un tempo. Ilaria racconta che le scuole si sono orientate a questo tipo di attività e cultura in modo massiccio. “Noi abbiamo un punto di vista filtrato dalla scuola, ma notiamo un aumento dell’interesse. La parte più gratificante è proprio vedere le insegnanti con gli occhi che brillano, inventare qualcosa di stimolante per i ragazzi, andare nelle scuole e vedere che la gente si diverte: bastano minime idee per instaurare relazioni sociali.”

materiali 2 materiali 3 spazio erre 1 materiali 1 spazio erre 2

Aule piene, tasche vuote

Con 12 milioni di euro in meno rispetto a cinque anni fa, l’Ateneo di Modena e Reggio Emilia taglia su consumi e personale. «Garantita l’offerta formativa, – spiega il rettore Tomasi – ma Roma intervenga: non può permettere che l’Università scompaia»

Blocco delle assunzioni, meno personale tecnico e amministrativo, professori costretti a rinunciare a ore di ricerca per fare docenza. L’Università italiana sta attraversando tempi duri, durissimi. Negli ultimi anni da Roma sono arrivati finanziamenti inferiori del 15 per cento, in controtendenza rispetto a ciò che succede in casa dei nostri vicini europei, Germania (+20%) e Francia (+6%). Maglia nera delle priorità, il mondo dell’Università in questi anni ha dovuto arrangiarsi per continuare ad offrire una proposta formativa adeguata ai ragazzi intenzionati a proseguire gli studi. Finora il sistema ha retto, ma quanto durerà?

tomasi_minerva_300Un taglio del 20 per cento. «I tagli – racconta il prof. Aldo Tomasi, rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia – sono cominciati con la Legge Finanziaria del 2008. Negli ultimi cinque anni il Governo ha ridotto il proprio impegno nei confronti dell’Università da 7 miliardi di euro a meno di 6 miliardi, pari, tenendo conto dell’inflazione, ad un taglio del 20 per cento. L’Ateneo di Modena e Reggio Emilia è passato così da 100 a 88 milioni di euro di finanziamento con un taglio di “solo” 12 milioni di euro, grazie ai premi raggiunti per le buone perfomance su parametri relativi a ricerca e didattica. Sono stati tagli molto dolorosi, – prosegue il prof. Tomasi – che ci hanno costretti ad una riorganizzazione generale. In Italia nessun’altra istituzione è stata colpita così duramente, far pagare l’Università è stata una scelta precisa di tutti gli ultimi Governi».

Segno meno per assunzioni e ricerca. Politiche di risparmio a 360 gradi, che hanno toccato diversi aspetti, dai consumi energetici al personale. E come spesso accade, sono stati proprio i dipendenti a subire il contraccolpo più pesante, come spiega lo stesso prof. Tomasi: «In primo luogo siamo stati costretti a bloccare le assunzioni. Tutti i dipendenti dell’Università, dai professori al personale amministrativo, hanno dovuto lavorare di più, in particolare ai professori è stato chiesto di aumentare le ore di docenza». A scapito di quelle dedicate alla Ricerca scientifica, anche se il rettore sottolinea che «la Ricerca del nostro Ateneo si mantiene ai primi posti a livello nazionale».

Segno più per offerta e studenti. I professori sono passati dagli 880 di 5 anni fa agli 800 di questo anno accademico, più o meno la stessa sforbiciata (il 10 per cento circa) ha colpito il personale tecnico e amministrativo. «La nostra priorità – prosegue il rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia – è stata quella di mantenere il più possibile stabile l’offerta formativa, fare in modo che gli studenti non fossero toccati dai tagli. In  questa direzione è andata anche la scelta di non aumentare le tasse universitarie, ma piuttosto di cercare entrate da altre sorgenti, quali fondi di ricerca e conto terzi (lavori per aziende esterne), che comunque non sono riuscite a compensare i tagli». In aumento, seppur di poco, il numero di studenti, passati nell’ultimo quinquennio da 20 mila a oltre 21 mila, segnale che «la proposta formativa mantiene i livelli di 5 anni fa, prima della crisi».

Le (poche) garanzie future. Questo il recente passato. Un capitolo a tinte fosche, che dà poche garanzie per il futuro. «Poche settimane fa la CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) ha reso noto che il Governo ha confermato i tagli, che nel 2014 si aggireranno intorno al 3-4 per cento. Alcuni Atenei italiani sono già in grave difficoltà, non riescono più a far quadrare i conti e rischiano di scomparire. Il Paese non può suicidarsi così, non può permettere che la propria Università scompaia. L’Università di Modena e Reggio Emilia, pur nelle difficoltà, ha garantito un equilibrio per almeno tre anni. Questi – conclude il prof. Tomasi – sono gli anni più difficili dal dopoguerra. Ci siamo impegnati e continueremo a farlo per garantire una buona offerta formativa, chiedendo uno sforzo in più ai nostri docenti per continuare a non far pagare agli studenti il prezzo dei tagli».

Elogio dell’Erasmo (da Mutina)

In occasione dell’anno europeo dei cittadini ci interroghiamo su un progetto che, dalla nascita ad oggi, è diventato un vero e proprio fenomeno, in grado di attirare giovani da ogni angolo d’Europa. A Modena e Reggio sono oltre 500 i ragazzi in partenza o in arrivo grazie al programma Erasmus.

esn1 esn2Compie 26 anni nel 2013 il progetto di mobilità universitaria più celebre al mondo: l’Erasmus, acronimo di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students. Un esercito di giovani, le cui truppe si ingrossano anno dopo anno, che dal 1987 occupa pacificamente i territori della Comunità Europea grazie a questo progetto, nato nell’ambito del Programma Socrates per la promozione della mobilità e dello scambio degli studenti tra i paesi membri ed altri stati convenzionati.

L’Università di Modena e Reggio Emilia fa parte delle oltre 4.000 istituzioni universitarie che hanno aderito al programma Erasmus: ogni anno partono e arrivano nel nostro territorio centinaia e centinaia di studenti. Per quanto riguarda il 2012/2013 sono oltre 300 i giovani modenesi e reggiani che quest’anno studieranno, per uno o due semestri, in una facoltà straniera e 215 gli studenti europei (per la maggior parte spagnoli, tedeschi, francesi, polacchi, rumeni e turchi) che hanno scelto le due città emiliane per trascorrere il loro periodo di studio all’estero.
Che rapporti intrecciano questi giovani con la nostra città? Modena è in grado di accoglierli e rispondere a quelle esigenze che vanno ben al di là di una semplice richiesta accademica?

“In generale – ci spiega Alessandro Bursi, presidente di Esn (Erasmus Student Network) di Modena e Reggio – i giudizi degli Erasmus che soggiornano nella nostra città sono positivi. Trovano Modena un posto a misura d’uomo, con un centro città in cui c’è tutto ciò di cui hanno bisogno. In molti ne apprezzano la comodità e centralità per raggiungere altre località italiane di interesse turistico. Penso poi che una parte di questo giudizio buono derivi anche dalle attività che si mettono in piedi per fare in modo che si sentano accolti e parte attiva della città. Ed è in questa direzione che vanno i nostri sforzi, come Esn. Noi cominciamo a lavorare già d’estate con la scelta e la formazione degli ‘student mentor’, ragazzi volontari, solitamente ex Erasmus, che diventano i punti di riferimento per i nuovi arrivati e li supportano per ogni necessità, dalla semplice conoscenza della città e dei suoi servizi alla ricerca di un alloggio. Poi ci mettiamo in contatto con tutti gli studenti in arrivo e in partenza per far sapere loro che siamo a disposizione, in qualsiasi momento della loro permanenza, anche attraverso i nostri network in Italia ed Europa. Se un ragazzo, una volta arrivato a Modena, si sente accolto, ha qualcuno che si mette a disposizione per mostrargli tutto ciò che offre il nostro territorio e ha spazi e momenti in cui può incontrarsi con altri studenti che stanno facendo la sua stessa esperienza, una volta tornato nel suo paese penso riserberà un ricordo positivo della sua permanenza qui. E magari vi farà ritorno”.

Alessandro ci racconta, infatti, di alcuni giovani che, a Erasmus concluso, sono ritornati a Modena per proseguire il loro percorso universitario o anche solo per riavvicinarsi ad una persona conosciuta qui.
Nonostante questo quadro, abbastanza positivo, non mancano alcune criticità, soprattutto nelle fasi iniziali: “Le prime difficoltà, per i ragazzi in arrivo, sono legate generalmente alla ricerca di un alloggio. Per alcuni, poi, si verifica un problema ulteriore: a causa delle comunicazioni non sempre chiare da parte delle loro università d’origine, arrivano a Modena con l’idea di studiare e vivere nella nostra città mentre in realtà la loro facoltà ha sede a Reggio Emilia. Ai ragazzi in arrivo a Modena viene proposto inizialmente un alloggio nella residenza universitaria di via della Costellazioni ma spesso questa opzione non è delle più economiche e convenienti. Qui i prezzi per le sistemazioni sono di circa 300 euro in doppia e 500-600 euro in singola (in centro si trova una singola a 300 euro). Per di più le sedi di facoltà, i luoghi di studio e divertimento sono quasi tutti in centro e per i ragazzi di via delle Costellazioni spesso è difficile raggiungerli con i mezzi pubblici, non attivi alla sera. Quindi la zona più ambita in cui risiedere per gli Erasmus rimane il centro città”.

“Non sono d’accordo con chi considera l’Erasmus una perdita di tempo – continua Alessandro -. Io trovo sia un vero e proprio investimento personale. Per chi ha vissuto sempre nella propria città l’Erasmus è un’occasione per aprirsi ad altre culture, stili di vita, lingue, fare nuove amicizie, mettersi in gioco in prima persona e imparare a organizzare autonomamente la propria vita (ad esempio attraverso la ricerca e la gestione di una casa). Spesso, però, la figura dell’Erasmus viene snobbata. E questo lo viviamo anche noi come associazione, nella nostra realtà modenese. Alcune facoltà non collaborano molto con Esn e ci lasciano soli, ad esempio, nell’organizzazione del Welcome day, un momento importante in cui la facoltà incontra gli studenti Erasmus e loro stessi iniziano a conoscersi e a socializzare tra loro. Quest’anno, però, l’università ci ha fatto un grande regalo: una sede in via Ganaceto che condividiamo con altre realtà universitarie (La Piattaforma, Asam, Usua, Sism, il Coro universitario e Radio Rumore)”.

Ed è da questa sede che partono molte attività di Esn Modena-Reggio: momenti di studio, cineforum, serate Tandem (scambio linguistico a coppie), feste e incontri come quello che si è tenuto nel mese di febbraio in collaborazione con La Piattaforma, dal titolo “Ci sono un italiano, un francese e un tedesco…” dedicato all’Europa, ai suoi cittadini e all’identità europea. “Col progetto nazionale ‘Erasmus in school’ che prenderà il via a breve – conclude Bursi –, andremo in alcune scuole superiori del territorio a presentare il programma Erasmus e le opportunità che offre ai ragazzi che vogliono mettersi in gioco”. Un modo come un altro per mantenersi sempre giovane… tanti auguri signor Erasmus!

Risparmiare energia anche senza soldi

Pensando a soluzioni economicamente sostenibili e rappresentative a favore del risparmio energetico, tema centrale nella gestione del territorio, abbiamo chiesto all’ing. Luigi Guerra, fino a febbraio 2013 responsabile del Servizio Energia di ACER Reggio Emilia, di parlarci dell’esperienza promossa da questo Ente per la riqualificazione di un fabbricato residenziale pubblico attraverso un Energy Performance Contract (EPC) e il coinvolgimento di una Energy Service Company (Esco).

L’intervento attuato a Reggio Emilia ha preso avvio da un progetto promosso dall’Unione Europea per interventi da attuare attraverso ESCo, quali sono stati i punti di forza del progetto europeo?Luigi Guerra
Il progetto Fresh promosso dall’Unione Europea aveva l’obiettivo di approfondire il tema dell’efficienza energetica attuata attraverso ESCo in edifici residenziali pubblici grazie al confronto con diverse esperienze internazionali. La partecipazione al progetto europeo è stata l’occasione per studiare soluzioni alternative ed innovative facendo dialogare su aspetti tecnici, economici e legali le amministrazioni pubbliche, i sindacati dei condomini, le imprese di servizi di efficienza energetica (come le ESCo), il sistema bancario e i gestori del patrimonio, che fino ad ora hanno lavorato principalmente in maniera autonoma,.

In cosa consiste il progetto attuato a Reggio Emilia e quali sono i tempi di rientro dell’investimento?
L’intervento ha portato alla sostituzione della centrale termica a servizio di un fabbricato residenziale pubblico costituito da 13 alloggi, con installazione di un generatore di calore alimentato a pellet e adozione del sistema di contabilizzazione del calore. L’intervento, conclusosi nel 2012, porta ad un risparmio energetico del 40% dei consumi energetici. È previsto un tempo di rientro dell’investimento di 12 anni, durante i quali la ESCo, che si è aggiudicata la gara attraverso un dialogo competitivo ed ha anticipato le risorse per attuare l’intervento, si trattiene il 31% del risparmio ottenuto in bolletta e l’inquilino il 9%; dopo i 12 anni la totalità del risparmio economico sarà a vantaggio degli inquilini.

In quali casi l’intervento di una ESCo può rappresentare la soluzione idonea?
La ESCo può essere una soluzione quando è tecnicamente possibile ridurre le inefficienze energetiche ma non si hanno le risorse economiche per farlo ed è necessario individuarle da terzi. La ESCo può mettere a disposizione la propria competenza tecnica insieme alla capacità aggregante di più progetti, al fine di rendere sostenibile l’intervento, in particolare nel caso di edifici altamente energivori sulla parte impiantistica e dell’involucro. L’obiettivo fondamentale nel settore residenziale è quello di aggregare più condomini in modo da ottimizzare i costi di intervento e finanziare l’intervento attraverso la i risparmi che si generano. Per gli altri casi la legislazione sta introducendo strumenti di incentivazione economica.

Quali altre soluzioni si potrebbero prospettare per perseguire il risparmio energetico in condomini di medie dimensioni?
Non esiste una ricetta universale per tutti gli edifici, ognuno ha le sue peculiarità. Reputo che le soluzioni da adottare siano legate al concetto di “Riqualificazione Globale” dell’edificio, partendo dall’involucro arrivando agli impianti, questo perché è necessario prima ridurre il fabbisogno di energia dell’immobile, poi fornire l’energia necessaria con il miglior rendimento possibile e il supportato dalle fonti energetiche rinnovabili. Imprescindibile a mio parere è il rendere l’abitante dell’alloggio consapevole dell’incidenza energetica dei suoi comportamenti, a volte infatti, per carenza di informazioni sulla gestione delle apparecchiature presenti, l’inquilino è una delle cause di maggior consumo di energia dell’alloggio.

a cura di
Agnese Barbieri