PSC: ecco le proposte al sindaco

Come potranno tradursi in impegni e decisioni concrete da parte della politica non è ancora chiaro. Però ora il Comune di Modena ha un bel po’ di materiale su cui riflettere prima di definire una volta per tutte il Piano strutturale comunale. Dopo il percorso partecipativo promosso dalla stessa amministrazione comunale (a cui hanno aderito 100 persone selezionate tra le circa 400 adesioni), ieri è stato consegnato al sindaco Giorgio Pighi il Dossier che contiene tutte le proposte emerse durante i lavori del Laboratorio “facciaMOlacittà”.

IMG_0047Un documento di 33 pagine che riassume le idee di oltre un centinaio di persone che si sono confrontate negli ultimi mesi nei gruppi di lavoro su cultura, economia, territorio, ambiente e mobilità, società. «Sono contento che si sia riportato il dibattito sul Psc in politica anche attraverso questo percorso partecipativo» ha detto Pighi durante l’incontro pubblico nella sala Giacomo Ulivi di via Ciro Menotti. «Il percorso partecipativo è uno strumento fondamentale» ha spiegato il sindaco facendo riferimento alle considerazioni emerse nel documento. Ora il Comune «è tenuto a valutarne gli effetti e le conclusioni, argomentando su come questo interferisce sulle sue politiche. Credo che si possa fare una sintesi alta in cui ci sia una risposta effettiva ai problemi che sono stati tirati fuori». 

Dopo il documento preparatorio approvato dal Consiglio comunale, ora chi amministra la città dovrà essere in grado di elaborare il Psc tenendo conto di tutte le sollecitazioni arrivate da cittadini e associazioni. «Non essendo una metropoli a Modena non si devono trovare soluzioni a quelle emergenze tipiche delle grandi città» ha spiegato Giovanni Leoni, docente di Storia dell’architettura all’università di Bologna. Occorre invece programmare il territorio «tenendo conto delle diversità» che lo abitano, e non soltanto degli spazi che lo definiscono. Così come non è necessario, soprattutto in tempo di crisi, “inventare” a tutti costi nuovi modelli architettonici: «concetti come “smart city”, sostenibilità e rigenerazione – ha aggiunto il docente – erano presenti anche in passato», basta quindi riscoprirli e inserirli in una progetto (il Psc appunto) che cerchi di garantire una “vision” d’insieme sul futuro della città.

Rigenerare la città e trasformare i modenesi

Stop al consumo del suolo agricolo, congelamento di ogni nuova previsione insediativa fino all’adozione del PSC, costruzione e aggiornamento di un “Atlante del consumo del suolo” che possa essere consultato da tutti i cittadini. Puntare ai “poli culturali”, strategici per il futuro dello sviluppo sostenibile della città. Rigenerare il tessuto produttivo, proponendo uno sviluppo che pur garantendo benessere alle persone e alle famiglie sia equo e sostenibile in particolare puntando sul contenimento della bolletta energetica per le imprese. Rigenerare il mercato immobiliare a Modena che abbia come priorità il contrasto ad ogni forma di iniquità e di speculazione. Ripensare ai luoghi di aggregazione e alla sicurezza urbana, avendo come obiettivo la realizzazione di una città per tutti, accogliente e includente. Difendere la sostenibilità ambientale come scelta strategica e trasversale ti tutte le politiche di governo della città.

Cinque idee e altrettante proposte concrete per la redazione del nuovo Piano Strutturale Comunale di Modena. Cinque documenti su Cultura, Economia, Società, Ambiente e Territorio, che si possono sintetizzare nello slogan “Rigenerare la città, trasformare i cittadini”. È quanto è emerso dal lavoro svolto negli incontri del Laboratorio di politiche urbanistiche “facciaMOlacittà”, uno strumento partecipativo autonomo che si affianca al percorso promosso dal Comune di Modena.
Il documento verrà consegnato ai modenesi e agli amministratori del Comune di Modena, martedì 11 giugno.

In sintesi i capitoli del documento, frutto dei temi affrontati nei gruppi di lavoro.

TERRITORIO – coordinatore Carla Ferrari
E’ necessario che il PSC assuma l’obiettivo del consumo “zero” di suolo, sia delle aree ancora libere da edificazione all’interno della città costruita che di quello agricolo. Tutte le politiche insediative e di trasformazione del nuovo PSC devono essere ricondotte all’interno della città costruita, nelle aree dismesse (aree militari, aree ferroviarie, aree industriali) o in via di dismissione.
In una città con le dimensioni di Modena, ci sono tutte le condizioni per operare interventi di rigenerazione urbana e riqualificazione edilizia, riconoscendo centralità agli spazi pubblici, assegnando un ruolo innovativo alle funzioni commerciali e di servizio, rendendo la città più accogliente e solidale, energicamente efficiente, in grado di rispondere alla domanda di edilizia residenziale sociale, di servizi ai cittadini e alle imprese, di qualità, bellezza, sicurezza ed efficienza degli spazi urbani.

CULTURA – coordinatore Eriuccio Nora
Nessun Piano Urbanistico o Piano d’Azione, anche il migliore, è in grado di perseguire i suoi obiettivi efficacemente se non è condiviso e non è in sintonia con gli abitanti della città. La sua caratteristica vincente sarà data dalla qualità culturale, che consentirà di far dialogare la storia con il presente, l’identità con le differenze, il locale col globale, il particolare col tutto, l’empatia con la scienza, la tradizione con la creatività, la innovazione col futuro, la competitività con la cooperazione. Partiamo o ripartiamo dalla Cultura.

ECONOMIA – coordinatore Gianpietro Cavazza
Rigenerare il manifatturiero: per aumentare la capacità competitiva delle imprese si potrebbero abbassare alcune voci di costo tra le quali, oltre alla burocrazia, occupa un posto di rilevo la bolletta energetica (quindi educare a forme di risparmio energetico, favorire lo scambio di energia sul posto, incentivare sistemi di stoccaggio di energia, favorire la costruzione di reti locali di produzione e consumo di energia indipendenti dalla rete nazionale, incentivare la costituzione di cooperative di produttori/consumatori, correlare l’Imu alla classe energetica degli edifici e nel caso degli edifici abitativi alla condizione economica familiare).
Rigenerare il mercato immobiliare. La programmazione territoriale potrebbe: eliminare il consumo di suolo agendo direttamente sul patrimonio abitativo concentrando, con benefici fiscali, l’attività edilizia sulle aree già costruite; evitare di congestionare ulteriormente i tessuti urbani esistenti e anzi migliorandone i valori ambientali; prevedere interventi di densità misurata e ad alto valore ambientale nella riutilizzazione delle cosiddette “aree dismesse”; facilitare la rigenerazione e il cambio d’uso delle abitazioni per ristrutturazioni funzionali alle cure domestiche abbassando/eliminando gli oneri comunali.

SOCIETÀ – coordinatore Teresa Fiorito
L’obiettivo è di rendere davvero Modena una città per tutti, ma come intervenire? Ri-pensando alla scala urbana come quella del quartiere. Si richiede alla Pubblica Amministrazione il coinvolgimento diretto dei diversi attori sociali, attraverso una propria rappresentanza in tutte le fasi della progettazione, promuovendo misure volte al coinvolgimento sociale ed alla partecipazione inclusiva, ma dove, dopo la fase dell’ascolto dei bisogni, vi sia la risposta attraverso la condivisione di conoscenza sui temi dell’innovazione e della sostenibilità urbana, aperto ai contributi del mondo istituzionale e della ricerca, dell’impresa e della società civile.

AMBIENTE E MOBILITÀ – coordinatore Paolo Silingardi
I fattori ambientali critici sono riconducibili per sintesi ad alcune aree definite che coinvolgono beni collettivi primari come: Acqua, Aria, Suolo, Rifiuti, Energia. Ognuno di questi ambiti, strettamente integrati fra loro, esprime delle criticità, degli indicatori e delle priorità di intervento per ottimizzare e migliorare le politiche ambientali, della mobilità, di governo del territorio finalizzate al raggiungimento della sostenibilità e alla tutela della salute e del benessere delle persone.
La sostenibilità, obiettivo trasversale a tutte le politiche di governo, è oggi più che mai una scelta strategica per raggiungere e garantire competitività e creare attrattività e lavoro nel territorio.

Con i giovani sforzo comune per una città migliore

«Incontro spesso giovani della nostra città. Il “lavoro” che faccio – assessore alle Politiche sociali, sanitarie ed abitative del Comune di Modena – mi porta a contatto con le persone di tutte le età, e non solo con persone in difficoltà. Credo che stia crescendo sempre di più la distanza tra i linguaggi dei giovani, i loro interessi, le loro mille diversità, e il linguaggio delle istituzioni. Che resta spesso formale, monocorde, poco incisivo rispetto agli standard della comunicazione serrata di oggi, in ogni caso lontano e difficile da penetrare per chi non è “addetto ai lavori”».

Assessore Francesca Maletti, questa “preoccupazione” è emerso in maniera chiara nei risultati del sondaggio La Modena che vorrei che il Centro culturale F.L. Ferrari ha rivolto ai giovani under 35.
Non mi ha stupito riscontrare che, secondo il sondaggio, atti politici e di indirizzo del comune, in generale, e in particolare strumenti come il PSC (Piano Strutturale Comunale) restano ignoti ai più. Anche se se ne parla molto sui giornali, o nelle pagine Facebook degli “appassionati” al tema…
Non è un dato da affrontare a cuor leggero, se si considera che il PSC è un atto che ha l’ambizione di orientare lo sviluppo della città nei prossimi decenni. Come riporta il sondaggio stesso, “per il 58,6% degli intervistati il Psc in via di definizione a Modena (per il quale si è discusso ampiamente sui mezzi di comunicazione a seguito di un vivace dibattito politico) non è conosciuto”.
Un dibattito così importante, ignoto a 6 giovani modenesi su 10, genera un vuoto, un deficit di controllo democratico che non possiamo sottovalutare.

Il Comune in cosa si sente coinvolto? Cosa può fare?
Certo. Si può provare a lavorare ancora di più sulla informazione istituzionale, sui percorsi partecipativi, sugli strumenti di coinvolgimento, anche più efficaci rispetto a quanto fatto fino ad oggi. Ma non basta. Il punto è ricostruire un clima di fiducia, e quindi di attenzione, tra i cittadini e la politica. E’ il problema del nostro paese in questo momento.

Come crede sia possibile riuscire in questo impegno?
In primo luogo, non buttando a mare quanto c’è di buono nella nostra città e in Italia, in modo da non alimentare solo la sfiducia e la rassegnazione, ma da individuare punti fermi, punti positivi da cui ripartire. Nel sondaggio, la qualità della vita a Modena è giudicata positiva da oltre il 65% degli intervistati; il 64% di loro si sente legato a Modena anche per i prossimi anni, e addirittura il 63% dichiara di essere disposto ad impegnarsi direttamente per contribuire al miglioramento della vita a Modena.
Come assessore, ma ancor prima come cittadina, penso che questo ci offra un punto di partenza: il senso di appartenere ad una comunità, il desiderio di farne parte e di contribuirvi anche in futuro non si è perso, anche in questi anni difficili di crisi e di buia eclissi della politica, di pessimi esempi.

Il sondaggio non è stato un attacco all’operato dell’amministrazione comunale. Anzi, ha permesso di mettere in evidenza l’interesse e la voglia di partecipare da parte dei più giovani.
Infatti credo che questo punto sia molto importante: in tanti non hanno perso il gusto per la politica, che è poi molto semplicemente il gusto di impegnarsi nelle cose comuni, quelle che riguardano tutti i cittadini, per farle andare meglio. Non credo che esista l’“antipolitica”. Credo anzi che oggi più che in passato sia fortissima la domanda di politica, di buona politica, di partecipare, di capire, di poter dare una mano.
Per fare questo, come per ogni cosa importante, serve uno sforzo e un po’ di fatica: quella di confrontarsi, di informarsi, di non restare alla superficie dei giudizi affrettati o banali. Temi come quelli della casa, dello sviluppo, della tutela dell’ambiente e del territorio non si liquidano con uno slogan o una battuta: richiedono competenza e comprensione della complessità, e insieme tanta apertura alla innovazione, al cambiamento.

Per avvicinare le persone che cosa possono fare le istituzioni?
Il compito delle istituzioni, che sento anche mio, è quello di aprirsi molto di più, di far circolare le informazioni, di dare opportunità di incontro e di confronto: e in questo senso il sondaggio è un ulteriore invito al cambiamento, a migliorare il mio modo di essere “amministratrice”, e a continuare su quella strada dell’incontro e delle porte aperte che cerco, con tanti limiti, di portare avanti.
Mi auguro che tutti, specie i più giovani, sappiano da parte loro coltivare e tenere viva la curiosità, l’interesse e la partecipazione alla città che abitano, dando voce a come vogliono che sia e come vorrebbero che fosse in futuro. Abbiamo bisogno di questa forza, di condividere con loro le priorità per la nostra città, evitando conflittualità su progetti non partecipati e scegliendo il registro della progettualità condivisa, dello sforzo comune, per una città che sia migliore e sempre più ricca di risorse vive e creative.

Modena, come ti vorrei

Vivono a Modena, studiano o lavorano, praticano uno sport, trascorrono qui il tempo libero con gli amici, svolgono un’attività di volontariato e in futuro non hanno in programma al momento di cambiare città. Anzi, sono disposti – se opportunamente coinvolti – ad impegnarsi per migliorare gli spazi verdi, per utilizzare sempre più i mezzi pubblici o la bicicletta. Ma dell’attività dell’amministrazione comunale, e in particolare del percorso avviato per la realizzazione del Piano strutturale comunale (PSC), non ne sanno praticamente nulla. È quanto emerge dal sondaggio “La Modena che vorrei” che ha coinvolto 768 giovani (dai 16 ai 35 anni). Il questionario on-line, somministrato dal 13 aprile al 13 maggio 2013, è stato realizzato da un gruppo di giovani al lavoro da alcuni mesi al Centro culturale Francesco Luigi Ferrari sui temi dello sviluppo del territorio e delle politiche abitative.

La ricerca
Sono state contattate attraverso il questionario on-line 913 persone, ma soltanto 768 avevano i requisiti per proseguire nella rilevazione (entro i 35 anni d’età). Per il 58,6% degli intervistati il PSC in via di definizione a Modena (per il quale si è discusso ampiamente sui mezzi di comunicazione a seguito di un vivace dibattito politico) non è conosciuto. Chi ne ha sentito parlare è per il “passaparola” di amici e conoscenti, per quanto letto su internet o sui giornali; raramente (solo il 13% dei casi) risultano funzionali gli incontri pubblici organizzati da associazioni, enti o partiti, e tantomeno il percorso partecipativo avviato dall’amministrazione comunale (solo il 6% di chi ha risposto). Metà dei giovani considera indifferenti o addirittura negativi gli effetti che il PSC potrà avere sul futuro del territorio.

Il giudizio tutto sommato negativo degli “under 35” non è sinonimo di disaffezione ai temi legati allo sviluppo a cui la città si dovrà inevitabilmente sottoporre. Gli intervistati dichiarano di essere ben integrati nella società (tra studio, lavoro, tempo libero e volontariato), di identificarsi nella Ghirlandina, i tortellini, il duomo, la Ferrari, la bicicletta… nei “simboli storici” di Modena che però non prevedono un coinvolgimento “affettivo” della propria persona. La qualità della vita per oltre il 65% degli intervistati è giudicata positiva, mentre sulle priorità di intervento vengono indicate: la qualità delle strade, soluzioni a favore del superamento dell’inquinamento atmosferico e l’ammodernamento delle piste ciclabili. In questo l’operato della giunta del sindaco Giorgio Pighi è reputato negativo.

I giovani coinvolti nella ricerca (nel 64% dei casi) si sentono legati a Modena anche per i prossimi anni; dichiarano di essere disposti ad impegnarsi direttamente (nel 63,1% dei casi) se il Comune migliorasse, per esempio, la dotazione di verde pubblico nel proprio quartiere; o di implementare l’uso della bicicletta se la rete di piste dedicate fosse qualificata, e quello dei mezzi pubblici pubblici se il servizio fosse implementato.
Sui temi “caldi” inseriti anche nel documento di programmazione in vista della definizione del PSC, i giovani sono tutt’altro che disinteressati: per il 63,5% è necessaria una semplificazione delle procedure di rigenerazione; quattro su cinque sono disposti a sperimentare nuove modalità di acquisto di biglietti per incrementare l’utilizzo di mezzi pubblici; il 63,8% degli intervistati non trova né giusto né prudente che il Comune autorizzi la costruzione di edifici sulle falde acquifere della città, nelle cosiddette “zone F”; sonora bocciatura (il 76,1%) per la creazione del Novi Park e la cessione di suolo pubblico per l’ampliamento dell’area di parcheggio a pagamento intorno al centro storico.

Il PSC è uno sconosciuto per i giovani

volantino2013bisAl Piano strutturale comunale non interessa la visione che le nuove generazioni hanno del futuro.
E ai giovani non interessa il piano di interventi che l’amministrazione di Modena ha intenzione di mettere in campo nei prossimi mesi, sintetizzato nel documento in vista della definizione e dell’approvazione del PSC.
Questo non significa disinteresse sul miglioramento del sistema di trasporto pubblico, sulla tutela del “verde cittadino” e sulla realizzazione di nuovi immobili. Se coinvolti adeguatamente, i giovani si sentono partecipi dello sviluppo della città e della periferia previsto nei prossimi anni.
È quanto emerge, in sintesi, dal sondaggio che abbiamo realizzato nel gruppo di lavoro avviato da alcuni mesi al Centro culturale Francesco Luigi Ferrari. Al questionario hanno risposto circa 800 “under 35”.
Tutte indicazioni utili per la “Modena che vorremmo”, le esporremo durante la Notte Bianca di sabato 18 maggio a Modena in Calle di Luca, di fronte alla Bottega Oltremare del Commercio equoesolidale.

Il futuro è “casa insieme”

Paolo Negro 1L’Azienda di Servizi alla Persona Comuni Modenesi Area Nord, per reagire all’emergenza terremoto, ha ripensato alcuni importanti servizi alla persona, in particolare alle strutture per anziani, sviluppando un progetto innovativo che ha trovato numerosi sponsor privati. Recentemente e a prosecuzione di tale esperienza, ha anche presentato un progetto europeo, in collaborazione al Centro Servizi di Volontariato di Modena, l’Ausl, Regione Emilia-Romagna, Aretès, l’Università di Venezia. Ne abbiamo parlato con il presidente Paolo Negro di raccontarci questi progetti, proseguendo così la riflessione sul percorso avviato dal Comune di Modena per la definizione del PSC, il piano strutturale comunale.

Può raccontarci il valore aggiunto che caratterizza questi progetti?
L’iniziativa, che stavamo immaginando ed elaborando in termini generali già prima del sisma, si muove nel solco del cosiddetto housing sociale e parte dalla nostra esperienza di gestione dei servizi per anziani. Abbiamo accelerato la messa in campo del progetto, constatando il fatto che sono stati proprio gli anziani la parte più colpita dal terremoto, sul piano psicologico oltre che su quello materiale. E’ difficile che una coppia di ottantenni si metta a ricostruire la propria casa o non facile tornare nella propria casa al quinto piano se già prima del sisma quella condizione abitativa non era ottimale sul piano dei propri bisogni assistenziali quotidiani.

In cosa consiste?
Il progetto, che abbiamo chiamato “Casa Insieme”, prevede la realizzazione di microcomunità di anziani, o disabili, che abitino insieme, ognuno con il proprio mini appartamento che assicuri l’autonomia della persona, ma vivano anche la dimensione di comunità in spazi diurni condivisibili e condivisi. Ciascuna comunità sarà formata da sei mini appartamenti e da un settimo appartamento per l’assistente. A ciascuna comunità, integrata con l’assistenza domiciliare e il telesoccorso, sarà assicurata una risposta graduale e flessibile di servizi assistenziali in base alla domanda della persona e della comunità, fino ad arrivare se necessario ad un’assistenza h24. Saranno comunità costruite ad un piano, in legno, adottando le più avanzate soluzioni di ecosostenibilità ed il più possibile integrate con la vita dei quartieri in cui saranno collocate.

Come pensate di finanziarie questo progetto?
Abbiamo lanciato una gara di solidarietà, il sogno di realizzarne una per ognuno dei novi comuni dell’Unione, facendo conoscere il progetto, con tanto di disegno e costi, poche settimane dopo il sisma. Abbiamo già raccolto oltre 3 milioni di euro, da soggetti privati donatori, che renderanno possibile sei comunità a: Medolla, Mirandola, San Felice, Cavezzo, Finale Emilia, San Prospero. Mancano le risorse per realizzare le ultime tre per: Concordia sulla Secchia, San Possidonio e Camposanto. La spinta alla solidarietà della prima fase post terremoto si va esaurendo, ma rimango ottimista: troveremo anche le risorse per le ultime tre. Abbiamo candidato questo progetto sulla linea di bando comunitario, programma Progress, per mettere in relazione questo modello di intervento con altre esperienze avanzate analoghe a livello europeo, nel campo dell’housing sociale. Lo scopo è scambiare buone prassi, arricchire la nostra esperienza e le nostre competenze ed offrirle al sistema di welfare regionale e nazionale, guardando all’Europa.

Il PSC, grazie alle novità introdotte dalla Legge Regionale n. 20/2000, può tradursi in una straordinaria occasione di confronto con la comunità, per condividere gli obiettivi strategici della città e per partecipare alle decisioni programmatiche che ne devono conseguire. Pensa che in tale contesto debba essere valutati anche il sistema del welfare e dei servizi locali, come peraltro è stato fatto in altre città, anche della nostra provincia?
Si, la valutazione delle domande e di forme di risposta del sistema di welfare deve essere parte integrante della programmazione di sviluppo anche urbanistico di una comunità: la nuova programmazione urbanistica proietta una sguardo molto lungo, sui prossimi venti anni e più dello sviluppo e della crescita urbana di una comunità, e di questo sviluppo non può non far parte la domanda di welfare.

IL PSC e il suo documento di indirizzi dovrebbe anche affrontare il tema della sostenibilità dei servizi e le modalità di finanziamento del Piano? Come pensa che dovrà finanziarsi, in futuro, il welfare locale?
E’ molto difficile dare una risposta. Prima occorrerebbe rispondere a questa domanda: come sarà il sistema di welfare fra vent’anni? quali saranno le domande? Certamente servirà molta più flessibilità rispetto al passato nell’immaginare le risposte. Con ogni probabilità dovremo fare i conti stabilmente, oltre che con un minor gettito da oneri di urbanizzazione, con minori risorse pubbliche che garantiscano, oltre alla costruzione, la gestione dei servizi. A livello di sostenibilità finanziaria, credo dovrebbero essere utili sistemi premianti a favore di quei privati che assumano iniziative dirette e autonome di risposta alle domande di welfare. Dovremo immaginare più in generale risposte che si fondino molto meno sul finanziamento pubblico e molto più sulla solidarietà di comunità e sulla contribuzione dei cittadini. Mi rendo conto che il propellente sia stato del tutto eccezionale, il sisma, ma il progetto Casa Insieme sarà realizzato con la sola solidarietà di privati e le micro comunità, salvo casi particolari, la gestione si reggerà in equilibrio fra costi dei servizi personalizzarti e le rette versate dagli anziani ospiti.

a cura di
Luca Barbari

La rivoluzione della mobilità parte dal basso

Paolo Levoni è Amministratore di Mimesis, società di ingegneria nata come spin-off del Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” (Dief). Opera nei settori della fluidodinamica e dell’energia e vanta tra i suoi progetti, lo studio e l’ottimizzazione dei sistemi di ventilazione del Traforo del Monte Bianco.
Mimesis collabora inoltre con diversi enti locali per lo sviluppo di applicazioni per il risparmio e il monitoraggio energetico e per lo sviluppo di forme sostenibili di mobilità. Ed è proprio rispetto alla tecnologia ed alle soluzioni “smart” applicate all’ambito urbano che lo abbiamo interpellato. «Smart cities è una definizione piuttosto inflazionata, spesso associata a progetti che di smart hanno poco, talvolta fumosi o che puntano più all’apparenza che alla sostanza – spiega -. Noi siamo ingegneri, prevalentemente di estrazione accademica, e siamo abituati a sviluppare idee e concetti precisi, di indiscussa applicabilità e interesse pratico».

La prima vostra applicazione è “Wecity”, un progetto di mobilità sostenibile promosso dalla Provincia di Modena con il patrocinio dell’Università di Modena e dell’Ordine degli Ingegneri. Si tratta di una app per smart phone. Come funziona esattamente?
E’ ormai assodato che la mobilità urbana sarà elettrica, indipendentemente dall’ottuso ostruzionismo che si oppone da diversi fronti. Le reti elettriche di domani (non di un ipotetico lontano futuro!) già prevedono l’accumulo distribuito costituito dal parco veicoli collegati alla rete; è solo una questione di tempo. WeCity è la nostra risposta operativa alla domanda “cosa si può iniziare a fare per rendere la mobilità più sostenibile?” WeCity vuole promuovere “dal basso” la rivoluzione della mobilità facendo leva sugli aspetti di condivisione e di comunicazione che i social network consentono. Un parco veicoli completamente elettrico è l’obiettivo finale ma già diverse azioni possono essere intraprese per rendere la mobilità almeno meno insostenibile, come usare mezzi pubblici o cercare di riempire con altri passeggeri le auto con le quali oggi ci muoviamo, solitamente da soli. Tramite una l’app, WeCity permette di cercare e offrire passaggi sulle tue tratte quotidiane per risparmiare tonnellate di CO2, soldi e trasformare una routinaria necessità in un’esperienza sociale; ciò funziona solo se scegli con chi condividere il passaggio, via Facebook o Twitter, oltrepassando così i limiti del car pooling tradizionale. La app inoltre contabilizza, tramite GPS, i chilometri effettivamente condivisi – in auto o con qualsiasi altro mezzo – e assegna dei punti agli utenti, direttamente correlati ai grammi di CO2 (e agli euro) risparmiati.
Il circolo virtuoso si chiude con il gioco: i punti sono le tue fiches, da utilizzare per puntare sui premi “green” disponibili, consultabili nell’apposita sezione della app. I premi sono test drive di veicoli elettrici, ma non il solito test drive di 5 minuti intorno al concessionario, bensì più estesi, di qualche giorno, che ti permettano non solo capire che fino al giorno prima ti muovevi con un rottame preistorico, ma anche di provarne gli aspetti pratici, la ricarica e di fare due conti sul risparmio 1/10 della tua mobilità.

Quanto manca per l’ultimazione della fase di testing? E a che tipo di persone si rivolge la app?
Fortunatamente poco. I tempi di sviluppo sono stati più lunghi del previsto non tanto per gli aspetti tecnici, peraltro non trascurabili, quanto più per gli aspetti legati all’usabilità e comprensibilità del funzionamento. Il successo di una app dipende anche dalla facilità di utilizzo e lo spazio a disposizione, poche schermate delle dimensioni del display di uno smart phone, non è molto. Lo sviluppo ormai è terminato; ora inizia la fase di debugging vero e proprio e contiamo di sottoporla agli store verso l’ultima settimana di maggio.

L’atro progetto, EnergyCity, pare ancora più interessante. Alcuni Comuni della provincia di Reggio Emilia si sono rivolti a voi per ridurre le spese di gas, luce, acqua. In tempi di grande attenzione sui costi della pubblica amministrazione e della politica, la vostra soluzione sembrerebbe promettere risparmi di tutto rispetto, se confrontati ai costi di implementazione, che a prima vista sembrano non molto alti.
E infatti è così; si parla tanto di soluzioni e interventi per il risparmio energetico ma molto spesso neanche si conoscono i propri consumi. Riteniamo che partire dal monitoraggio dei consumi energetici sia la strada più conveniente; spesso basta modificare di poco le proprie abitudini per ottenere risparmi sensibili a costo zero. Analizzare i flussi energetici permette di individuare sprechi inutili, di ottimizzare i consumi e mette in luce ove convenga concentrare le risorse per eventuali interventi.

Le stesse soluzioni potrebbero essere estese alle anche ad aziende e privati?
Assolutamente sì e, talvolta, con benefici anche maggiori. Molti settori produttivi sono energivori e spesso l’energia rappresenta una voce di spesa importante. Quanto detto per il settore pubblico vale anche per il privato con l’aggiunta che la pianificazione oculata dei fondi destinati al risparmio energetico risulta spesso un proficuo investimento per l’azienda.

Crede che per innovazioni in tema di mobilità e di efficienza energetica siano necessari grandi investimenti infrastrutturali? In tempi di crisi un nodo chiave è rappresentato dalla difficoltà di reperire le risorse.
Concetti come “sostenibilità ambientale” ed “efficienza energetica” sono appena nati e la mobilità solo da ieri è visto come un problema invece che come il pilastro principale delle nostre poco lungimiranti economie. Siamo ancora ampiamente in una fase in cui si butta indegnamente l’energia, basti pensare che il rendimento medio di un’auto in ciclo urbano è inferiore al 5% (il che equivale a dire che di 100 euro spesi al distributore 95 li sprechiamo per inquinare e scaldare l’aria circostante); dico questo per sottolineare che, allo stato attuale, con poco sforzo si può ottenere molto su temi come energia e mobilità. Deve però essere chiaro che si sta parlando delle sfide principali di questi secoli, di temi che hanno conseguenze universali per l’uomo e il pianeta e che quindi comportano infrastrutture e grossi investimenti. Ritengo comunque che un’evoluzione culturale in favore di una maggiore sensibilità ambientale sia l’ingrediente imprescindibile.

Avete nuovi progetti in cantiere?
Non so se per fortuna o purtroppo, abbiamo sempre progetti in cantiere e se non ci sforziamo di contenerci, spesso abbiamo anche l’incoscienza di provare a metterli in pratica. Scherzi a parte, sui progetti citati c’è ancora molto da fare quindi, pur essendo tutti partiti di buon passo, li consideriamo ancora in cantiere. Le nostre risorse sono molto limitate quindi ora cerchiamo di concentraci su quelli… è chiaro che in pentola bolle sempre qualcosa.

a cura di
Filippo Rossi

Non fontane, ma emergenze vere

6632012931_4ca87bd6c8_bE’ di questi giorni la forte polemica sulla pedonalizzazione di Piazza Roma a Modena. Il Sindaco Pighi ha affermato che la decisione di pedonalizzare la piazza “viene da lontano”. Proprio per questo noi ci chiediamo perché questa misura non venga “aggiornata” alla realtà del 2013. La riqualificazione della piazza (che a noi pare una banale pedonalizzazione perché prevede unicamente il rifacimento della pavimentazione e la realizzazione ex-novo di due fontane con giochi d’acqua) ci pare fuori luogo in un momento storico come questo, così carico di urgenze.
Il costo previsto delle opere supera abbondantemente il milione di euro (pare 1,5 mln di euro) e la Giunta oscilla fra la capacità di reperire fondi e quella di offrire in permuta terreni edificabili in aree residenziali a sud della città.
Vorremmo chiedere al Sindaco Pighi, essendo le casse comunali in forte crisi (è stato costretto a tagliare sull’illuminazione pubblica per recuperare 200.000,00 euro, innescando anche problemi di sicurezza – si paventano purtroppo tagli sulla scuola) perché proprio ora l’intervento su Piazza Roma? Non ci sono forse altre priorità?
Fruitori e lavoratori del Centro Storico sono angosciati perché convinti che un simile intervento metterà a rischio molti posti di lavoro: senza aver prima realizzato valide alternative in zona, l’eliminazione del parcheggio di Piazza Roma porterebbe a gravi difficoltà di raggiungimento degli uffici, dei negozi, delle abitazioni del centro. Il Novi Park è ritenuto troppo lontano ed isolato. Non una valida alternativa.
Cgil, Cisl e Uil hanno di recente condotto una manifestazione nazionale a Roma, davanti al Parlamento. Hanno chiesto, unite, il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali perché nei prossimi mesi le famiglie già in grave difficoltà non siano costrette alla povertà. Vorremmo che la Giunta si interrogasse sulle vere priorità della città di Modena… E’ proprio questo il momento di parlare di abbellimento del centro storico? E’ giusto, proprio adesso, spendere denaro pubblico per realizzare fontane e giochi d’acqua?
Tanto più che queste opere se non vengono accompagnate da corretti interventi di marketing e comunicazione diventano solo un costo per le casse comunali. Perfino il Pd cittadino, nell’Assemblea organizzativa Pd – Circoscrizione 1 del 25 maggio 2011, aveva concluso che «trascurando per il momento di soffermarsi su Piazza Mazzini e Piazza Roma (la loro trasformazione non sarà immediata) ci si è soffermati ad esaminare la prospettiva concernente Piazza Matteotti» individuando per questa tutta una serie di problematiche. Ci si chiede che fine abbiano fatto gli obiettivi di riqualificazione delle centralissime Piazza Matteotti e Piazza Mazzini, prima di procedere con Piazza Roma?
Vorremmo che in un momento simile non si parlasse di fontane! Vorremmo che la Giunta si occupasse delle emergenze che ci sono e di quelle che stanno per esplodere.
Perché non si investono le risorse destinate a Piazza Roma per interventi volti a risollevare il lavoro e l’imprenditoria: è il tema centrale, trasversale, urgente.
Con il nuovo lavoro creato le famiglie oggi in difficoltà non sarebbero costrette a chiedere aiuto – i dati raccolti dall’Associazione Porta Aperta offrono un quadro drammatico: non ci possono lasciare indifferenti le 608 famiglie che hanno richiesto aiuto solo nei primi sei mesi del 2012 per problemi di difficoltà economica temporanea. Non si tratta dei “poveri tradizionali”, ma di una fascia di popolazione che un tempo faceva parte della “classe media” e che oggi si sta, sempre più, avvicinando alla soglia di povertà e che in certi periodi dell’anno deve chiedere aiuto al volontariato, ai servizi sociali, alle parrocchie.
Ancora.
L’edilizia può essere ancora generatrice di posti di lavoro, ma occorre sburocratizzare e fare semplificazione amministrativa. Lo sanno bene coloro che vedono nelle ristrutturazioni del patrimonio edilizio esistente un modo per favorire il lavoro e la riqualificazione energetica degli edifici.
Perché invece che spendere denaro pubblico per fare giochi d’acqua non si investono risorse per accogliere le giovani coppie e le famiglie bisognose che non riescono ad accedere al credito ma che hanno necessità di alloggi in affitto e di social-housing?
Perché non si riaprono le chiese ancora chiuse dopo ormai un anno dal sisma?
Vorremmo che prima di lanciarsi nell’ennesimo progetto l’Amministrazione completasse le opere iniziate o promesse che tanti cittadini attendono.
Troppo spesso si sente dire che “la Giunta ormai ha deciso” e che pertanto non c’è più spazio per il dialogo. Contrariamente a quanto afferma il Sindaco Pighi, nell’atteggiamento della Giunta ultimamente non vediamo né ascolto né voglia di risolvere insieme i problemi.
Ci aspettiamo che l’amministrazione faccia mente locale e percepisca quelle che davvero oggi sono le urgenze e le priorità: si mettano in ordine di importanza le spese da sostenere. Tutti vorrebbero vedere una Piazza Roma splendida e davvero riqualificata, ma in questo momento bisogna dirsi, con molta onestà, che ci sono priorità più importanti: le famiglie, l’economia, il lavoro.

Ludovica Carla Ferrari
Luca Barbari

Sembra pensato per un’altra città

20081205_carlinoMo_piazzeBotta-RomaCi vuole molto poco per governare una città con gente per bene. Eppure il PSC sembra pensato per un’altra città. Ma procediamo con ordine.
Innanzitutto occorre rilevare che pur usciti malconci dalla bolla edilizia esplosa negli Stati Uniti i suoi effetti in Italia sono risultati mitigati dall’elevato numero di case in proprietà. Non si possono poi nascondere i problemi che la perdurante crisi riversa anche sul settore edile. E se la struttura della popolazione cambia, se permangono numerose abitazioni vuote, se nel breve-medio periodo non si attende un ritorno ai livelli di ricchezza precedenti il 2008, forse la strada da percorrere è quella della rigenerazione del patrimonio immobiliare della città e dei comuni della cintura di Modena. Ciò che dovrebbe essere chiaro è che non c’è nessuna rendita fondiaria da premiare bensì va incentivata, anche fiscalmente oltre che dal punto di vista dell’opinione pubblica, la rigenerazione del patrimonio esistente verso un miglioramento dei valori ambientali, energetici, antisismici e sociali.
Questa prospettiva, testimoniata tra l’altro da quello che si sta iniziando a vedere nelle zone del cratere, risulterebbe favorevole alle piccole e medie imprese del settore edile dotate di personale specializzato.
Ciò che si intende sostenere è che è possibile coniugare sostenibilità ambientale con sviluppo economico coinvolgendo la stragrande maggioranza dei proprietari di case che troveranno un interesse soggettivo in una operazione orientata al bene comune.

Angaangaq, Billy Jean, Freddy Mercury e va tutto bene madamalamarchesa!

Sono appena tornata da un viaggio con le mie due figliole. Dopo il rito delle elezioni politiche, sentendomi sicura di aver fatto il mio dovere di cittadina e di aver contribuito a dare un governo stabile al Paese, sono partita per il deserto del Sahara, così tanto per abituarmi a come sarà il centro di Modena dopo la ristrutturazione di Piazza Roma. Nel Sahara però non ci sono ancora le strisce blu, ma su questo torneremo.
5951683083_7f15fe4bba_bPrima di partire ho portato la mia figlia più piccola, ancora da maritare, all’evento culturale modenese dell’anno: l’incontro al Forum Monzani con gli specialisti di cure alternative, rigenerazione spirituale ed energia mentale. La mia bambina cercava un filtro d’amore per fare innamorare un tale modenese che dicono guadagni 820.000 euro all’anno per dire che tutto va bene (madamalamarchesa). Abbiamo parlato con lo sciamano esquimese Angaangaq che ci ha risposto serafico: «se la avessimo noi quella pozione, con sti paio di igloo che resteremmo al freddo in Groenlandia a fare dei buchi nel ghiaccio…».
Purtroppo tra ossi di caribù, trecce di avena nordica e caraffe magiche, non abbiamo visto lo stand del Comune dove speravamo d’incontrare l’Assessore al Bilancio, occupato con fondi di caffé e zampe di gallina, a far quadrare i conti. Sembra che non gli abbiano accordato il pass in quanto le metodologie utilizzate per redigere l’importante documento, non sono state ancora certificate dai druidi della finanza internazionale… Vedremo se il prossimo anno gli organizzatori chiederanno al responsabile del culto degli antenati aborigeni di mettersi in contatto con il sindaco, per capire cosa bolle nel pentolone.

In ogni caso, di ritorno dal Sahara ho trovato la situazione politica nazionale proprio come me la aspettavo, cioè all'”italiana”. Quel milioncino e più di radical chic, un po’ di destra, molti di sinistra, ma con anche tanti piccoli imprenditori illuminati, che hanno votato all’ultimo momento il Grillo, volendo far parte del 20% degli indignati-super-fighi (cioè, nella vulgata attuale, la parte intelligente e onesta del Paese…!!!!), hanno invece fatto sì che il Movimentone sia asceso al 30% circa, rendendo di fatto ingovernabile il Paese. Bravi! Ottima scelta! Da veri italianissimi che poi adesso si lamentano che manca un punto diPil!
5858858941_9579957aa8_bDa quel momento la situazione si è dipanata come segue: 1) Monti è così contento del suo partito che ha dichiarato di non volerne più essere il leader, perché non ne può più; 2) Bossi e il suo cerchio magico (vedi il Forum Monzani) hanno tirato calci ai Maroni degli altri leghisti e ora pensano di formare un altro partito (già vediamo il titolo: “il partito di Maroni si spacca: si va verso la soluzione di due testicoli indipendenti!); 3) nel Pd ci sono ormai più leader che iscritti e ognuno vuol fare fuori gli altri; 4) i grillini, tra una gita sui colli e l’altra (“s’annamo a divertì, nannì, nannì!”) fanno le quirinarie e i nomi che ne escono sono quanto di più vecchio, omologato, convenzionale e banale possa esistere (mancano solo il “Che”, Freddy Mercury e la Marylin, poi siamo al completo!). L’unico che fila dritto, non avendo problemi di partito (che non c’è) e di democrazia interna, è il solito Cav. che, tra un processo e l’altro, continua a rapprersentare al meglio ciò che l’italia davvero è: Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!
In pratica il risultato sarà il seguente. Nuove elezioni a Giugno dove gli italiani si ricompatteranno su due grandi coalizioni, esattamente la situazione disastrosa per cui era stato necessario chiamare il tedesco Monti al capezzale. Abbiamo fatto il giro dell’oca e ora torniamo al punto di partenza!!! Questa volta però ci manderanno direttamente l’esercito teutonico a risolvere il problema.

Nel Paesello invece non succede proprio nulla, sempre le solite tre cose. Le piscine Dogali vengono date in gestione sempre agli stessi e gli altri si arrabbiano, però poi dicono che se anche vincono non le gestiscono loro (non svegliare il can che dorme!); c’è chi dice che i reati sono diminuiti, ma stranamente sono aumentate drammaticamente le rapine e i furti (va tutto bene… madamalamarchesa!); il Comune per far finta di essere ancora comunista (adesso si dice liberalsocialdemocratico) si inventa una Fondazione dove mettere dentro gli educatori dei nidi, ma solo per pagarli meno; la società che gestisce i parcheggi toglie un po’ di strisce bianche e le sostituisce con le blu, ma sempre più strette! Adesso per parcheggiare bisogna fare un corso all’autodromo di Maranello. Stranamente a questa stessa società va anche il 10% delle multe.

MJ1In conclusione solo due piccoli consigli. 1) Invece che fare le strisce blu e bianche con i parchimetri, fate delle strisce arcobaleno! Uno parcheggia poi quando torna scopre quale era il colore. Se era bianco, non paga; se era blu, paga anche una bella multa. Al sistema potreste collegare una specie di Lotteria Modena, e il 6 di gennaio fare una estrazione. Chi vince fa una settimana di vancanza da Longagnani a istruirsi. 2) Poiché si va verso la pedonalizzazione del centro strorico, perché non approffittarne? Io direi di pavimentare tutto il centro con dei rettangoli che si illuminano e si spengono a caso, come nel video “Billy Jean” di Michael Jackson (vi ricordate?). I pedoni camminano, poi a un certo punto scatta una sirena e tutti si devono fermare (tipo Uno, due, tre stella!): se siete su un cubo illuminato pagate una multina (1 euro) se invece siete su un cubo spento, potete proseguire.