C’è Poesia tra noi

Con più di 25mila visitatori all’edizione 2012, il Poesia Festival conferma di essere diventato un evento ormai maturo e consolidato sul nostro territorio e non solo. In attesa di partecipare alla sua nona edizione (19-22 settembre 2013), abbiamo chiesto alla direttrice della manifestazione Alessandra Anderlini qual è il segreto del successo di questa iniziativa che nonostante la crisi, continua a garantire un programma di qualità, offrendo eventi gratuiti di livello.
«Abbiamo partner ormai storici che ci sostengono e che non finiremo mai di ringraziare, come la Fondazione di Vignola, la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e aziende come Hera, Coop e Gruppo Cremonini – esordisce Anderlini -. C’è da dire poi che la formula “diffusa” di Poesia Festival aiuta il contenimento dei costi, perché, specie per quanto riguarda le spese generali del festival, queste ricadono su più enti, con un impegno sostenibile per ognuno di essi. Infine, abbiamo spostato sempre più la diffusione e la comunicazione sul web, dove siamo ben presenti e otteniamo riscontri importanti».

Quali sono le principali novità di questa nona edizione?
Il format del festival è già molto consolidato, ma al suo interno le proposte cambiano molto di anno in anno. In particolare, in questa nona edizione abbiamo come ospiti stranieri due poeti autorevoli come il tedesco Durs Grünbein e l’inglese Tony Harrison e ci onora moltissimo poterli presentare al nostro pubblico. Inoltre, la poesia tedesca avrà un ruolo da protagonista, visto che saranno con noi anche due autrici berlinesi, Marion Poschmann e Ann Cotten, accompagnate da una bravissima studiosa di poesia e traduttrice dall’italiano, Theresia Prammer. Poi, insieme alla consolidata compresenza di incontri con poeti stranieri e italiani di alto livello e spettacoli con noti interpreti, quest’anno si è allargato lo spazio riservato a bambini e ragazzi, con una proposta più ampia e di grande qualità.

Dal primo anno ad oggi, la vocazione inclusiva del festival è sempre rimasta la stessa. Il pubblico è trasversale, sia per quanto riguarda l’anagrafe che per quanto riguarda gli interessi…
Abbiamo sicuramente notato una crescita sempre più forte degli incontri con i poeti, e questo ci conforta sul funzionamento della formula mista tra incontri letterari e momenti in cui la poesia va in scena con il contributo sempre prezioso di attori, musicisti e artisti che contribuiscono a rendere accessibile, interessante e bella la manifestazione.

L’esperienza del concorso Under 29, riservato agli inediti di giovani autori e che quest’anno ha visto una partecipazione davvero altissima, con 434 iscritti e più di 1.100 poesie inviate, ci dice chiaramente che i giovani che scrivono poesia sono tanti.
Sì, e lo fanno in modi diversi e con intenzioni differenti: la giuria ha riconosciuto voci in via di maturazione, con un retroterra di letture e riflessioni riscontrabili, altre voci promettenti ma bisognose di lavoro, e tanta scrittura spontanea, che non chiede altro che essere espressione di chi la fa. Certamente emerge un filo rosso neanche troppo sottile dai componimenti, cioè la difficoltà di stare in un mondo percepito come ostile. Come direttrice di un festival di poesia, auspico che a questi giovani possano dischiudersi tutte le meraviglie di questo genere letterario.

poesE a proposito di giovani poeti, abbiamo incontrato due ospiti della rassegna “Anteprima” di quest’anno a cui abbiamo chiesto cosa ne pensano di questa manifestazione che si sta ritagliando uno spazio importante nel panorama dei festival italiani
«Sono convinto che, nel mondo di oggi, non solo sia necessario impegnarsi nel lavoro personale di creazione, ma si sia in qualche modo costretti ad un lavoro militante, sul territorio, di diffusione della cultura – afferma Tommaso Di Dio, classe 1982, scrittore, si occupa di poesia e di teatro non solo dal punto di vista della scrittura, ma anche in figura di organizzatore culturale, impegnato, insieme alla poetessa Alessandra Frison, nella diffusione della poesia dei più giovani -. Sempre più la possibilità di avere un’esperienza di confronto diretto con l’arte (sia essa poetica o no) sta scomparendo, divorata dalle logiche del mercato dilagante che riducono il fatto culturale a ciò che si può vendere, a ciò che soltanto può – secondo il canone dittatoriale del consumismo – trovare una facile e immediata diffusione. Si staglia così una nuova forma di povertà, tutt’altro che virtuosa, sempre più diffusa e sempre più depauperante: ogni cosa che non è riducibile non trova spazio nell’informazione e, dunque, nelle reali possibilità di incontro di chi vive la vita di tutti i giorni. Il lavoro che svolgono i festival di poesia e di letteratura (e in particolare il “Poesia festival” di Modena) è a questo proposito di notevole importanza. Essi cercano di riportare alla presenza del territorio una miriade di esperienze (nazionali e internazionali) che non trovano altri mezzi per essere diffuse e incontrate: essi sono occasioni, in senso forte, attraverso le quali chi vive in un luogo può prendere coscienza delle possibilità di espressione della vita che, altrimenti, le sarebbero per sempre precluse. Sono una ricchezza, di cui, sempre più, stiamo dimenticando la necessità».

«Da anni seguivo le iniziative del Poesia Festival, partecipando (in un paio d’occasioni) anche al concorso giovanile. Quest’anno, complice un amico e giovane poeta di vaglia come Marco Bini, per la prima volta siederò dall’altra parte del tavolo» ci racconta Massimiliano Aravecchia, classe 1983, l’unico giovane poeta modenese ospite della rassegna “Anteprima”, che il 18 settembre a Spilamberto presenterà “La Valigia e il nome”, il suo primo libro, uscito per l’editrice “L’Arcolaio” nel novembre 2012 – Per l’Anteprima del Festival sono passate negli ultimi anni alcune delle voci più interessanti della giovane poesia italiana; il pensiero di farne parte anch’io mi fa – come si suol dire – tremar le vene ai polsi. Tanto più che si tratta della prima uscita pubblica de “La Valigia e il nome”, librino che mi ha già procurato alcune piacevoli attenzioni (menzione di merito al premio Marazza 2013, finalista al Camaiore “Nuova Proposta” e menzione al premio “Montano” della rivista Anterem). I criteri anagrafici o quelli geografici hanno sempre avuto ai miei occhi un peso risibile ed il fatto di essere l’unico giovane modenese di questa “Anteprima” poetica non mi provoca particolari emozioni; il Poesia Festival – prosegue Aravecchia – rappresenta del resto un luogo in cui diverse lingue poetiche si mescolano fecondamente. Mi pare anzi che questi pochi giorni di poesia ed eventi che ormai da anni contraddistinguono questa parte di provincia realizzino così un luogo in cui – citando alla meglio un’ottava di Emilio Rentocchini – “nessuno può sentirsi forestiero”.

 

Poesia, esci dalla camera e vai in piazza

“La poesia è un luogo dove si custodisce il linguaggio, che è strumento di conoscenza ma anche di potere, chiave di lettura delle cose ma anche grimaldello per modificare la realtà” ci racconta Stefano Serri, una bella penna di Fiorano Modenese, autore, tra gli altri, della recente raccolta in versi Nonostante la fine del mondo. Poesie tra le crepe dell’Emilia (Edizioni Kolibris, 2013). Abbiamo fatto con lui una chiacchierata in vista della nona edizione del Poesia Festival, dal 19 al 22 settembre. 

I giovani poeti, che sono tanti, trovano nella poesia “un luogo sacro” dove custodire le speranze della nuova generazione?
La poesia è un luogo dove si custodisce il linguaggio, che è strumento di conoscenza ma anche di potere, chiave di lettura delle cose ma anche grimaldello per modificare la realtà. A volte la poesia deve inquietare il linguaggio, togliere un po’ di fede per far crescere la speranza; altre volte deve aiutare a credere che nelle parole possiamo avere uno strumento di felicità. Leggendo i poeti di ieri e di oggi, scrivendo poesie (per i lettori di oggi e di domani), possiamo rendere sacro il luogo dove viviamo quotidianamente, grazie a una visione nuova di parole a volte logorate. Ma non dimentichiamo che “rendere sacro” si può tradurre con “sacri-ficio”.

La poesia può essere un buon antidoto al circostante che spesso ci delude, uno stimolo per guardarsi intorno con più entusiasmo e meno avvilimento?
La poesia, come le lacrime, rende gli occhi belli, ma lo fa con la verità e la felicità. È la pista per allenarsi (più maratoneti che centometristi) a uno sguardo consapevole. Influisce concretamente sulla realtà quotidiana sapere che la propria lingua (quella che si usa per nominare le cose, le persone, le esperienze) ha un potenziale enorme dentro, fatto di storia, musica, incontri. Ma non saprei dire se è la poesia che genera l’entusiasmo e la fede nella bellezza o viceversa. E non bisogna dimenticare che, ai margini del linguaggio, c’è una zona di indicibile che genera inquietudine e umiltà.

Cos’è per te la poesia?
Ci sono talmente tante belle poesie attorno (su pagina, nei dialoghi e negli incontri quotidiani) che se dessi una definizione domani una nuova poesia me la renderebbe inutile. Ma siccome non posso non rispondere, allora dico che la poesia è accorgersi della sempre nuova poesia.

Cosa troviamo dentro la tua ultima raccolta Nonostante la fine del mondo. Poesie tra le crepe dell’Emilia?
Dentro a questo libro (nato grazie all’attenzione e all’entusiasmo di Chiara De Luca) trovate una passeggiata lunga un anno tra le terre dell’Emilia. Di stagione in stagione, tra la città, la collina e le montagne, percorro alcune strade e alcuni sentieri, immerso nella mia storia personale senza voltarmi di fronte alla storia collettiva. L’esperienza del terremoto qui non è registrata come in un reportage, né domina il tono disperato o tragico. Infatti, la parola più importante del titolo, e che apre anche il libro, è “nonostante”.

Cosa ne pensi del “Poesia Festival”, ormai alle porte, evento che nato in una piccola provincia ogni anno attira parecchi visitatori e che sicuramente per i poeti emergenti rappresenta una grande occasione sia per farsi conoscere che per conoscere?
Ho avuto modo, grazie all’interessamento di Marco Bini, di partecipare un anno come autore, ma il mio interesse per il Festival è nato e continua in qualità di pubblico. Ci sono tanti festival letterari, non sono in grado di farne la classifica per valore, meriti, efficacia. So solo che in questi anni grazie al Poesia Festival ho potuto ascoltare voci di poeti da tutto il mondo. Ricordo in particolare una lettura di Mariangela Gualtieri alla Rocca di Vignola e una lezione di Viviane Lamarque. Molti di questi incontri sono stati motivo per nuove letture e nuove scritture, ma anche per ripensamenti sul valore “pubblico” (se non etico) della poesia. A un certo punto, la pagina deve uscire dalla camera e trovarsi bene in piazza. O in strada. O in osteria. Questo il Festival riesce a farlo bene.

Nel panorama della produzione poetica locale, puoi segnalare qualche voce particolarmente interessante?
La nostra terra è ricca di poeti e scrittori. Mi piace ricordare Nadia Cavalera, modenese d’adozione. Non esprimo giudizi di valore sulle sue numerose opere, ma apprezzo la coerenza del suo percorso poetico, la tensione sperimentale, a volte provocatoria, e l’attenzione per il linguaggio e la sua dimensione storica.

Perché scrivere poesie nel 2013?
C’è un anno in cui non ha avuto senso scrivere poesie? Finché c’è lingua, c’è poesia.

(Immagine in evidenza: josemanuelerre via photopin cc)