Angaangaq, Billy Jean, Freddy Mercury e va tutto bene madamalamarchesa!

Sono appena tornata da un viaggio con le mie due figliole. Dopo il rito delle elezioni politiche, sentendomi sicura di aver fatto il mio dovere di cittadina e di aver contribuito a dare un governo stabile al Paese, sono partita per il deserto del Sahara, così tanto per abituarmi a come sarà il centro di Modena dopo la ristrutturazione di Piazza Roma. Nel Sahara però non ci sono ancora le strisce blu, ma su questo torneremo.
5951683083_7f15fe4bba_bPrima di partire ho portato la mia figlia più piccola, ancora da maritare, all’evento culturale modenese dell’anno: l’incontro al Forum Monzani con gli specialisti di cure alternative, rigenerazione spirituale ed energia mentale. La mia bambina cercava un filtro d’amore per fare innamorare un tale modenese che dicono guadagni 820.000 euro all’anno per dire che tutto va bene (madamalamarchesa). Abbiamo parlato con lo sciamano esquimese Angaangaq che ci ha risposto serafico: «se la avessimo noi quella pozione, con sti paio di igloo che resteremmo al freddo in Groenlandia a fare dei buchi nel ghiaccio…».
Purtroppo tra ossi di caribù, trecce di avena nordica e caraffe magiche, non abbiamo visto lo stand del Comune dove speravamo d’incontrare l’Assessore al Bilancio, occupato con fondi di caffé e zampe di gallina, a far quadrare i conti. Sembra che non gli abbiano accordato il pass in quanto le metodologie utilizzate per redigere l’importante documento, non sono state ancora certificate dai druidi della finanza internazionale… Vedremo se il prossimo anno gli organizzatori chiederanno al responsabile del culto degli antenati aborigeni di mettersi in contatto con il sindaco, per capire cosa bolle nel pentolone.

In ogni caso, di ritorno dal Sahara ho trovato la situazione politica nazionale proprio come me la aspettavo, cioè all'”italiana”. Quel milioncino e più di radical chic, un po’ di destra, molti di sinistra, ma con anche tanti piccoli imprenditori illuminati, che hanno votato all’ultimo momento il Grillo, volendo far parte del 20% degli indignati-super-fighi (cioè, nella vulgata attuale, la parte intelligente e onesta del Paese…!!!!), hanno invece fatto sì che il Movimentone sia asceso al 30% circa, rendendo di fatto ingovernabile il Paese. Bravi! Ottima scelta! Da veri italianissimi che poi adesso si lamentano che manca un punto diPil!
5858858941_9579957aa8_bDa quel momento la situazione si è dipanata come segue: 1) Monti è così contento del suo partito che ha dichiarato di non volerne più essere il leader, perché non ne può più; 2) Bossi e il suo cerchio magico (vedi il Forum Monzani) hanno tirato calci ai Maroni degli altri leghisti e ora pensano di formare un altro partito (già vediamo il titolo: “il partito di Maroni si spacca: si va verso la soluzione di due testicoli indipendenti!); 3) nel Pd ci sono ormai più leader che iscritti e ognuno vuol fare fuori gli altri; 4) i grillini, tra una gita sui colli e l’altra (“s’annamo a divertì, nannì, nannì!”) fanno le quirinarie e i nomi che ne escono sono quanto di più vecchio, omologato, convenzionale e banale possa esistere (mancano solo il “Che”, Freddy Mercury e la Marylin, poi siamo al completo!). L’unico che fila dritto, non avendo problemi di partito (che non c’è) e di democrazia interna, è il solito Cav. che, tra un processo e l’altro, continua a rapprersentare al meglio ciò che l’italia davvero è: Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!
In pratica il risultato sarà il seguente. Nuove elezioni a Giugno dove gli italiani si ricompatteranno su due grandi coalizioni, esattamente la situazione disastrosa per cui era stato necessario chiamare il tedesco Monti al capezzale. Abbiamo fatto il giro dell’oca e ora torniamo al punto di partenza!!! Questa volta però ci manderanno direttamente l’esercito teutonico a risolvere il problema.

Nel Paesello invece non succede proprio nulla, sempre le solite tre cose. Le piscine Dogali vengono date in gestione sempre agli stessi e gli altri si arrabbiano, però poi dicono che se anche vincono non le gestiscono loro (non svegliare il can che dorme!); c’è chi dice che i reati sono diminuiti, ma stranamente sono aumentate drammaticamente le rapine e i furti (va tutto bene… madamalamarchesa!); il Comune per far finta di essere ancora comunista (adesso si dice liberalsocialdemocratico) si inventa una Fondazione dove mettere dentro gli educatori dei nidi, ma solo per pagarli meno; la società che gestisce i parcheggi toglie un po’ di strisce bianche e le sostituisce con le blu, ma sempre più strette! Adesso per parcheggiare bisogna fare un corso all’autodromo di Maranello. Stranamente a questa stessa società va anche il 10% delle multe.

MJ1In conclusione solo due piccoli consigli. 1) Invece che fare le strisce blu e bianche con i parchimetri, fate delle strisce arcobaleno! Uno parcheggia poi quando torna scopre quale era il colore. Se era bianco, non paga; se era blu, paga anche una bella multa. Al sistema potreste collegare una specie di Lotteria Modena, e il 6 di gennaio fare una estrazione. Chi vince fa una settimana di vancanza da Longagnani a istruirsi. 2) Poiché si va verso la pedonalizzazione del centro strorico, perché non approffittarne? Io direi di pavimentare tutto il centro con dei rettangoli che si illuminano e si spengono a caso, come nel video “Billy Jean” di Michael Jackson (vi ricordate?). I pedoni camminano, poi a un certo punto scatta una sirena e tutti si devono fermare (tipo Uno, due, tre stella!): se siete su un cubo illuminato pagate una multina (1 euro) se invece siete su un cubo spento, potete proseguire.

I voti del dopo partita

Come ogni buona redazione sportiva, proponiamo i voti del match elettorale appena concluso davanti a 40 milioni di spettatori in tendenziale calo.

PD/Bersani: voto 2. Perde il 28,55% dei voti che prese nel 2008 e tutti se ne accorgono! Bersani ha vinto lʼunica sfida che doveva perdere, quella contro Renzi. Poi, distratto dalla questione MdP ha smesso di occuparsi della campagna elettorale. Ha perso contro un partito in ritirata guidato da un anziano signore che aveva già portato le lenzuola e il guanciale in Malindi per svernare. Eʼ lʼalleato oggettivo di Berlusconi. Se c’è lui, l’altro vince.
Nome in codice: Viavaʼ(o vaʼ via), lo smacchiatore smacchiato.

PDL/Berlusconi: voto 10 (per lui…per gli italiani vedremo). Perde il 46,20% dei voti che prese nel 2008, ma fa credere di aver vinto! Prima con Briatore accarezza il “sciogno” di trasferire il suo caravanserraglio in Africa: The Lion in the Sun. Poi visto lʼharakiri del Pd alle primarie, si frega le mani e “scende in campo, di nuovo”. Gode del vantaggio di avere tutti i giornalisti a suo favore, soprattutto gli intellettuloidi di sinistra, reduci degli anni Settanta a cui ha dato il latte contrent’anni di Tv situazionista (questi signori, invece che spiegare criticamente la situazione reale, hanno buttato tutto in vacca facendo delle elezioni uno spettacolo da idioti. Complimenti: voto 10 e Lode).
Alla fine il Berlusca è così stanco che, ripetendo a macchinetta le sue famose “promesse“, comincia a lacrimare come le statue della Madonna negli anni ruggenti del dopo guerra. Eʼ human stain.
Nome in codice: l’uomo del “scendo, faccio e vengo”.

Lega Nord/Maroni: voto 1. Perde il 54,04% dei voti del 2008, praticamente un elettore su due gli dà un calcio là dove il cognome gli ha indicato un destino certo. Gestisce il “dopo Bossi” come un becchino timido, ghiacciato e con le mani sudate. Adesso governerà la Lombardia che passa dal “celeste” al “marrone” facendo presagire “strascichi” maleodoranti. Impalpabile (nel senso dei Maroni).
Nome in codice: Marron glacé.

UDC/ Casini: voto 0. Perde il 70,33% dei voti del 2008. Gigante! In un colpo solo riesce a non far vincere Monti e a perdere la dote di voti che in ventʼanni aveva conservato come una reliquia (che gli si è sciolta in mano). Lʼunica volta che si sacrifica per una buona idea, perde.
Nome in codice: il donatore untore.

Scelta civica/Monti: voto 3. Si suicida subito sperando di far ragionare gli italiani. Poi arriva lʼamericano di turno e gli piazza in braccio un cane preso a noleggio. Ne risulta una immagine del tipo “festa di compleanno di un generale tedesco, con torta a base di stoccafisso e brindisi con un cappuccino freddo, per poi andare a fare due salti in seminario”. Totalmente inadatto allo show che gli intellettuali di sinistra hanno montato. Non hanno neanche avuto il coraggio di mandarlo da Santoro, ma solo dalla Daria… ce lo ha reso simpatico come lʼesattore di Equitalia che bussa alla porta la domenica mattina…
Nome in codice: Lurch, il maggiordomo della famiglia Addams, conosciuto anche per la sua famosa frase: “Chiamatoooo” (dalla Merkel).

Fermare il declino/Giannino: voto 0 (o 10, dipende dai punti di vista).
And the Oscar goes to… Gianni(zecchi)no(dʼoro). Il nome dato al partito, alla fine, era la previsione allarmata del risultato del voto. Il declino, però, è inarrestabile.
Nome in codice: Transfromers “Re.booted“.

Rivoluzione civica/Ingroia: voto 0 (o 10, dipende dai punti di vista). Vorrebbe andare “a manetta”, ma rimane lui “ingabbiato” dagli italiani che mostrano maggiore senso della realtà.
Nome in codice: Ingoia (amaro).

Fratelli dʼitalia/Crosetto-Meloni-La Russa: voto 8. Li hanno votati davvero i fratelli e i cugini. Coerenza massima. Tanto di cappello. Nemesi finali: “con il culo che ti voto…!”
Nome in codice: Fratelli unici.

Sel/Vendola: voto 1. Per commentare il suo 3% ci mette 45 minuti senza che nessuno capisca cosa dice. Eʼ la caricatura della caricatura che faceva Guzzanti di Bertinotti.
Nome in codice: avendola… (ne farei buon uso).

Movimento 5 stelle/Grillo: voto 10. La “G force” porta un italiano su 4 a trovare il suo “Punto G”. Operazione di grande portata erotica, ma come tutti sanno difficile da ripetere. Dopo quello che i politici hanno fatto agli italiani, trovare uno che li mandatuttiaffareinc… è trovare la pietra filosofale. Se passasse per Città del vaticano lo eleggerebbero subito. Il popolo italico, da sempre pre e post democratico, si butta a capofitto nell’orgasmo collettivo. Adesso però, svegliati, con la luce accesa e preso il caffè della mattina, comincia la routine del matrimonio… e agli italiani e alle italiane piace di più l’amante, da sempre.
Nome in codice: Mago G….chiudi gli occhi e apri la bocca! (oh my gosh…ma vi rendete conto!)

ps: un grazie particolarissimo va a Fini e a Di Pietro. Davvero grazie ragazzi…ci mancherete tanto!

Lo scenario del dopo partita. I giochi sono fatti, i due baby, B1 e B2, si alleeranno per il bene dell’Italia, facendo un governo di scopo (il termine, cambiando la pronuncia della “o”, dà una idea di fregatura, come di qualcuno che prova a fotterti). Lo scopo è quello di tornare a fare quello che gli pare, come al solito, lavando un po’ di panni sporchi di qua e un poʼ di laʼ (una via dʼuscita decente per un poʼ di polvere da mettere sotto il tappeto).
Decisioni fondamentali nella prima settimana di Governo: 1) legge sul conflitto di interessi – sono gli italiani ad avere un enorme conflitto di interesse. Votano per i propri interessi, mentre gli unici che contano sono quelli delle cricche partitocratiche. Di conseguenza: 2) riforma della legge elettorale: possono essere votati solo partiti che comincino con la lettera P.

Breaking news: dimissioni dell’Assessore Sitta
Sono attese in città almeno 200.000 persone per lʼultimo saluto dellʼAssessore: si prevedono problemi per i parcheggi.
Lʼassessore, uomo del fare (ce nʼè un sacco e una sporta in Italia), ha lasciato perché gli hanno offerto una importante opportunità professionale. Un poʼ come dire che se domani a Bersani offrissero una pompa di benzina, lascerebbe il partito… in ogni caso la cittadinanza ringrazia la Coop Legno di Castelvetro che ha sedotto l’ex-assessore. Qualcuno spiffera che nel passato la frequentasse per il servizio di barba e capelli.

Ps: anche Giuseppe Boschini, Segretario cittadino del Pd, lascia l’incarico in quanto chiamato a salire sul Monte (speriamo per lui non quello dei Paschi!), ma assicura che si dedicherà alla Città ancora di più con preghiere e meditazioni.
Vuoi vedere che il Papa fa tendenza?

Tu quis es? respondit: Ego sum vox clamantis in eremo

monti-cane_258Cani che vanno… donne che vengono (quante volte?)
Qualche giorno fa, per rendere lʼalgido candidato M. più simpatico a noi esseri umani, una nota giornalista ha pensato (bene?) di proporgli di adottare un cane. Il poverino (nel senso del cane) era stato preso a noleggio da un negozio di animali, con lʼidea di restituirlo finita la trasmissione. Ma il candidato M., con grande sorpresa dei presenti, lo ha guardato, si è commosso e ha deciso di ospitarlo a casa sua! Che tenerezza, che empatia, che leadership!
Nelle stesse ore, per rendere lʼestroso candidato B. più simpatico a quelle canaglie degli elettori, la dipendente di una ditta “verde” gli ha offerto di firmare un contratto per un impianto di energia rinnovabile. Anche il candidato B., nello stupore generale, ha guardato la ragazza, si è commosso, lʼha fatta girare di spalle e ha deciso di ospitarla a casa sua! E poi non veniteci a dire che non esistono più i cavalieri di una volta!

Il garage degli Hobbit
LʼAssessore Giacobazzi, con cristallina razionalità, giudica il conto dellʼImu troppo alto a causa delle aliquote, delle rendite catastali e delle dimensioni degli appartamenti. Da qui la genialata: a Modena ci sono alloggi più grandi degli effettivi bisogni attuali: «La vecchia tipologia di appartamento con cucina, tinello, sala e camere da letto non esiste più. Le coppie hanno pochi figli, il salotto è superfluo. casa puffoEcco perché nel Psc abbiamo introdotto criteri di costruzione e di riqualificazione orientati ad alloggi più piccoli: circa 1,3 per ogni appartamento vecchio». Un suggerimento. Si potrebbe arrivare a 1,5/1,6, togliendo: 1) la camere da letto (costringendo le coppie a fare lʼamore in piedi in modo da ridurre ancora le nascite… e per togliere ogni possibile desiderio, bisognerebbe abolire anche le cucine… da sempre luoghi di perdizione); 2) il bagno che può essere sostituito da una finestra, ad altezza ginocchia, che dà sul cortile interno. Avremmo così appartamenti con una sola sala che poi potrebbe diventare anche il garage, andando a risolvere il problema del parcheggio. Dormire in macchina nel proprio appartamento… questo il nuovo modello urbanistico per il paesello!

Tacchi, aperitivi e docce
La proprietaria di una famosa boutique del Centro si lancia nella audace descrizione della donna modenese moderna: «È una donna dinamica che esce la mattina per portare a scuola i bimbi, va al lavoro ed è già pronta per l’aperitivo senza cambiarsi d’abito… La nostra donna indossa indistintamente il tacco 10 o le sneakers Golden Goose. Il concetto è quello di essere pronte in ogni occasione». Attenzione a non dimenticare i bimbi a scuola mentre si prende lʼaperitivo e a non inciampare dopo aver indossato nel piede destro il tacco e nel sinistro la scarpa bassa. Quanto ad essere pronte in ogni occasione… si consiglia un passaggio a casa per una veloce doccia… Adesso aspettiamo anche il lancio dellʼuomo modenese per i prossimi 5 anni: esce la mattina per andare allʼuffico di collocamento ed è già pronto per un cartone di tavernello in tarda mattinata, così senza neanche cambiarsi le mutande di una settimana… indossa una sola ciabatta e, anche lui, avrebbe bisogno di una doccia alla Caritas.

papa-ratzinger-londra…vires meas ingravescente aetate non aptas
Lʼaltra sera, tornando a casa dopo un bellʼaperitivo con le amiche e dopo aver recuperato le mie figlie allʼasilo (che mi ero dimenticata), mi arriva una telefonata molto concitata da una collega. La linea è pessima, mezza tacca… riesco solo a sentire: «Vera…Vera… Ma la sai la notizia!……(rumori di sfondo…, linea molto disturbata) Il S…. .a…si è dimesso, si è dimesso!!! (interferenze…)…hai capito…non ce la fa più… rinuncia….a Roma!!! è una notizia bomba! Cambierà la storia!». Poi cade la linea lasciandomi nellʼangoscia.
Torno a casa con il cuore in gola e con una sensazione di profondo smarrimento e disorientamento morale… Vuoi vedere che si è dimesso lʼassessore Sitta? Vuoi vedere che sʼè stufato di prendersi gli accidenti dei modenesi e ha rinunciato a risistemare piazza Roma? Accendo la TV e la verità mi colpisce come un diretto al mento… si è solo dimesso il (S)anto P(a)dre! E poi hanno il coraggio di dire “Non praevalebunt”… ma va là… prevalgono semper!

Booth o Boot?
Il candidato G., pur avendo preso lezioni di inglese, deve aver confuso la University of Chicago – Booth School of Business con il più prosaico nome boot che vuol dire “scarpa”, da cui il verbo to boot che il pratica vuol dire “essere cacciati con un bel calcio nel culo”. Mai fraintendimento linguistico fu più tragicomico. Poteva essere battuto solo nel caso (ma si tratta solo di una fantasiosa ipotesi) che un genio avesse raccontato di aver partecipato, sotto pseudonimo, allo Zecchino dʼOro, per poi scoprire che era vero. Ma non è possibile una roba del genere, non stiamo mica parlando di persone con problemi di quel tipo! è gente che si presenta per una carica pubblica, mica quaquaraqua qualunque!Oscar-Giannino-in-Milan

R.i.p. (Restituisco Imu, prometto)
Il candidato B., con grande fiuto elettorale, apre il suo mercato di voti mandando lettera di restituzione dellʼImu anche ai morti. I pensionati sʼincazzano pensando ad un malaugurio, i parenti invece si presentano per incassare il rimborso, giustificando i cari estinti per sopraggiunte complicazioni dellʼultima ora.

…Sarebbe terribile se fosse così… e infatti lo è davvero!
Roberto Saviano sulla rinuncia del Papa: «Mi dispiacerebbe se queste dimissioni, rese pubbliche ora e non dopo la formazione di un governo, fossero strategiche per la campagna elettorale: mostrare la fragilità della Chiesa per chiedere compattezza al voto cattolico. Sarebbe terribile se fosse così». Non saprei cosa aggiungere a tale altissima intuizione che lascia trasparire grande capacità di analisi politica e non solo… spiegate però al genio che se il Papa doveva aspettare la formazione del prossimo governo italiano per rinunciare, forse doveva cominciare a pensare allʼimbalsamazione.

Stiamo male!

Presidente, chi ha vinto?
Hanno vinto coloro che stanno male e che non si sentono rappresentati da questo sistema. Il 25% è rappresentato da coloro che non sono andati a votare, partito tendenzialmente in crescita di chi che ha perso completamente la fiducia, e l’altro 25% è il partito di Beppe Grillo.

In che senso ha vinto il partito di coloro che stanno male? E’ vero che tutti hanno esperienza diretta della crisi, ma è anche vero che c’è gente che è andata a votare l’ex premier Silvio Berlusconi, quello che – per essere benevoli – non è riuscito a traghettare l’Italia fuori dalla crisi, anzi l’ha lasciata in condizioni peggiori.
Il malessere c’è nella gente che non ha lavoro, fatica a pagare i mutui e le tasse, ma soprattutto nelle persone che in questa situazione vedono i propri rappresentanti politici inefficaci, lenti nelle decisioni, che usano risorse pubbliche in maniera impropria, ma anche che hanno comportamenti e stili di vita lontani da quelli della gente comune. Per questo non credono più in niente e hanno deciso che tanto con il voto non cambia niente. Poi c’è chi si è affidato a chi ha promesso un cambiamento radicale come Grillo: “mandiamo a casa quelli che se ne approfittano, e quelli che ci hanno condotti in questa situazione”.

Perché la gente non ha votato il Partito democratico? Che cosa è mancato al PD per essere scelto come partito su cui puntare?
Purtroppo è mancata una proposta che apparisse convincente agli occhi degli elettori.

Le primarie quindi non sono servite a niente?
Sono servite a mobilitare 3,2 milioni di persone che poi sono diventati soltanto 10 milioni al momento delle elezioni. Ciò mi fa dire che non è solo un problema di efficacia della campagna elettorale ma che c’è una forma partito che va modernizzata.

Il PD ha confermato la propria presenza nelle solite regioni come, ad esempio, l’Emilia o la Toscana.
Innanzitutto occorre registrare che anche in queste regioni ha preso piede il cosiddetto partito del malessere.

Forse il buon governo a livello regionale non basta?
Evidentemente non è sufficiente altrimenti anche nelle altre regioni l’opzione sarebbe dovuta andare a chi ha dimostrato di governare bene. C’è da dire che il buon governo è considerato dai più un diritto, una condizione minima da garantire da parte di qualsiasi partito. Va poi considerato l’impatto sull’elettorato delle scelte del governo Monti. Sia in un caso che nell’altro si è sottovalutato il malessere delle persone e la necessità di cambiamento. Vedremo nei prossimi giorni, quando i dati saranno ancora più precisi e si potranno fare paragoni anche con il passato.

Cosa occorre cambiare se si dovesse tornare a votare a breve?
Cambiare i leader e i criteri di selezione della classe dirigente. E riuscire a rappresentare e a dare risposta al malessere che si è presentato.

C’è questo malessere. Adesso chi è in Parlamento – persone elette – cosa devono fare?
Devono assolutamente trovare il modo di rappresentare questo malessere. Garantire la stabilità necessaria a fare le riforme che negli ultimi anni sono state lasciate nel cassetto. Fare bene e soprattutto in tempi rapidi. Essere credibili nei propri comportamenti e stili di vita.

Cittadini e politica? Chiedo aiuto all’angelo

candidatiSono in mezzo ad una cinquantina di giovani di 18-19 anni. Hanno avuto la cortesia di chiamarmi a parlare di partecipazione politica e accesso al lavoro. Ho qualche timore su cosa dire. Coi giovani non si scherza, bisogna essere pratici e colpire il loro interesse anche solo per un secondo. Penso tra me e me: com’è difficile il compito del genitore. Ma partecipare alla serata è un modo per mettersi in gioco, per fare un po’ di auto-verifica.

Ad un certo punto chiedo di esprimere un loro giudizio sulle risposte dei cinque leader alla seguente domanda apparsa su La Stampa: Che consiglio darebbe a un liceale che deve scegliere quale percorso universitario intraprendere?  

Berlusconi: «Valutare le proprie capacità e passioni senza guardare solo alle prospettive di impiego. Cercare piccoli lavori e studiare sodo». 

Bersani: «Studiare ciò che lo appassiona. Senza passione non c’è futuro». 

Ingroia: «Di scegliere assecondando il proprio talento, ognuno ha il suo. E di studiare, studiare, studiare». 

Giannino: «Puntare alto. Non scegliere l’università più vicina a casa ma la migliore, non la laurea più facile ma la più utile» 

Monti: «Valutare tra cosa realmente si vuol fare “da grandi” e quali facoltà danno maggiori occasioni di lavoro. Ma mai frenare i propri sogni». 

All’inizio non sanno chi ha dato la risposta e chiedo a loro di attribuirla ad uno dei cinque candidati, di commentarla e di dire se le indicazioni sono di una qualche utilità. Solo alla fine dico a chi appartengono le risposte. Per farla breve risulta che la prima e l’ultima potrebbe averle dette un imprenditore, la seconda un idealista, la terza puzza di dovere, la quarta richiama la meritocrazia. Non male. Continuando la cosa che però mi sorprende, forse non troppo, è che per i presenti le risposte sono generiche, per nulla utili, rappresentano la solita minestra.

Bene e a questo punto io che cosa dico su politica e lavoro? Chiedo l’intervento del mio angelo custode e racconto come passare da semplici tifosi a cittadini attivi in politica e nel lavoro utilizzando la comunicazione on line e quella off line. Alla fine mi dicono che sono stato meno pesante di altri. Non potevo sperare di meglio.

I progetti degli altri eroi / 2

Il percorso di avvicinamento di Note Modenesi alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio prosegue con un’intervista all’uomo che più di tutti incarna i valori del centro-destra a Modena.

Si tratta di Carlo Giovanardi, terzo nella lista PDL al Senato in Emilia-Romagna,  alla sua settima legislatura in oltre vent’anni tra Camera (deputato con DC, CCD e UDC) e Senato (tra le fila del PDL).

Una volta eletto, quale nuova legge vorrebbe proporre in Parlamento? A quale proposta di legge vorrebbe lavorare direttamente?

Introdurre finalmente nell’ordinamento il cosiddetto Fattore famiglia, cioè parametrare il carico familiare a seconda del numero dei figli da mantenere. Ricordo che nella mia qualità di sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per le politiche familiari del Governo Berlusconi, avevo introdotto nel Piano nazionale della famiglia questo progetto, cancellato poi, purtroppo, dal Governo Monti.

Da neo-parlamentare, quale legge vorrebbe vedere abrogata?

Non c’è dubbio che vada abrogata l’IMU sulla prima casa, che è un bene fondamentale per la famiglia.

Come ha recentemente spiegato la Banca d’Italia in un suo bollettino, la metà più povera delle famiglie italiane detiene il 9,4% della ricchezza totale, mentre il 10% più ricco detiene il 45,9% della ricchezza complessiva. A suo parere, quali misure il Parlamento potrebbe adottare nei prossimi mesi per rendere più equo il sistema della redistribuzione dei redditi?

Vorrei citare un personaggio politico oggi di gran moda, ovvero Abramo Lincon, che nel suo decalogo, contrariamente a quanto avrebbero predicato tutti i marxisti del mondo, scriveva che è totalmente sbagliato colpire i ricchi per aiutare i poveri. Fermo restando che il nostro, giustamente, è un sistema di tassazione progressivo, dove  chi più guadagna più deve pagare, il vero problema del nostro paese è quello di aumentare la ricchezza da distribuire.

Purtroppo questo problema fatica a trovare una soluzione in un paese come il nostro, dove le grandi infrastrutture come la Tav vengono boicottate, la magistratura vuole chiudere l’Ilva lasciando a casa 20.000 operai, con i referendum si dice no al nucleare, le regioni si oppongono allo stoccaggio del gas e alle stazioni del petrolio, i rifiuti  invece di essere bruciati  vengono mandati con treni speciali in Germania dove vengono trasformati in energia a nostre spese, gli animalisti contestano gli allevamenti con lo slogan liberi tutti e altre situazioni del genere.

 Quali alleanze devono (o possono) essere fatte dal PDL, dopo l’entrata in politica del premier “tecnico”?

Il Pdl e la coalizione di centro-destra si presentano agli elettori, così come accade in tutti i paesi democratici del mondo per  vincere le elezioni in alternativa al suo maggior concorrente, che è la coalizione di centro-sinistra guidata  da Bersani.

Saremo ancora tartassati?

Tra Stabilità e promesse, ecco come cambieranno i conti delle famiglie modenesi

Consumi in calo e famiglie costrette a fare sempre maggiore attenzione alle spese. La fotografia scattata dall’Istat la settimana scorsa mostra una contrazione del potere di acquisto delle famiglie consumatrici (reddito disponibile in termini reali) del 4,4%nel terzo trimestre del 2012 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente,

Saremo ancora tartassati?tenuto conto dell’inflazione. Un dato che si lega a quello della spesa delle famiglie per consumi finali: -2,2 %.

Questi dati Istat si inseriscono in uno scenario già a tinte cupe, con la Coldiretti che parla del taglio della spesa alimentare per sei italiani su dieci come effetto del crollo del potere d’acquisto e con l’Unione Europea che nel suo rapporto annuale sull’occupazione e gli sviluppi sociali degli stati membri descrive l’Italia come “non lontana dalla trappola della povertà di massa”.

Fin qui i dati storici, ma come cambieranno i conti nel 2013? Che siano tempi duri per le famiglie non è più una notizia, ma la legge di Stabilità, ultima manovra del governo Monti approvata poco prima di Natale, ha voluto dare ossigeno ai nuclei familiari più numerosi, introducendo un aumento delle detrazioni Irpef per i figli a carico. Per genitori con figli di età pari o superiore a tre anni le detrazioni passano da 800 a 950 euro, da 900 a 1.220 euro per quelli con figli di meno di tre anni, mentre aumenta anche il maggiore importo spettante per i figli portatori di handicap, che sale da 220 a 400 euro.

In ogni campagna elettorale la promessa di abbassare le tasse è all’ordine del giorno, ma dopo un anno come il 2012, decisamente orribile in tema di imposte, la speranza di trovare nel 2013 uno Stato meno esoso è viva soprattutto nelle famiglie. Le proiezioni, tuttavia, dicono che la speranza rimarrà tale. Un recente studio della Cgia di Mestre, in collaborazione con il “CorrierEconomia”, ha stimato che un lavoratore quadro con moglie e figlio a carico, che nel 2013 guadagnerà 47.925 euro lordi, pagherà 22.859 euro tra imposte sul reddito e sui consumi, 439 euro in più rispetto allo scorso anno. Va un po’ meglio ad un operaio con moglie e figlio a carico, con stipendio lordo pari a 24.004 euro. Nel 2013 questo lavoratore pagherà allo Stato 9.188 euro, 124 euro più del 2012.

E il rilancio dei consumi? Per questo la palla passa al nuovo governo, quello che uscirà dalle urne il prossimo 25 febbraio. In tema di Iva, la legge di Stabilità ha ridimensionato gli aumenti prospettati. Dal mese di luglio l’aliquota ordinaria passerà dal 21 al 22%, mentre resteranno invariate la ridotta (10%) e la super ridotta (4%). Il punto percentuale in più non è andato giù a Federconsumatori, che per l’anno appena cominciato ha previsto un aumento dei prezzi di 1.490 euro a famiglia, auspicando che «chi sarà chiamato a governare, come primo provvedimento, abolisca l’ulteriore aumento dell’Iva da luglio, che avrebbe effetti catastrofici su una situazione già fortemente critica per le famiglie e per l’intero Paese». E ad aprile arriva la Tares, la nuova tassa comunale su rifiuti e servizi, che, sempre secondo la Cgia di Mestre, stangherà gli imprenditori (+1.133 euro sui capannoni) più che le famiglie (+73 euro per le abitazioni).

Per tutti, qualsiasi sia l’esito elettorale, l’augurio di un 2013 più “leggero” e il consiglio di tenere comunque la calcolatrice a portata di mano.

(foto Identity Photogr@phy rielaborata dall’originale)

Saremo ancora tartassati?

C’è spread e spread

Mentre lo spread economico, che misura il divario tra Btp e Bund, continua fortunatamente la sua lenta discesa verso l’ormai nota “soglia Monti” (287 punti), indicando in questo modo un miglioramento della situazione economico-finanziaria nazionale e lasciando così immaginare non si sa quanto certe prospettive positive per l’imminente futuro, lo spread sociale, che misura il differenziale tra ricchi e poveri, aumenta inesorabilmente e sempre più, mostrando come la distribuzione del reddito in Italia sia sempre più ingiusta e iniqua.

Se la riduzione dello spread economico rende tutti più felici e sereni, instillando in ciascuno di noi ipotetiche briciole di speranza e ottimismo, è strano notare come sia caduto nel vuoto il recente e accorato appello del Papa a non rassegnarsi all’aumento dello “spread del benessere sociale” e a contrastare le “crescenti differenze fra pochi, sempre più ricchi, e molti, irrimediabilmente più poveri” (Benedetto XVI, 07/01/2013, Discorso al Corpo diplomatico presso la Santa Sede).

Scopriamo, se ci pensiamo bene, che lo spread economico attira la nostra attenzione più di quello sociale; che la fluttuazione dello spread economico ci mette più ansia della movimentazione di quello sociale; che i dati relativi allo spread sociale li conosciamo meno di quelli relativi allo spread economico.

Scopriamo, in altri termini, che lo spread economico e quello sociale diventano indicatori del nostro sistema di valori, andando a misurare il nostro investimento affettivo e il nostro interesse nei confronti di noi stessi (spread economico) e degli altri (spread sociale).

Scopriamo, insomma, che c’è spread e spread.

Il disagio della democrazia

Quella che si sta verificando in questo periodo storico è una manifestazione di vuoto politico, di collasso della politica sia a livello istituzionale sia a livello partitico, che non si era mai visto nella storia repubblicana. Intervista al politologo ed editorialista Carlo Galli.

 

Il Governo Monti, pur collocandosi temporalmente durante un processo di svilimento del concetto e del ruolo delle classi dirigenti e dell’’aristocrazia’ del Paese, riscuote tassi di fiducia piuttosto elevati, anche a fronte di un sempre più vistoso distacco di buona parte della popolazione dalla politica. A Carlo Galli, professore di Storia delle dottrine politiche all’Università di Bologna, abbiamo chiesto innanzitutto se questo può essere interpretato come un segno di rilancio del ruolo delle élite nella gestione del Paese e se esiste una qualche continuità nella prassi di affidare il governo in situazioni di emergenza economica a un tecnico come è stato Ciampi e come è Monti (pur nelle rispettive differenze), e la tendenza storica della società italiana a cercare ‘l’uomo forte’ in grado di risolvere una situazione di emergenza.

Il fatto che in passato le élite italiane abbiano abdicato al proprio ruolo direttivo (non certo al privilegio sociale ed economico) lasciando le redini del potere nelle mani di un demagogo populista come Silvio Berlusconi, ha fatto sì che l’Italia sia arrivata vicina al disastro e, come spesso è successo nella storia del nostro Paese, le élite, anche se solo all’ultimo minuto, hanno saputo trovare l’energia per tentare di frenare il treno in corsa. Oggi le élite si trovano in una condizione analoga a quella dei governi che sono succeduti alla fine del regime fascista nel 1943, governi di notabili senza una copertura politico-elettorale ma con la copertura di tutti i partiti al fine di gestire un’emergenza. Dietro al Governo Monti c’è l’impegno di tutte le élite, dalla Chiesa cattolica a Confindustria al sistema delle banche. La spiegazione dell’esistenza stessa del Governo Monti risiede nella debolezza dei partiti che ha fatto sì che fosse indispensabile ricorrere a queste ‘riserve’ delle Repubblica che sono le élite, e chiedere poi ai partiti di ‘essere così cortesi’ da assecondare ciò che le élite decidono.

Élite, che fino a ieri si era disinteressata di politica lasciando il governo nelle mani di Berlusconi, preoccupandosi soltanto di vedere garantiti i propri privilegi e che ora, presa dal panico per i propri interessi e anche per quelli della nazione, si sforza di riportare il Paese in carreggiata. Quella che si sta verificando in questo periodo storico è una manifestazione di vuoto politico, di collasso della politica sia a livello istituzionale sia a livello partitico, che non si era mai visto nella storia repubblicana. La crisi dei partiti non nasce solo da questo livello sistemico – cioè dal fatto che i partiti sono costretti a formare coalizioni eterogenee – ma anche dal fatto che i partiti godono di un universale, diffuso, solidissimo discredito presso i cittadini, alimentato dalla continua quantità di scandali continuamente emergenti che li ha delegittimati agli occhi dell’opinione pubblica.

Dire che Monti è ‘l’uomo forte’ non è corretto, perché lui è stato chiamato a governare, non si è autoimposto, e vuole mettere in campo unicamente le sue capacità tecnico-operative che non hanno niente a che vedere con le capacità politiche.

Se è vero che l’indignazione può essere considerata come segno di attenzione e di presenza della società civile, è anche vero che essa, nella maggior parte delle volte, sfocia semplicemente in rabbia fine a se stessa. Cosa si è rotto? Se prima erano i partiti a canalizzare la rabbia della gente trasformandola in forza sociale, ora chi ci pensa?

I cittadini in un regime democratico non dovrebbero aver bisogno di essere ‘arrabbiati’ ma dovrebbero poter constatare che i loro problemi, bisogni e richieste vengono prese in seria considerazione da chi governa. Alla luce di questo, quando c’è una rabbia socialmente diffusa che si traduce in un distacco dei cittadini dalla politica ufficiale, dobbiamo renderci conto che siamo di fronte un vero problema. Questo distacco oggi esiste ed è tangibile perché i partiti sono completamente delegittimati e anche perché i cittadini hanno visto che abbiamo perso vent’anni da quando è cominciato Tangentopoli senza che sia stato fatto un passo avanti in nessuna direzione (tranne l’ingresso dell’Italia nell’euro, con tutte le conseguenze, negative e positive, che ciò ha comportato). E’ ormai chiara la percezione che nella fase di crisi del capitalismo nella quale siamo entrati si richiedono sacrifici continui in previsione di benefici e miglioramenti che in realtà sono assolutamente incerti. Di qui una rabbia e un’aggressività contro i partiti che i cittadini dovrebbero in parte rivolgere verso se stessi: ricordiamoci che gran parte della colpa di quello che sta capitando oggi è di Berlusconi il quale però non ha mai fatto un colpo di Stato; ha sempre regolarmente vinto le elezioni perché gli italiani hanno creduto in lui.

Oggi la democrazia è intesa come luogo dei diritti più che dei doveri: secondo Lei è anche per questo che il dibattito pubblico e politico, a qualsiasi livello considerato, è in realtà una semplice espressione delle pretese delle parti in gioco che sembrano non riuscire mai a trovare una sintesi nel senso di un interesse generale?

La qualità della nostra democrazia è pessima perché noi intendiamo la democrazia come l’avere solo dei diritti e quanto più questi diritti sono infondati, tanto più trovano ascolto. I cittadini e i politici dovrebbero essere sempre richiamati alla dimensione del dovere, che va al di là del proprio interesse particolare, e a pensare in termini di compatibilità sistemiche, di bene comune. Le democrazie occidentali sono un coacervo di interessi, in cui la lotta per la sopravvivenza emerge nella sua brutalità. Tuttavia, non dobbiamo generalizzare: non tutti siamo ugualmente peccatori davanti al bene comune, non tutti siamo dimentichi allo stesso modo dell’interesse generale del Paese.

Gli accadimenti legati alla situazione economica e politica del Paese hanno creato un grande scontento e risentimento nei confronti dei partiti. Non trova che proprio la frammentazione degli interessi e delle condizioni di vita richiedano un qualche tipo di composizione attraverso un rilancio di forme associative proprio come i partiti?

Gli interessi di un Paese complesso come l’Italia sono infiniti e divergenti: se ci si limita a fare rappresentanza degli interessi promettendo a ciascuno che i suoi interessi non verranno mai toccati, si paralizza il Paese, e vincerebbero sempre e solo i poteri forti. Fare politica significa interpretare una realtà sociale, capirne le dinamiche di sviluppo per poi proporre soluzioni ai problemi. Ci sono sempre almeno due modi per risolvere un problema politico e i partiti devono essere capaci di offrire soluzioni differenziate e alternative ai problemi della società. Far politica vuole dire farsi carico di una proposta di visione generale di un assetto della società ma oggi i partiti non hanno questa capacità, ed è anche per questo che la gente non ha fiducia in loro, e li considera un investimento a perdere.