Eros e Polis

filo1Cosa va cercando chi partecipa al Festival della filosofia? Un aggregatore sociale, ma anche l’occasione per ridefinire un’etica della politica

A Modena la filosofia scende di nuovo in piazza, portando avanti la tradizione delle dodici edizioni precedenti con risultati da record, e riconfermandosi grande iniziativa di pedagogia pubblica e di comunicazione moderna dei saperi, oltre che un prezioso strumento per la valorizzazione del territorio.
«Tre giorni che riempono la città. Il Festival risponde alla voglia di pensare» afferma Alda Baldaccini, segretario della Fondazione San Carlo.

Festival Filosofia coinvolge e rivitalizza tre città: le piazze, le location dei centri storici e la partecipazione attiva della cittadinanza rendono Modena, Carpi e Sassuolo personaggi primari.
Nondimeno la manifestazione si distingue per la scelta dei temi proposti. Questa del 2013 è stata l’edizione dell’amare. Il direttore scientifico Michelina Borsari precisa: «amare, non amore. Amare interessa in quanto implica una relazione, anche con la polis. Amare connette. O non connette e ci lascia da soli».
In questo caso specifico, viene da dire che amare connette, eccome. Il pubblico del festival riempe le piazze e le strade come una polis possibile,innervata di philia e con cittadini di tutte le età, luogo di ricerca a misura d’uomo.
Philosophia ed Eros sono connaturati similmente, legati dall’idea di ricerca. La prima ha la sua radice etimologica nella ricerca del sapere, il secondo invece è figlio dell’Indigenza e dell’Espediente.

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Tommaso, 20 anni, studente, ci dice che apprezza vedere la Filosofia assumere un ruolo di aggregazione sociale; auspica che possa servire a ridefinire un’etica della politica. Anche Laura, studentessa di 26 anni, vede nella filosofia un possibile veicolo di moralità e di insegnamento per la politica.
Franco nota invece come la filosofia attualmente si sia aperta agli spazi e alle tematiche sociali, ma che viene anche interrogata come qualche cosa di terapeutico, anche se spesso questi tentativi inesorabilmente naufragano: «Come avviene per la fisica, anche quando si indaga il pensiero umano o si assume un ruolo educativo, bisogna fare i conti con il problema dell’intrusione, con il pericolo di alterare il dato durante l’osservazione di un fenomeno. Ci si rifugia allora nella speculazione».
Filippo, 28 anni dal Festival porterà con se’ una frase di Gramellini: «Chi ama è la persona più dignitosa di questo mondo».

L’amare che si sparge nelle città assume forme diverse, si declina talvolta nella simmetria di esperienze transitive vissute nell’apertura verso l’Altro, talvolta si declina invece in forme intransitive e senza reciprocità, in cui le oscillazioni di Eros lasciano l’animo in balia di passioni inappagate e di fantasmi.
Quello che si va cercando sono forse nuove grammatiche amorose, di condivisione, di valori e quadri culturali che consentano agli individui di relazionarsi in un tempo in cui si susseguono velocemente rivoluzioni scientifiche e tecnologiche ma anche politiche e sociali. La filosofia può forse fornirci la rete di simboli a cui aggrapparsi per orientarci in una realtà profondamente mutata, e così velocemente.
Massimo Cacciari, che abbiamo incontrato sulle strade del Festival, «c’è bisogno di pensare, questi sono segnali positivi. La voglia di partecipare a queste manifestazioni dà qualche filo di speranza».

(Foto di Laura Zanazzo)

L’energia che innamora… e vince la crisi

«L’economia riparte dalla filosofia» dice Massimo Gramellini che ha partecipato al Festival della Filosofia di Modena. Quindi tutti gli uomini, tutti i cittadini, si devono comportare come degli «equilibristi, sempre minacciati dai venti».

«Per far funzionare le cose in una coppia bisogna togliere il volume e giudicare la persona che amiamo solo dai gesti. Quello che conta è il sesto senso: l’intuizione. Noi più che dell’aspetto, ci innamoriamo dell’energia che emana dall’altra persona e che intuiamo da lontano». Massimo Gramellini con la lezione magistrale “La biblioteca di Eros” tenuta al Festival Filosofia ha invitato il pubblico a sedersi a tavola con i personaggi del Simposio di Platone, testo bimillenario di sconcertante modernità.
«L’innamorato è come un equilibrista che cammina sul filo, continuamente minacciato dai venti della vita e spinto dal desiderio di pienezza che lo fa andare avanti – ha esordito Gramellini –. Per Aristofane l’amore è il IMG_1685desiderio struggente di ritrovare la propria completezza smarrita e la favola da lui narrata mette sullo stesso piano gay, lesbiche, etero perché tutti, in egual modo, possono partecipare all’energia unificante dell’amore».

Ogni generazione è sempre stata convinta di vivere nel peggiore dei mondi possibili ma «il futuro – dice Gramellini – è il territorio della nostra sfida, perché il passato non tornerà più e in questo momento storico di rassegnazione, dobbiamo capire che l’economia riparte dalla filosofia, dalla psicologia e che la vita è un presente che si rinnova continuamente».
E in questo presente, l’impresa più eroica che possiamo compiere è quella di riuscire a esplorare il nostro cuore. “Chi è eros?” si domanda Socrate. Eros è un demone, non un dio, un’entità intermedia che tiene insieme l’universo, entità invisibile, non raggiungibile dai sensi ma che attraverso di essi ci mette in sintonia con l’universo sensibile che ci circonda.

«Eros non è l’amato ma l’amante, colui che ama, e ne consegue che una persona è felice quando ama, non quando è amata» ha spiegato Gramellini. «E quando smettiamo di amare crolliamo, perché ci rendiamo conto di essere caduti sotto a un certo livello di vibrazione».
L’amore è molto di più del trasporto fisico e sentimentale verso l’altro: amore, rivela Socrate, è il desiderio di generare qualcosa che ci sopravviva e tale desiderio si può appagare in due modi: mettendo al mondo figli fisici o spirituali.

«Non esiste solo la fecondità del corpo: anche l’anima può essere ingravidata. L’amore – prosegue lo scrittore – è un’energia che si impossessa dell’amante e sfocia in tensione creativa. L’anima, al pari del corpo, si eccita e genera i suoi figli: le opere. E chi ama col cuore, oltre che con il corpo e con l’anima, genererà i figli del proprio talento, perché ogni essere umano viene al mondo per creare qualcosa di unico».
E allora occorre svegliarsi, sciacquarsi un po’ il viso come fa Socrate per affacciarsi al nuovo giorno al termine del Simposio, e andare verso le luci dell’alba alla ricerca continua del proprio talento.