Burocrazia “raffinata”

C’è burocrazia e burocrazia. C’è una burocrazia “trasandata”, di chi ha poca voglia e zero stimoli, c’è una burocrazia “rigida”, di chi non vuole sentire ragioni se non la propria, c’è una burocrazia “ad assetto variabile”, di chi cambia orari e giorni affiggendo un A4 davanti a una porta… Difficile, molto di più, trovare una burocrazia “amica” o semplicemente “equa”, ma forse nemmeno impossibile. E poi c’è la burocrazia “raffinata”, nel senso di distillata, pura, quasi allo “stato brado”.

Un pigro venerdì mattina al sole e all’umido della pianura padana. Ingresso di uno sportello Siae (Senonchè Indaffarati Entrate Adagio). Intanto, nonostante ci sia il biglietto da ritirare e che più o meno tutti lo ritirino, non si va a numero ma a “naso” o, per meglio dire, a memoria («Sono arrivato prima o dopo di lei?» «Mi pare prima, passi pure»). Poi ci sono gli sportelli e gli impiegati.
Sgomberiamo subito la voglia di fare di tutta l’erba un fascio: la persona con cui ho avuto a che fare è stata squisita, cortese, efficiente, rapida. Ma in generale ti trovi immerso nelle scartoffie, con il conoscente dell’impiegato che passa avanti («Ma non toccava a quell’altro?» «No guardi, ho già tutto pronto quindi faccio prima lui»), con quello che impiega più di un’ora (più di un’ora?!? Ma stanno organizzando il tour mondiale di Springsteen?) per fare una pratica aggirandosi tra le carte, e così via.
I diritti d’autore vanno pagati, certo, risulta difficile capire, ad esempio, perché vadano pagati anche quando l’autore non è iscritto all’ente ma ha iscritto le canzoni giusto per evitare di aggirare la legge. Già, la legge, la burocrazia e le carte. E le file a cui, rassegnati, tutti ci sottoponiamo senza lamentarci più di tanto e che, fateci caso, alimentano i blog. («Sei alla Siae? Ah, ma allora chissà quanto ci metterai…»).

Manterranno i nostri eroi le loro promesse?

Fatte le primarie. Presentati simboli e liste. Parte ora ufficialmente la (strana) campagna elettorale. Poco più di un mese a disposizione dei politici per cercare di convincere soprattutto i delusi ad andare a votare. Ai candidati del PD – certamente eletti in Parlamento – abbiamo posto quattro domande: due sul futuro impegno alla Camera e al Senato; sul welfare in Italia; sulle alleanze in casa Dem. Vi proponiamo le loro risposte in quattro puntate.

 

Una volta eletta/o, quale nuova legge vorrebbe proporre in Parlamento? A quale proposta di legge vorrebbe lavorare direttamente?

Maria Cecilia GuerraMaria Cecilia Guerra

Una delle proposte a cui mi sono dedicata e su cui mi piacerebbe continuare a lavorare è la riforma degli interventi a favore delle persone non autosufficienti. Ritengo infatti che la non autosufficienza sia una delle emergenze del paese. In particolare penso che sia importante procedere ad una maggiore integrazione fra gli interventi sanitari e quelli legati alla assistenza personale, intesa come aiuto a compiere gli atti della vita quotidiana (alzarsi, lavarsi, ecc.). Sicuramente in Emilia-Romagna la risposta a questo problema è oggi molto più avanzata che in altre parti del paese. Ma credo che ogni cittadino non autosufficiente dovrebbe avere la garanzia di essere preso in carico dal sistema pubblico: una volta valutata la sua condizione sociosanitaria, dovrebbe essere indirizzato, sulla base di un progetto personalizzato e di un budget coerente con il suo grado di non autosufficienza, a un percorso di assistenza che privilegi la domiciliaritá. In questo modo si garantirebbe ad un tempo una maggiore qualità della vita delle persone non autosufficienti e un miglior utilizzo delle risorse attualmente spese in ricoveri ospedalieri inappropriati o in ricoveri in Rsa resi necessari dalla mancanza di sostegno alle famiglie, che sarebbero pure disposte ad assicurare assistenza ai loro cari.

Giuditta Pini

Giuditta Pini

Per prima cosa è necessario trovare e mettere in sicurezza le risorse per la ricostruzione dell’area del cratere. In secondo luogo mi piacerebbe lavorare a una proposta di legge sui diritti civili delle coppie di fatto.

Matteo Richetti

Matteo Richetti

Credo che sia imprescindibile cercare di liberare risorse dalla spesa pubblica per sostenere le famiglie e le imprese. Pertanto vorrei poter lavorare a progetti di legge di riordino della spesa pubblica, definizione dei livelli retributivi nella pubblica amministrazione e di razionalizzazione degli Enti non fatta secondo le esigenze degli Enti, ma secondo le esigenze dei servizi che vengono erogati.

 

 
Stefano VaccariStefano Vaccari

Potrà sembrare una risposta ovvia, ma se sarò eletto lo sarò nelle liste del Pd, e l’agenda politica sarà in primo luogo dettata dal programma del mio partito. Credo però che l’impegno di tutti, me compreso, dovrà essere orientato nella direzione di dare risposte concrete alla grave crisi economica e sociale che colpisce duramente famiglie e imprese. In poche parole occorre liberare risorse per concentrarle sulle politiche per lo sviluppo (sostenibile), la crescita, il reddito. Serve una nuova politica pubblica su energia e ambiente, capace di avvicinare il Paese all’Europa, incentivando imprese e cittadini su inquinamento e recupero, punendo gli sprechi e i comportamenti non virtuosi.

Detto questo, per l’area colpita dal sisma occorre un ulteriore sforzo per dare risposte sul fronte fiscale e della copertura totale dei danni subiti da imprese e cittadini. Dobbiamo dare gambe e sangue alla ricostruzione sostenibile anche delle comunità.

Credo infine che ci sia la concreta possibilità di costruire finalmente una “lobby positiva” in Parlamento con le personalità che saranno elette, che affronti il tema di una legge quadro sullo sport.