Maturità 2017: tra gaffe da cabaret, sound check ed elicotteri in volo

«Maturità, t’avessi preso prima
Le mie mani sul tuo seno
È fitto il tuo mistero»
(Antonello Venditti,
Notte prima degli esami)

Chiedere a qualcuno cosa ricorda del suo esame di maturità è sempre un’esperienza mistica. C’è anche chi lo sogna ancora, o sogna di non averlo passato e di doverlo sostenere di nuovo. Dopotutto, è la prima grande occasione per dimostrare a se stessi e agli altri quanto si vale, raccogliendo i frutti di cinque anni di studi. È un momento catartico – quasi un rito d’iniziazione – in cui si dà l’addio a scuola e adolescenza (non rendendosene conto fino in fondo), per lanciarsi in nuove avventure: il lavoro, l’università o il mitico anno sabbatico. La maturità del 2017, bisogna essere sinceri, non è nata proprio sotto una buona stella con la gaffe di ortografia sul sito del Miur che ha fatto ridere tutta la tribù: «Traccie prove scritte». Un banale refuso. Ma il web e il tempo reale non perdonano: dopo la moltitudine di condivisioni sui social, il ministero ha dovuto subito fare ammenda: «Abbiamo visto il refuso sul sito degli Esami di Stato e siamo subito intervenuti per farlo correggere. Si tratta di un errore di battitura, di un errore materiale che, naturalmente, non doveva esserci, tanto più su una pagina che riguarda gli Esami».
Eppure, a quanto pare, non è stata l’unica gaffe cabarettistica che quest’anno è arrivata dal ministero. Ho incontrato Antonella Battilani, professoressa di Discipline Grafiche all’Istituto Superiore d’Arte “A. Venturi”, per passare in rassegna le calde giornate dell’esame di quest’anno, vissuto ‘in trincea’ fra esplosivi sound check e fragorosi elicotteri.

Tre giorni di tour de force
Il caldo prosegue assillante, anche dopo la maturità. La prof è già seduta in uno dei pochi ritagli di ombra di cui può godere il bar dove ci siamo dati appuntamento. Appoggiamo i fogli della seconda prova sul tavolino in legno e iniziamo a passarlo in rassegna. Il tema prevedeva la progettazione di una collana di libri di testo per il liceo artistico – con focus su tre materie a scelta dello studente – oltre allo studio e alla realizzazione di materiale promozionale, un catalogo di 36 pagine e tre loghi.
«Già il titolo», mi fa notare, «è autoreferenziale: siamo al liceo artistico, e cosa ti fanno progettare? Una collana di libri di testo per il liceo artistico. La cover di per sé è un bellissimo tema di grafica editoriale. L’unico picco creativo era scegliere le materie e interpretarle con tre stili diversi. Quindi: tre cover con tre pensieri progettuali forti e tre linguaggi espressivi avrebbero già costituito un esame completo. Ci si poteva fermare lì, no? Per noi docenti sarebbe stato più che sufficiente per dare le valutazioni. E invece no…».

maturità-2017-prova-liceo-artistico Infatti, i vari problemi sono sorti – secondo la professoressa – per le altre e numerose richieste inserite nella prova. Scorro il testo, e mi saltano all’occhio le parole «folder di 36 pagine». Alzo lo sguardo, e chiedo delucidazioni.
«Il folder di 36 pagine, in realtà, non può esistere», risponde. «Il folder – dall’inglese to fold, “piegare” – è qualcosa che si piega o, al massimo, una cartellina. Quello che al ministero immaginavano è un catalogo, forse. Noi abbiamo deciso di fare realizzare agli studenti tre doppie pagine in cui evidenziare copertina, quarta di copertina, l’introduzione e una doppia interna per vedere come è stata strutturata la gabbia. Con questa richiesta, insomma, siamo entrati nel delirio».
Ma non è finita. Nelle ultime righe del primo foglio leggo: «In prima di copertina: autore, titolo, nome della disciplina a cui si riferisce, logo dell’editore, nome o logo della collana; in quarta di copertina: un testo di presentazione del volume di 300 battute, indicazione per testi accessori come IBAN, prezzo, box […]» eccetera.
IBAN? Ma l’IBAN non è forse l’International Bank Account Number?
«Questa è la vera chicca», mi dice la prof ridendo di gusto. «Pensa che io in aula, il testo, l’avevo letto giusto. Lectio facilior, si suol dire. Solo qualche minuto dopo è arrivata la presidente facendomi notare che era stato scritto davvero IBAN anziché ISBN. L’altra ‘perdita di tempo’, oltre al folder, sono stati i loghi: il logo de “Le Guide” in primis più altri due. In tre giorni, con quaranta gradi, uno ‘schiavismo’ totale».

Scene di ordinaria surrealtà
«La classe più piccola è stata messa nell’aula più grande, e quella più grande nell’aula più piccola. Allora, per evitare che gli studenti stessero male, li abbiamo disposti su due aule. I ventilatori non bastavano, neanche quelli acquistati da noi docenti». L’unico modo per fare entrare il poco ossigeno rimasto, in un’aria densa come vapore nebulizzato, era quello di aprire ancora di più le finestre.
Ed è con il sorriso che la prof mi racconta come hanno fatto: «Il vicepreside, con atto eroico, è entrato in aula munito di bastone di legno con cucchiaino in punta rigirato ed è riuscito ad aprire una parte delle finestre basculanti». Una sorta di opera d’arte dadaista incastonata per errore in Amarcord.
Ma i primi giorni della maturità non è stato solo il caldo a creare disagi a studenti e insegnanti: prima il sound check del concertone di Vasco e poi gli elicotteri sono stati altri elementi di disturbo in una situazione già soavemente in bilico.
«Pensa che uno dei miei studenti, anziché scrivere ‘Saperi in Espansione’ nell’headline della locandina, ha scritto ‘Sapori in Espansione’: aveva fame – in testa probabilmente aveva il gnocco fritto – ma l’abbiamo perdonato. Oltretutto, ha realizzato un lavoro davvero stupendo».
Mentre parliamo, arrivano due suoi studenti. Neanche a farlo apposta. Contenti e orgogliosi, con in mano il book fresco di stampa che presenteranno all’orale.
Chiedo anche a loro un parere sulla prova di progettazione. «È stata stimolante». Non sembrano sconvolti, né dall’IBAN né dal folder di 36 pagine.
«Vedi? Basta presentare e spiegare nel modo giusto le cose ai propri studenti», sottolinea la prof. «Quello che a loro dico sempre, come lezione di vita, è: “Trovate il modo di divertirvi in qualunque cosa facciate”».
I due ragazzi si siedono al tavolo accanto al nostro, continuando a parlare di grafica con inesauribile passione.
«Comunque, se il trend nelle tracce di maturità è questo», conclude la docente, «mi aspetto che l’anno prossimo chiederanno ai ragazzi di progettare la grafica per delle coppette di gelato. Speriamo di no».

 

E’ bellissimo lavorare in grande

E anche: pensare in grande. Guardare oltre la linea dell’orizzonte. Oltre il quotidiano e il suo minimalismo, per immaginare un grande futuro. Che puoi vuol dire semplicemente rendere migliore il presente. Magari a partire dal passato. E’ questo l’insegnamento che probabilmente deriva dal laboratorio “Ribellarsi con maestria”, parte del progetto “RiBelli!” promosso dal Centro culturale Francesco Luigi Ferrari, dall’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea di Modena e dall’Istituto Superiore d’Arte Venturi, per celebrare il centesimo anniversario della nascita di don Elio Monari, partigiano nato a Spilamberto e fucilato dai nazisti a Firenze nel 1944. Oggi presentiamo il video completo di quell’esperienza.

(Immagine di copertina, photo credit: Silvia Sala via photopin cc)

Giovani, ribelli e non indifferenti

Gli indifferenti dei nostri giorni sono quelle persone che non danno il proprio contributo, anche minimo, alla storia, sono i “deboli di spirito” come li chiamava Dante Alighieri, quelli che non hanno niente da offrire, figure tristi. I ribelli, invece, sono quelli che rompono il muro dell’indifferenza e sacrificano una parte del proprio tempo per cambiare – anche a costo di andare contro le regole – la città, il territorio e il mondo. A parlare non sono professori, esperti, politologi o sociologi, ma i giovani di Modena che hanno partecipato al progetto “Ribelli del terzo millennio” che si è concluso con un convegno il 6 marzo promosso dal Centro culturale Francesco Luigi Ferrari, l’Istituto storico della Resistenza e l’Istituto superiore d’arte Venturi. Trecento sono gli studenti che hanno risposto al questionario on-line i cui dati sono stati diffusi durante la mattinata. Quattrocento gli studenti che hanno ascoltato al convegno le testimonianze di Sergio Guttilla e Angelo Benigno attivisti di “Rivoluzione delle Matite” e di Elisa Fangareggi presidente di “Time4Life International”.

ribelli2Il questionario. Tra novembre-dicembre 2013 sono stati coinvolti 285 studenti (171 femmine e 114 maschi) delle classi 4 e 5 superiore di Modena per rispondere a un questionario on line: di questi frequenta il liceo (147), un istituto tecnico (69), un istituto professionale (35) e un istituto d’arte (34). La maggior parte degli intervistati (180) ha dichiarato di essere intenzionato a proseguire gli studi all’università, 40 hanno detto di voler concludere gli studi solo con le superiori e 42 di non essere ancora convinti sulle scelte future.
Salute, libertà e amicizia sono gli “ambiti” che i giovani considerano “prioritari” (voto 9 su 10) per la propria vita, seguono l’autorealizzazione, la famiglia, la pace, l’amore, l’istruzione, il lavoro… in ultimo la religione (voto 5). Alla domanda “Se tu fossi il presidente del consiglio mondiale, quali sarebbero i primi tre problemi a cui cercheresti di dare una soluzione?” la maggior parte delle persone hanno indicato: guerre, disoccupazione e corruzione… a seguire inquinamento, criminalità, violenza verso le donne e i minori, immigrazione e globalizzazione.

La ricerca ha posto particolare attenzione sulle proposte che i giovani sono disposti a mettere in campo per risolvere i “problemi” del mondo: il tempo (voto 7,8), la reputazione (7,4), i soldi (6,9), il lavoro (6,3), la vita (5,4), la salute (5,3) e la famiglia (4,1) sono le principali risposte. Con chi saresti disposto a farlo? Con amici (voto 7,8), attraverso un’associazione di volontariato (7), attraverso l’Onu (6,9)… a seguire l’Unione europea, la Nato, la famiglia, internet, i giornali, le forze dell’ordine, le televisioni (tutte con voto medio 6), da solo (5,8), con magistrati, sindacati, industriali, parrocchia e amministratori (voto medio 4) e partiti politici (4,1).
Quale delle seguenti parole associ maggiormente all’idea di ribellione? Protesta (voto 8,2), rivoluzione (8), opposizione (8)… a seguire resistenza, rifiuto, insurrezione, sacrificio, sommossa, solidarietà (5,8), solitudine (3,7) e obbedienza (2,6). Qual è il personaggio che incarna il tuo ideale di ribelle? Gandhi, Martin Luther King, Che Guevara, Nelson Mandela e Borsellino sono i nomi più ricorrenti.

«La ribellione per i giovani – ha spiegato Gianpietro Cavazza, presidente del Centro culturale Francesco Luigi Ferrari – è per lo più un moto personale. È vero, rispetto al passato, se pensiamo per esempio alle rivoluzioni del ’68, sono venuti meno ideali e punti di riferimento, ma per i più giovani c’è ancora voglia di un cambiamento personale, talmente forte che può coinvolgere anche gli altri e creare movimento».

ribelli1Durante la mattinata sono intervenuti anche due giovani rappresentanti del gruppo “La rivoluzione delle Matite” nato a Bolognetta, piccolo comune della provincia di Palermo, in occasione delle elezioni del 2012. «E’ solo la paura che ci blocca, noi abbiamo capito che il futuro era nelle nostre mani e dovevamo fare di tutto per non farcelo rubare» hanno spiegato Sergio Guttilla e Angelo Benigno ricordando il lavoro fatto da un gruppo di giovani contro il “voto di parentela” e il “voto clientelare” nel proprio paese. Un impegno attivo che è costato loro anche minacce, superate con il sostegno di un gruppo di giovani impegnati in questa “rivoluzione” per portare la gente a votare secondo coscienza.

Anche Elisa Fangareggi, animatrice volontaria di Time4Life International, è impegnata in prima persona per portare aiuti alle popolazioni colpite dalla guerra in Siria e, in particolare, alle categorie più deboli e bisognose, i bambini. «Essere ribelli spesso ha una connotazione negativa – ha detto Elisa agli studenti – è possibile invece diffondere un messaggio positivo: se mi attivo, mi do da fare, anche trasgredendo le regole, quelle regole che non sento giuste, posso cambiare un piccolo pezzo di mondo».

(Immagine di copertina, photo credit: r.f.m II via photopin cc)