Un banchiere a tutto campo

Si può essere banchiere anche senza avere il “pallino” di giocare alla roulette con i soldi dei risparmiatori. Si può essere banchiere ambulante spiegando alle persone che i soldi sono bene importante che hanno un valore in sé e possono assumere un valore ancora più importante se investiti nell’economia reale, nelle imprese attente ai lavoratori e allo sviluppo del territorio. Intervista a Massimo Rovatti, il nuovo banchiere ambulante “tutto campo” di Modena e Ferrara.

Musica: “An Awesome End” di Enemy Jack

Mescolare come in passato

IMG_5610Uno strumento di programmazione come il PSC non può non tenere conto degli scenari di sviluppo economico che si affacciano nella nostra città.
La difficoltà a “trovare un lavoro” già oggi spinge tanti giovani usciti qualificati dalle nostre scuole e università a “inventarsene” uno, ovvero a fare microimprenditoria: con uno studio professionale, con il piccolo artigianato, con le nuove tecnologie, con il commercio elettronico o tradizionale di nicchia. Ma esistono spazi a Modena per accogliere queste realtà se non vecchi negozi sfitti e strutturalmente inadatti?
I capannoni delle Zone Industriali hanno dimensioni (e costi) troppo grandi e spazi inadeguati per accogliere un’imprenditorialità che è ancora nella culla, che mai necessiterà delle centinaia di metri quadrati ma che non impatta in termini di traffico pesante piuttosto che di inquinamento atmosferico. Perché allora non tornare a integrare il “produttivo” con il “residenziale”? Magari sul modello storico di Modena (le botteghe, le officine, i magazzini posti a piano terra dei palazzi del centro), sopravvissuto fino agli anni ’60 (pensiamo al Villaggio Artigiano dove le case popolari avevano questa configurazione e addirittura si integravano le abitazioni nei siti produttivi), ma improvvisamente modificato quando si è iniziato a distinguere in modo netto zone residenziali da zone produttive, le prime vissute solo nel tempo libero dal lavoro, le seconde solo di giorno con speculari problemi di sicurezza e a costruire edifici o esclusivamente residenziali o solo adibiti a commercio/uffici/laboratori.
Avvicinare e anche mescolare locali destinati a piccole attività imprenditoriali con le abitazioni potrebbe avere conseguenze virtuose in termini di una minore mobilità cittadina, faciliterebbe le forme di flessibilità lavorativa che tanto servono alle famiglie con figli o anziani da accudire e che comunque è insita nell’attività imprenditoriale e svilupperebbe abitazioni e quartieri sempre attivi e non popolati a intermittenza.
Perché non ripensarci, a costo di uscire da schemi urbanistici ormai consolidati?

Roberto Melotti