La seconda vita dei materiali di scarto

Entrare nello Spazio Erre è come entrare in una di quelle mercerie dove ogni scaffale trabocca di scampoli, tessuti e bottoni colorati. La differenza è che, accanto agli esemplari di sartoria, compaiono anche pile di bobine, ritagli di carta e cartone, colate plastiche, forme in plexiglass, tubi colorati e tanti oggetti a cui, da profani, non sapremmo neanche dare un nome.

Questo luogo così singolare è il progetto cardine dell’Associazione IncontrArti e si traduce in uno spazio fisico, a Fossoli di Carpi, “dove i materiali riprendono vita”. Dal 2011 la sua missione è raccogliere scarti aziendali dell’area modenese e promuovere nelle scuole iniziative didattiche che abbiano come scopo il riuso creativo di questi materiali.

spazio erre 2Marcello Neri, Ilaria Belloi, Gabriella Colla, Enrica Magnaguagno, Daniela Buldrini, Irene Valbonesi e Rossella Daolio sono i cuori pulsanti dell’attività. Provenienti da mondi diversi – dal turismo etico al volontariato, dalla psicologia alle agenzie interinali – hanno trovato nei temi legati all’ecologia, al riuso e all’educazione il loro punto d’incontro, portando sul territorio modenese una precisa attività già presente in zone limitrofe, prima tra tutti Reggio Emilia. Spazio Erre ha infatti tratto spunto dal reggiano REMIDA, spazio analogo attivo dal 1996 che, fa notare Ilaria Belloi, “oggi è una realtà grande e sviluppata, che ha il sostengo della politica, conosciuta anche all’estero.”

Spazio Erre. Se REMIDA è il gigante, Spazio Erre è ancora il bambino, ma cammina con tenacia sulle proprie gambe e ha le idee ben chiare. Il luogo fisico di Spazio Erre ha un fascino tutto suo e senza dubbio aiuta a proporsi, pur accusando alcuni limiti come la mancanza di un effettivo spazio di lavoro. “Questa è la parte più difficile – spiega Ilaria -. Sarebbe bello avere un posto più grande dove potere accogliere le classi, ma anche le famiglie che il sabato pomeriggio non sanno cosa fare. L’idea sarebbe arrivare ad avere un altro spazio su Modena, mantenendo quello di Carpi a livello di magazzino. Modena dà la centralità. Bisogna ricordare che c’è anche la montagna, noi abbiamo una scuola che viene da Palagano. Abbiamo anche tre scuole di Foligno che vengono a fare man bassa di materiali una o due volte l’anno, perché là non hanno nulla di analogo.”

Il rapporto con le aziende. Finora Spazio Erre è riuscito a coinvolgere una ventina di aziende che hanno acconsentito a donare i propri materiali di scarto, ritirati personalmente dall’Associazione. “Decidiamo quali aziende chiamare in base alle proposte formative che sviluppiamo – spiega Ilaria -. Gli scarti non sono ordinabili, dipende da cosa si produce, dagli ordini della clientela. Questo è un valore aggiunto, un modo per permettere alla creatività di mettersi in gioco. Anche i tempi di ritiro sono variabili, può essere ogni settimana come ogni tre mesi. Le aziende piccole spesso sono molto contente di vederci: loro ne hanno guadagno, volumi in meno da smaltire.”

Il rapporto con le scuole. Gli scarti raccolti diventano quindi i protagonisti di laboratori didattici rivolti a scuole di ogni ordine e grado. Si va dalle esperienze sensoriali al nido per mettere i più piccoli in contatto con forme e materiali, fino alle scuole superiori dove si cerca l’incontro con le aziende stesse e il mondo del lavoro. Ne sono un esempio “RRR” (la sfilata di moda organizzata a dicembre dalle scuole modenesi Cattaneo-Deledda e Venturi) e un progetto in corso con l’istituto Vallauri di Carpi che prevederà l’allestimento di vetrine nel centro della città dei Pio da parte degli studenti. Senza dimenticare le scuole primarie, come le Rodari di Modena, in cui dai materiali di scarto sono stati ricostruiti i giocattoli di un tempo. Ilaria racconta che le scuole si sono orientate a questo tipo di attività e cultura in modo massiccio. “Noi abbiamo un punto di vista filtrato dalla scuola, ma notiamo un aumento dell’interesse. La parte più gratificante è proprio vedere le insegnanti con gli occhi che brillano, inventare qualcosa di stimolante per i ragazzi, andare nelle scuole e vedere che la gente si diverte: bastano minime idee per instaurare relazioni sociali.”

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Brucia un impianto, in cenere i legami sociali

29 FOSSOLINel tardo pomeriggio di sabato 24 agosto a Fossoli di Carpi si è sviluppato un incendio di vaste dimensioni presso l’impianto dell’azienda Ca.Re, un centro di selezione e trattamento dei rifiuti da imballaggio provenienti dalla raccolta differenziata domestica e dai rifiuti speciali non pericolosi delle attività produttive che serve un bacino di 50 km di diametro, protendendosi sulle province di Modena, Reggio Emilia e Mantova. Una imponente nube nera, ben visibile sin dall’autostrada, ha spaventato gli abitanti del paese e ha attirato centinaia di curiosi sul posto. Nonostante l’intervento di Vigili del Fuoco, Protezione civile, Polizia municipale e Carabinieri – nonché di Arpa (Agenzia regionale di prevenzione e ambiente) ed Ausl che hanno avviato la verifica e il monitoraggio dei valori di inquinamento – le fiamme hanno attaccato i 3000mq di capannone causando l’inagibilità di gran parte dell’edificio e dei macchinari, con un danno di 5 milioni di euro.
IMG_4786Dopo una partecipatissima assemblea dei cittadini, proprio in questi giorni un nuovo video riporta l’incendio al centro delle cronache locali ma, al di là dei tentativi di strumentalizzare politicamente le responsabilità in gioco e le conseguenze reali o presunte dell’incendio, appare chiaro come disastri di questa portata abbiano ricadute pesanti su una popolazione già pesantemente colpita dal terremoto del maggio 2012.
Nella zona sono insediati, oltre all’impianto di Ca.Re, il compostaggio di Aimag, la piattaforma di trattamento dei RAEE di Tredcarpi, le attività di recupero degli inerti, l’acquedotto industriale di Aimag alimentato dalle acque reflue urbane adeguatamente depurate, le discariche con recupero di biogas per la produzione di energia. Un vero e proprio “distretto del recupero”, viene però da chiedersi quanto le istituzioni abbiano investito per far comprendere il valore delle proprie scelte strategiche – se così sono state – in termini di ambiente. Ma è chiaro che se i cittadini non si sentono consultati poi si ribellano.
La tensione e la paura causata dai recenti eventi geologici e ambientali, coesistono infatti con una forte asimmetria informativa, per cui i decisori pubblici sanno sempre più dei cittadini e lo sviluppo dell’uso dei social media è frutto della necessità di trovare canali diversi per far circolare le informazioni. Ma esiste anche un problema di controllo dell’informazione: la scienza non è mai neutrale e questo disorienta l’opinione pubblica che tende a cercarsi un po’ dove vuole le notizie a sostegno della propria posizione. Come è successo in questi giorni sui social network dove sono bastati alcuni click per incenerire il legame tra politici e cittadini.
IMG_4787Eppure, anche rispetto a progetti con un forte impatto sull’ambiente, possono esservi una serie di benefici sui quali gli amministratori devono investire e, ovviamente, informare. La comunità che si fa carico di un’opera importante per tutti – come un inceneritore, un impianto di smaltimento o una via di comunicazione – va risarcita. Non si tratta di un dare-avere – si sa che la salute non ha prezzo – ma di contrastare le disuguaglianze e aver cura del territorio e di chi lo abita. In termini, ad esempio, di qualità e costo della vita, ambienti e infrastrutture, tutela ambientale. L’incendio di Ca.Re pone questi piccoli agglomerati urbani sotto i riflettori: pochi sono gli spazi “pensati” a disposizione della gente, i parchi, le occasioni di aggregazione, mentre i nuovi quartieri residenziali rischiano di rimanere dei variopinti dormitori.
Forse più capacità progettuale e comunicativa e una maggiore reciprocità nel farsi carico delle cose aiuterebbe non solo il riciclo dei materiali ma anche il recupero degli spazi di socializzazione e la cura per la vita collettiva delle nostre città e frazioni.