Rigenerare la città e trasformare i modenesi

Stop al consumo del suolo agricolo, congelamento di ogni nuova previsione insediativa fino all’adozione del PSC, costruzione e aggiornamento di un “Atlante del consumo del suolo” che possa essere consultato da tutti i cittadini. Puntare ai “poli culturali”, strategici per il futuro dello sviluppo sostenibile della città. Rigenerare il tessuto produttivo, proponendo uno sviluppo che pur garantendo benessere alle persone e alle famiglie sia equo e sostenibile in particolare puntando sul contenimento della bolletta energetica per le imprese. Rigenerare il mercato immobiliare a Modena che abbia come priorità il contrasto ad ogni forma di iniquità e di speculazione. Ripensare ai luoghi di aggregazione e alla sicurezza urbana, avendo come obiettivo la realizzazione di una città per tutti, accogliente e includente. Difendere la sostenibilità ambientale come scelta strategica e trasversale ti tutte le politiche di governo della città.

Cinque idee e altrettante proposte concrete per la redazione del nuovo Piano Strutturale Comunale di Modena. Cinque documenti su Cultura, Economia, Società, Ambiente e Territorio, che si possono sintetizzare nello slogan “Rigenerare la città, trasformare i cittadini”. È quanto è emerso dal lavoro svolto negli incontri del Laboratorio di politiche urbanistiche “facciaMOlacittà”, uno strumento partecipativo autonomo che si affianca al percorso promosso dal Comune di Modena.
Il documento verrà consegnato ai modenesi e agli amministratori del Comune di Modena, martedì 11 giugno.

In sintesi i capitoli del documento, frutto dei temi affrontati nei gruppi di lavoro.

TERRITORIO – coordinatore Carla Ferrari
E’ necessario che il PSC assuma l’obiettivo del consumo “zero” di suolo, sia delle aree ancora libere da edificazione all’interno della città costruita che di quello agricolo. Tutte le politiche insediative e di trasformazione del nuovo PSC devono essere ricondotte all’interno della città costruita, nelle aree dismesse (aree militari, aree ferroviarie, aree industriali) o in via di dismissione.
In una città con le dimensioni di Modena, ci sono tutte le condizioni per operare interventi di rigenerazione urbana e riqualificazione edilizia, riconoscendo centralità agli spazi pubblici, assegnando un ruolo innovativo alle funzioni commerciali e di servizio, rendendo la città più accogliente e solidale, energicamente efficiente, in grado di rispondere alla domanda di edilizia residenziale sociale, di servizi ai cittadini e alle imprese, di qualità, bellezza, sicurezza ed efficienza degli spazi urbani.

CULTURA – coordinatore Eriuccio Nora
Nessun Piano Urbanistico o Piano d’Azione, anche il migliore, è in grado di perseguire i suoi obiettivi efficacemente se non è condiviso e non è in sintonia con gli abitanti della città. La sua caratteristica vincente sarà data dalla qualità culturale, che consentirà di far dialogare la storia con il presente, l’identità con le differenze, il locale col globale, il particolare col tutto, l’empatia con la scienza, la tradizione con la creatività, la innovazione col futuro, la competitività con la cooperazione. Partiamo o ripartiamo dalla Cultura.

ECONOMIA – coordinatore Gianpietro Cavazza
Rigenerare il manifatturiero: per aumentare la capacità competitiva delle imprese si potrebbero abbassare alcune voci di costo tra le quali, oltre alla burocrazia, occupa un posto di rilevo la bolletta energetica (quindi educare a forme di risparmio energetico, favorire lo scambio di energia sul posto, incentivare sistemi di stoccaggio di energia, favorire la costruzione di reti locali di produzione e consumo di energia indipendenti dalla rete nazionale, incentivare la costituzione di cooperative di produttori/consumatori, correlare l’Imu alla classe energetica degli edifici e nel caso degli edifici abitativi alla condizione economica familiare).
Rigenerare il mercato immobiliare. La programmazione territoriale potrebbe: eliminare il consumo di suolo agendo direttamente sul patrimonio abitativo concentrando, con benefici fiscali, l’attività edilizia sulle aree già costruite; evitare di congestionare ulteriormente i tessuti urbani esistenti e anzi migliorandone i valori ambientali; prevedere interventi di densità misurata e ad alto valore ambientale nella riutilizzazione delle cosiddette “aree dismesse”; facilitare la rigenerazione e il cambio d’uso delle abitazioni per ristrutturazioni funzionali alle cure domestiche abbassando/eliminando gli oneri comunali.

SOCIETÀ – coordinatore Teresa Fiorito
L’obiettivo è di rendere davvero Modena una città per tutti, ma come intervenire? Ri-pensando alla scala urbana come quella del quartiere. Si richiede alla Pubblica Amministrazione il coinvolgimento diretto dei diversi attori sociali, attraverso una propria rappresentanza in tutte le fasi della progettazione, promuovendo misure volte al coinvolgimento sociale ed alla partecipazione inclusiva, ma dove, dopo la fase dell’ascolto dei bisogni, vi sia la risposta attraverso la condivisione di conoscenza sui temi dell’innovazione e della sostenibilità urbana, aperto ai contributi del mondo istituzionale e della ricerca, dell’impresa e della società civile.

AMBIENTE E MOBILITÀ – coordinatore Paolo Silingardi
I fattori ambientali critici sono riconducibili per sintesi ad alcune aree definite che coinvolgono beni collettivi primari come: Acqua, Aria, Suolo, Rifiuti, Energia. Ognuno di questi ambiti, strettamente integrati fra loro, esprime delle criticità, degli indicatori e delle priorità di intervento per ottimizzare e migliorare le politiche ambientali, della mobilità, di governo del territorio finalizzate al raggiungimento della sostenibilità e alla tutela della salute e del benessere delle persone.
La sostenibilità, obiettivo trasversale a tutte le politiche di governo, è oggi più che mai una scelta strategica per raggiungere e garantire competitività e creare attrattività e lavoro nel territorio.

Luci e ombre sul PSC

Quando si inizia un percorso per la definizione del Piano strutturale comunale (PSC), che caratterizzerà il futuro di Modena è importante partire col piede giusto. Dentro le Linee di indirizzo presentate in Consiglio comunale ci sono ancora luci e ombre, sia di metodo che di merito, che vanno chiarite. Ne abbiamo discusso con Eriuccio Nora, già direttore del Coordinamento delle Agende 21 locali italiane.

eriuccio_noraCome giudica il percorso intrapreso dal Comune di Modena per la definizione del PSC?
Innanzitutto credo che il Comune abbia fatto bene a procedere alla redazione di un nuovo PSC, perché quello vigente non è altro che lo spacchettamento urbanistico del Piano regolatore precedente che risale al 1989 mentre nel frattempo si sono registrati importanti cambiamenti economici, sociali e ambientali.

Dal punto di vista del merito?
E’ positivo l’aver deciso di dettare Linee di indirizzo pur non previste dalla legge regionale. In tal modo il Consiglio comunale in quanto massimo organo rappresentativo della comunità ha potuto partecipare alla redazione del Piano fin dalla sua nascita.

Per quanto riguarda invece l’aspetto metodologico del percorso?
Considero inadeguato l’ambito territoriale di riferimento che è sostanzialmente il “Comune di Modena”. Sarebbe stato meglio affrontare il tema del futuro della città intendendola non nel suo aspetto amministrativo, ma un soggetto più vasto, considerando come minimo i comuni della cintura e con un approccio di piano urbanistico sovracomunale. Vorrei che si parlasse del Piano del “Sistema urbano di Modena”.

Nelle Linee di indirizzo non se ne parla?
Se ne parla rispetto a specifici problemi e non in termini strutturali. Prendiamo per esempio il tema degli alloggi: con la mobilità che c’è oggi, è impensabile che la gente viva dove lavora, pertanto dobbiamo piuttosto migliorare il sistema della mobilità pubblica e occuparci di come sostenere con una buona urbanistica la ripresa economica. Il tema del ridimensionamento degli alloggi è diverso se lo affrontiamo in termini strettamente comunali o intercomunali. Credo che il documento nasconda anche un’altra mancanza.

Quale?
La visione della città c’è ma è frantumata in tante parti. Questa fa venire meno una vision vera e propria. Non c’è un capitolo che dica in dieci parole qual è la visione di Modena fra dieci o vent’anni. E’ una debolezza perché fa perdere di incisività il documento e può rendere incerte le scelte successive mentre abbiamo bisogno di scelte radicali e forti.

C’è ancora modo di modificare le Linee?
Nel documento di indirizzo sono state anticipate molte azioni e obiettivi specifici tipici del documento di programmazione vero e proprio. Se sono già state scritti nella prima versione più di 88 obiettivi e 66 azioni concrete si toglie molto spazio alla partecipazione che ha invece bisogno di essere libera. Non ci si deve esprimere su proposte preconfezionate, ma lavorare su una pagina bianca, sulla base di indirizzi precisi che mi dà il Consiglio comunale, ma con ampi spazi per essere innovativo e propositivo. Al momento questo problema è stato in parte risolto il quanto il documento di indirizzi è stato depurato da indicazioni operative anche se ci sono ancora delle scelte puntali che andrebbero rimosse.

Può fare qualche esempio?
C’è un dimensionamento del numero di alloggi atteso senza sapere quanti sono gli alloggi vuoti oppure si dice di confermare le scelte fatte con una variante del Psc vigente, come nel caso delle zone F, in quanto si è in presenza di diritti consolidati. queste scelte andrebbero rimosse perché condizionano fortemente il nuovo Piano.

Su cosa dovrebbe puntare il nuovo PSC?
Innanzitutto deve dire che Modena è una città a consumo di suolo zero. Questa sarebbe una di quelle cose da inserire nel capitolo delle strategie perché diventano messaggi forti per la città, che tranquillizzano i suoi abitanti e nello stesso tempo comunica al sistema delle imprese che il futuro dell’edilizia sta nella riqualificazione e nella rigenerazione dell’esistente ed anche demolire e ricostruire più che nell’espansione e nella costruzione di nuovi edifici in aree rurali o non edificate.