Attacchi a Bruxelles. Il vescovo Erio: dopo il lutto una reazione “di penna”

Sono i “giorni più bui per l’Europa”. Ovunque serpeggia un “male che non è più identificabile” e che “incide sul clima culturale” anche della nostra città, aggravando ancora di più quel “senso di difficoltà” che le persone vivono da mesi. Dopo gli attentati di Bruxelles, l’indignazione “di pancia” e le proteste “di piazza” sono riduttive; occorre una reazione culturale, “di penna”, che riparta dalla vita quotidiana dei cittadini, che metta al centro l’educazione delle coscienze dei credenti e non credenti. Il “lutto” del venerdì santo deve durare un giorno soltanto: bisogna cominciare subito a costruire la “gioia” della domenica di resurrezione. E’ questo l’augurio del vescovo di Modena, don Erio Castellucci, per la Pasqua, una festa che “è richiamo alla vita che vince la morte, alla luce che vince il buio, ai profumi che ricominciano a spandersi sul terreno”.

Il male può essere ovunque
«Avevo preparato un messaggio per Pasqua prima dei tragici attentati terroristici a Bruxelles – ha spiegato don Erio Castellucci ai giornalisti, prima dell’inizio del triduo pasquale -. Questi sono giorni di buio per l’Europa, per i credenti e i non credenti. Questa è l’esplosione più razionale del male che non si lascia prendere; il male del nostro tempo non è più identificabile ma può essere ovunque».

Il vescovo di Modena, Erio Castellucci - conferenza stampa 22 marzo 2016
Il vescovo di Modena, Erio Castellucci – conferenza stampa 22 marzo 2016

Questo incide sulla capacità di immaginare un futuro migliore perché, secondo il vescovo, «quando c’è un avversario visibile ed identificabile si può combattere e si possono dosare le armi o dosare il dialogo», quando invece «c’è un avversario che si nasconde, che agisce in maniera vendicativa, all’improvviso, alle spalle è molto difficile. Credo che sia quello che vogliono gli assassini: sparpagliare, creare sensi di precarietà, dividere. Proprio per questo la reazione deve essere quella di mantenere i nervi saldi, mantenersi uniti, di cercare tutti insieme – diverse religioni e culture – di convenire su alcuni valori come il rispetto dell’altro, della libertà, la possibilità di esprimersi e il dialogo».

Venerdì santo di dolore e sofferenza
La reazione ai gesti terroristici è stata forte anche in Italia e a Modena, da parte dei cittadini, delle istituzioni, delle associazioni, della chiesa, della comunità ebraica e di quella musulmana. «La religione è un tradimento quando attiva delle violenze. Tutti, cristiani, ebrei e musulmani – ha proseguito il vescovo – crediamo in un Dio che ci ha fatti a sua immagine: per il cristianesimo Dio è amore; per l’ebraismo è un Dio che pasce e accudisce; per l’islam è un Dio misericordioso. Quando siamo fedeli a questo Dio creiamo dei ponti, non usiamo le pietre per scagliarcele contro. Purtroppo siamo uomini ed è quindi contemplata la possibilità di tradire» questo mandato. Ma «l’Isis vuole strumentalizzare l’islam» che non ha, invece, niente a che vedere con questa guerra.

Il terrorismo e le “3 P”
Gli effetti che gli attacchi terroristici in Francia e in Belgio avranno sulle nostre coscienze «sono difficili da definire». Per questo, ha esortato don Erio, bisogna

Il vescovo di Modena, Erio Castellucci - conferenza stampa 22 marzo 2016
Il vescovo di Modena, Erio Castellucci – conferenza stampa 22 marzo 2016

ripartire «dall’educazione e dalla ricostruzione delle coscienze», una missione che «comporta delle alleanze» e la messa in campo di tutti gli strumenti a disposizione, a partire «dal rispetto degli uomini e della libertà delle persone».

«La reazione “di pancia” – ha proseguito – lascia il tempo che trova e dà spazio alle posizioni razziste. La reazione “di piazza” è comprensibile, anche per esprimere il proprio sdegno pubblicamente. Ma in questi casi serve una reazione “di penna”, che promuove quotidianamente cultura ed educazione».

Dopo il lutto del venerdì santo, arriva “il più gradito giorno” (Giacomo Leopardi), il sabato che per i credenti è il tempo «di un’attesa piena di speranza, di un silenzio che prepara alla festa». Ma la pienezza della gioia, ha ricordato il vescovo di Modena, è nella domenica. «Il dolore non è fine a se stesso, ma è passaggio verso l’amore pieno: questo è il messaggio del mattino della domenica. Solo che noi cristiani, per essere credibili, non possiamo limitarci ad andare a messa nel giorno di Pasqua; il Signore ci chiede di farci noi stessi Pasqua, di essere noi stessi la domenica, per tante persone tristi e svantaggiate che vivono in un perenne e faticoso venerdì o in un continuo sabato di attesa. Il Signore è risorto dai morti, e deve risorgere anche nei nostri cuori, perché noi diventiamo segni di risurrezione per tanti».

Qui il testo integrale degli auguri pasquali di Monsignor Castellucci.

Erio il geminiano

Modena ha un nuovo parroco, anzi vescovo. E’ Erio Castellucci “Spero semplicemente di collaborare alla vostra gioia, di sostenere la vostra fede, senza appesantirvi, ma anzi cercando di favorire un percorso comune verso la fonte della gioia, il buon Pastore” ha detto nel suo primo saluto don Erio, fino ad oggi parroco a Forlì. Come motto ha scelto un versetto della seconda lettera di Paolo ai Corinti “Adiutores gaudii vestri”.

La nomina di papa Francesco è arrivata a tre mesi e mezzo dalla scomparsa del predecessore, mons. Antonio Lanfranchi, morto in seguito a una leucemia lo scorso 17 febbraio. E’ stata letta in duomo a mezzogiorno, prima che cominciassero a suonare le campane a festa. «La Chiesa di Modena-Nonatola con animo grato al Signore e al Santo Padre, Papa Francesco, ti accoglie, carissimo don Erio coma suo Pastore e 1012° successore del nostro padre nella fede, il vescovo Geminiano» ha detto don Giacomo Morandi.

Originario di Forlì, don Erio Castellucci di 54 anni, è parroco e docente di teologia; dal 2005 al 2009 è stato presidente della Facoltà teologica dell’Emilia Romagna. Specialista in teologia del ministero e teologia della spiritualità diocesana, è autore di diverse pubblicazioni, in linea con la teologia conciliare della chiesa cattolica e in linea con i vescovi che lo hanno preceduto qui a Modena. In Italia è riconosciuto come uno dei principali esponenti della ricerca sulla spiritualità del clero, dei preti e dei diaconi, inteso come luogo di novità carismatiche e spirituali.

castellucci

Un teologo, ma prima di tutto un parroco.
Alcuni mesi fa, in un articolo su “Settimana“, dibattendo su un certo modo di “fare teologia”, don Castellucci ha scritto: «Se la ricerca del teologo è rivolta ad una Parola sganciata dal popolo, diventa erudizione accademica più che teologia; se è rivolta al popolo senza un confronto critico con la Parola, si risolve nell’avallo di una prassi e, di nuovo, non è teologia. A me pare che questo sguardo binoculare richieda nel teologo anche un’esperienza pastorale diretta, come presbitero o come laico, in modo che il popolo non sia da lui contemplato “in provetta” o “dall’alto”, ma nel corso di un cammino condiviso».

Un prete dal tratto umano molto semplice
Vicino agli Scout e all’Azione cattolica. Non ha appartenenze politiche. A Modena don Erio dovrà affrontare delicate questioni amministrative e rafforzare la coscienza comunitaria del clero. Ecco, di nuovo, le sue parole nel saluto alla diocesi: «Vorrei venire tra di voi per imparare, prima che insegnare; per ascoltare, prima di parlare; per prendermi a cuore le relazioni, prima dell’organizzazione; per aiutarci a metter sempre le iniziative, i programmi e le strutture al servizio dell’incontro con il Signore e i fratelli. Vorrei evitare ed aiutarvi ad evitare il rischio di un attivismo che snerva e di una burocrazia che toglie le forze. Ma non posso farlo da solo, anzi io stesso dovrò essere aiutato da voi a non cadere nel servizio affannato di Marta, trascurando il cuore del servizio, l’ascolto che Maria presta a Gesù. Avrete pazienza con i miei limiti, anche di carattere, di tempo e di energie».

Fonte immagini: Il resto del Carlino.