Il posto delle macchine nel mondo dell’uomo

«Abbiamo nuove metodologie di produzione e l’automazione sta diventando sempre più intelligente: se attuata nella maniera giusta, può creare un vero e proprio lavoro di squadra tra lavoro e macchina. Stiamo vivendo un periodo “emozionante”». Sono le parole di Don Norman, studioso americano guru dell’antropologia moderna intervenuto di recente a Fiorano Modenese in un seminario organizzato dal CRIT di Vignola, società che supporta le imprese nei processi d’innovazione. Norman ha parlato dell’interazione uomo-macchina nell’era della produzione digitale (digital manufacturing), catturando l’attenzione di una platea di manager d’importanti aziende del territorio modenese (Ferrari, CNH, Tetra Pak e molte altre).

Autore di best seller che incrociano psicologia, usabilità e design, tra cui “La caffetteria del masochista” e Le cose che ci fanno intelligenti. Il posto della tecnologia nel mondo dell’uomo, Norman ha offerto tantissimi spunti di riflessione.

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Qual è il potere dell’automazione? «Stiamo imparando sempre più a costruire macchine che si controllano da sole» ha spiegato Norman. «Negli stabilimenti abbiamo macchine che sono sempre più automatiche: si muovono da sole e movimentano la merce senza un operatore che debba controllarle. Automazione e guida sono aspetti che hanno il primo posto nello stabilimento. L’automazione toglie posti di lavoro e sta cominciando a portare via anche il lavoro anche a designer, avvocati, commercialisti».

Qual è il modo giusto per fare automazione? «Prendiamo una calcolatrice: non porta via il mio lavoro ma lo semplifica. Formulo il problema e poi con la calcolatrice posso fare dei calcoli complessi che prima non ero in grado di fare. Questo è quello che chiamo “il lavoro di squadra tra uomo e macchina”: il mio lavoro non è stato tolto, ma migliorato».

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Tante le domande dalla platea. E anche sulla Quarta Rivoluzione Industriale Don Norman ha detto la sua. «Penso che la rivoluzione industriale di oggi sia la personalizzazione del prodotto per ogni singolo consumatore. Nella ceramica, di cui Sassuolo è un centro d’eccellenza, vengono fatte cose straordinarie. Si disegnano piastrelle come si vuole: con l’immagine dei propri figli o dei propri animali, con cui si arreda poi il salotto o la cucina. Così è anche nel tessile e in moltissimi altri settori».

A portare Norman nel modenese è stato il CRIT, società privata specializzata nella ricerca e analisi di informazioni tecnico-scientifiche e in attività di sviluppo di progetti di ricerca. «Progettare e sviluppare interfacce uomo-macchina secondo i nuovi criteri di usabilità è fondamentale per l’industria del futuro, soprattutto nell’ambito del Digital e Intelligent Manufacturing per le grandi potenzialità che le nuove tecnologie offrono per la gestione delle macchine stesse e per la necessità di rendere la produzione più flessibile e ancor più affidabile» sostiene Federico Corradini, Presidente di CRIT.

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«È necessario però – continua Corradini – approcciarne la progettazione in maniera differente avendo una chiara visione delle funzionalità da garantire, ma, tenendo conto dei comportamenti degli utenti/operatori, è indispensabile assicurare la “comprensibilità” dell’interfaccia per permettere anche la gestione di attività complesse e non solo l’ apparente “semplicità” dei comandi. In sintesi, le interfacce devono essere progettate per l’impiego a cui sono destinate, mantenendo al centro il ruolo dell’uomo».

Così è, SE vi pare

Ci siamo, siamo entrati nel vivo. La design week è giunta a metà, i milanesi – autoctoni e acquisiti – si lamentano perché (si, effettivamente) la città sta per esplodere. Gente ovunque, traffico assurdo, mezzi pubblici rallentati, con conseguenti umori neri. Noi che invece siamo della compagnia del colore, non ci facciamo intimorire e andiamo dritto per la nostra strada. Fanno parte di questa squadra i designer, i turisti e le aziende che sono qui per mostrare al mondo il loro valore. Fra coloro che ci credono, ci sono loro, tre ragazze che ho avuto occasione di intervistare perché mi ero innamorata della loro storia.

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Si chiamano Isabella, Francesca e Claudia e sono le ideatrici, creatrici e imprenditrici di IF Bags. Se non la conoscete, ve la presento in poche righe: coloratissima, in eco-pelle e lacci di corda, è la borsa più essenziale e personale del panorama milanese. Frutto della fantasia di queste ragazze, è un insieme perfetto di elementi che, assemblati a mano in un’azienda di cartotecnica, hanno riportato in voga uno stile intramontabile. Hanno portato lo zainetto in cui mettevamo le scarpe per l’ora di educazione fisica ad un oggetto del desiderio. Ma come hanno fatto??!!!

Partiamo dall’inizio. Mi ricevono nella cucina della loro villetta, mentre si preparano la cena. Stappata una birra, mi raccontano di come l’idea sia nata semplicemente dalla voglia di creare un progetto, tra amiche. “Siamo partite dagli elementi che ci sono familiari: il design (Isabella ha studiato design industriale, NDR), la scenografia e la cartotecnica”. In seguito abbiamo capito l’importanza della personalizzazione. Ognuno può scegliere il colore della propria borsa e personalizzare tutti i dettagli: la corda e i tips. Questo rende il prodotto assolutamente unico ed è molto importante, perché i tutti ci teniamo ad essere speciali”.

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Assolute ambasciatrici del colore, hanno creato il mondo IF con un’iconografia fumettosa e divertente, impossibile non farsi affascinare. E non hanno intenzione di fermarsi. Se visitate il Fuori Salone (fino a domenica 19 aprile) non mancate di visitare il loro temporary, in via Tortona 16 a Milano, che dividono con il brand di occhiali from Mykonos, Kopajos. Oppure il loro spazio in via Vigevano 11 (fino al 30 maggio): IF Creative Lab, una fucina di talenti creativi dove, oltre alle IF, potrete acquistare le stampe di giovani e talentuosi illustratori o imbattervi in una painting live performance. Insomma, un mondo di sinergie che questa città aiuta a raccogliere.

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Nel nostro incontro, infatti, parliamo anche di Milano, di come tutto scorra rapidamente qui. “Credo che sia per il fatto che tutti noi sappiamo di non volerci rimanere per sempre” scherzano. Originarie di Napoli, Milano e Pordenone conoscono bene il ritmo delle altre realtà e credono in un modello di vita sostenibile, il cosiddetto work/life balance. Dichiarano di voler crescere per creare un’azienda dove far lavorare i loro amici, magari fuori città, in mezzo alla natura. Una visione positiva, un progetto imprenditoriale di successo, di giovani imprenditrici donne, che sono felice di divulgare. D’altra parte il loro nome, IF (“se” in inglese), apre spazio nell’inatteso, e dichiara nuove possibilità, proprio in questa città affollata, in questo momento storico dove la fiducia non abbonda. Perché, alla Pirandello, ognuno può avere la propria visione delle cose. Quella di IF, sicuramente, è in multicolor.

Design Week, here we go!

Per tutti gli appassionati, i curiosi o anche semplicemente per chi deve arredare la casa: oggi parte la design week di Milano, l’evento più cool e imperdibile di questa città! Dal 14 al 19 aprile, gli happening sono talmente tanti che non si sa dove cominciare. Se volete avere una visione d’insieme vi consiglio di visitare il sito ufficiale del Fuori Salone, ma vi assicuro che basta camminare per la città per imbattersi in qualche istallazione o mostra speciale. Il bello di questa manifestazione è proprio questo: ti permette di entrare in palazzi storici, fioriti cortili interni e antri antichi, ai quali sei sempre passato davanti senza immaginare le meraviglie che custodiscono al loro interno. Le zone di Tortona, Lambrate e Brera naturalmente sono le più affollate di iniziative, ma anche il resto della città si sta attrezzando per non essere da meno. Per cui se avete poco tempo, vi consiglio di partire da queste!

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Con uno sguardo alla nostra provincia, moltissime aziende ceramiche saranno presenti qui a Milano, con eventi nei loro flagship store o installazioni in giro per la città. Florim, Marazzi, Laminam, eccetera: direi che ci sono quasi tutte e, soprattutto, ci fanno fare proprio una gran bella figura! Naturalmente chi visiterà il Salone del Mobile, la fiera che si tiene negli stessi giorni e che ha dato vita alla design week, avrà occasione di incontrarle anche nei rispettivi stand. Per chi non lo sapesse, infatti, il Fuori Salone è nato proprio per tutte quelle aziende e iniziative che, non trovando posto dentro al Salone, hanno invaso la città con le loro esposizioni. Oggi il Fuori Salone è diventato talmente importante, che molte aziende scelgono di non partecipare alla fiera ma fanno a pugni per poter ricoprire di lamine l’Orto Botanico in Brera, ad esempio!

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Non solo arredamento, quindi, ma anche moda, illuminazione, musica e turismo. La città si plasma col design in tutte le sue forme, con un risultato estetico davvero strabiliante. D’altra parte, come dice il critico d’arte Philippe Daverio, il “design è sempre esistito”, come a dire che non è stato inventato da qualcuno, il design è intrinseco nel concetto di progettazione, è alla base della realizzazione di un oggetto complesso, che sia materiale o concettuale. Così succede in questi giorni, tutto è più bello, ve ne accorgerete. Questo ci porta ad una immediata riflessione su come, con pochi sforzi e investimenti, le nostre città potrebbero essere più belle (e comode!)…Ma abbiamo voglia di goderci la festa e lasceremo questo tema alla prossima volta. Buon divertimento a tutti!

La creatività plasma il lavoro

teapot 3Sentire continuamente parlare di “non-lavoro” spesso porta a dimenticarci cosa vuol dire parlare di “lavoro”. Eppure, vedere cosa succede quando si prova, con pazienza e dedizione, a forzare i confini entro cui è articolata una professione unendo competenze e passioni, resta una materia interessante. L’importante il più delle volte è avere un’idea. Elisa Paganelli ne sa qualcosa: ha 28 anni, è grafica, illustratrice e imprenditrice; la sua idea si chiama Teapot Graphic Design e ha preso forma in quell’angolo di Largo Sant’Eufemia dove tra un palazzo e l’altro fa capolino il Duomo.

«Teapot è un negozio di assortimento misto – spiega Elisa -. Si va dagli oggetti per la casa al vestiario. Il tratto comune è selezionare prodotti di brand specifici con un design moderno e un prezzo accessibile, che siano funzionali e, quando possibile, rispettino l’ambiente». Lo ha aperto nel 2008 dopo un anno presso un’agenzia di comunicazione che avrebbe potuto darle un lavoro sicuro, in barba alla crisi incipiente e superando una triade di scogli ben nota: essere donna, giovane e imprenditrice.

Elisa, da dove è nata l’idea di Teapot e come si è sviluppata?
«Con Teapot ho voluto fare uscire la grafica dal back-office, renderla qualcosa di diverso da un lavoro dietro una scrivania: ho cercato di dare vita ad una contaminazione tra grafica e design. Alla base c’è l’idea del grafico che consiglia al cliente i prodotti di design e il negozio che diventa al tempo stesso una vetrina per il grafico. Il sogno sarebbe arrivare a commercializzare anche una linea tutta nostra».

teapot 2 Teapot è un negozio particolare, si è inserito bene nel tessuto modenese oppure hai avuto qualche problema?
«Il punto di partenza di Teapot è il “concept store” in stile Nord Europa. Quindi ero terrorizzata dall’idea che in una realtà più piccola e provinciale come Modena non fosse recepito. Invece ho scoperto che il modenese medio viaggia molto, legge, si informa ed è curioso. Pochissimi ormai si stupiscono nel trovare lo scolapasta di fianco al vestito. I clienti, infatti, sono un altro ingrediente fondamentale di Teapot. Il lavoro, in un certo senso, entra dalla porta, poiché il contatto costante con le persone aiuta a capire la tendenza e a seguire i segmenti di mercato giusti».

Inoltre Teapot, come già accennato, è anche una vetrina e ha aiutato Elisa nelle sue attività parallele legate alla grafica e all’illustrazione per ragazzi: tra queste, diverse pubblicazioni con Giunti, De Agostini e Lisciani Giochi, nonché la realizzazione della campagna nazionale per Telefono Azzurro. Le difficoltà incontrate, a conti fatti, restano annidate nelle pecche che in generale sono imputate al sistema-Italia: pochi incentivi all’imprenditoria, mancanza di un dialogo proficuo tra imprenditori e politica, un mercato del lavoro farraginoso, tasse proibitive e l’assenza di programmi a lungo termine. Pur avendo le sue soddisfazioni, Elisa ammette di non escludere un giorno di espatriare, magari in Germania dove è stata di recente in vacanza e dove “si vede immediatamente che la gente è più rilassata, che vive e non sopravvive.” Un’ultima domanda, a questo punto, è d’obbligo.

Da imprenditrice, come vedi la situazione oggi, ai tempi della crisi, delle professioni come la tua, molto legate alla creatività personale?
«Da un certo punto di vista il momento di crisi ha giocato a favore di queste professioni. Molte persone rimaste con nulla da fare hanno trovato lo stimolo per seguire la propria creatività e hanno fatto di necessità virtù. Le idee in Italia ci sono e sono tante, specialmente tra i giovani. L’ingegno italiano esiste e paga. La parte difficile con la situazione attuale, poi, è riuscire a rimanere in piedi».