Cibo, un diritto di tutti

Appuntamento oggi alle 18, in piazza Matteotti (in caso di maltempo ci si sposta alla Palazzina Pucci, Strada Nazionale Canaletto Sud, 108) per il via alla 9a Festa delle Associazioni Modenesi di Cooperazione Internazionale: tre giorni di iniziative per discutere e riflettere, nell’anno di Expo, del tema “Cibo: un diritto di tutti”. La Festa è l’annuale kermesse di dialoghi, musica, film, cibo e laboratori per cercare di capire cosa succede in un mondo dove milioni di persone malnutrite convivono con un miliardo di persone sovrappeso, dove l’abuso delle risorse ambientali e lo spreco alimentare sono tra le grandi sfide del nord come del sud del mondo e dove ancora la speranza concreta di combattere la povertà esiste.

Si inizia oggi alle 18 quando, dopo il saluto delle autorità, le Associazioni modenesi della cooperazione internazionale presenteranno la propria proposta progettuale sui temi dell’evento. La tre giorni si chiuderà invece domenica 14 alle ore 21.00 con la sfilata di abiti etnici e usati curata da “Porta Aperta”.

Il programma prevede seminari, dibattiti, testimonianze, spettacoli, laboratori per adulti e bambini, mostre, musica, il tutto condito con i sapori e i profumi di cibi etnici e della tradizione locale. Qui il calendario completo.

Decreto del fare… in altra direzione

Sconfiggere la “povertà di futuro” è la vera sfida politica, economica e sociale che l’Europa ha davanti. Ma come? Senza nulla togliere a quanto sta facendo il Governo italiano si intende, credo che si debba porre l’attenzione su altri settori tutt’altro che marginali.
Occorre essere più selettivi nelle politiche di sviluppo, senza rinunciare al mercato e alla competizione, ma puntando decisamente sulla cooperazione.

Schematicamente, penso che questi possano essere i punti su cui investire maggiormente.

  1. Innanzitutto dal punto di vista dell’equità sociale la lotta all’evasione fiscale, la tassazione su base familiare e non individuale, la riduzione delle tasse per i redditi familiari più bassi appaiono scelte strutturali da perseguire con maggiore convinzione.
  2. Occorre poi incrementare il ricorso allo strumento del microcredito come forma di aiuto promozionale e incentivante alla autoorganizzazione ed all’imprenditorialità entro un contesto di comunità che non lascia soli ed accompagna tutti i suoi membri, valorizzandone le potenzialità.
  3. Attribuire un ruolo strategico all’economia civile o sociale, che dir si voglia, le cui imprese da diversi anni riportano tassi di crescita e offerta di lavoro superiore alla media.
  4. Ridurre il costo del lavoro a partire dai salari e dagli stipendi più bassi.
  5. Sostenere il ricambio generazionale nelle imprese anche verso nuove forme cooperative, il trasferimento di piccole attività artigianali e commerciali verso le nuove generazioni tramite la costituzione di un fondo di garanzia, strumenti di accompagnamento e affiancamento.
  6. Favorire l’accesso al credito tramite la costituzione di società (già presenti ed attive in Veneto e nel Trentino) che raccolgono e allocano risorse sui propri territori garantendo efficienza, trasparenza e tracciabilità.
  7. Promuovere le reti di impresa e le attività tra imprese for profit e no profit.

Creatività e collaborazione

nataleIn questo periodo di crisi trovare occupazione è un miraggio per tanti. Le difficoltà si moltiplicano se chi cerca ha qualche problematicità fisica o psichica. A questo riguardo dobbiamo dare grande merito alla cooperazione sociale del nostro territorio, quello che un po’ più conosco, perché offre opportunità di lavoro concrete, verificabili.

Ma ora la situazione si complica ulteriormente per tutti. Sono convinto che solo con chi saprà leggere il territorio e proporsi con progetti innovativi e creativi capaci di coinvolgere realtà diverse, oltre alla propria, potrà offrire nuove opportunità occupazionali e di conseguenza rimettere in moto l’assetto economico.

L’esperienza del progetto Natale per l’Emilia è stata realizzata con l’obiettivo di fornire la possibilità di sperimentare esperienze di reciprocità tra attori differenti. Quattro Cooperative Sociali, una Associazione di Volontariato un Gruppo di Acquisto e 16 aziende di produzione, tutte coinvolte nel medesimo progetto.

Questo è solo un piccolo esempio che ha dimostrato che è possibile una collaborazione con soggetti appartenenti a “mondi” diversi  sforzandosi ad essere creativi mettendo in rete relazioni basate sulla fiducia e sulla professionalità.

Il valore della cooperazione

Porta aperta, democrazia economica, partecipazione solidale, mutualità sono i principi cardine della cooperazione e la cooperativa è una società di persone nella quale, per definizione, l’apporto delle persone è più importante dei capitali che vengono utilizzati. All’interno di essa il rapporto è paritario ed è disciplinato dalla logica democratica del principio “una testa, un voto”.
Nonostante siano cambiati i modelli organizzativi e di aggregazione e le formule di interazione, i bisogni che portano alla nascita di una cooperativa rispondono sempre alle stesse domande: come insieme ad altri posso qualificare il mio prodotto, trovare lavoro, fare attività culturali?
“La cooperazione è un’organizzazione economica che si basa sul consenso democratico quindi sul principio maggioritario, ed è una delle forme più alte di attività economica, che risponde al bisogno dell’uomo di non essere sempre in guerra con gli altri ma di cercare una composizione che aiuti la persona a vivere in un contesto economico non come lupo tra i lupi ma come partner di tanti altri, operando sullo stesso piano” dice Gaetano De Vinco, presidente di Confcooperative Modena.

La cooperazione, ancora oggi, è la forma di democrazia sostanziale più sviluppata. In particolare, abbiamo le cooperative sociali che da una parte aiutano lo Stato a fornire servizi che altrimenti non sarebbe in grado di rendere e dall’altro integrano servizi ulteriori, come nel caso del badantato. “Le cooperative sociali nacquero alla fine degli anni Settanta perché a molti giovani di allora pesava la forte burocratizzazione dei servizi pubblici che andava delineandosi, e così contro quella ‘spersonalizzazione’ nacquero iniziative in tanti ambiti diversi con la finalità di rimettere la persona al centro dei servizi – spiega De Vinco -. In questi quarant’anni le cooperative sociali hanno conosciuto una profonda evoluzione e hanno svolto una funzione di completamento rispetto ai servizi gestiti direttamente dallo Stato nelle sue articolazioni. Da questa idea di cooperazione sociale è nata una forma di cooperazione e di società, intesa in senso lato, che non guarda solo all’interesse della propria base sociale ma tiene conto dei bisogni del territorio in cui vive e si impegna per favorire un miglioramento del medesimo e questo a mio avviso rappresenta un valore aggiunto che, al momento di decidere se far svolgere un determinato servizio a una cooperativa o a un’impresa di tipo classico, fa propendere la scelta per la prima.

Cooperazione e organizzazione democratica interna: oggi, al tempo delle multinazionali, delle scatole cinesi, delle stock option, riesce a sopravvivere il principio “una testa, un voto”?
Il mondo cooperativo si muove in un percorso di evoluzione continua, data dall’influenza reciproca tra mondi del lavoro e società civile nel suo complesso. I nostri sono tempi in cui ha vinto l’individualismo, il leader ricco e di successo, e quindi anche la cooperazione è stata attraversata da qualche tensione rispetto a questi temi: alcuni anni fa ci fu il tentativo di superare la formula cooperativa verso l’individuazione di public company, una scopiazzatura del sistema americano che trasformava le cooperative di fatto in aziende di capitali le cui azioni erano detenute da una gran massa di persone. Il movimento cooperativo tutto si è battuto condi tro questa idea che trasformava il modello cooperativo snaturandolo, trasformandolo in un succedaneo minoritario del modello della società di capitali, affermando e confermando la formula cooperativa di sempre.

Domanda d’obbligo: cosa fa Confcooperative per la crisi?
Questa che stiamo vivendo è una crisi nata come una crisi finanziaria, che poi si è trasformata in una crisi da mancanza di lavoro e oggi, come stiamo vedendo, è diventata una crisi da speculazione. Noi abbiamo subito proceduto a ridiscutere le relazioni con i nostri soci favorendo per i settori in difficoltà un apporto di contributi di professionalità per poter aprire nuovi campi di lavoro e allargare le prospettive che si stavano stringendo. Abbiamo ridefinito le relazioni interne favorendo il superamento del momento difficile per le cooperative, anche attraverso una maggiore attenzione alle regole di adesione a Confcooperative. Abbiamo poi attivato alcuni strumenti della finanza cooperativa come “sfondo sviluppo” (che è il nostro fondo di promozione cooperativa) per dare alle cooperative il massimo appoggio possibile, soprattutto in presenza di progetti importanti.