Una scommessa socialmente responsabile

Il Centro culturale Francesco Luigi Ferrari, nell’ambito del progetto Agisco promosso dalla Cooperativa Sociale Ceis Formazione e il Gruppo Abele Onlus, in collaborazione con il Comune di Modena e la Regione Emilia-Romagna, organizza per martedì 14 aprile 2015 alle ore 18.00 presso Palazzo Europa (Modena, via Emilia Ovest 101) il convegno “Distretto socialmente responsabile”.

Attraverso il racconto dell’esperienza della Fondazione di Comunità di Messina – nata con l’intento di promuovere sviluppo umano innovando e favorendo la crescita di connessioni tra il sistema educativo, welfare, ricerca e innovazione, mondo produttivo e le capacità tradizionali delle comunità locali – si rifletterà sulla possibilità di sviluppare, anche a Modena, un territorio socialmente responsabile, che metta alla base della crescita economica anche l’inclusione di giovani vissuti in contesti marginali o con storie di esclusione. All’incontro saranno presenti Gaetano Giunta, segretario generale Fondazione di comunità di Messina e Michele Gagliardo, responsabile Piano Giovani del Gruppo Abele.

14

In vista di questo appuntamento, abbiamo fatto quattro chiacchiere con i ragazzi di Agisco, un gruppo di sei giovani con formazione universitaria differente, selezionati per prendere parte ad un progetto il cui intento è quello di accompagnare questo gruppo nella creazione di un’impresa sociale il cui intervento si concentrerà sulla zona del condominio R-Nord.

“Il nostro obiettivo è quello di fare un’accurata analisi sul territorio, di conoscerlo a fondo, in modo da individuarne reali bisogni e criticità e poter valutare, in un secondo momento, la fattibilità di un’impresa sociale che possa attivare servizi e creare relazioni positive tra le persone in modo tale da migliorare qualitativamente il tessuto sociale di quel contesto” spiegano i ragazzi.

I focus su cui stanno lavorando ruotano attorno a tematiche come cittadinanza attiva, capitale sociale, sicurezza, benessere, integrazione fra più culture, educativa di strada e, soprattutto, valorizzazione dei legami tra le persone e creazione di reti sociali.

“Potremmo dire che la nostra è una scommessa, una sfida, per tentare un approccio innovativo e un modello diverso di intervento, distante dal più diffuso modello individualista, consumistico ed escludente e che rimetta al centro le persone ed il territorio”.

AGISCO nasce con l’ambizioso intento di creare un’impresa sociale che possa valorizzare relazioni positive tra le persone nel contesto del quartiere Sacca. Cosa intendete esattamente per impresa sociale?
Un’ impresa con finalità sociali è, a parer nostro, un’azienda il cui obiettivo è quello di dedicarsi totalmente alla risoluzione dei problemi di natura sociale e ambientale, diverso quindi da quello perseguito dalle imprese capitalistiche orientate, invece, al profitto personale. Spinti dalla consapevolezza di appartenere ad una società individualistica dove, spesso, le persone sono orientate alla competizione più che alla collaborazione, dove tutto sembra, ingannevolmente, alla portata di tutti e dove diventa sempre più difficile formulare una domanda di aiuto, crediamo, invece, che le reali risorse in grado di apportare cambiamenti positivi in direzione del benessere individuale e sociale siano la capacità di creare relazioni umane e la volontà di essere protagonisti attivi della propria vita.
Tuttavia risulta, ad oggi, prematuro per noi parlare di impresa sociale e, ancora, non siamo in grado di prevedere quello che accadrà nei prossimi mesi né quale sarà la forma giuridica da adottare (associazione, cooperativa, ecc.) che caratterizzerà AGISCO.
L’unico dato certo è la nostra forte motivazione a proseguire in un’iniziativa i cui “ingredienti” alla base sono la capacità di ascoltare, osservare e collaborare, uniti ad un poco di creatività e originalità.

rnord

Perché proprio il quartiere Sacca a Modena?
La scelta del quartiere Sacca di Modena è stata dettata dal riscontro di diverse problematiche in ambito socio-economico. Il degrado delle strutture, le barriere architettoniche e la vicinanza con la stazione ferroviaria sono fattori che senz’altro aumentano l’isolamento e l’esclusione di tale zona. Gli stessi cittadini sono portati ad avere una visione stigmatizzante sul contesto. La prospettiva che si possa intervenire per potenziare ulteriormente gli interventi di riqualifica già adottati dalle istituzioni locali apre certamente scenari interessanti e innovativi su piani anche relazionali.

Un’anticipazione dell’evento del 14 aprile
Questo evento si inserisce nel nostro percorso di formazione, che approfondisce alcune tematiche utili anche attraverso numerosi incontri con testimoni di diverse realtà provenienti da tutta Italia, che ci aiutino a confrontarci con tanti punti di vista ed acquisire strumenti diversi. A Palazzo Europa, assieme a Michele Gagliardo, sarà presente Gaetano Giunta che ci porterà dalla Sicilia la sua preziosa esperienza come direttore della Fondazione di comunità di Messina, nata per promuovere lo sviluppo umano favorendo la crescita di connessioni tra sistema educativo, di welfare, di conoscenze e delle capacità tradizionali delle comunità locali. Si è voluto rendere pubblico questo incontro per condividere con tutta la città l’opportunità di conoscere realtà di questo genere, augurandoci che possano divenire uno spunto in più per tutti i cittadini. Crediamo che per il benessere di una comunità siano di fondamentale importanza il protagonismo delle persone, le relazioni e i legami tra di esse che possano generare reti sociali più forti e fitte possibile.

Modena, giovani e lavoro: dal vostro osservatorio, cosa potete dire di questo triangolo?
I giovani sono una grande risorsa su cui bisogna investire, ma vi è bisogno di una solida rete di contatti che aiuti il giovane a trovare un proprio spazio. Grazie alla Regione Emilia-Romagna, al Comune di Modena, Ceis Formazione e Gruppo Abele, ci è stata data la possibilità di formarci e spenderci nel creare un’impresa sociale che miri all’autosostenibilità.

Secondo voi, Modena è un territorio socialmente responsabile?
Pensiamo di sì. Il Comune, la Regione e altri enti si impegnano molto nel territorio di Modena. I servizi messi in atto si preoccupano principalmente, ma non solo, dei cittadini più in difficoltà. Il progetto Agisco è un’opportunità per sfruttare le potenzialità di una parte del territorio di Modena,opportunità che ci è stata data proprio dal Comune e dalla Regione.

Come e perché Wikipedia ha unito il mondo globale

Il 21 marzo Modena sarà almeno per un giorno il cuore pulsante di Wikipedia Italia. Alle 14 di sabato prossimo, presso i locali della Biblioteca Crocetta, si terrà infatti l’assemblea annuale di Wikimedia Italia, associazione che fa capo alla Wikimedia Foundation, titolare di Wikipedia ma anche – come forse sanno in pochi – di una serie di altri progetti collaborativi globali.  Come ad esempio Wikispecies il cui obiettivo sarà “coprire i regni di animali, piante, funghi, batteri, archaea, protisti e tutte le altre forme di vita che i nostri utenti inseriranno“. Compito di presiedere l’incontro di quanti tra i 391 soci membri dell’associazione saranno presenti, spetterà al modenese Andrea Zanni, presidente da poco più di un anno dell’associazione italiana e bibliotecario digitale al MediaLibraryOnline .

Al di là degli aspetti legati alla vita associativa di Wikimedia che verranno affrontati nell’assemblea di sabato, vale la pena approfondire un po’ la filosofia che sta dietro ad un progetto, Wikipedia, nato nel gennaio del 2001 e che in questi 15 anni non solo ha dato vita ad uno dei riferimenti culturali più importanti del mondo – l’enciclopedia stessa – ma ha cambiato il nostro modo di pensare e intendere l’idea stessa di “collaborazione” trasformandola in un fenomeno di massa realmente globale.

meus

Fondamentalmente Wikipedia si basa sulla cosiddetta “Peer Production”, che nella sua forma più pura non è altro che una modalità di produzione di servizi (e di beni) basata interamente su comunità paritarie e organizzate in maniera autonoma di individui che si aggregano volontariamente per raggiungere un risultato condiviso. Naturalmente questa “forma pura” di collaborazione è un po’ come il mondo delle idee di Platone. Qualcosa che se ne sta lì, nell’Iperauranio. E non sono mancate nella storia di Wikipedia polemiche anche aspre su una gestione verticistica e poco orizzontale dell’enciclopedia, nonchè più d’un caso di utilizzo indebito dello strumento.

Ma al di là di questi episodi, il successo dell’iniziativa è innegabile. Non solo perché Wikipedia è tra i siti più visitati al mondo, ma proprio perché la sua filosofia è diventata patrimonio universale, pur con tutti i limiti imposti innanzitutto dal nostro essere umani.  Resta il fatto che la peer production ha dimostrato di essere in grado di sfruttare l’inventiva, la competenza e l’intelligenza umane con un’efficacia e un’efficienza mai sperimentate prima.

Tant’è vero che il modello wikipediano si sta diffondendo anche a livello di iniziative non solamente non profit come quelle della Wikimedia Foundation, ma viene sperimentato anche come modello economico di successo a tutto tondo. Gli economisti Don Tapscott e Anthony Williams hanno pubblicato qualche anno fa un libro ancora oggi interessantissimo, “Wikinomics” (Edizioni Rizzoli-Etas) che esalta la collaborazione massiccia e diffusa, unita alle tecnologie open source, appunto come modello per fare business e impresa. Insomma, l’economia collaborativa funziona.

create

Come ha spiegato in una  recente intervista Andrea Zanni, Wikipedia ribalta la filosofia individualista esplosa negli anni ’80 – quella che Roberto D’Agostino sintetizzava nel celebre tormentone sull’edonismo reaganiano – recuperando la dimensione comunitaria del nostro essere parte di una collettività. Una comunità che è di tutti, perfino in un mondo globale. “Se una cosa manca da Wikipedia è colpa tua, è questo il principio importante da far passare. Se hai un bene comune pensi non sia di nessuno. Non è così: se è di tutti vuol dire che è di tutti, quindi anche tuo. Se vedi una voce che non ti piace, che è sbagliata e lo capisci perché hai le competenze per giudicarlo ma comunque decidi di non migliorarla, la colpa è tua e non è di Wikipedia”.

I principi che stanno alla base di progetti di collaborazione di massa come Wikipedia possono essere sintetizzati in quattro punti fondamentali che corrispondo anche all’atteggiamento corretto dell’individuo che si fa comunità.

  • L’apertura. Termine carico di connotazioni positive quali sincerità, coinvolgimento, trasparenza e flessibilità.
  • Il peering. Se ne è già accennato: è un modus operandi orizzontale, opposto a quello gerarchico che ha rappresentato nella storia dell’umanità il motore primario su cui sono state plasmate praticamente quasi tutte le istituzioni.
  • La condivisione. Mettere a disposizione della collettività saperi e risorse individuali, rinunciando almeno in parte all’interesse particolare in nome dell’interesse comune. Nella consapevolezza che l’innalzarsi del livello di benessere collettivo finisce poi per riversarsi su tutti, anche sul singolo individuo, il particolare.
  • L’azione globale. Se le imprese sono globali (da ben prima che fosse perfino inventato il termine “globalizzazione”) possono esserlo anche gli individui? L’idea è quella che una piattaforma collaborativa globale offra nuove possibilità anche ai singoli affinchè possano sfruttare sempre nuove e diverse opportunità lavorative, educative, imprenditoriali, sociali.

Messi così, sembrano quasi i comandamenti di un mondo perfetto, ben lontano dall’essere realizzato. Ma forse, senza che ce ne siamo accorti, una rivoluzione è già iniziata. E in qualche modo, sabato, passerà anche per Modena.

Tagli ai Comuni: a rischio la coesione sociale

schena2Con la crisi tutti hanno imparato a “tagliare”. E i Comuni? Intervista al sindaco di Soliera Giuseppe Schena: “Dal prossimo anno non potremo più cavarcela riducendo la manutenzione del verde: dovremo agire sulla carne viva, ridurre i servizi per gli anziani, gli adolescenti, l’infanzia”.

Sindaco, la crisi continua a mordere, le famiglie stringono sempre più la cinghia e le risorse dei Comuni si assottigliano di anno in anno. Su cosa e come è stata tagliata la spesa pubblica a Soliera?
Abbiamo dovuto tagliare le risorse per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade, del verde e degli edifici pubblici. Questo, che comprende anche l’arredo urbano e la viabilità, è il settore sicuramente più esposto. Il taglio è stato del 50% della spesa dal 2011 al 2012 e del 16% dal 2012 al 2013, e solo perché quest’anno eravamo già all’osso. Solo per fare un esempio, dovremmo riqualificare e rendere più efficiente l’illuminazione, ma non lo faremo perché non ci sono soldi.

Quindi salteranno anche gli interventi sull’edilizia scolastica?
A quello ci ha pensato il terremoto. Avevamo programmato un piano di interventi centellinando le risorse, ma ora il problema della riqualificazione delle scuole non ce l’abbiamo più.

E sul fronte del personale?
Il problema è il blocco del turn-over: dal 2011 al 2013 abbiamo avuto 6 unità in meno su di un personale direttamente attribuito all’ente che ammonta ad un totale di 50 persone. Si tratta del 10% in meno in soli due anni.

Con minori risorse economiche e umane come si garantiscono i servizi?
Essendo uno dei Comuni del cratere del sisma di maggio 2012, per fortuna abbiamo potuto usufruire di un’applicazione molto ridotta della spending-review e così sul fronte dei servizi riusciamo ad assorbire i minori trasferimenti. Ma una mano viene anche dall’Unione dei Comuni di cui facciamo parte e che ci consente di ammortizzare le minori entrate, gestendo in comune servizi scolastici, educativi, socio-assistenziali e la polizia locale. Abbiamo comunque ridotto gli appalti di servizio, non per un calo degli stanziamenti, ma perché sono aumentati i costi e le spese del personale.

Come è stata concertata e discussa in città questa cura dimagrante per le casse pubbliche?
Praticamente in nessun modo. La concertazione c’è quando ci sono margini e tempi. Al 31 maggio abbiamo approvato un bilancio da 12 milioni di euro che avevo già speso e impegnato per il 70%. In queste condizioni la partecipazione è ridotta moltissimo perché le scelte sono obbligate. E questa mortificazione della partecipazione è un altro danno collaterale dell’incertezza del quadro nazionale su punti come l’Imu e la Tares. Di fatto ci obbligano a chiudere bilanci virtuali.

Quanto ancora si potrà andare avanti a tagliare?
Dal prossimo anno non potremo più cavarcela riducendo la manutenzione del verde. Se si avanti così, dovremo agire sulla carne viva, ridurre i servizi per gli anziani, gli adolescenti, l’infanzia. I nostri conti sono perfettamente in ordine sul piano formale e sostanziale, ma il nostro obiettivo non è questo, è soddisfare i bisogni delle persone.

Quindi si rischia un peggioramento della situazione?
Quello che è a rischio è la coesione sociale, l’aumento dei conflitti sociali.

Cosa si dovrebbe fare quindi per garantire conti in ordine senza smantellare la coesione sociale?
Bisogna considerare che i Comuni pesano per l’8% sul budget dello Stato, le Province valgono il 2% e le Regioni il 25%. C’è invece un altro 50% di spesa pubblica dell’apparato, dei ministeri, delle agenzie periferiche che io chiamo spesa improduttiva. E’ da lì che bisogna drenare le risorse, non dai Comuni sui quali si continua a tagliare in modo paradossale e sbagliato.

a cura di
Marina Brancaccio

Quel pezzo d’Italia che ancora pensa al Bene comune: volontariato in festa a Lucca

Si chiude oggi a Lucca l’evento che per quattro giorni ha visto protagonista il volontariato, solido pilastro del welfare del Paese. L’edizione 2013 del “Festival del Volontariato – Villaggio Solidale”, la terza nella sua storia, ha come payoff “Dentro tutti“: una provocazione all’Italia, alle istituzioni e ai suoi cittadini perché trovino il coraggio di scommettere su quella parte di società che lavora per il bene comune, praticando i valori della solidarietà e della gratuità.

A dare il via alla quattro giorni, giovedì scorso, Don Giacomo Panizza, fondatore della Comunità Progetto Sud di Lamezia Terme, la cui storia è stata raccontata anche nel programma televisivo di Fabio Fazio e Roberto Saviano “Vieni via con me” che, insieme al priore della Comunità di Bose Enzo Bianchi, ha parlato del significato delle parole “Giustizia”.

Nel video qui sotto, l’intervento di Don Panizza a “Vieni via con me” che contiene già i temi ripresi nel festival lucchese.

E’ morto un eroe

E’ morto Pistorius!!! L’eroe senza macchia, che, punito dalla natura, ha trovato nella stessa vita e nell’aiuto dell’intelligenza tecnologica la forza e i mezzi per risollevarsi, non è più un eroe. Prima era un eroe, adesso è un mostro, che nasconde in casa steroidi, mazze insanguinate e con un curriculum da sparatore esperto.

Prima era un eroe, adesso un non-eroe. Il term602-408-20130222_161109_4FF13A4Cine di paragone è comunque “eroe”.
La sua parabola, ascendente o discendente che sia, è esemplare del bisogno che esiste di avere sempre eroi (o non-eroi) protagonisti di una qualsiasi storia. Così è nello sport, nello spettacolo, nella politica, in ogni contesto possibile. L’eroe deve fornire prestazioni perfette e su di lui vengono riversate aspettative altissime, spesso inarrivabili. E’ per questo motivo che l’ascesa è sempre rapida e inarrestabile e la discesa termina con un tonfo pazzesco.

Davanti agli eroi ci sono gli illusi, che nel loro eroe ripongono ogni aspettativa e questa non può essere smentita neanche dai risultati evidenti. Gli illusi tengono il loro eroe anche fin dopo la sua stessa morte. Perché all’eroe avevano chiesto di risolvere ogni situazione da solo, senza chiedere l’aiuto di alcuno, nemmeno quello dell’illuso stesso, il quale aveva firmato una cambiale in cambio della scomparsa di ogni preoccupazione.

Oppure ci sono i super realisti, coloro che cercano un eroe un po’ più normale che guidi una qualsiasi situazione da gestire, che lo faccia con un minimo onestà, un po’ di capacità. Il realista chiede all’eroe di non essere inarrivabile e raccontare qualcosa ogni tanto. Ma deve, comunque essere un po’ eroe.

Infine, il terzo gruppo: gli arrabbiatissimi. Questi sono coloro che non trovano più nessuno degno di fiducia, perché irrimediabilmente traditi dal loro eroe. E gli arrabbiatissimi potrebbero fare o non fare qualsiasi cosa
Così quando l’eroe cade, o è semplicemente assente, restano la rabbia, lo scoramento o l’illusione irriducibile. Da quel momento la colpa è dell’eroe assente, cioè dell’uomo che da solo risolve.

Nessuno tra illusi, realisti e arrabbiatissimi, forse, ha mai chiesto nulla alla comunità di cui fa parte, comunità che potrebbe pensare ed agire, senza bisogno dell’eroe, ma “solo” del degno rappresentante disponibile in quel momento, da formare e sostenere finché non lascerà spazio a quello successivo. Pistorius ha lasciato una pista d’atletica terribilmente vuota, togliendo la voglia di correre a molti e la passione di tifare a moltissimi.

Nella comunità in cui si vive esistono cento Pistorius, ma avevano sospeso gli allenamenti perchè l’eroe Pistorius occupava da solo otto corsie. Oddio, ho scritto comunità? Scusate, la disillusione non mi ha generato rabbia feroce né mi ha smontato una speranza oltre l’apparente realismo. Forse c’è un quarto gruppo, sperando che si rianimi, che io lo aiuti a rianimarsi.