Viale delle Rimembranze: una scommessa ideale contro il degrado

“Ideal”, come ideale. “I deal”, come affrontare, fare fronte a qualcosa. “Deal”, come accordo, riforma. Sono molti i significati che stanno dietro al nome dell’associazione no profit che ha deciso di rimboccarsi le maniche per contrastare la desertificazione del centro storico di Modena e lo stato di abbandono in cui versano alcune aree verdi della città. Si chiama Ideal, per l’appunto, ed è una realtà messa in piedi nel marzo del 2014 da ragazzi e ragazze modenesi tra i 20 e i 30 anni, formata da un nucleo direttivo di una quindicina di persone, ma che conta ad oggi circa cinquanta iscritti.

Incontro due dei suoi membri, il presidente Marco Belforti, classe ’87, e Urania Dekavalis del Comitato Cultura, classe ’85, alla Baracchina di Viale Amendola. Sembra un controsenso parlare di centro storico e incontrarsi nella prima periferia, eppure non lo è. Parliamo infatti attorno a un tavolino con vista sul Bonvi Parken, uno dei tanti polmoni verdi della città, e l’argomento è il parco di Viale delle Rimembranze: il luogo in cui l’Associazione è attualmente impegnata con un progetto di pulizia e riqualificazione. D’altronde, non sarebbe stato possibile ad oggi sedersi a un tavolino con vista sull’area in oggetto.

IL PARCO DI VIALE DELLE RIMEMBRANZE, UN LUOGO SIMBOLICO

ex caserma garibaldi“Ci siamo rivolti all’Assessorato all’Ambiente a maggio dell’anno scorso, già con l’idea di lavorare alla pulizia di un parco – spiega Marco – . Prima di tutto ci è stato consigliato di visionare tutti i parchi per renderci conto sia della complessità, sia della vastità del verde modenese. Noi in primis ne siamo rimasti stupiti, e ci siamo accorti che alla fine i parchi meno seguiti e tutelati sono quelli che dal punto di vista storico hanno maggior pregio.”

Il Parco di Viale delle Rimembranze ne è una conferma. Solo tra le poche centinaia di metri che separano la chiesa di S. Pietro da Via Saragozza, si trovano le statue dei due garibaldini, praticamente coperte alla vista, un tempo situate sulla sommità della Barriera Garibaldi ossia l’entrata est della città. Ma ci sono anche la struttura settecentesca dell’ex Caserma Garibaldi, da tempo totalmente abbandonata e pericolante, nonché l’unico cimelio delle antiche mura che, come commenta Urania, “è talmente ricoperto di vegetazione che sembra la spada nella roccia”. E’ proprio qui che comincia la sfida di Ideal.

sopralluogo ex caserma 2“C’è un interesse storico nel cercare di tutelare e valorizzare quest’area – continua Marco -. Passandoci a piedi o in bicicletta ci siamo accorti di quanto fosse trascurata, sporca, con monumenti di rilevanza storica abbandonati a se stessi. Quindi abbiamo detto: vogliamo fare qualcosa? Partiamo da quello.”

UN SEGNALE DI RESPONSABILITA’ DAVANTI AI CHIOSCHI SOTTO SEQUESTRO

Benché in cantiere da tempo, l’attività di Ideal su quest’area ha preso formalmente il via da qualche mese. Racconta sempre Marco: “Abbiamo quasi definito l’accordo e la convenzione con l’Assessorato all’Ambiente e l’Assessore Giulio Guerzoni, e stiamo parlando con alcuni tecnici ambientali in merito all’assicurazione che ci coprirà nelle nostre attività, per tutelare noi stessi e le persone che interverranno per darci una mano. Però nel frattempo come privati cittadini abbiamo eseguito due o tre sopralluoghi per capire come intervenire e cosa fare.”

Le tappe d’intervento si sono quindi delineate: ripristinare i vialetti in ghiaia, estirpare le erbacce, togliere i rami secchi e la sporcizia organica, attraverso incontri bisettimanali il sabato e grazie all’attrezzatura fornita dal Comune. L’obiettivo a breve termine è riuscire a rendere l’area più gradevolmente fruibile da tutti entro l’estate. Quello a lungo Modena - Garibaldino 2termine è un monitoraggio continuo e l’impegno costante a renderla viva attraverso la sinergia con altre realtà del territorio impegnate su obiettivi analoghi. Sui beni culturali presenti, l’associazione non può ovviamente intervenire in modo diretto, ma scommette sul valore simbolico – oltre che pratico – della propria azione per sensibilizzare chi di dovere. Anche rispetto alla faccenda dei chioschi.

“Siamo dirimpetto agli obbrobri creati in una zona che doveva essere fortemente riqualificata, tutta quella delle baracchine dalla parte opposta alla strada – spiega Urania -. Quello è stato uno smacco per la città, perché lì c’è stato un errore grave delle autorità competenti con un progetto invasivissimo che a tutti è evidente non fosse da fare. Quindi adesso attenderemo le conseguenze del blocco dei lavori e le decisioni successive, però nel frattempo noi diamo un messaggio che è quello che l’impatto ambientale deve essere sostenibile.”

NON SOLO PARCHI PER UN CENTRO STORICO IDEALE

sopralluogo ex caserma garibaldiOltre al progetto di riqualificazione in atto, gestito soprattutto dal Comitato Ambiente di Ideal, ci sono anche le azioni portate avanti parallelamente dal Comitato Cultura e dal Comitato Eventi, per continuare, come spiegano Urania e Marco, “a valorizzare dal nostro modesto punto di vista quello che di bello e positivo abbiamo in questa città, provando a migliorare ciò che non funziona”.

Il Comitato Cultura è attualmente impegnato nell’organizzazione di Slow Cinema, una rassegna di serate presso il superstite cinema Astra, precedute da un aperitivo in centro con commento critico del film di volta in volta proiettato. Il Comitato Eventi è invece il nucleo organizzativo del Bike Fest, iniziativa con cui Ideal si è fatta soprattutto conoscere l’anno scorso e che riproporrà anche quest’anno, rigorosamente in centro storico: l’orgoglio cittadino che oggi più che mai ha bisogno di una dimostrazione d’amore da parte dei suoi abitanti.

La dura vita di una supplente

26 Settembre 2014,
Facebook
: “Odi et amo cara scuola”
è il commento più recente che compare sulla bacheca facebook di Silvia Gozzi, classe 1986, 39 di scarpe, libro vicino al cuore: “Il tempo non basta mai” scritto dalla figlia di Alberto Manzi, conduttore della trasmissione “Non è mai troppo tardi”, che ha alfabetizzato tanti italiani.

silvia1Silvia è una maestra di scuola primaria, anzi, una supplente. Si è laureata a Reggio Emilia lo scorso anno e risale al 13 novembre il suo primo ingresso nella scuola pubblica nel ruolo d’insegnante, con un contratto di ben tre giorni!

«Ero fuori dalle graduatorie ma ho lavorato tutto l’anno, in dieci diverse scuole, grazie alla cosiddetta “messa a disposizione” mandata tramite mail alle scuole della Provincia di Modena. A volte, in mattinata ricevevo fino a cinque telefonate da parte di scuole diverse cui serviva una supplenza. Si trattava sempre di qualche giorno. Io accettavo la prima e via. Vivevo in un perenne stato di attesa e angoscia, con il cellulare acceso fin dal mattino presto, sul comodino di fianco al letto perché potevano chiamarmi alle 7.40 e dirmi che mi aspettavano alle 8.00 in una terza. 
Ecco tutto quello che potevo aspirare a sapere: che classe era. Non sapevo se c’erano bambini problematici, se l’insegnante di ruolo aveva lasciato indicazioni, se un bimbo soffriva di epilessia, dove erano i bagni e la mensa, chi erano i miei colleghi. È come cambiare lavoro ogni due o tre giorni e rivivere tutto, dallo stato di eccitazione iniziale, ricco di aspettative domande curiosità, alla difficoltà di inserirsi. Però non hai mai l’occasione di inserirti e poi tu sei la maestra, il punto di riferimento e non puoi permetterti di essere troppo disorientata».

silvia219 novembre 2014,
Facebook: “Forse lo spirito giusto per affrontare una supplenza è pensare che non sarò tanto io a ‘dare qualcosa’, perché in poche ore qui, alcune ore lì, altre 2 ore là, non posso pensare di ribaltare il mondo o trasmettere chissà quante informazioni. Forse è più giusto pensare a quanto loro daranno a me. Quindi ecco, sono pronta a imparare! E al più presto sarò prontissima a restituirvi tutto quello che potrò”.

Come definisci la tua prima esperienza da neolaureata nella scuola elementare?
«La prima supplenza è stata traumatica. Mi è stato affidato un bambino autistico nonostante io non abbia l’abilitazione, perché non c’erano altre possibilità. Gli insegnanti, non appena sono arrivata, mi hanno detto: è autistico, non autosufficiente in bagno e in mensa, è manesco e tende a scappare, e poi lo hanno messo nelle mie mani».

silvia4Come è possibile che in Italia ci siano tante insegnanti disoccupate e nello stesso tempo nelle scuole si verifichino questo tipo di emergenze per mancanza di personale?
«Me lo chiedo periodicamente. Io ho lavorato tutto l’anno pur essendo fuori dalle graduatorie e anche in ruoli per i quali non sono abilitata. Le spiegazioni che ho trovato sono due:
 molte insegnanti non si mettono a disposizione per supplenze molto brevi, è frustrante essere sempre di passaggio, non riesci a organizzarti e non ti fa vivere bene il tuo lavoro;
 nella Provincia di Modena si cerca di coprire anche poche ore di “buco” mentre in altre Province cercano di regolarsi con l’organico interno. 
Queste sono le “mie” spiegazioni, ma la scuola è un mondo complesso. Io ho impiegato mesi a capire come funzionano le graduatorie!».

Come funzionano? Ma funzionano?
«Ci sono due graduatorie, la GAE (Graduatorie ad esaurimento) è nazionale e comprende tutti gli aspiranti insegnanti a prescindere dal percorso di studi previsto dalla legge nel periodo in cui hanno preso l’abilitazione all’insegnamento, quindi troviamo chi ha il diploma magistrale insieme a chi ha fatto anche la SSIS (scuola di specializzazione all’insegnamento secondario) e ai laureati in Scienze della formazione primaria immatricolati fino al 2007/2008. Poi c’è chi, seppure al di fuori dalla GAE, è “arrivato in tempo” per partecipare e vincere l’ultimo “concorsone”. Gli unici esclusi sono quelli che, come me, si sono immatricolati dall’anno 2008/2009, hanno ottenuto la laurea in  in scienze della formazione primaria ma non hanno avuto la possibilità di inserisrsi in GAE perchè ormai definitivamente chiusa!; la GI è a livello di Istituto: ogni insegnante esprime, per la scuola primaria, le dieci istituzioni in cui preferirebbe lavorare, da questi dati le scuole stilano la propria graduatoria sulla base del punteggio di ciascun candidato. Ha un punteggio maggiore chi, per esempio, ha più anni di servizio, più titoli di studio, certificazioni linguistiche o specializzazioni varie.
È un sistema macchinoso che fa assomigliare le graduatorie a dei gironi infernali dove ogni singolo insegnante ha le sue ragioni per pretendere il diritto di lavorare. 
Ci sono insegnanti che stanno aspettando il posto per materie che nella scuola italiana non vengono più insegnate! Ad esempio la materia “trattamento testi e dati”».

silvia3Come dovrebbe comportarsi la politica nei confronti di questi elenchi infiniti di aspiranti insegnanti? Secondo te come si sta comportando il governo?
«

Ciò che ho capito lavorando a scuola è che, politicamente parlando, come ti muovi sbagli. A parer mio dovrebbe essere istituito un solo canale di reclutamento, ma bisogna tenere conto del retaggio storico. Se ci troviamo a questo punto è per via di una politica disordinata, con “cambi di regole” troppo repentini. Ritengo giusta l’idea di tenere la Gae bloccata, chiusa. Se è già difficile “smaltire” chi vi sta dentro, figuriamoci aggiungere altre migliaia! Ma le parole hanno un peso e se ai tempi della mia immatricolazione la legge prevedeva il mio inserimento in GAE, non è corretto cambiare le carte in tavola in corso d’opera. Ricordiamoci che la GAE è a tutt’oggi l’unico metodo per ambire a un lavoro stabile, insieme ai “concorsoni”… quando vengono fatti! 
Il ministro dell’istruzione Giannini dice “le supplenze fanno male a chi le fa e a chi le riceve”, sono in pieno accordo. Credo che l’attuale Governo voglia imporre alle scuole di fare maggiori assunzioni in modo da esaurire la Gae immettendo tutti in ruolo e ridurre il bisogno di supplenti, a fronte di un organico maggiore in ogni scuola. Funzionerà? Ho amiche che proprio quest’anno hanno beneficiato di immissioni in ruolo. Non io, che sono l’ultima ruota del carro, anche se nell’unica supplenza lunga che ho potuto fare (con conferme di settimana in settimana eh? Guai avere il “privilegio” di poter pianificare un lavoro di lungo periodo!) i bambini volevano me e i genitori hanno scritto una lettera alla Preside perché rimanessi con loro. Ma purtroppo non sono né la Preside né i genitori a decidere».

silvia5E intanto la scuola rimane la scuola, cioè un posto in cui ci sono tanti futuri cittadini che crescono guidati dalle loro insegnanti, sia che esse sappiano dove si trova il bagno sia che si ritrovino a improvvisare il loro lavoro ora per ora.

17 marzo 2014,
Facebook: “Componi brevi frasi con parole a tua scelta”. Ne riporto una, su tutte, perché le vere verità meritano di essere condivise! 
Parola: CIABATTE= Le ciabatte del papà puzzano”.

6 giugno 2014, 
Facebook: “Oggi è stato il giorno dei bambini koala, quelli incollati. Al mio cuore si son di certo incollati. W l’ultimo giorno di scuola, ma quanto è agrodolce”.

Immagine di copertina, photo credit: Pensiero via photopin cc.

Non conviene sposarsi

Marcello e Annalisa, finita la cena, mentre i tre figli erano già corsi ad accendere tv e Playstation, e in sala volavano bambole e macchinine, hanno continuato a fissarsi uno di fronte l’altra. Poi lui, rompendo il silenzio imbarazzante, ha riassunto e distribuito i compiti: «Domani si va dall’avvocato e avviamo la pratica per la separazione». I nomi sono di fantasia, ma la storia è vera. Anzi, le storie, perché aumentano sempre più i casi di separazione non per la fine di un amore, ma per una questione di “bilancio familiare”. Sì, in Italia non conviene essere più sposati e fare famiglia… almeno come la si intendeva in passato. Non per una questione di “moda” o di ideologia, ma per sopravvivere all’aumento delle tasse, alla negazione di contributi o alle mancate agevolazioni.

Costituzione a parte (la Carta del 1948 riconosce che “la famiglia educa, istruisce e mantiene”), perché due giovani dovrebbero convincersi a unirsi in matrimonio se lo Stato (e a seguire gli enti locali) penalizza la loro unione? Essendo quello della famiglia un tema “sensibile” e oggetto di scontro a livello politico (l’ultima – finta – discussione è stata alimentata dopo le dichiarazioni di Guido Barilla), la questione può essere affrontata soltanto basandosi su numeri concreti.

Ci ha pensato l’Acli di Brescia, che ha pubblicato “10 buoni motivi…” per non sposarsi ai giorni d’oggi. Un agile manuale per spiegare quello che negli slogan in piazza, nei discorsi in Parlamento o nelle dichiarazioni nei Tg non si dice. In Italia – è la tesi di fondo dello studio – non conviene sposarsi; sono numerosi i casi in cui lo Stato discrimina e penalizza chi “mette su famiglia” rispetto a ci non lo fa o chi non lo fa in forma “ufficiale”, magari per godere di quei benefici insiti nelle pieghe delle normative fiscali.

La prima “discriminazione” riguarda il calcolo dell’ISEE (l’indicatore della situazione economica equivalente), calcolato in base alla composizione del nucleo familiare, quello che risulta anagraficamente residente in una stessa abitazione, cioè quello indicato sullo stato di famiglia. Senza entrare troppo nel tecnicismo, proviamo a spiegare perché si crea una disparità di trattamento fra una famiglia con figli i cui genitori sono sposati e una stessa famiglia ma con genitori non sposati. Se i due genitori sono sposati, il nucleo familiare è composto da 4 soggetti e si calcolano i redditi di entrambi i coniugi; se i due genitori non sono sposati, il nucleo familiare potrebbe essere diverso: in caso di genitori conviventi anagraficamente non ci sarebbero differenze ma, in caso di genitori non conviventi, uno dei due non rientra nel nucleo, con la conseguenza che neppure il suo reddito ne entra a far parte (anche se, di fatto, non è così).

Un altro esempio riguarda le detrazioni Irpef per i figli a carico che varia dal reddito del genitore ed è, ovviamente, proporzionalmente decrescente al crescere del reddito complessivo (più basso è il reddito, maggiore la detrazione spettante). L’Agenzia delle Entrate, per stabilire l’entità di questo beneficio, va a verificare la dichiarazione dei redditi nella quale il marito, per esempio, deve indicare il codice fiscale della moglie. Dai controlli automatizzati risulta molto facile stabilire se marito e moglie stanno beneficiando in modo corretto delle detrazioni per i figli; questo non avviene per chi non è sposato, perché nella sua dichiarazione dei redditi non deve indicare il codice fiscale dell’altro genitore. Un meccanismo simile viene adottato per l’assegnazione di “assegni al nucleo familiare” e di “esenzioni ticket”: per il calcolo non si considera il nucleo anagrafico che risulta dallo stato d famiglia, ma solo il nucleo fiscale andando a creare una discriminazione nei confronti di due coniugi con figli rispetto a due genitori, con lo stesso numero di figli, ma non sposati.

E’ iniquo anche il regolamento adottato dagli enti locali per la graduatoria degli asili nido: si assegna in partenza un vantaggio a figli i ragazzi-padre o ragazze-madri, di genitori separati o divorziati, o anche di genitori separati o divorziati con affidamento congiunto. Il principio, in linea di massima, può essere giusto, però si presta a facili giochi truffaldini, come capita spesso a sentire i resoconti di indagini della Guardia di Finanza.

Il Comune di Modena ha spiegato che «da giugno alla fine di ottobre sono state accolte 94 nuove domande di cittadini e famiglie che hanno bisogno di una casa in affitto a canone calmierato e gli uffici stanno verificando il mantenimento dei requisiti di tutte le domande giacenti, che ammontano a circa 400, per valutare meglio anche a fronte della crisi i bisogni espressi dalle famiglie». Ecco, appunto, la verifica dei requisiti: per le case popolari c’è, nella maggior parte dei casi, una corsia privilegiata per donne e uomini soli, con figli a carico; così come per il sostegno all’affitto e all’assegno sociale.

Si trova avvantaggiato chi, ufficialmente, una famiglia non ce l’ha anche per l’integrazione al trattamento minimo e alle maggiorazioni sociali che vengono subordinate al reddito coniugale (il matrimonio, per essere espliciti, potrebbe far perdere il diritto all’integrazione con conseguente riduzione delle entrate per la coppia). Il problema non riguarda soltanto le giovani coppie: anche per l’assegnazione della pensione di reversibilità si nascondono falle: due vedovi, per esempio, che si trovano e vogliono farsi una vita insieme, trovano molto più conveniente scegliere la convivenza che non il matrimonio perché si assicurerebbero una doppia prestazione che, altrimenti, verrebbe immediatamente meno dal momento che avrebbero diritto unicamente alla liquidazione di una “doppia annualità”.

Entrerò con rispetto dentro la vostra storia

«Entrerò con rispetto dentro la vostra storia nella consapevolezza che le occasioni di incontro e di dialogo ci metteranno nella stessa direzione di marcia». Con queste parole il nuovo prefetto, Michele di Bari, ha salutato i modenesi nel giorno del suo insediamento.

palazzo_foresto«Ammirazione», «trepidazione», «servizio» e «collaborazione»: è lo spirito con cui il prefetto di Bari si presenta a Modena. Nella lettera inviata dalla Prefettura si legge: «Insieme, siamo chiamati con responsabilità a conseguire convergenti obiettivi perché il bene comune pervada in ogni segmento della società». E ancora: «Sarò al servizio di chi è leso nella dignità, assicurando la vicinanza dello Stato nei confronti dei cittadini e promuovendo ogni utile iniziativa perché il lavoro sia salvaguardato. Alle organizzazioni sindacali e al mondo delle imprese, alle istituzioni universitarie e scolastiche, alla generosa realtà dell’associazionismo e del volontariato, alla Chiesa locale e ai culti acattolici e agli organi di stampa, presterò la mia convinta collaborazione».

«Con trepidazione, giungo in una splendida terra dove comunità con una storia millenaria hanno dato lustro all’intero Paese, testimoniando virtù e valori per l’affermazione dei diritti e delle liberà civili. Resto ammirato dal patrimonio culturale e dalla naturale propensione della laboriosa popolazione che affronta anche le recenti sfide più impegnative con comportamenti solidaristici e intelligente dinamismo imprenditoriale. Sarò costantemente a fianco delle istituzioni locali, dei rappresentanti delle forze politiche, della magistratura e delle forze di polizia per concorrere a superare le difficoltà».

Buon lavoro al nuovo prefetto! E buon lavoro a tutti quelli che devono impegnarsi perché «il bene comune pervada in ogni segmento della società».

Sezioni nidi chiuse è una sconfitta per gli enti e le famiglie

Da alcune settimane i Comuni dichiarano che il prossimo anno copriranno tutte le esigenze di nido sul territorio. Qualcuno, anzi, sta ipotizzando la chiusura di sezioni o riduzione di bambini nelle sezioni perché non ci sono domande dalle famiglie. Quindi sembra potersi dire che gli enti locali hanno conseguito la loro missione: se non ci sono bambini, è ovvio sopprimere i posti non utilizzati, con relativi risparmi.
ordinarioNon mi sembra una bella notizia. I genitori non inviano i bimbi al nido a causa della crisi: non ci sono soldi in famiglia per sostenere una spesa mensile che va da 300 a 600 euro e oltre. In più se la mamma non lavora perché in cassa integrazione o, peggio, licenziata, la decisione di tenere il proprio bimbo a casa è quasi automatica. Questo, però, comporta almeno due conseguenze. La prima riguarda il sistema dei servizi, soprattutto quello gestito dal privato sociale, che sarà il primo a essere impattato da questa situazione.
Cosa accadrà ai servizi, una volta chiusi? Quando finisce un’esperienza educativa, spesso apprezzata dalle famiglie, è difficile recuperare lo stesso livello qualitativo raggiunto con impegno e risorse.

La seconda conseguenza è la messa in mobilità di personale con competenze, professionalità e anni di formazione continua alle spalle. Nessuno sembra porsi domande sul futuro di queste persone. Cosa andranno a fare? Avranno altre occasioni di lavoro? L’istituzione nido, fino a qualche mese fa bandiera intoccabile delle amministrazioni locali, oggi sta diventando un elemento di compensazione tra le uscite del bilancio comunale.
Secondo me va difesa in tutti i modi la possibilità di portare il proprio bambino al nido, inteso come prima tappa di un percorso educativo che deve essere inclusivo e di qualità per tutti. Anziché affrettarsi a chiudere i servizi, gli enti locali, pur colpiti da una crisi drammatica, dovrebbero chiedersi come aiutare concretamente le famiglie in difficoltà. Per farlo, però, occorre una visione di città, la capacità di guardare al futuro, la disponibilità a cambiare anche la spesa storica nelle sue componenti: virtù di cui la politica oggi pare, purtroppo, sprovvista. I nostri amministratori non devono rassegnarsi a una diminuzione delle opportunità, cioè a una società più povera, bensì ricercare insieme al privato sociale soluzioni che permettano di mantenere intatta una rete di servizi per l’infanzia che tutto il mondo ci invidia.


Gaetano De Vinco
presidente di Confcooperative Modena

Qualità complessa

Modena è una città equosolidale. La cosa è ufficiale, con tanto di delibera del Consiglio Comunale, fin dal lontano 2006. La nostra città fu una delle prime ad aderire al progetto “Città equosolidali” nell’ambito di Agenda 21. L’adesione, oltre ad un atto formale che sancisse la scelta, chiedeva all’ente locale di assumersi l’impegno di inserire nei propri consumi i prodotti del commercio equo e solidale, introducendoli anche nelle mense scolastiche e in quelle dei propri lavoratori e promuovendo iniziative di sensibilizzazione in questi stessi ambienti.

I prodotti della Bottega del Mondo al Millybar di Modena
I prodotti della Bottega del Mondo al Millybar di Modena

Una iniziativa importante e significativa, ma per dirla con un adagio antico: fatta la città equosolidale, ora bisognerebbe “fare” i cittadini. Ma come è possibile invitare, educare, suggerire scelte di consumo che coinvolgano la responsabilità sociale? Scelte che al criterio “qualità-prezzo” aggiungano una soglia di “qualità irrinunciabile” che modifica sostanzialmente lo stile di vita di chi le adotta. E, per di più, una qualità complessa che riguarda non solo il gusto e la salute di chi consuma, ma anche le modalità di produzione, la suddivisione dei profitti, i criteri di gestione del lavoro e dei lavoratori.
Scelte importanti, a questo riguardo, si possono fare sui prodotti alimentari che accompagnano la quotidianità e che troviamo nelle “botteghe del mondo”, ma ormai anche in molti supermercati delle catene CONAD e DiMeglio e, a suo modo, perfino alla COOP. Tenere sott’occhio queste opportunità, segnalare le novità che sbocciano a Modena e dintorni in questo campo e fermarsi ogni tanto a riflettere sul proprio stile di vita in questa prospettiva: basterà un blog dal titolo “Modena equosolidale” per coltivare nella nostra città un confronto attivo su tutto questo? No. E’ solo una piccola opportunità in più. A presto.

PSC: ecco le proposte al sindaco

Come potranno tradursi in impegni e decisioni concrete da parte della politica non è ancora chiaro. Però ora il Comune di Modena ha un bel po’ di materiale su cui riflettere prima di definire una volta per tutte il Piano strutturale comunale. Dopo il percorso partecipativo promosso dalla stessa amministrazione comunale (a cui hanno aderito 100 persone selezionate tra le circa 400 adesioni), ieri è stato consegnato al sindaco Giorgio Pighi il Dossier che contiene tutte le proposte emerse durante i lavori del Laboratorio “facciaMOlacittà”.

IMG_0047Un documento di 33 pagine che riassume le idee di oltre un centinaio di persone che si sono confrontate negli ultimi mesi nei gruppi di lavoro su cultura, economia, territorio, ambiente e mobilità, società. «Sono contento che si sia riportato il dibattito sul Psc in politica anche attraverso questo percorso partecipativo» ha detto Pighi durante l’incontro pubblico nella sala Giacomo Ulivi di via Ciro Menotti. «Il percorso partecipativo è uno strumento fondamentale» ha spiegato il sindaco facendo riferimento alle considerazioni emerse nel documento. Ora il Comune «è tenuto a valutarne gli effetti e le conclusioni, argomentando su come questo interferisce sulle sue politiche. Credo che si possa fare una sintesi alta in cui ci sia una risposta effettiva ai problemi che sono stati tirati fuori». 

Dopo il documento preparatorio approvato dal Consiglio comunale, ora chi amministra la città dovrà essere in grado di elaborare il Psc tenendo conto di tutte le sollecitazioni arrivate da cittadini e associazioni. «Non essendo una metropoli a Modena non si devono trovare soluzioni a quelle emergenze tipiche delle grandi città» ha spiegato Giovanni Leoni, docente di Storia dell’architettura all’università di Bologna. Occorre invece programmare il territorio «tenendo conto delle diversità» che lo abitano, e non soltanto degli spazi che lo definiscono. Così come non è necessario, soprattutto in tempo di crisi, “inventare” a tutti costi nuovi modelli architettonici: «concetti come “smart city”, sostenibilità e rigenerazione – ha aggiunto il docente – erano presenti anche in passato», basta quindi riscoprirli e inserirli in una progetto (il Psc appunto) che cerchi di garantire una “vision” d’insieme sul futuro della città.

Rigenerare la città e trasformare i modenesi

Stop al consumo del suolo agricolo, congelamento di ogni nuova previsione insediativa fino all’adozione del PSC, costruzione e aggiornamento di un “Atlante del consumo del suolo” che possa essere consultato da tutti i cittadini. Puntare ai “poli culturali”, strategici per il futuro dello sviluppo sostenibile della città. Rigenerare il tessuto produttivo, proponendo uno sviluppo che pur garantendo benessere alle persone e alle famiglie sia equo e sostenibile in particolare puntando sul contenimento della bolletta energetica per le imprese. Rigenerare il mercato immobiliare a Modena che abbia come priorità il contrasto ad ogni forma di iniquità e di speculazione. Ripensare ai luoghi di aggregazione e alla sicurezza urbana, avendo come obiettivo la realizzazione di una città per tutti, accogliente e includente. Difendere la sostenibilità ambientale come scelta strategica e trasversale ti tutte le politiche di governo della città.

Cinque idee e altrettante proposte concrete per la redazione del nuovo Piano Strutturale Comunale di Modena. Cinque documenti su Cultura, Economia, Società, Ambiente e Territorio, che si possono sintetizzare nello slogan “Rigenerare la città, trasformare i cittadini”. È quanto è emerso dal lavoro svolto negli incontri del Laboratorio di politiche urbanistiche “facciaMOlacittà”, uno strumento partecipativo autonomo che si affianca al percorso promosso dal Comune di Modena.
Il documento verrà consegnato ai modenesi e agli amministratori del Comune di Modena, martedì 11 giugno.

In sintesi i capitoli del documento, frutto dei temi affrontati nei gruppi di lavoro.

TERRITORIO – coordinatore Carla Ferrari
E’ necessario che il PSC assuma l’obiettivo del consumo “zero” di suolo, sia delle aree ancora libere da edificazione all’interno della città costruita che di quello agricolo. Tutte le politiche insediative e di trasformazione del nuovo PSC devono essere ricondotte all’interno della città costruita, nelle aree dismesse (aree militari, aree ferroviarie, aree industriali) o in via di dismissione.
In una città con le dimensioni di Modena, ci sono tutte le condizioni per operare interventi di rigenerazione urbana e riqualificazione edilizia, riconoscendo centralità agli spazi pubblici, assegnando un ruolo innovativo alle funzioni commerciali e di servizio, rendendo la città più accogliente e solidale, energicamente efficiente, in grado di rispondere alla domanda di edilizia residenziale sociale, di servizi ai cittadini e alle imprese, di qualità, bellezza, sicurezza ed efficienza degli spazi urbani.

CULTURA – coordinatore Eriuccio Nora
Nessun Piano Urbanistico o Piano d’Azione, anche il migliore, è in grado di perseguire i suoi obiettivi efficacemente se non è condiviso e non è in sintonia con gli abitanti della città. La sua caratteristica vincente sarà data dalla qualità culturale, che consentirà di far dialogare la storia con il presente, l’identità con le differenze, il locale col globale, il particolare col tutto, l’empatia con la scienza, la tradizione con la creatività, la innovazione col futuro, la competitività con la cooperazione. Partiamo o ripartiamo dalla Cultura.

ECONOMIA – coordinatore Gianpietro Cavazza
Rigenerare il manifatturiero: per aumentare la capacità competitiva delle imprese si potrebbero abbassare alcune voci di costo tra le quali, oltre alla burocrazia, occupa un posto di rilevo la bolletta energetica (quindi educare a forme di risparmio energetico, favorire lo scambio di energia sul posto, incentivare sistemi di stoccaggio di energia, favorire la costruzione di reti locali di produzione e consumo di energia indipendenti dalla rete nazionale, incentivare la costituzione di cooperative di produttori/consumatori, correlare l’Imu alla classe energetica degli edifici e nel caso degli edifici abitativi alla condizione economica familiare).
Rigenerare il mercato immobiliare. La programmazione territoriale potrebbe: eliminare il consumo di suolo agendo direttamente sul patrimonio abitativo concentrando, con benefici fiscali, l’attività edilizia sulle aree già costruite; evitare di congestionare ulteriormente i tessuti urbani esistenti e anzi migliorandone i valori ambientali; prevedere interventi di densità misurata e ad alto valore ambientale nella riutilizzazione delle cosiddette “aree dismesse”; facilitare la rigenerazione e il cambio d’uso delle abitazioni per ristrutturazioni funzionali alle cure domestiche abbassando/eliminando gli oneri comunali.

SOCIETÀ – coordinatore Teresa Fiorito
L’obiettivo è di rendere davvero Modena una città per tutti, ma come intervenire? Ri-pensando alla scala urbana come quella del quartiere. Si richiede alla Pubblica Amministrazione il coinvolgimento diretto dei diversi attori sociali, attraverso una propria rappresentanza in tutte le fasi della progettazione, promuovendo misure volte al coinvolgimento sociale ed alla partecipazione inclusiva, ma dove, dopo la fase dell’ascolto dei bisogni, vi sia la risposta attraverso la condivisione di conoscenza sui temi dell’innovazione e della sostenibilità urbana, aperto ai contributi del mondo istituzionale e della ricerca, dell’impresa e della società civile.

AMBIENTE E MOBILITÀ – coordinatore Paolo Silingardi
I fattori ambientali critici sono riconducibili per sintesi ad alcune aree definite che coinvolgono beni collettivi primari come: Acqua, Aria, Suolo, Rifiuti, Energia. Ognuno di questi ambiti, strettamente integrati fra loro, esprime delle criticità, degli indicatori e delle priorità di intervento per ottimizzare e migliorare le politiche ambientali, della mobilità, di governo del territorio finalizzate al raggiungimento della sostenibilità e alla tutela della salute e del benessere delle persone.
La sostenibilità, obiettivo trasversale a tutte le politiche di governo, è oggi più che mai una scelta strategica per raggiungere e garantire competitività e creare attrattività e lavoro nel territorio.

Con i giovani sforzo comune per una città migliore

«Incontro spesso giovani della nostra città. Il “lavoro” che faccio – assessore alle Politiche sociali, sanitarie ed abitative del Comune di Modena – mi porta a contatto con le persone di tutte le età, e non solo con persone in difficoltà. Credo che stia crescendo sempre di più la distanza tra i linguaggi dei giovani, i loro interessi, le loro mille diversità, e il linguaggio delle istituzioni. Che resta spesso formale, monocorde, poco incisivo rispetto agli standard della comunicazione serrata di oggi, in ogni caso lontano e difficile da penetrare per chi non è “addetto ai lavori”».

Assessore Francesca Maletti, questa “preoccupazione” è emerso in maniera chiara nei risultati del sondaggio La Modena che vorrei che il Centro culturale F.L. Ferrari ha rivolto ai giovani under 35.
Non mi ha stupito riscontrare che, secondo il sondaggio, atti politici e di indirizzo del comune, in generale, e in particolare strumenti come il PSC (Piano Strutturale Comunale) restano ignoti ai più. Anche se se ne parla molto sui giornali, o nelle pagine Facebook degli “appassionati” al tema…
Non è un dato da affrontare a cuor leggero, se si considera che il PSC è un atto che ha l’ambizione di orientare lo sviluppo della città nei prossimi decenni. Come riporta il sondaggio stesso, “per il 58,6% degli intervistati il Psc in via di definizione a Modena (per il quale si è discusso ampiamente sui mezzi di comunicazione a seguito di un vivace dibattito politico) non è conosciuto”.
Un dibattito così importante, ignoto a 6 giovani modenesi su 10, genera un vuoto, un deficit di controllo democratico che non possiamo sottovalutare.

Il Comune in cosa si sente coinvolto? Cosa può fare?
Certo. Si può provare a lavorare ancora di più sulla informazione istituzionale, sui percorsi partecipativi, sugli strumenti di coinvolgimento, anche più efficaci rispetto a quanto fatto fino ad oggi. Ma non basta. Il punto è ricostruire un clima di fiducia, e quindi di attenzione, tra i cittadini e la politica. E’ il problema del nostro paese in questo momento.

Come crede sia possibile riuscire in questo impegno?
In primo luogo, non buttando a mare quanto c’è di buono nella nostra città e in Italia, in modo da non alimentare solo la sfiducia e la rassegnazione, ma da individuare punti fermi, punti positivi da cui ripartire. Nel sondaggio, la qualità della vita a Modena è giudicata positiva da oltre il 65% degli intervistati; il 64% di loro si sente legato a Modena anche per i prossimi anni, e addirittura il 63% dichiara di essere disposto ad impegnarsi direttamente per contribuire al miglioramento della vita a Modena.
Come assessore, ma ancor prima come cittadina, penso che questo ci offra un punto di partenza: il senso di appartenere ad una comunità, il desiderio di farne parte e di contribuirvi anche in futuro non si è perso, anche in questi anni difficili di crisi e di buia eclissi della politica, di pessimi esempi.

Il sondaggio non è stato un attacco all’operato dell’amministrazione comunale. Anzi, ha permesso di mettere in evidenza l’interesse e la voglia di partecipare da parte dei più giovani.
Infatti credo che questo punto sia molto importante: in tanti non hanno perso il gusto per la politica, che è poi molto semplicemente il gusto di impegnarsi nelle cose comuni, quelle che riguardano tutti i cittadini, per farle andare meglio. Non credo che esista l’“antipolitica”. Credo anzi che oggi più che in passato sia fortissima la domanda di politica, di buona politica, di partecipare, di capire, di poter dare una mano.
Per fare questo, come per ogni cosa importante, serve uno sforzo e un po’ di fatica: quella di confrontarsi, di informarsi, di non restare alla superficie dei giudizi affrettati o banali. Temi come quelli della casa, dello sviluppo, della tutela dell’ambiente e del territorio non si liquidano con uno slogan o una battuta: richiedono competenza e comprensione della complessità, e insieme tanta apertura alla innovazione, al cambiamento.

Per avvicinare le persone che cosa possono fare le istituzioni?
Il compito delle istituzioni, che sento anche mio, è quello di aprirsi molto di più, di far circolare le informazioni, di dare opportunità di incontro e di confronto: e in questo senso il sondaggio è un ulteriore invito al cambiamento, a migliorare il mio modo di essere “amministratrice”, e a continuare su quella strada dell’incontro e delle porte aperte che cerco, con tanti limiti, di portare avanti.
Mi auguro che tutti, specie i più giovani, sappiano da parte loro coltivare e tenere viva la curiosità, l’interesse e la partecipazione alla città che abitano, dando voce a come vogliono che sia e come vorrebbero che fosse in futuro. Abbiamo bisogno di questa forza, di condividere con loro le priorità per la nostra città, evitando conflittualità su progetti non partecipati e scegliendo il registro della progettualità condivisa, dello sforzo comune, per una città che sia migliore e sempre più ricca di risorse vive e creative.

Il PSC è uno sconosciuto per i giovani

volantino2013bisAl Piano strutturale comunale non interessa la visione che le nuove generazioni hanno del futuro.
E ai giovani non interessa il piano di interventi che l’amministrazione di Modena ha intenzione di mettere in campo nei prossimi mesi, sintetizzato nel documento in vista della definizione e dell’approvazione del PSC.
Questo non significa disinteresse sul miglioramento del sistema di trasporto pubblico, sulla tutela del “verde cittadino” e sulla realizzazione di nuovi immobili. Se coinvolti adeguatamente, i giovani si sentono partecipi dello sviluppo della città e della periferia previsto nei prossimi anni.
È quanto emerge, in sintesi, dal sondaggio che abbiamo realizzato nel gruppo di lavoro avviato da alcuni mesi al Centro culturale Francesco Luigi Ferrari. Al questionario hanno risposto circa 800 “under 35”.
Tutte indicazioni utili per la “Modena che vorremmo”, le esporremo durante la Notte Bianca di sabato 18 maggio a Modena in Calle di Luca, di fronte alla Bottega Oltremare del Commercio equoesolidale.