Vorremmo che fossero elezioni di svolta

8160137074_73a624065a_b

L’appello di C3dem, la rete “Costituzione, concilio, cittadinanza” alla quale aderisce il Centro culturale Francesco Luigi Ferrari che ne è uno dei fondatori.

 

Vorremmo che fossero elezioni di svolta.

Non vorremmo registrare le prossime elezioni come un ulteriore episodio di distacco tra cittadini e istituzioni. Non un’ennesima occasione mancata per uno scatto di dignità e di originalità nell’affrontare la crisi. Continuiamo a sperare che con questa vicenda elettorale l’Italia possa chiudere la brutta pagina del «berlusconismo» e a lavorare perché ciò accada. Crediamo si possano mettere le premesse di una dialettica politica più virtuosa e di una stagione di ricostruzione, completando finalmente la transizione verso una vera democrazia dell’alternanza.

C’è infatti bisogno di discontinuità fortissime. La situazione è drammatica: avviato un primo risanamento della finanza pubblica e ritrovato un minimo di credibilità internazionale, siamo di fronte a una economia stagnante, a una società invecchiata e statica, a tassi insostenibili di disoccupazione soprattutto giovanile, a una diseguaglianza crescente con un dramma sociale per i più deboli intrecciato all’impoverimento e alla frustrazione di molta parte del ceto medio, a una cultura senza risorse, a una burocrazia lenta e autocentrata, a un’economia sommersa di dimensioni inaccettabili, a una diffusa versione italiana delle malefatte di una finanza fuori controllo. E infine, soprattutto, a un enorme problema di legittimazione ed efficacia della classe politica.

Per uscire da queste condizioni difficili tutti devono fare la loro parte, ma certamente ci sono alcune condizioni che si dovrebbero realizzare: che si sconfigga l’astensionismo, con il coinvolgimento massimo possibile delle persone, soprattutto i giovani, su una ipotesi di democrazia partecipativa non limitata all’appello elettorale; che si affermi una politica sobria, personalmente inattaccabile, senza mirabolanti promesse, ma con alcune idee chiare sulle priorità da affrontare; che si stabilisca l’intesa su una legislatura costituente, che affronti finalmente con ampie maggioranze alcuni problemi di fondo delle istituzioni (legge elettorale, legge anticorruzione, riforma bicameralismo, conflitto di interesse, regolazione del mercato); che si realizzi una maggioranza stabile, coerente con i programmi dichiarati prima del voto e con i risultati elettorali, che sia in grado di entrare in funzione rapidamente e proponga un programma di governo credibile, realistico e incisivo sulle questioni più urgenti; che vinca un progetto di legame virtuoso con l’Europa, attraverso un discorso pacato sulla coesione tra i diversi interessi nazionali e un progetto di incisiva sovranità monetaria e di politica economica europea che sostenga lo sviluppo, accanto alla riforma democratica delle istituzioni; che si affermi un progetto ispirato al rispetto dei principi su cui si fonda la nostra Carta Costituzionale riguardo, soprattutto, al lavoro, al valore sociale dell’impresa, al welfare, senza cedimenti a interessi personali, locali e di singole parti del territorio, ponendosi l’obiettivo del bene comune di tutto il Paese, dal nord al sud, nella sua interezza.

Se questo scenario si realizzasse con il voto, potremmo affrontare le questioni che come cattolici democratici ci stanno a cuore: la tutela della dignità e del diritto costituzionale del lavoro, sviluppando un’iniziativa pubblica per l’occupazione e combattendo con una nuova legislazione la dilagante precarietà e gli abusi ricorrenti in tema di flessibilità; la ricostruzione di una rete di sostegno per l’esclusione e la marginalità, che stabilisca dei livelli minimi nei servizi di prevenzione sociale, di promozione e di assistenza; il rilancio e il rinnovamento dell’impegno pubblico per scuola e sanità; la tutela della legalità come difesa dei deboli; l’integrazione civile dei nuovi cittadini di origine straniera; la soluzione con equilibrate mediazioni tra diritti e doveri della questione delle convivenze di coppia diverse da quelle matrimoniali; la valorizzazione della cultura materiale, nella tutela partecipata del territorio, del paesaggio, dei beni culturali, della tradizione agricola e alimentare di qualità; l’investimento sulla formazione, anche professionale, e sulla ricerca; una crescita economica sostenibile ed equa in termini sociali e ambientali, sperimentando anche economie alternative e rifiutando di confidare esclusivamente nelle liberalizzazioni; il controllo dello strapotere della finanza. Sono i perni su cui impostare un progetto di governo che ambisca ad uscire in modo strutturale dalla crisi.

L’offerta politica può piacere o meno, ma è piuttosto chiara e differenziata. Per il rinnovamento dei Paese noi cattolici democratici ci auguriamo che ogni forza politica dia il meglio di sé, ma non tutte sono eguali.

La coalizione di destra forza-leghista ci sembra rappresentare l’esperienza negativa di un passato da cui è indispensabile liberarsi, ed è incredibile che oggi possa presentarsi quasi come fosse irresponsabile dei mali del paese; la coalizione di centro – pretendendo, ci sembra illusoriamente, di porsi al di sopra della dialettica europea tra destra e sinistra – riflette la serietà mostrata nell’esperienza di governo dei tecnici, ma fatica ad esprimere un’affidabile linea politica sul piano dell’innovazione richiesta per gestire con equità la crisi sociale; il movimento «cinque stelle» radicalizza una critica alla politica imperniata su molta buona volontà di singoli ma senza una linea di governo misurata sui problemi reali e con strutturali cedimenti a una polemica rozza e inaccettabile; le liste «arancioni» esprimono volontà di legalità e giustizia, ma coprono, talora, spezzoni di classe politica piuttosto consunta, oltre a dividere un orizzonte politico che dovrebbe invece trovare dialettiche positive; la coalizione di centro-sinistra, che magari vorremmo più incisiva e propositiva nella indicazione di politiche nuove e maggiormente persuasa di poter riuscire a garantire una governabilità al paese, sembra offrire comunque i presupposti per poter sviluppare una politica consona alla sensibilità dei cattolici democratici.

Ci sono molte donne e uomini ispirati dal cattolicesimo democratico candidati al parlamento e ai consigli regionali: alcune e alcuni fanno anche riferimento alle nostre associazioni. La rete «C3dem» esprime un apprezzamento per le loro disponibilità e una vicinanza alle loro battaglie, senza identificarsi con le libere e personali scelte di ciascuno.
1167300501188E auspica che la campagna elettorale sia occasione per la Chiesa e per i credenti di un percorso di maturo e libero confronto sul modo di avvicinarsi con proposte credibili, su cui costruire consenso, all’appello assoluto dei valori che stanno al centro della vita di chi crede. La forte riflessione del card. Bagnasco al consiglio permanente della Cei contro i pericoli antropologici dell’individualismo non deve essere usata per giustificare strumentali adesioni a una ristretta serie di punti programmatici, ma presa a paragone di un profondo ripensamento della progettualità politica su tutti i fronti.

Ricordando il centenario della nascita di Giuseppe Dossetti, vogliamo investire fino in fondo la sensibilità dei cattolici democratici nella ricerca delle strade di una democrazia matura. Faremmo nostre le sue parole: «Ho cercato la via di una democrazia reale, sostanziale, non nominalistica: che voleva innanzi tutto cercare di mobilitare le energie profonde del nostro popolo, e cercare di indirizzarle in modo consapevole verso uno sviluppo democratico sostanziale, cioè in larga misura favorente non solo una certa eguaglianza, una certa solidarietà, ma soprattutto il popolo: non nel senso di oggetto dell’opera politica ma soggetto consapevole dell’azione politica» (1995).

Travolti dalla passione per la politica

La politica è sempre più spesso associata alle elezioni, alla campagna elettorale, ai programmi di partito o dei candidati. Ma per fare vera politica bisogna essere “travolti da un’insolita passione”. Bisogna quindi riscoprire, a tutti i livelli, una politica basata sull’amore.

Proponiamo una prima parte della riflessione fatta al Centro culturale Francesco Luigi Ferrari da don Giovanni Nicolini, fondatore e superiore delle Famiglie della Visitazione, comunità monastica legata alla Piccola Famiglia dell’Annunziata fondata da Giuseppe Dossetti.

Come se fosse la prima volta

Trent’anni fa un gruppo di giovani, partecipando a un corso di avviamento al giornalismo, ha dato vita a “Note Modenesi”. La rivista aveva una duplice finalità: realizzare un momento di pratica giornalistica ed essere uno strumento di aggiornamento e di formazione politica per chi seguiva l’attività culturale del Centro Francesco Luigi Ferrari.

Anche allora, a cavallo tra il 1982 e il 1983, si viveva un tempo di crisi, e in un suo editoriale Luigi Paganelli scriveva: «“Note Modenesi” tenta di diventare pian piano, attraverso le fresche sensibilità dei suoi giovani redattori, occhio più disincantato e voce più chiara per capire e far capire meglio i problemi» che la provincia di Modena, e il resto del Paese, vivono.

In trent’anni, grazie all’impegno di tante persone, il Centro Ferrari attraverso l’attività di ricerca e approfondimento, ha continuato ad essere una voce critica della società, una critica non fine a se stessa ma aperta a nuove proposte. Crediamo che questa esperienza non vada trascurata, ma anzi ammodernata.

In occasione di questo felice trentennale abbiamo deciso di fare un altro passo avanti e di lanciarci nella nuova avventura multimediale. Lo facciamo consapevoli dell’importanza e dell’efficacia dei nuovi linguaggi – è emblematico che una delle più importanti riviste al mondo, il settimanale americano Newsweek, abbia deciso col nuovo anno di interrompere la versione cartacea per dedicarsi esclusivamente all’informazione on-line – ma anche delle difficoltà che il settore della comunicazione, in Italia e nella nostra regione, sta vivendo.

Il lettore che accetterà di percorrere questa nuova avventura assieme a noi, avrà modo giorno dopo giorno di orientarsi nella struttura che il sito di Note Modenesi assumerà. Gli articoli di approfondimento, i reportage e le interviste che vi proporremo, saranno il frutto di un lavoro collegiale fatto durante le riunioni di redazione. Abbiamo dedicato inoltre uno spazio (i blog) alle opinioni, un luogo di confronto, dialogo e partecipazione. Avremo un ampio spazio video, per dare evidenza a fatti, avvenimenti e persone che, per diversi motivi, non salgono agli onori della cronaca.

Per troppo tempo c’è chi ha pensato che si potesse raccogliere senza arare, seminare e coltivare il campo. Quello presente appare il momento più opportuno per la semina, correndo consapevolmente il rischio che saranno altri a beneficiare del raccolto. Dopo trent’anni è come se fosse ancora la prima volta.

Promo video della nuova avventura

Per promuovere la nuova versione di “Note Modenesi” abbiamo realizzato un video promo che mette in evidenza alcuni degli obiettivi che ci siamo posti. In futuro su queste pagine i lettori troveranno molti altri video di inchiesta, reportage, servizi e interviste.

A questo scopo è aperto anche il canale Youtube della rivista che vi invitiamo a seguire.