Ti amo e poi ti odio e poi ti amo

Alla presentazione del Quaderno del Centro culturale Francesco Luigi Ferrari, “Cara amica ti scrivo” ospite d’eccezione è  Stefano Cisco Bellotti, ex cantante dei Modena City Ramblers che, per l’occasione, tira fuori dal cilindro il testo di una nuova canzone per Modena. Eccola.

Amo Modena perché mi ha dato molti posti in gioventù dove fuggire, nascondermi e divertirmi.

Amo Modena perché ha inventato la Panini e le sue figurine.
Odio Modena e la Panini perché non sono mai riuscito a finire un album.

Amo Modena perché mi ha dato un posto di lavoro in centro, sulla via Emilia, bellissimo, stupendo, in un negozio di dischi, il mio sogno.
Odio Modena perché dopo tre mesi mi hanno licenziato e mi hanno rispedito a Carpi.

Amo Modena perché mi ha dato anche un pizzico d’amore.
Ovviamente odio Modena perché subito dopo mi hanno lasciato… quindi il ricordo non è buono.

Amo Modena perché… banale: la sua cucina, unica, meravigliosa, inimitabile (come quella di Carpi ovviamente).
Odio Modena perché alla fine, potete vedere, mai perso un chilo in vita mia, mai.

Amo Modena perché mi ha insegnato a camminare da solo, mi ha insegnato a cadere e a rialzarmi.
Odio Modena perché in fondo sono un provinciale di Carpi e ho sempre tifato per il Bologna.

Amo Modena perché sul calcio ci ha regalato tante soddisfazioni.

Amo Modena perché mi ha raccontato un sacco di storie e di canzoni che ho potuto cantare in giro per il mondo.
Odio Modena perché in fondo ci ha sempre un po’ snobbato.

Amo Modena perché ci ha anche accarezzato e coccolato.

Ma in fondo amo Modena perché ha dato il nome ai miei sogni e al mio gruppo, perché in fondo Carpi o Sassuolo City Ramblers faceva veramente cagare.

 

Immagine di copertina: elaborazione grafica da un immagine dell’album di Cisco, “Fuori i secondi”.

Le cose “pubbliche” sono di ogni cittadino

Dedicare una parte della propria vita per svolgere “funzioni pubbliche”, che vuole dire essere a disposizione 24 ore su 24, non smettere mai di mettersi in discussione, fare rinunce rispetto alla propria vita privata e tanto altro, è un gesto d’amore nei confronti della propria città, con la consapevolezza che l’obiettivo che mi pongo è quello di non fare troppi danni con il mio operato. E’ la testimonianza dell’assessore alle Politiche sociali del Comune di Modena, Francesca Maletti, raccolta nel Quaderno del Centro culturale F.L. Ferrari “Cara amica ti scrivo“.

malAmare la propria città è un sentimento molto profondo ed assume diversi significati e sfaccettature. Amare vuole dire conoscere la città sia nella sua totalità che nelle diverse specificità e peculiarità, prendersi cura della città, provare un affetto profondo e sentirsi parte integrante della città. Tutto questo vuole dire che quello che accade nella città riguarda anche me, che le cose “pubbliche” sono di ogni cittadino e non che ci deve pensare qualcun altro. Una città che è una porzione di territorio ben definito fatto di luoghi di ritrovo, di piazze, di strade, di case, di fabbriche, di laboratori e di negozi commerciali; ma soprattutto una città intesa come insieme di relazioni, di persone che abitano e vivono la città. Persone che hanno culture, religioni, aspettative, sogni e progetti diversi, ma che sono accomunate dall’obiettivo di vivere bene e di poter migliorare, o almeno non peggiorare, le condizioni di vita proprie e dei propri familiari. Per cui una città intesa come una comunità di persone che a loro volta si sentono parte di comunità più piccole.

Il ruolo che ricopro di assessore alle politiche sociali, sanitarie e abitative del Comune di Modena mi ha permesso in questi anni di venire in contatto con tanta sofferenza e disperazione ma nel contempo ho potuto incontrare centinaia di persone che quotidianamente, giorno dopo giorno, si fanno carico e si prendono cura di altre persone o di luoghi della città per permetterne la fruibilità alle altre persone. Il tagliare l’erba in un parco, l’andare a raccogliere pere per darle a famiglie in difficoltà, aprire la propria casa e il proprio cuore per accogliere un bambino in difficoltà o un adulto fragile, affiancare una famiglia per aiutarla a gestire il bilancio familiare, fermarsi ad ascoltare il vicino di casa o portare a scuola i figli dei vicini insieme ai propri… sono solo alcuni esempi di tantissime attività che vengono fatte in silenzio nella nostra città e che concorrono a costruire il senso di sicurezza e di comunità. Tante volte queste “piccole” azioni vengono date per scontate o sottovalutate perchè non fanno notizia, penso invece che siano gesti di amore nei confronti della città e che dovrebbero essere valorizzati maggiormente.

Ritengo che i maggiori ostacoli ad amare la città, nel senso che intendevo prima, sono alcuni sentimenti negativi che in questi ultimi anni sono aumentati e ci condizionano nel nostro agire quotidiano. Il senso di impotenza e di rassegnazione che ci invade, determinato dal fatto che, mentre conosciamo in tempo reale quello che succede dall’altra parte della terra, riusciamo ad incidere sempre meno sul nostro presente e futuro, come la possibilità a trovare un lavoro, o se crolla una borsa dei paesi asiatici il costo della benzina, della corrente elettrica e del gas a noi aumenta in termini significativi. Inoltre l’individualismo, il materialismo e la paura del futuro rischiano di indurci a sentimenti di chiusura verso gli altri, a pensare che quello che prevale è la competizione e di conseguenza a vedere gli altri come avversari, come competitor… con questi sentimenti non si possono creare atteggiamenti di collaborazione tra le persone o di amore verso la città. Inoltre ritengo che alcune forme di eccesso di burocratizzazione possano limitare la disponibilità e la possibilità di alcune persone di svolgere azioni di amore verso la città.

Come gesto d’amore per la mia città cerco di conoscere, di porre attenzione alle cose che succedono e alle persone che incontro durante la giornata, a comportarmi come parte di una comunità più grande, dalla quale derivano le mie radici ed alla quale devo rendere conto, con la consapevolezza che il bene (o benessere) della singola persona o famiglia si concretizza in un risultato collettivo e non singolo. Inoltre, per il ruolo che ricopro, sono chiamata a fare scelte e prendere decisioni in base al bene della collettività… sembra un luogo comune parlare di “bene comune” che io però definirei “senso di comunità”; ben consapevole che ogni decisione che si prende comporta una scelta e ogni scelta una rinuncia. Nel corso di questi anni ho cercato di prendere decisioni che si basavano sull’equità, sulla giustizia e nella tutela delle persone in maggiore difficoltà e sono consapevole che questo mi ha portato numerose critiche e incomprensioni…

Il Quaderno “Cara amica ti scrivo” sarà presentato pubblicamente giovedì 13 febbraio 2014 alle 21 al Palazzo Europa. Saranno presenti Stefano Cisco Bellotti, ex cantante dei Modena City Ramblers, e Riccardo Prandini, professore di sociologia all’università di Bologna.

Ecco il video trailer dell’evento:

 

Ti amo quindi ti difendo

La diffidenza delle persone ad accettare qualcosa dall’esterno uccide le nostre città. Abituati come siamo a consumare tutto, anche l’amore per la città si è affievolito: ci abitiamo, ma non la viviamo veramente. Amare Modena, secondo Maddalena Notardonato, studentessa all’Istituto d’Arte Venturi, significa anche difenderla. Il racconto di Maddalena è pubblicato sul Quaderno del Centro culturale F.L. Ferrari “Cara amica ti scrivo“.

ragaCredo che ovunque andiamo ci portiamo con noi sempre almeno due città. La città in cui noi siamo cresciuti, che sappiamo nostra nonostante i suoi difetti e la città che speriamo sia in grado di comprenderci e di rappresentarci.

Ogni città vive e respira in modo diverso. Amare la propria città significa comprenderla, capire i suoi limiti per trarne rimedio e capirne la sua quotidianità. Conoscere la storia che traspare dai monumenti e dai visi degli anziani, le tradizioni che custodisce, il “buongiorno” e i gesti che le persone si scambiano, le parole in dialetto e i vari accenti stranieri, le risate dei bambini, bambini che sorridono e piangono, le vie che si ricordano e quelle che si dimenticano, le persone che aspettano e si aspettano.

Significa anche difenderla, difenderla dallo smog, per esempio. Trovo scorretto, infatti, usare l’automobile per piccole tratte e addirittura farne uso sempre da soli, senza porsi il problema o meglio pensare all’opportunità di condividere quello spostamento con qualcun’altro e quindi dividerne il peso che avrà sull’ambiente. È necessario regolare l’impiego dell’automobile, utilizzando la bicicletta o i trasporti pubblici. Purtroppo la soluzione non è così semplice, perché mi sembra di notare che nell’ultimo periodo il costo del trasporto pubblico sia aumentato e che la puntualità e la qualità del servizio non sempre venga rispettata. È quindi più difficile essere coerenti con una scelta attenta alla salute propria e della città, riuscire a difenderla e amarla come si vorrebbe, poiché si è sempre più portati nella direzione opposta. A tutto ciò si aggiunga un altro tipo di inquinamento, conseguente all’enorme quantità di veicoli in circolazione, ovvero quello acustico provocato dai clacson e dal rumore dei motori, portandoci a fuggire dalla nostra città, evitando i luoghi pubblici e rinchiudendoci nelle nostre abitazioni.

A poco a poco ci isoliamo, credo infatti che la diffidenza delle persone ad accettare qualcosa dall’esterno, anche se ne si ricava vantaggio, uccida le nostre città. Ci comportiamo a volte come se fossimo soli e di conseguenza non ci curiamo dell’effetto delle nostre azioni e comportamenti su chi ci sta intorno e vive nel nostro stesso ambiente. È questo uno dei motivi che aggrava il problema dei rifiuti e del loro smaltimento. Fin dall’antichità, ma soprattutto nella società in cui viviamo, i rifiuti e la loro gestione rappresentano una questione problematica. Basti pensare a quante volte ci sono arrivate, mediante la televisione, immagini di una Napoli intrappolata dalla spazzatura. Consumiamo e buttiamo, produciamo immondizia e la allontaniamo da noi, dalla nostra vista, ma rimane. Ci costruiamo una sorta di realtà virtuale dove i rifiuti spariscono per magia e non ci curiamo del loro destino e soprattutto del loro peso sulla vita degli altri. Consumiamo in particolar modo la nostra città, permettendo al cemento di mangiare sempre più spazio. Oggi infatti si continuano a costruire edifici in maniera quasi ossessiva ed esagerata, molti di essi rimangono disabitati e nelle città le zone verdi vengono sempre più ristrette o considerate quasi degli optional.

Noi viviamo nelle città ma non siamo più in grado di viverle davvero. Le utilizziamo come oggetti, il nostro amore per questi luoghi si è affievolito a tal punto che non ci riconosciamo più in essi, senza renderci conto che siamo gli unici responsabili del loro cambiamento. Di fronte a ciò il cittadino non dovrebbe chiudere gli occhi, ma impegnarsi il più possibile per garantire una quotidianità più piacevole. È importante quindi ritrovare l’amore per la propria città, il piacere ad assaporarne gli spazi, gli angoli e i colori. Perché sarebbe magnifico far coincidere le due città che ci portiamo con noi, in una sola: quella in cui stiamo vivendo.

Il Quaderno “Cara amica ti scrivo” sarà presentato pubblicamente giovedì 13 febbraio 2014 alle 21 al Palazzo Europa. Saranno presenti Stefano Cisco Bellotti, ex cantante dei Modena City Ramblers, e Riccardo Prandini, professore di sociologia all’università di Bologna.

Ecco il video trailer dell’evento:

 

Ami la città se non ti senti solo

Ho imparato che si possono amare più città, e che aver vissuto in diverse città è solo un arricchimento della personalità. Puoi amare la città solo se ci stai bene, se non ti senti solo e isolato. Kristina Starschinski è arrivata a Modena per svolgere il Servizio Volontario Europeo… poi non se ne è più andata. Ha raccontato la sua storia nel Quaderno del Centro culturale F.L. Ferrari “Cara amica ti scrivo“.

kristinaDa russa-tedesca, nata in Kazakistan, cresciuta in Germania e ora vivendo a Modena, posso dire che includo in me tre città. Per cui “Amare la città” per me significa amare tre città diverse, in tre modi diversi. Oltre ovviamente le varie particolarità fisiche e visive, cioè i vari monumenti e paesaggi diversi, c’è anche un altro livello da considerare: quello sentimentale, ovvero con quale città mi identifico. E la risposta a questa domanda non è facile.
Della mia città natale in Kazakistan che ai tempi si chiamava Kirowskij non ricordo tanto visto che ero piccola quando ce ne siamo andati. Nonostante questo sento un forte legame con questa piccola cittadina in mezzo alla steppa kazaka e un giorno vorrei tornarci per scoprire dove sono nata e dove i miei genitori e nonni hanno vissuto per molto tempo. In questo senso “amare la città” significa ricordarsi delle proprie radici.
Quella che chiamo casa, è la piccola città Offenburg nella Foresta Nera in Germania. Lì ho passato 15 anni della mia vita e lì sono cresciuta. La chiamo casa perché ora tutta la mia famiglia vive lì e si sente a casa.
“Amare la città” qui è amare la città in cui sei cresciuta e dove vive la tua famiglia. Nonostante questo, ho scelto Modena come città in cui vivere adesso. È stata una scelta per la mia crescita personale e per la mia felicità. Qui, anche se sono sola, cioè senza la mia famiglia, mi sento a casa ugualmente. Ci sono gli amici nuovi, lo studio, il divertimento – tutto quello che mi fa star bene e che mi fa sentire “a casa” in un certo modo. “Amare la città” vuol dire quindi anche sentirsi a proprio agio nella propria città.

Questi tre modi di amare la città sono diversi, ma nello stesso momento li porto sempre con me, ovunque vado. Però l‘amore per la città ci può essere soltanto se stai bene nella città. Se uno si sente solo e isolato, non può certamente amare la città perché non lo fa stare bene. Questo succede spesso in città grandi, dove le persone spesso vivono ognuno per sé stesso, anche se uno accanto all’altro. Vivono in anonimità. Amare la città per me significa anche socializzare, entrare in contatto con la città, provare ad integrarsi. Per quanto riguarda me, io mi indentifico con tutte le tre città, ovunque vado. Ne parlo, racconto delle storie, invito la gente a trovarmi – in un certo senso le valorizzo. Anche vivendo a Modena ora, mi ricordo sempre delle due altre perché fanno e faranno sempre parte della mia identità culturale. Ho imparato che si possono amare più città, e che aver vissuto in diverse città è solo un arricchimento della personalità.

Il Quaderno “Cara amica ti scrivo” sarà presentato pubblicamente giovedì 13 febbraio 2014 alle 21 al Palazzo Europa. Saranno presenti Stefano Cisco Bellotti, ex cantante dei Modena City Ramblers, e Riccardo Prandini, professore di sociologia all’università di Bologna.

 

(Immagine in evidenza: elaborazione grafica da: Lotus Carroll via photopin cc)

Cara amica, ti scrivo

Giovedì 13 febbraio 2014 alle ore 21 a Palazzo Europa (via Emilia Ovest, 101 – Modena) presentazione della pubblicazioneCara amica ti scrivo” nel corso di un convegno pubblico. Oltre agli estensori delle lettere saranno presenti Stefano Cisco Bellotti, ex cantante dei Modena City Rambles, e Riccardo Prandini, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università di Bologna.

Ecco il video trailer dell’evento:

(Immagine in evidenza, photo credit: madamepsychosis via photopin cc)

I desideri nascosti della classe dirigente

Nessun innamorato scriverebbe mai alla propria fidanzata delle lettere d’amore banali, affrettate, piene di contraddizioni e soprattutto false. Se spinto dalla passione, dedicherebbe alla propria amata frasi che trasmettono entusiasmo, racconti di attimi importanti della propria giornata e soprattutto parole vere. Nella pubblicazione del Centro culturale Francesco Luigi Ferrari “Cara amica ti scrivo. Lettere d’amore alla città” sono state raccolte le testimonianze di politici, amministratori, volontari, studenti, insegnanti, liberi professionisti, dipendenti pubblici e cooperatori.

«Con questo progetto – spiega il presidente Gianpietro Cavazza – abbiamo voluto rendere pubblico un sentimento privato come quello dell’amore. Ognuno leggendo questo Quaderno può farsi un’idea di quanto hanno raccontato esponenti politici modenesi ma anche imprenditori e rappresentati delle associazioni, del sindacato e del volontariato del nostro territorio modenese. Stiamo registrando un decadimento della città e una minore fiducia nelle istituzioni e nei partiti. Sempre più spesso in pubblico vengono dette delle cose (dei proclami) ma i sentimenti veri vengono tenuti nascosti, e lo dimostra l’attuale inefficacia della politica e dell’economia, a livello nazionale così come a livello locale”.

Alle persone coinvolte nel progetto è stato chiesto che cosa vuol dire amare la città? Qual è il gesto d’amore più importante verso la città di cui sono stati testimoni? Cosa ostacola oggi la possibilità di amare la città? Cosa sarebbero disposti a fare o stanno facendo come gesto di amore per la loro città? Gli è stato chiesto di scrivere una lettera, non un messaggio pubblicitario e nemmeno un proclama elettorale.

«Le lettere che abbiamo raccolto – continua Cavazza – sono dei “segnali stradali” per non farsi ingannare da un sistema di comunicazione pubblico che vive di fatto sull’ambiguità del messaggio che si vuole trasmettere. Questo succede sia per i candidati politici, sia per i responsabili delle associazioni che per il mondo imprenditoriale e del volontariato. Scoprire le loro “passioni” è un modo per capire quanto si sono già spesi e riusciranno a spendersi per il bene della città».

Hanno risposto all’appello del Centro Ferrari: solo la metà degli amministratori politici; solo un sindacato su tre; nessun professionista “di grido” contattato in quanto “eccellenza” modenese; due soli rappresentanti di studenti (su un totale di una trentina di richieste); due dirigenti scolastici (su 26 richieste); due rappresentanti di categorie del lavoro (su 14 sigle); due rappresentanti di enti culturali (su 17 invii); nessun rappresentante di associazioni di stranieri; solo un esponente (su sei) dell’associazionismo giovanile.

«Da questo emerge un punto di forza e uno di debolezza paradossalmente connessi – ha spiegato Riccardo Prandini, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università di Bologna –. Il punto di forza è la tradizione civica che si riproduce ancora e che integra fortemente la città. Il punto di debolezza è che alla riproduzione di questa tradizione civica non riescono o non vogliono contribuire il mondo dei più giovani, il mondo degli immigrati e il mondo dell’economia».

GLI AUTORI DELLE LETTERE

William Ballotta, segretario provinciale della Cisl di Modena
Luca Barbari, avvocato presso uno studio legale di Modena
Meris Bellei, direttrice delle Biblioteche Comune di Modena
Gerardo Bisaccia, referente dell’Associazione Libera Modena
Giuseppe Boschini, assessore alle Politiche finanziarie e attuazione del programma del Comune di Modena
Marika Bronzato Davolio, presidente provinciale del CIF
Daria Denti, sindaco di Vignola
Gaetano De Vinco, presidente di Confcooperative Modena
Albano Dugoni, portavoce del Forum Terzo Settore di Modena
Stefano Gobbi, presidente del Centro Sportivo Italiano di Modena
Andrea Landi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
Flavio Lodi, Private Banker
Francesca Maletti, assessore alle Politiche sociali, sanitarie e abitative del Comune di Modena
Chiara Martinelli, studentessa del Liceo “A. Tassoni” di Modena
CIF Centro Italiano Femminile di Modena (le socie)
Giovanna Morini e Paolo Davoli, Preside dell’Istituto d’Arte Venturi di Modena e Preside dell’Istituto Selmi di Modena
Maddalena Notardonato, studentessa dell’Istituto d’Arte Venturi
Dino Piacentini, presidente di APMI-Confi mi Modena
Giorgio Pighi, sindaco del Comune di Modena
Laura Piretti, presidente dell’associazione UDI di Modena
Fabio Poggi, assessore alle Politiche giovanili del Comune di Modena
Vittorio Reggiani, presidente della Cooperativa Oltremare
Matteo Richetti, Deputato eletto nella circoscrizione XI Emilia-Romagna
Chiara Rubbiani, direttrice del Centro Servizi per il Volontariato di Modena
Emilio Sabattini, presidente della Provincia di Modena
Paolo Seghedoni, presidente dell’Azione Cattolica della diocesi di Modena
Kristina Starschinski, ex volontaria europea e studentessa presso la facoltà di Lettere e filosofi a dell’Università di Modena
Davide Torrini, segretario provinciale dell’UDC
Andrea Trenti, studente presso la facoltà di Ingegneria civile e ambientale dell’Università di Modena
UDI Unione Donne in Italia di Modena (Serena Ballista, Rosanna Galli, Judith Pinnock e Laura Piretti)