A tutto gas verso l’auto elettrica?

“Ma se il limite massimo di velocità consentito sulle nostre strade è di 130 km/h, perché produrre veicoli che fanno i 200?”. A lanciare il sasso all’ampia platea presente ad uno degli incontri in programma alla terza edizione del Motor Valley è uno che ha lavorato una vita per farle andare sempre più veloci, le auto: l’ingegner Mauro Forghieri, una leggenda del motorismo mondiale con i suoi trent’anni in Ferrari da responsabile tecnico delle vetture da corsa. 54 Gran Premi iridati, 4 titoli mondiali piloti e 7 titoli mondiali costruttori portati a casa dalla Rossa sotto la sua direzione.

“Abbiamo un uso esagerato della potenza” sentenzia. Parla di automobili, l’ingegnere modenese, ma a 80 anni suonati – è del 1935 – e alle spalle l’esperienza di uno che un po’ di mondo l’ha visto, si può permettere di allungare lo sguardo fino a sfiorare le fondamenta del nostro modello di sviluppo. “Quali errori ha commesso la nostra società?” si chiede. Per poi concludere: “Non si può accettare tutto, bisogna rifiutare qualcosa”. Insomma, bisogna scegliere. Decidere quale futuro vogliamo. Tanto più oggi che la tecnologia sembra impegnata in una rincorsa frenetica al superamento – pressoché quotidiano – dei propri limiti. Fino a dove? Fino a non averne più, a parte quelli imposti da conoscenze oggi indisponibili ma che potrebbero non esserlo più domani?

I primi dieci gruppi automobilistici al mondo (prima dello scandalo VW)
I primi dieci gruppi automobilistici al mondo (prima dello scandalo VW)

La domanda è più che mai legittima dopo l’esplosione dello scandalo Volkswagen che la tecnologia l’ha usata per barare, installando su milioni di auto centraline truccate che riducono le emissioni ai termini di legge solo nei test, ma poi su strada aumentano 40 volte oltre i limiti previsti. L’ormai ex amministratore delegato Martin Winterkorn, prima di esser liquidato dal gigante tedesco con una buonuscita complessiva di 60 milioni di euro, ha ammesso che sarebbero ben 11 milioni in tutto il mondo i veicoli coinvolti nello sporco affare. Uno scandalo che potrebbe presto allargarsi a dismisura coinvolgendo tutto il nostro “sistema” – di nuovo, il nostro modello di sviluppo e i compromessi sempre più spinti ai quali si è scesi per sostenerlo – se verrà confermato quanto scritto dal Financial Times, secondo il quale “la commissione europea sapeva già dal 2013 del software utilizzato della casa tedesca per manipolare i dati, ma non ha mosso un dito”. In attesa di ulteriori sviluppi, a calcolare i danni prodotti dalla manipolazione targata VW è stato il Guardian: le centraline taroccate hanno comportato lo scarico nell’aria di quasi un milione di tonnellate di sostanze inquinanti l’anno. Un quantitativo pari al totale delle emissioni nocive nella sola Gran Bretagna di industrie, agricoltura auto e impianti energetici, tutti insieme.

Sono quasi venti i modelli incriminati prodotti dal gruppo che fa capo a Volkswagen
Sono quasi venti i modelli incriminati prodotti dal gruppo che fa capo a Volkswagen

A discutere con Forghieri sul piccolo palco allestito all’interno del Motor Valley c’erano l’ingegner Gian Paolo Dallara, fondatore dall’omonima azienda nel parmense produttrice di telai per veicoli da competizione (è fornitore unico di vetture di vari campionati, dall’IndyCar alla Formula E per auto elettriche) e Dario Calzavara, titolare di Terra Modena, società impegnata nella progettazione e realizzazione di supercar. Ma elettriche. Perché, precisa citando Gustav Mahler, “la tradizione è la custodia del fuoco, non l’adorazione della cenere”. E, per lui, la grande tradizione modenese – così come tutta la nostra industria automobilistica – ha solo una strada percorribile per continuare a custodire il fuoco della tradizione (“Milano, Torino e Modena sono la culla mondiale dell’automobile”): quella del motore elettrico. Tanto più oggi che la voragine aperta da Volkswagen impone un cambio di registro ancor più deciso con l’aggravarsi della questione ambientale. Ne avremo qualche riscontro, ci si augura, nel corso della ventunesima conferenza internazionale sul clima che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre prossimi.

La Toyota Prius è la prima auto ibrida mai prodotta. Fino ad ora ne sono state vendute 7 milioni nel mondo.
La Toyota Prius è la prima auto ibrida mai prodotta. Fino ad ora ne sono state vendute 7 milioni nel mondo.

Del futuro elettrico dell’auto è convinto anche Dallara, che però pone una serie di questioni che resteranno sul piatto ancora a lungo. “Le automobili – dice – sono responsabili per un terzo dell’inquinamento globale. Dunque la riduzione delle emissioni deve necessariamente passare anche attraverso una profonda revisione dell’attuale modello”. “Tuttavia – prosegue – non possiamo sottovalutare un problema fondamentale: come produrremo tutta l’energia elettrica necessaria?” Già, come faremo? Inquineremo di più per produrre l’energia elettrica indispensabile per muovere centinaia di milioni di automobili meno inquinanti? “Per quanto riguarda il riciclo delle batterie elettriche – afferma Calzavara aprendo l’ulteriore capitolo dello smaltimento di questo tipo di rifiuti – attualmente queste sono recuperabili per il 97%”.

Il dibattito è aperto e accompagnerà a lungo una rivoluzione, già in corso, che si annuncia epocale. Tanto più se si ragiona nel quadro più ampio della mobilità ecosostenibile, che non riguarda solo la “qualità” dei veicoli, ma anche la loro “quantità”. Da ridurre drasticamente, secondo molti. Una posizione sempre più condivisa e così sintetizzabile: “dobbiamo trasferire la maggior parte dei nostri spostamenti dal mezzo privato a quelli collettivi”.

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Meditare.

Qualora si dovesse trovare la quadratura del cerchio rispetto a questo ampio spettro di problemi, ne resta uno specifico per la nostra industria nazionale. Che così spiega sempre Dallara: “Anche se come italiani, oltre alle grandi qualità che ci sono riconosciute in tutto il mondo, possiamo vantarci di aver realizzato a Parma la prima auto al mondo senza pilota, come sistema paese siamo indietro in termini di investimenti per ricerca e sviluppo. Ad esempio noi della Dallara, per quanto all’avanguardia come azienda, delle auto elettriche produciamo la parte vecchia, quella meccanica. Ma oggi l’automobile è al 50% meccanica e al 50% meccatronica, ingegneria dell’automazione. Invece, per il 90%, nelle nostre università ai futuri ingegneri insegniamo solo meccanica. Siamo in ritardo”.

In mondo in continua e rapidissima evoluzione, per noi italiani, almeno una costante.

In copertina, il veicolo senza pilota progetto da Google. Fonte immagine: Girasolemedia.

Un drago elettrico per la terra dei motori

Pare che a Modena siano già tre le Tesla immatricolate. Di cui una da un tassista, primo in Italia a consentire ai propri clienti di vivere l’esperienza di farsi un giro su quest’auto a propulsione integralmente elettrica. Per i profani di auto & motori, Tesla è un’azienda americana che produce un veicolo elettrico ad alte prestazioni con l’ambizione di conquistare il mercato di massa. Insomma, di arrivare un giorno a rottamare tutto l’immenso parco macchine alimentate a benzina, gasolio e combustibili vari. Nei primi mesi del 2015 Tesla ha piazzato sul mercato mondiale 21.537 il suo “Model S”, una berlina cinque posti con un’autonomia di circa 250/300 km e una velocità massima di 225 km/h. Un incremento di vendite del 52% rispetto allo stesso periodo del 2014 nonostante il costo necessariamente ancora parecchio elevato: tra gli 80 e i 120 mila euro in Italia, a seconda della configurazione. Siamo ancora lontani da numeri (e prezzi) “di massa”, ma certo l’azienda californiana sta dando una bella spinta alla crescita di un prodotto al quale, per altro, stanno lavorando da un pezzo tutte le più grandi case automobilistiche del pianeta. Fiat compresa, nonostante fino a ieri Sergio Marchionne si sia rifiutato di riconoscere che il futuro sarà elettrico.

Tesla Model S
Tesla Model S

Dal cellulare all’automobile

«A sparigliare le carte rispetto al passato anche recente – ci spiega Dario Calzavara, titolare di “Terra Modena Mechatronic” srl – è che oggi gli enormi investimenti sulle batterie dei cellulari hanno permesso alla tecnologia di evolversi enormemente e in tempi rapidissimi: sistemi di ricarica di qualche mese fa non hanno già più niente a che fare con quello che si produce adesso. Ecco, tutto questo ora è a disposizione delle batterie per automobili». Batterie che, da sempre, sono il grande il problema per una vera esplosione sul mercato dell’auto elettrica: per la scarsa autonomia e per i tempi lunghi di ricarica. Ma appunto, l’evoluzione viaggia alla velocità della luce. Proprio a Modena (sud) è disponibile uno dei sei Tesla Supercharger – i caricatori gratuiti – presenti in Italia. Tempi di attesa per “fare il pieno”: una mezz’ora. Una tempistica ormai non troppo distante da quella necessaria per il rifornimento di un motore termico. Insomma, nonostante le perplessità di Marchionne, la rivoluzione che cambierà il nostro modo di viaggiare è già in fase avanzata, più di quel che appaia a un occhio disattento. Elon Musk, miliardario di origine sudafricana cofondatore di PayPal e proprietario di Tesla, è convinto che il futuro sia vicino, vicinissimo, e si dice sicuro che già dal 2017 la sua Tesla diventerà appetibile, come prezzo e prestazioni, anche per il grande pubblico.

Metti una tigre (elettrica) nel motore

Se davvero nei prossimi anni assisteremo a una rivoluzione nell’industria dell’automobile, riuscirà Modena a rivisitare in chiave elettrica una tradizione ormai centenaria che ha prodotto gioielli conosciuti in tutto il mondo come Ferrari e Maserati? Per ora, quello che ci sta lavorando più seriamente è un modenese d’adozione, Dario Calzavara: un passato come team manager in Ferrari Formula 1 e come dirigente del settore “Ricerca e sviluppo” in Pirelli, un presente come titolare di una trading company in Cina che si occupa di importazione di vino italiano, un futuro affidato a un sogno sul quale sta investendo enormi risorse, finanziarie e personali. Nel febbraio di quest’anno ha fondato la “Terra Modena Mechatronic”, una start up che, dopo aver sviluppato un prototipo di una monoposto da competizione a propulsione elettrica, oggi sta puntando alla realizzazione di una vettura da competizione omologabile su strada. Una GT insomma, un’automobile con prestazioni elevate ma da quattro posti. Destinata non solo a chi ama il brivido della velocità da consumare in un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 2 secondi, ma adatta anche a lunghe – e tranquille – percorrenze.

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Terra Modena M34

Guidare un’auto elettrica è un’esperienza unica

Un uomo solo contro colossi come le tedesche o le asiatiche che sono già avanti nella progettazione di vetture di alta fascia? «In realtà – ci spiega – a livello di grandi produttori ormai l’auto elettrica è pensata come vettura da città. Io invece sto puntando su un settore di nicchia, quello delle supercar, semplicemente perché a coprirlo non c’è ancora nessuno. Per questo ho già depositato tutta una serie di brevetti. Inoltre non sono solo, con me c’è una squadra di giovani ingegneri, non solo italiani, consumati dalla stessa passione. Detto questo, so che l’impresa è di quelle da far tremare i polsi, ma nessuno mi vieta di coltivare il mio sogno. Quello che l’Italia, che Modena, culla di tutto ciò che ci invidiano all’estero, tornino ad essere anche nel ventunesimo secolo degni di questa fama. Negli ultimi dieci anni non ho visto grandi cose, né qui né in tutto il resto d’Italia. Noi abbiamo una grande storia, siamo un paese straordinario, dobbiamo essere degni di questa tradizione. Le nuove tecnologie cambieranno la maniera di muoversi: se si prova a guidare un’auto elettrica non si torna più indietro. Per la silenziosità, la flessibilità della guida, la morbidezza: cambia la percezione che abbiamo del nostro modo di guidare. Col grande vantaggio che al motore elettrico non serve manutenzione, è come quello di un frigorifero o una lavatrice: non lo tocchi mai finché continua a funzionare. Il futuro è tutto suo. Il motore termico invece, è alla vigilia della fine. Il nostro paese è stato in retroguardia sull’argomento fino ad ora, bisogna fare un’accelerazione. E io sono convinto che a riguardo Modena abbia molto da dire».

Leggi anche: Siamo nel 2015 e ancora non abbiamo combinato niente.

Lo vedremo. Ce lo auguriamo. Nell’attesa, Calzavara si porta avanti col lavoro. Anche se la sua è un’azienda virtuale, senza una sede fisica e men che meno uno stabilimento. Una start up fondata tutta sul know how, i brevetti depositati – “noi siamo gli unici al mondo a possedere brevetti per auto elettrica da corsa” – e il prototipo di monoposto già realizzato che verrà presentato sabato 26 settembre a Modena Fiere nel corso della terza edizione di Motor Gallery collateralmente a un evento in cui Calzavara, insieme a Gianpalo Dallara titolare dell’omonima casa automobilistica parmense e all’ingegner Mauro Forghieri, parlerà di “futuro, tra Racing elettrico e mobilità ecosostenibile”.

Prototipo della Terra Modena Formula 1 Super Green
Prototipo della Terra Modena Formula 1 Super Green

Dalla California a Modena

«Il mio compito nell’azienda – spiega Calzavara – è quello del “facilitatore”. Registro i brevetti, creo contatti, cerco fornitori e finanziatori, soprattutto all’estero perché in Italia è sempre più difficile fare impresa, avere accesso al credito o trovare semplicemente qualcuno che creda e investa in una start up come la mia. Anche se non mi occupo direttamente delle questioni strettamente tecniche che lascio ai bravissimi giovani ingegneri che condividono il mio stesso sogno, viaggio continuamente per vedere quel che c’è in giro, per tenermi aggiornato sull’evoluzione della componentistica che, come dicevo, nel caso delle batterie è velocissima. Ho visitato lo stabilimento della Tesla in California, sono stato in Cina e Corea dove si producono le batterie, nelle due università che negli Stati Uniti si occupano espressamente della questione auto elettrica: quella di Greenville in North Carolina e la Ohio University. Anche se può sembrare un paradosso rispetto a una sfida di questa portata, oggi essere piccoli e flessibili è un vantaggio. Non devo ammortizzare grandi investimenti per tecnologie che dopo sei mesi sono già obsolete. In un anno cambia tutto».

Perfino le sette sorelle immaginano un futuro lontano dal petrolio

Dario Calzavara
Dario Calzavara

«Vi sono ragioni ambientali, geopolitiche, che rendono ineludibile il passaggio all’elettrico – prosegue – anche se il tipo di mobilità attuale è solo uno dei fattori che incidono sul riscaldamento globale. Tempo un paio d’anni l’elettrico diventerà un’ondata inarrestabile. Anche perché, contrariamente a quanto può essere accaduto in passato, sono proprio le cosiddette “sette sorelle”, le grandi compagnie petrolifere, e i paesi arabi a finanziare la ricerca nel settore. Anche loro hanno capito da che parte sta tirando il vento. Sono convinto che entro 15 anni le auto elettriche saranno un prodotto di massa alla portata di tutti. Se gli altri sono già avanti, è ora che anche in Italia si recuperi terreno. Io ho grande rispetto per Marchionne e sono un suo tifoso: ha tirato su due aziende in crisi e le ha fatte tornare competitive. Però con le sue perplessità nei confronti dell’elettrico ha spento il dibattito nel nostro Paese. E’ ora di invertire la rotta».

Sarà lui, quindi, l’Enzo Ferrari del terzo millennio? Alla domanda non può che scappargli un sorriso: «Ma no, neanche per scherzo ci si paragona a una simile leggenda. Se proprio devo trovare qualcuno che oggi ricordi lontanamente il Drake, mi viene in mente solo Elon Musk, un sognatore che ci crede davvero nella necessità di innovare il mondo dell’automobile. Io voglio solo ritagliarmi una fetta di quel futuro. Per me, per Modena e per il mio Paese».