La fogna delle parole

Un’altra parola, forse la più usata al mondo, viene mandata al macero per non dire… nel gabinetto. La parola è amore e il giorno di San Valentino è nato “Innamorati dell’italia”: il partito dell’amore partorito da Silvio Berlusconi. L’ennesima parola viene svuotata del suo significato originale per averne uno nuovo ad uso e consumo del grande tubo digerente italico.

Non è certamente la prima volta che accade. Solo per citarne alcune si iniziò con “Italia” (Forza Italia) strappandola alla Destra, poi con “libertà” (Popolo delle Libertà) strappandola a tutti coloro che avevano vissuto la resistenza, senza dimenticare le parole di origine religiosa: “unto”, “santo”, “martire”, “sacrificio” ecc. Forse non riuscirà a modificare geneticamente la parola “equità” in quanto è già stato anticipato da Equitalia. Ben magra consolazione.

No, ma l’amore no. Forse è capitato un po’ a tutti di giocarci sopra, di utilizzarla talvolta puerilmente per ottenere un sì fortemente voluto. Ma così no, non si può. Anche perché il gioco, è facile da intuire, sarà quello far precipitare tutti gli altri nel partito dell’odio. Che poi sono quelli che non amano il grande capo ovvero quanti non la pensano come lui.
D’ora in avanti non potremo più utilizzare questa parola. La cosa che fa aumentare la dissenteria in chi scrive è che c’è già qualcuno disposto a comperarla.

Cara amica, ti scrivo

Giovedì 13 febbraio 2014 alle ore 21 a Palazzo Europa (via Emilia Ovest, 101 – Modena) presentazione della pubblicazioneCara amica ti scrivo” nel corso di un convegno pubblico. Oltre agli estensori delle lettere saranno presenti Stefano Cisco Bellotti, ex cantante dei Modena City Rambles, e Riccardo Prandini, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università di Bologna.

Ecco il video trailer dell’evento:

(Immagine in evidenza, photo credit: madamepsychosis via photopin cc)

L’amore contro la crisi

In media, il 70% di tempo di vita di un essere umano adulto è speso nell’attività economica, nel lavoro. Ne consegue che, anche se si tratta di universi apparentemente non comunicanti, è impossibile non declinare il tema dell’amore nella categoria dell’economia. E il professor Stefano Zamagni con la lezione magistrale “Ha l’amore uno spazio in economia?” al Festival Filosofia ci ha spiegato perché.

«La lingua greca ha tre parole per dire amore: eros, philia, agape. Esse descrivono tre dimensioni che sono in una relazione moltiplicativa, non additiva: non è possibile sostituire una all’altra – ha spiegato Zamagni –. All’inizio della modernità, è avvenuta una separazione netta tra queste tre dimensioni e si è affermata l’idea che in economia l’unica dimensione ammissibile sia quella dell’eros inteso come passione dell’avere, che nelle declinazioni successive si tradurrà in avarizia, avidità».

Philip Wicksteed nel 1901 afferma la necessità per l’economista di applicare il non-tuismo: la controparte in una transazione economica, il tu, colui con cui mi interfaccio, non rileva perché ciò che conta è il raggiungimento del proprio interesse personale. Business is business.

Quali effetti devastanti provoca l’eliminazione dell’amore nella sua declinazione di agape e philia in economia? La cosiddetta ideologia degli incentivi ce li mostra: «prima di tutto dobbiamo domandarci come ha fatto questa ideologia a diventare cultura popolare, considerando che fino a 60 anni fa la parola incentivo non esisteva in economia – si interroga Zamagni –. Se dal discorso economico elimino la philia e l’agape, per ottenere da te, lavoratore, qualcosa, ti devo dare l’incentivo, termine, importante ricordarlo, che deriva dal latino “incidere” che voleva dire cantare, incantare».

Questa crisi economica è figlia dell’ideologia dell’incentivo, la cui logica è difendere la democrazia politica sacrificando la democrazia economica.
«Noi economisti sbagliamo perché facciamo credere alla gente che la felicità coincida con l’utilità – sostiene Zamagni –. La felicità invece è legata alla relazione».
Già Aristotele diceva che non si può essere felici da soli, concetto che vediamo ben espresso in Robinson Crusoe.

«Dante nel quattordicesimo canto del Purgatorio nel dialogo con Virgilio si chiede come è possibile che un bene quanto più viene condiviso quanto più aumenta. Dalla risposta di Virgilio si evince che la virtù più viene praticata più aumenta. E la stessa cosa, se ci pensate, vale per l’amicizia. Se vogliamo che le cose cambino, dobbiamo cambiare l’assetto istituzionale, rendere pluralistico il mercato la cui economia non è solo quella capitalistica – conclude il professor Zamagni –. Dobbiamo consentire a tipi diversi di impresa di operare fianco a fianco e rimettere in gioco la parola “fraternità”, che oggi è stata sostituita dalla parola “solidarietà”, che non è la stessa cosa».

Immagine di copertina: elaborazione grafica da un fotogramma da “L’infanzia di Ivan” di Andrej Tarkovskij.

L’energia che innamora… e vince la crisi

«L’economia riparte dalla filosofia» dice Massimo Gramellini che ha partecipato al Festival della Filosofia di Modena. Quindi tutti gli uomini, tutti i cittadini, si devono comportare come degli «equilibristi, sempre minacciati dai venti».

«Per far funzionare le cose in una coppia bisogna togliere il volume e giudicare la persona che amiamo solo dai gesti. Quello che conta è il sesto senso: l’intuizione. Noi più che dell’aspetto, ci innamoriamo dell’energia che emana dall’altra persona e che intuiamo da lontano». Massimo Gramellini con la lezione magistrale “La biblioteca di Eros” tenuta al Festival Filosofia ha invitato il pubblico a sedersi a tavola con i personaggi del Simposio di Platone, testo bimillenario di sconcertante modernità.
«L’innamorato è come un equilibrista che cammina sul filo, continuamente minacciato dai venti della vita e spinto dal desiderio di pienezza che lo fa andare avanti – ha esordito Gramellini –. Per Aristofane l’amore è il IMG_1685desiderio struggente di ritrovare la propria completezza smarrita e la favola da lui narrata mette sullo stesso piano gay, lesbiche, etero perché tutti, in egual modo, possono partecipare all’energia unificante dell’amore».

Ogni generazione è sempre stata convinta di vivere nel peggiore dei mondi possibili ma «il futuro – dice Gramellini – è il territorio della nostra sfida, perché il passato non tornerà più e in questo momento storico di rassegnazione, dobbiamo capire che l’economia riparte dalla filosofia, dalla psicologia e che la vita è un presente che si rinnova continuamente».
E in questo presente, l’impresa più eroica che possiamo compiere è quella di riuscire a esplorare il nostro cuore. “Chi è eros?” si domanda Socrate. Eros è un demone, non un dio, un’entità intermedia che tiene insieme l’universo, entità invisibile, non raggiungibile dai sensi ma che attraverso di essi ci mette in sintonia con l’universo sensibile che ci circonda.

«Eros non è l’amato ma l’amante, colui che ama, e ne consegue che una persona è felice quando ama, non quando è amata» ha spiegato Gramellini. «E quando smettiamo di amare crolliamo, perché ci rendiamo conto di essere caduti sotto a un certo livello di vibrazione».
L’amore è molto di più del trasporto fisico e sentimentale verso l’altro: amore, rivela Socrate, è il desiderio di generare qualcosa che ci sopravviva e tale desiderio si può appagare in due modi: mettendo al mondo figli fisici o spirituali.

«Non esiste solo la fecondità del corpo: anche l’anima può essere ingravidata. L’amore – prosegue lo scrittore – è un’energia che si impossessa dell’amante e sfocia in tensione creativa. L’anima, al pari del corpo, si eccita e genera i suoi figli: le opere. E chi ama col cuore, oltre che con il corpo e con l’anima, genererà i figli del proprio talento, perché ogni essere umano viene al mondo per creare qualcosa di unico».
E allora occorre svegliarsi, sciacquarsi un po’ il viso come fa Socrate per affacciarsi al nuovo giorno al termine del Simposio, e andare verso le luci dell’alba alla ricerca continua del proprio talento.

Travolti dalla passione per la politica

La politica è sempre più spesso associata alle elezioni, alla campagna elettorale, ai programmi di partito o dei candidati. Ma per fare vera politica bisogna essere “travolti da un’insolita passione”. Bisogna quindi riscoprire, a tutti i livelli, una politica basata sull’amore.

Proponiamo una prima parte della riflessione fatta al Centro culturale Francesco Luigi Ferrari da don Giovanni Nicolini, fondatore e superiore delle Famiglie della Visitazione, comunità monastica legata alla Piccola Famiglia dell’Annunziata fondata da Giuseppe Dossetti.