Spesso niente è come sembra

«L’èter dè in piaza a-i-ò imparè un quèl: al trì al vìn préma ch’al du». «Ma sarà stato uno scherzo…» «No, no, i-àn dét propria acsè. Pensa te!»

Queste frasi rubate di nascosto a due passanti segnano il passo che riporta Modena all’abituale quiete sonnolenta dopo la tre giorni in cui “c’è stata la filosofia in piazza”. Mentre un leggero sentore di Platone aleggia ancora nell’aria, Piazza Grande torna a essere feudo degli over-70 in bicicletta: temporaneamente spodestati da una platea di sedie blu, sono di nuovo in pista, rigorosamente all’ombra. Adesso che tutto è tornato alla normalità è anche possibile visitare con più calma e meno ressa le esposizioni allestite di contrappunto al Festival Filosofia sulle orme del tema “amare”, il verbo che fra tutti ha coinvolto più litri d’inchiostro nella storia dell’umanità.

Una di queste è Mano nella mano. Reperti di un amore oltre la morte, presso il Museo Civico Archeologico. L’argomento è a tratti affascinante, a tratti macabro e ha un innegabile gusto da tragedia shakespeariana o da racconto gotico. Protagonista dell’esposizione è una tomba del VI secolo d.C. rivenuta nel 2009 tra Viale Ciro Menotti e Via Bellini, contenente due scheletri che si tengono per mano e definita per questo “la tomba degli amanti”. Al di là dell’inusuale visione di tale sepoltura, sono interessanti le circostanze che la riguardano, poiché è stata rivenuta assieme a tombe di soggetti deceduti per morte violenta.

Per calarci nel vivo della vicenda dobbiamo compiere un salto temporale e immaginarci una Modena diversa, lontana dai fasti della Mutina romana e minacciata piuttosto dalle continue alluvioni, tanto che gran parte della sua popolazione si concentrò per diversi lustri a Cittanova. I “modenesi” di questo periodo strano e barbarico erano anche longobardi e germanici, una commistione che ci portiamo sorprendentemente dietro proprio nel dialetto poc’anzi citato. Anche gli scheletri rinvenuti nel 2009, inclusi i due “amanti”, potrebbero essere stati longobardi o germanici, vissuti e trapassati in un insediamento al tempo così decentrato.

Giudicando il passato con gli occhi del presente si potrebbe davvero pensare a un tenero gesto di unione perpetua, facendo rivivere le suggestioni di tutta la letteratura che ci separa da loro. Pur non potendoci raccontare nei dettagli come è andata, le loro ossa qualcosa possono sempre rivelarlo e difatti le cause della morte degli “amanti” sono ancora tutte da studiare e stabilire. Una malattia? Un duplice omicidio? Non si sa, ma non è escluso che la sepoltura congiunta mano nella mano possa essere in realtà espressione di un rituale storicamente attestato secondo il quale la moglie, alla morte del marito, veniva uccisa a sua volta.

Ancora una volta il verbo “amare” si fa complesso e lascia uno spiraglio aperto su ben altri significati, ricordandoci che spesso niente è come sembra, specialmente quando si vanno a guardare le cose da prospettive diverse rispetto al pensar comune. Allora sì, bisogna darne atto al buon passante: non è più così scontato che il due venga prima del tre.

mano nella mano locandina

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Eros e Polis

filo1Cosa va cercando chi partecipa al Festival della filosofia? Un aggregatore sociale, ma anche l’occasione per ridefinire un’etica della politica

A Modena la filosofia scende di nuovo in piazza, portando avanti la tradizione delle dodici edizioni precedenti con risultati da record, e riconfermandosi grande iniziativa di pedagogia pubblica e di comunicazione moderna dei saperi, oltre che un prezioso strumento per la valorizzazione del territorio.
«Tre giorni che riempono la città. Il Festival risponde alla voglia di pensare» afferma Alda Baldaccini, segretario della Fondazione San Carlo.

Festival Filosofia coinvolge e rivitalizza tre città: le piazze, le location dei centri storici e la partecipazione attiva della cittadinanza rendono Modena, Carpi e Sassuolo personaggi primari.
Nondimeno la manifestazione si distingue per la scelta dei temi proposti. Questa del 2013 è stata l’edizione dell’amare. Il direttore scientifico Michelina Borsari precisa: «amare, non amore. Amare interessa in quanto implica una relazione, anche con la polis. Amare connette. O non connette e ci lascia da soli».
In questo caso specifico, viene da dire che amare connette, eccome. Il pubblico del festival riempe le piazze e le strade come una polis possibile,innervata di philia e con cittadini di tutte le età, luogo di ricerca a misura d’uomo.
Philosophia ed Eros sono connaturati similmente, legati dall’idea di ricerca. La prima ha la sua radice etimologica nella ricerca del sapere, il secondo invece è figlio dell’Indigenza e dell’Espediente.

filo4Cosa va cercando chi partecipa al Festival della filosofia?

Tommaso, 20 anni, studente, ci dice che apprezza vedere la Filosofia assumere un ruolo di aggregazione sociale; auspica che possa servire a ridefinire un’etica della politica. Anche Laura, studentessa di 26 anni, vede nella filosofia un possibile veicolo di moralità e di insegnamento per la politica.
Franco nota invece come la filosofia attualmente si sia aperta agli spazi e alle tematiche sociali, ma che viene anche interrogata come qualche cosa di terapeutico, anche se spesso questi tentativi inesorabilmente naufragano: «Come avviene per la fisica, anche quando si indaga il pensiero umano o si assume un ruolo educativo, bisogna fare i conti con il problema dell’intrusione, con il pericolo di alterare il dato durante l’osservazione di un fenomeno. Ci si rifugia allora nella speculazione».
Filippo, 28 anni dal Festival porterà con se’ una frase di Gramellini: «Chi ama è la persona più dignitosa di questo mondo».

L’amare che si sparge nelle città assume forme diverse, si declina talvolta nella simmetria di esperienze transitive vissute nell’apertura verso l’Altro, talvolta si declina invece in forme intransitive e senza reciprocità, in cui le oscillazioni di Eros lasciano l’animo in balia di passioni inappagate e di fantasmi.
Quello che si va cercando sono forse nuove grammatiche amorose, di condivisione, di valori e quadri culturali che consentano agli individui di relazionarsi in un tempo in cui si susseguono velocemente rivoluzioni scientifiche e tecnologiche ma anche politiche e sociali. La filosofia può forse fornirci la rete di simboli a cui aggrapparsi per orientarci in una realtà profondamente mutata, e così velocemente.
Massimo Cacciari, che abbiamo incontrato sulle strade del Festival, «c’è bisogno di pensare, questi sono segnali positivi. La voglia di partecipare a queste manifestazioni dà qualche filo di speranza».

(Foto di Laura Zanazzo)