Fuori dal labirinto globale

Massimo Cacciari colpisce ancora nel segno. E lo fa con un volume intitolato “Labirinto filosofico” (Adelphi, pp.348, euro 38), presentato a Modena nell’ambito degli incontri con gli autori promosso dalla Banca Popolare dell’Emilia Romagna. Scorrendo le pagine la riflessione filosofica viene portata alle sue massime conseguenze e tende la mano alla teologia, quasi l’abbraccia in una dimensione metafisica che non lascia dubbi: per comprendere l’”essere”, ovvero ciò che esiste in quanto tale, oggetto della riflessione da quando l’uomo si è iniziato ad interrogarsi su se stesso, non si può prescindere dal punto di vista dell’“essente”, ovvero di chi osserva e riflette.

labirinti filosoficiIn altre parole, ognuno “intravvede” l’essere con le proprie percezioni del mondo, della vita, con i propri valori e convinzioni. Il punto di vista dell’altro è inevitabilmente diverso dal proprio e in questa relazione filtra per Massimo Cacciari la dimensione sociale, politica, che deve mediare, rispettare l’altro perché inevitabilmente diverso, consentendo la convivenza civile.

Qui sta tutta l’utilità della riflessione filosofica, che aiuta a prendere parte attiva in questo mondo, un atto di responsabilità verso il mondo, occorre conoscere i linguaggi degli altri, entrare negli altrui punti di vista e l’azione politica, figlia del pensiero, si deve fondare sulla conoscenza dell’altro, sulla volontà di conoscerlo, rispettarlo e costruire relazioni autentiche e significative.

Da qui emerge tutta l’assurdità del pensiero identitario che riconosce il proprio punto di vista come l’unico vero e che non riconosce valore nel diverso da sé avvertendosi come un tutto, presumendo una pseudo totalità.

cacciariUna riflessione, questa, contro ogni assolutismo, ideologico, religioso, ma anche contro ogni relativismo, come banalmente vengono ritenuti coloro che non si appoggiano ad una bandiera, ad una certezza.

Naturalmente la strada non si esaurisce qui. Il rapporto con l’ente (o con il niente) rimane problematico, e Cacciari invita ad indagare, a percorrere strade sempre nuove: tutte le speculazioni filosofiche partono dal centro di un immenso labirinto, ogni strada dal centro può essere percorsa, non c’è una strada maestra che determina la via attraverso affermazioni assertorie.

Ed ora, con la fine delle ideologie, il labirinto si è fatto globale. In realtà la globalizzazione non è una novità, viene da lontano, lo stesso messaggio cristiano è una manifestazione della globalizzazione, un messaggio universale portato a tutte le genti di ogni etnia, cultura e religione, l’idea del globo diventa poi determinante nell’epoca delle scoperte scientifiche del 16° secolo. Pensare che questo destino globale sia revocabile e ritrattabile in nome di logiche identitarie della reductio ad ununm è una sfida persa in partenza.

Ma qual è il filo per uscire dal labirinto? “Ognuno si fa la sua uscita – rimarca il filosofo – nel labirinto comunichiamo e ci informiamo, ma per trovare la nostra uscita, che è sempre personale, come la morte. Il pensiero filosofico è questo grande appello alla responsabilità: il labirinto guida alla tua porta, e questa conduce all’aperto. La filosofia non ha una sua ‘Beatrice’, non ha a che vedere con verità rivelate: è ricerca umana e di pensiero profondo, umanità che cerca. Ognuno ha la sua porta, se la supera – e per tutti c’è una via d’uscita dal labirinto – troverà l’Aperto che è a tutti comune“.