L’eredità di Don Milani diventa uno spettacolo

“Zia? Tu li picchi i tuoi allievi? Io da grande se faccio la maestra non picchio nessuno”. A parlare è un’immaginaria bambina di 10 anni – Alice – che nel 1967 si trova tra le mani “Lettera ad una professoressa“, il manifesto educativo di don Lorenzo Milani, rimanendone profondamente e intimamente segnata. La domanda è di quelle che lasciano inorriditi; non era così fino a non molto tempo fa, quando in una scuola ancora impregnata di un’ottica classista e autoritaria, punizioni corporali e maltrattamenti erano parte integrante di un metodo formativo accettato senza troppe discussioni. La bambina curiosa è la protagonista di “I care. L’eredità ignorata”, un inedito spettacolo musicale che proprio oggi, nel giorno del cinquantesimo anniversario della scomparsa del religioso, si presenta come un viaggio di andata e ritorno dai nostri giorni al 1967 nel corso del quale la sua più importante eredità viene assimilata, elaborata e rilanciata oltre la soglia degli anni 2000.

In questo arco di tempo la musica, la materia che Alice, divenuta a sua volta insegnante, ha scelto come mezzo per mettere in pratica concretamente un nuovo modello di scuola e di didattica, accompagna una crescita personale e umana che si snoda per cinque decenni e scorre sulle note immortali di 29 Settembre dell’Equipe 84, passando per i King Crimson fino ad arrivare al rap di Eminem. Perché la musica è aggregazione e si configura come una palestra educativa: dal coro di paese alle più elaborate sinfonie, il mettersi a disposizione l’uno dell’altro rappresenta la base essenziale per la buona riuscita. Così in “I care”, dove ben oltre al classico saggio di fine anno, i ragazzi dell’Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi-Tonelli di Modena e Carpi, dell’Accademia “Il Flauto Magico” di Formigine e del Liceo Musicale “Carlo Sigonio” di Modena sono essi stessi al centro di un esperimento meta-teatrale: protagonisti sulla scena, ma protagonisti e attori di come collaborazione, autonomia, reciprocità – alcune delle parole chiave della dottrina di Don Milani – siano in tutti i campi dell’educazione e della convivenza dei principi dai quali non è possibile prescindere.

Interessante anche la scelta di riproporre un “oratorio”, un genere musicale antico, di ispirazione religiosa senza però attingere alla liturgia; recitativo, ma senza rappresentazione scenica, mimica o personaggi in costume: protagonisti, come detto, un gruppo di giovanissimi di età compresa tra i 12 e i 20 anni, ottimamente diretti dal maestro Antonio Giacometti e guidati dalla regista Alice Melloni, abili a mettere in scena uno spettacolo di ragazzi con la profondità tematica necessaria per far riflettere i più grandi.

I CARE

Al di là, infatti, della curiosità per un’esibizione incentrata su una figura che ha fatto discutere fino al gesto decisivo di papa Francesco, che nei giorni scorsi si è recato a pregare sulla tomba di Don Milani (“era trasparente e puro come il cristallo”, ha detto con animo commosso), questa rappresentazione costringe a tornare a fare i conti con un programma educativo forse mai completamente recepito dalla scuola italiana. Concepito in un’epoca nella quale le percosse facevano parte della vita scolastica, nella quale nelle classi erano rimarcate – se non addirittura enfatizzate – le diseguaglianze sociali, esso promuoveva un approccio diverso e sicuramente avveniristico prima ancora che moderno: fondato sull’inclusione, sulla partecipazione, sulla benevolenza, sull’assistenza reciproca, esso si poneva in netta discontinuità con un’istituzione che tra i banchi di scuola favoriva ed esacerbava differenze e disparità, in un contesto nel quale il “figlio del dottore” arrivava alle elementari già in grado di leggere a fronte dell’analfabetismo dilagante.

In un certo senso la scuola di oggi è figlia di questi principi: essa non umilia chi sbaglia, non punisce a nerbate chi rimane indietro; ad essa è demandato l’arduo – ma essenziale – compito di favorire l’integrazione in una società sempre più diversificata e al tempo stessa diversa da quella che don Milani voleva contribuire a cambiare. Perché se è vero che le basi della Lettera ad una professoressa rimangono universalmente valide, è altrettanto inevitabile che esse debbano rapportarsi a una società mutata, più articolata e con esigenze diverse, dove il tempo rappresenta un fattore sempre più stringente e vincolante e dove, del resto, il titolo di studio elevato non costituisce più una garanzia di avanzamento sociale.

Lavorare assieme, far sì che nessuno rimanga indietro e che chi è più avanti aiuti chi ha delle lacune non devono rappresentare proclami che, dal politico al dirigente, rimangono il più delle volte lettera morta; al contempo non devono essere trascurati tanto l’aspetto formativo, quanto una sana selezione: essa non dovrebbe “marchiare a fuoco” chi non ce la fa, ma indirizzare verso la giusta via ciascuno a seconda delle proprie inclinazioni. Non trascurare nessuno non dovrebbe essere l’alibi per il più grande svilimento dell’istituzione scolastica: appiattire la qualità verso il basso rappresenterebbe infatti il più grande travisamento del pensiero di don Milani, che tanto voleva una scuola capace di formare persone in grado di fare la differenza.

Al via oggi lo “slow festival” del teatro

Il teatro è una città, che incrocia storie e luoghi. Il teatro è una casa accogliente, che ospita amici e offre ristoro per la mente e per il corpo.

Per la terza edizione del festival “Città e Città” il Teatro Drama di Modena (via Buon Pastore 57) punta sulla gradevolezza del tempo lento da passare insieme. Si potrebbe definire uno slow festival.
Una concezione familiare dello spazio-teatro che diventa anche spazio di consultazione e condivisione di un pensiero artistico. Drama supera così il concetto di “offerta e fruizione” che vede un pubblico frettoloso che si allontana dopo l’ultimo applauso e sperimenta uno “stare a casa tra amici”. Un’occasione per fare colazione insieme, sfogliare i giornali, conversare con gli artisti e assistere agli spettacoli. Tra sala teatro, foyer, bar, cortile, libreria.

drama3

Venerdì 7 giugno
> ore 10:00, con l’inaugurazione dell’installazione permanente “La città dei popoli” curata da Stefano Vercelli a conclusione del laboratorio condotto da Magda Siti e Francesca Iacoviello nelle scuole del Comprensivo 3 di Modena.
Sempre il 7 giugno, alle 21:30, in programma La vedova in “vuoti nuziali”, di Dancewoods, con la regia e la coreografia di Marianna Miozzo (supporto artistico e servo in scena Riccardo Palmieri).

Giovedì 8 giugno
> ore 18:30, “I racconti delle cose”. Incontro con Gerardo Guccini. L’intervento espone le motivazioni teoriche e lo svolgimento del progetto Dalle tracce alle storie. Scopo di questa esperienza è l’individuazione di media relazionali tra adulto e bambino.
> ore 21:30 il Teatro delle Ariette presenta “Parliamo d’amore? (in treno)”. Con la regia di Paola Berselli, Stefano Massari e Stefano Pasquini.
Un cortometraggio girato sul vagone di un treno. Giovani, studenti, lavoratori e pendolari “galleggiano” nel tempo sospeso del viaggio che li separa dalla loro destinazione, su un piccolo treno locale tra Casalecchio di Reno e Vignola. Fuori dal finestrino vedono campi, capannoni e strade in costruzione.
Parlano d’amore, tra una stazione e l’altra, prima della scuola o prima del lavoro, e mentre tornano a casa. “Parlano d’amore perché l’amore esiste, ma nessuno sa cos’è”. Dal tempo di Comizi d’amore di Pasolini sono passati circa 50 anni – dicono gli autori – Era provocatorio e un po’ scandaloso parlare di sessualità, allora. Ora è il sentimento il vero tabù, la parola scandalo della società dei consumi. Ai giovani che abbiamo incontrato abbiamo semplicemente chiesto: Parliamo d’amore?”.

Venerdì 9 giugno
> ore 18:30 in programma “Tempo”, un incontro con Attilio Scarpellini, giornalista, saggista, critico e traduttore di testi di teatro (da Stendhal a Mallarmé, da Maupassant a Drieu La Rochelle), al Drama in veste di curatore del libro Tempo, 10 variazioni sul tema (Ed. ETS). Il libro raccoglie le prime 5 “variazioni” cioè il primo ciclo di 5 seminari tenuti dall’Associazione teatrale Armunia a Castiglioncello sul tema del tempo. Attilio Scarpellini, tra i soci fondatori e attuale presidente di Lettera22, è stato critico teatrale per “Diario” e il settimanale “Carta”. Collabora alla redazione di “Nuovi Argomenti”. Già redattore del settimanale di critica on-line La differenza e vicedirettore del mensile Tempo Presente, è conosciuto al grande pubblico per aver condotto su Radio Rai la trasmissione Mattino Tre/Lucifero e Qui comincia per RaiRadio3. Dal 2011 dirige la rivista “Quaderni del teatro di Roma”.
> ore 21:30 la Compagnia Esecutivi per lo spettacolo sarà al Drama con “Freier Klang” per la regia di Claudio Morganti e la drammaturgia di Rita Frongia, con Sergio Licatalosi, Francesco Pennacchia, Gianluca Stetur. Domanda: Il respiro è musica? Se il mio lamento è musica quanto è grande l’orchestra?
Freier Klang non è soltanto musica, piuttosto è musica per lo strumento “attore” che suona il corpo, i gesti, la voce, le parole, cui si aggiunge anche l’improvvisazione di veri e propri brani musicali.
Nel complesso, il lavoro si suddivide in due momenti: dopo aver suonato alcuni pezzi, i tre musicisti chiudono il concerto propriamente musicale, e passano a una sorta di bis, un concerto di parole. Se all’inizio si rimane un poco fuorviati dall’uso della parola al posto dei suoni (perdendosi un po’ alla ricerca di un significato o di un filo discorsivo nascosto), a breve si smette di cercare un senso e ci si abbandona. Nella sua apparente assurdità, Freier Klang resta godibilissimo: i tre performer sono paradossali, comici e divertenti. Vediamo suonare: il respiro, le parole, gli oggetti.

Sabato 10 giugno
> ore 18:30 Il Teatro Rebis con “Signorina Else” con Meri Bracalente e Giuliano Bruscantini. Signorina Else è una lettura scenica tratta dall’opera omonima del 1924 di Arthur Schnitzler, uno dei primi autori ad occuparsi in maniera così ‘endoscopica’ e viscerale del tema della violenza sulle donne – una violenza sottile, sociale, patriarcale, una violenza di ‘costume’, strisciante, che vede protagonista un’adolescente schiacciata da responsabilità più grandi della sua età. È anche uno dei primi esempi di utilizzo in letteratura del flusso di coscienza come tecnica narrativa. Un’introspezione umana e psicologica, spesso messa in relazione alle coeve sperimentazioni psicoanalitiche, data anche la fitta corrispondenza tra Schnitzler e Freud.
L’attrice Meri Bracalente darà voce alle fragilità di una giovane donna vittima di un gioco adulto, che con superficialità e cinismo ne spegne la grazia. Il cantante Giuliano Bruscantini, con una tessitura vocale spezzata e minimale, farà da contrappunto ipnotico al precipitare degli eventi.
> ore 21:30, “Miss Lithuania” con una straordinaria Vilma Pitrinaite in una performance corporale tra il tradizionale e il surreale, ironica e un po’ folle, che dice allo spettatore in sintesi: “Ehi gente, ascoltate, da noi la popolazione diminuisce per emigrazione e suicidi. Suicidi sì perché chi resta beve e si rattrista. Venite! Voi siete tanti, noi siamo pochi. Faremo dei barbecue nei nostri accoglienti paesi, con le belle lituane. Così il problema sarà risolto”.

Domenica 11 giugno
> ore 18:30 sarà la volta di Teatro Medico Ipnotico con “Leonce Und Lena”, adattamento per teatro dei burattini della commedia omonima di Georg Buchner. Con Patrizio Dall’Argine, Veronica Ambrosini, burattinai. I burattini sono scolpiti nel legno e la baracca ha un boccascena in 16/9 che valorizza i fondali dipinti. La storia è quella di un principe e una principessa che fuggono dal loro destino per andare incontro ad un altro destino. Si allontanano da loro stessi per incontrare la loro proiezione. (Una curiosità: Buchner aveva scritto Leonce und Lena per un concorso, nella speranza di racimolare un po’ di soldi per campare. Il manoscritto fu inviato in ritardo e gli fu riconsegnato senza mai essere aperto).
Sempre domenica 11, alle ore 21:30, “La vita nel legno”, incontro con Piergiorgio Giacchè. Antropologo, scrittore, saggista. Anche in questo caso si parla del mondo sopraffino dei burattinai “che di arte sanno più di una parte e tutte le parti vogliono mettere insieme”. Pittura, scultura e il teatro si sommano e resuscitano spesso figure di artisti famosi animati per passione e per gioco.

drama2

“Città e Città” rientra nel più ampio Progetto Andante. Ha il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Ministero dei Beni culturali, Regione Emilia Romagna, Comune di Modena.

Modena, Drama Teatro 7-11 giugno 2017 – Festival Città e Città
Terza edizione – Aperto dalle 10 alle 24 – Il teatro da godere in lentezza

INFO e PRENOTAZIONI
spettacoli 10€ intero // 8€ ridotto (under30 e over60)
incontri > ingresso gratuito
sala proiezioni > ingresso gratuito
installazione > offerta libera

info@dramateatro.it
www.dramateatro.wordpress.com/festival
Pagina Facebook
Cell: 328 1827323

Durante il festival Città e Città gli spazi del teatro restano aperti.

BAR
aperto dalle 10:00 alle 18:00, e anche a conclusione degli spettacoli.

LIBRERIA
aperta dalle 10:00 alle 20:00, con una selezione di testi della casa editrice Cue Press, riviste e giornali.

SALA PICCOLA
“La città dei popoli”, installazione permanente.

CORTILE
Punto ristoro per una cena a buffet tra uno spettacolo e l’altro.

PRIMO PIANO
Postazione Radio Loggione, la web radio ospite del Drama da due anni curerà le dirette YouTube del festival con interviste agli artisti.

SECONDO PIANO
Saletta proiezioni, con una selezione di video e cortometraggi forniti dagli artisti ospiti al festival.

Dall’Appenino a Nonantola, frammenti di bellezza ritrovata

E’ stata inaugurata lo scorso 29 aprile al Museo Benedettino e Diocesano d’Arte Sacra di Nonantola la mostra “Frammenti di bellezza, da Zanobi Strozzi a Elisabetta Sirani, tre secoli di arte ritrovata”, che resterà aperta fino al prossimo 10 dicembre 2017.
Curata da Simona Roversi e Jacopo Ferrari, allestita con la collaborazione di una équipe scientifica composta da Alfonso Garuti, Giovanna Caselgrandi e Roberta Apparuti, “Frammenti di bellezza” intende valorizzare una selezione di opere d’arte provenienti dal territorio dell’Appennino modenese per le quali il Museo negli ultimi anni si è fatto promotore di interventi di salvaguardia e, in alcuni casi, di veri e propri restauri.

frammenti_

Ai visitatori sono proposti una ventina di oggetti e dipinti, che spaziano dal periodo medioevale al Barocco, e si propongono come testimoni esemplari, o meglio, come pensato dagli ideatori, quali “frammenti” della bellezza e della ricchezza del patrimonio artistico ecclesiastico modenese, principalmente concentrato negli edifici di culto, che furono nei secoli passati i veri luoghi rappresentativi delle comunità, non solo in termini spirituali, ma anche civici e sociali. Pur sparsi in un territorio abbastanza ampio e con vie di comunicazione non facili da percorrere, le opere dimostrano la vitalità culturale delle località periferiche della montagna, diventate nei secoli centri di radicamento e circolazione di modelli artistici proposti dalle vicine aree, soprattutto bolognese e toscana. Tutto si può dire di queste comunità, pur piccole nelle dimensioni demografiche, tranne che si sentissero isolate e non parte di una più ampia comunità di credenti, che sapessero esprimere i propri talenti spirituali e artistici.

I frammenti di bellezza raccolti sono tra i più svariati: antichi oggetti di raffinata oreficeria e preziose suppellettili, che documentano la varietà di tipologie dei beni dedicati alle funzioni sacre e alla devozione; dipinti che attestano la diffusione del culto dei santi o di particolari iconografie mariane, come la Madonna della Ghiara; oggetti d’uso religioso che esprimono profondi significati teologici e spirituali o sono legati alla liturgia, come le pregevoli croci astili con le loro raffigurazioni simboliche, tra cui emerge per preziosità e interesse storico la cosiddetta “croce dei morti”, dipinta nel 1448 da Zanobi Strozzi, seguace e allievo prediletto di Beato Angelico, e probabilmente trasferita a Mocogno dal Beato Marco, monaco domenicano.

Coscogno, Sirani_La raccolta artistica proposta nasce da un lavoro pensato e realizzato negli anni. Grazie ai contributi per i beni culturali che la Conferenza Episcopale Italiana ricava dai fondi dell’8×1000 ed annualmente eroga alle Diocesi, il Museo Diocesano di Nonantola ha promosso negli ultimi anni diversi progetti per la tutela del patrimonio culturale: in accordo con gli enti preposti del Ministero Beni Culturali (le Soprintendenze in primis) sono state recuperate, poste al sicuro e restaurate alcune opere d’arte di estremo valore. E’ il caso, per esempio, del bellissimo dipinto di Elisabetta Sirani con la Madonna del rosario e misteri (nella foto a sinistra) e della seicentesca tela del pittore fananese Ascanio Magnanini, entrambe provenienti dalla chiesa parrocchiale di Coscogno. Insolita e fortuita è stata la vicenda che ha portato alla scoperta del trecentesco Crocifisso di Fanano (qui sotto): sotto un pesante strato di rifacimenti in gesso e maldestre ridipinture risalenti all’Ottocento che ne offuscavano totalmente le forme originali, è emerso infatti uno straordinario Cristo in legno scolpito e dipinto di intensa emozionalità. Si tratta di un’opera inedita, risalente – per i caratteri di spigolosa e rigida tensione espressiva – alla fine del Trecento, esposta per la prima volta al pubblico dopo il restauro effettuato dalla ditta “Ripresa Restauri”.

Il percorso espositivo suggerisce al visitatore un viaggio emozionale attraverso la bellezza estetica delle forme, dei colori e delle linee di opere d’arte create secoli fa per accompagnare le comunità dei fedeli alla scoperta della bellezza della fede e di Dio, meraviglioso e insuperabile artista del creato. Ha riassunto bene il senso di questo percorso artistico l’Arcivescovo Abate di Modena-Nonantola Erio Castellucci, che nella prefazione del catalogo della mostra scrive: “I ‘frammenti di bellezza’, nell’arte cristiana, non si colgono tanto nell’armonia e nella proporzione, quanto nella rappresentazione dell’amore in tutte le sue forme. […] Le opere presentate [in questa mostra] sono ‘belle’ non solo perché di buona fattura, armoniose e ben confezionate: ma anche e soprattutto perché rimandano ai gesti di amore di Dio verso l’uomo, alla sua misericordia.”

Gli stessi responsabili della Mostra si sono a loro volta ispirati anche alle parole di papa Francesco: “L’arte, oltre ad essere testimone credibile della bellezza del creato, è anche uno strumento di evangelizzazione: attraverso l’arte – la musica, l’architettura, la scultura, la pittura – la Chiesa spiega, interpreta la rivelazione. La bellezza rappresenta una via per incontrare il Signore. L’arte ha in sé una dimensione salvifica e deve aprirsi a tutto e a tutti, e a ciascuno offrire consolazione e speranza.”

cantarini - madonna di monserratoLa Mostra si trova presso il Museo Benedettino e Diocesano d’Arte Sacra di Nonantola (via Marconi 3, www.abbazianonantola.it; Facebook: Abbazia di Nonantola) e nell’occasione dell’inaugurazione si è approfittato per fare il punto sui lavori di restauro della Abbazia, non ancora aperta al pubblico. L’ingegner Augusto Gambuzzi, responsabile del progetto di restauro, ci aggiorna sullo stato dei lavori e sui tempi di chiusura del cantiere: “I lavori stanno procedendo secondo il programma fatto all’apertura del cantiere, ma le impalcature hanno offerto la possibilità di effettuare analisi ancora più approfondite dell’Abbazia e del suo stato, quindi abbiamo deciso di presentare una variante al progetto originale di restauro, per ottenere l’autorizzazione per gli ulteriori lavori e gli ulteriori finanziamenti. Siamo in attesa della loro approvazione; è ragionevole quindi pensare che la conclusione dei lavori sia spostata a fine anno.” Infatti è stato spiegato che il monitoraggio accurato, permesso dalla presenza dei ponteggi, ha fornito un’analisi più dettagliata delle fessurazioni murarie e dello stato della copertura; i restauratori hanno ritenuto necessario approfittare della presenza delle impalcature per completare il lavoro nel modo migliore, garantendo all’edificio sicurezza e stabilità. Il risultato finale restituirà un’Abbazia completamente fruibile, sicura e darà una conoscenza approfondita della struttura. E’ quindi plausibile sperare di celebrare il prossimo Natale tra le storiche mura dell’Abbazia.

Ricostruire dalle macerie una comunità solidale

Manca meno di un mese al festival che da ormai sette anni è diventato l’appuntamento di riferimento per tutto il variegato mondo del volontariato. Stiamo parlando dell’annuale Festival del volontariato che, come accade ormai da quattro anni, troverà ospitalità a Lucca da venerdì 12 a domenica 14 maggio. Con i suoi innumerevoli eventi – convegni, laboratori, concerti, spettacoli – nel 2016 il Festival ha raggiunto 19.000 persone, coinvolgendo oltre 300 volontari. Più di 3000 sono state le persone che hanno seguito i convegni dedicati ai temi più importanti della vita civile e sociale del nostro Paese e 1000 gli studenti partecipanti ai laboratori e seminari organizzati per loro; centinaia i volontari protagonisti della Staffetta della Solidarietà, la marcia diventata uno dei simboli del Festival.

Edoardo Patriarca. Foto Farricella Studioieffe per PD Modena.
Edoardo Patriarca. Foto Farricella Studioieffe per PD Modena.

Come anche nelle precedenti edizioni, il festival è costruito intorno a un tema chiave che per questo 2017 è “ricostruire”. “La proposta del tema per Festival – spiega il presidente del Centro Nazionale per il Volontariato, il deputato modenese Edoardo Patriarca – si polarizza attorno al concetto della ricostruzione. Siamo partiti dal collegamento più suggestivo, quello con la fase due del dopo sisma in Centro Italia, per poi estendere il concetto alla ricostruzione dei legami e delle relazioni che formano le comunità operose, i territori che tengono, le pratiche resilienti. Questo è il messaggio che lanceremo all’Italia”. “Il volontariato – aggiunge Patriarca – è, in questo senso, un paradigma valoriale di ricostruzione del Paese: un modo di vivere la vita sociale, di dare un senso concreto alla democrazia. I volontari e le loro organizzazioni sono i protagonisti del Festival, ma la sua ottica inclusiva e contaminante declina storie ed esperienze diverse come emblemi per la ricostruzione del tessuto sociale. I protagonisti saranno ancora le organizzazioni del terzo settore: il Festival è un cantiere aperto alle proposte e iniziative di tutti coloro che vogliono farlo crescere”.

festival volontariato

A breve sarà disponibile il programma dettagliato del festival che, come sempre, viene anticipato da una serie di eventi di “avvicinamento”. “La normalità delle migrazioni. Sfide demografiche, sociali, culturali” è il titolo del convegno in programma venerdì 21 aprile a Montecitorio promosso da Centro nazionale per il volontariato e Fondazione Volontariato e partecipazione (qui il programma). Un tema perfettamente coerente con il bisogno sempre più forte di “ricostruire” una comunità coesa e solidale, capace di accogliere – proprio in virtù di questo ricompattamento possibile e auspicabile – le sfide che la contemporaneità ci sottopone quotidianamente. L’intenzione, spiega ancora Patriarca, è di “offrire un contributo al dibattito”, in un quadro “di insicurezza sociale e di prevalente ostilità nei confronti dei migranti”. L’obiettivo è “contestualizzare il fenomeno con le dinamiche geopolitiche; mostrare le reali dimensioni e l’impatto del fenomeno in Italia; raccontare l’altro volto delle migrazioni italiane, in particolare quello della cooperazione internazionale”.

Fonte immagine; UNCHR, REGIONAL REFUGEE AND MIGRANT RESPONSE PLAN FOR EUROPE
Fonte immagine: UNCHR,
REGIONAL REFUGEE AND MIGRANT RESPONSE PLAN FOR EUROPE

Già, ma quali sono le reali dimensioni del fenomeno? A causa dello scontro politico che il tema migranti determina nel nostro paese (e non solo), sul tema dell’immigrazione se ne leggono di tutti i colori, compreso un ampio numero di notizie piegate a interessi strumentali, quando non del tutto inventate (le famose fake news). Perciò è sempre buona norma attenersi ai dati ufficiali, che sono quelli forniti dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) col sito “Operational portal“, costantemente aggiornato. Per dire, l’ultimo dato sugli arrivi via mare nel Mediterraneo è aggiornato alla data di ieri, 18 aprile, e segnala 41.713 arrivi (la maggior parte in Italia – 35.655 e in misura molto minore in Spagna – 1.510 – e Grecia, 4.796). Complessivamente, tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2016 sono sbarcate in Europa 361.678 persone, di cui 181.405 in Italia e 173.447 in Grecia. Si tratta di un dato notevolmente inferiore rispetto a un anno record come il 2015, quando erano arrivate un milione di persone. Se in Europa il numero maggiore di migranti è rappresentato dai siriani, in Italia sbarcano soprattutto persone provenienti da paesi africani. Le provenienze principali per i migranti arrivati nel 2016 sono: Nigeria (21%), Eritrea (12%), Guinea, Gambia e Costa d’Avorio (7%), Senegal (6%), Sudan e Mali (5%). Ad approdare in Italia sono stati soprattutto uomini (il 71%), con una considerevole fetta di minori non accompagnati, in continua crescita (il 16% degli arrivi). La maggior parte degli sbarchi si verifica in Sicilia (il 68%) ma ci sono arrivi via mare anche in Calabria (17%), Puglia (7%), Sardegna (5%) e Campania (3%).

Sarà a partire da questi numeri che si discuterà nel convegno di venerdì prossimo con l’obiettivo, conclude Patriarca, di “riflettere su modelli di accoglienza sostenibili ed efficaci e proporre una narrazione diversa delle migrazioni per trasformarle in opportunità”.

Fonte immagine di copertina: uno scatto di Jamiecat in Licenza CC.  

 

L’algoritmo diventa arte, e si chiama A.N.N.A.

Il 20 aprile alle 18:00 inaugura presso la Sala dei Cardinali della Fondazione San Carlo l’installazione A.N.N.A, un’opera immersiva che dialoga in modo del tutto nuovo con lo spazio in cui è allestita, gli affreschi dipinti sul soffitto e lo spettatore. Chi salirà lo Scalone sotto lo sguardo vigile dei ritratti di collegiali illustri, al termine della Galleria d’Onore si troverà davanti uno spettacolo inedito. E forse, all’inizio, avrà un po’ di vertigini.

L’installazione è curata da Antonella Battilani e realizzata dal collettivo modenese Delumen. Formatosi nel 2013, è composto da una squadra di programmatori, musicisti, tecnici ed esperti in comunicazione, e ha all’attivo lavori in Italia e all’estero, dalla Germania a Dubai. Menti creative ed eterogenee che lavorano a braccetto con le nuove tecnologie, i membri di Delumen sono specializzati nell’intrattenimento artistico audiovisivo. Per questo motivo, A.N.N.A si inserisce in modo naturale all’interno dell’ultimo tema trattato nel ciclo di conferenze della Fondazione San Carlo: la presenza della tecnica nel mondo contemporaneo. (Ne avevamo parlato anche noi nell’articolo dedicato all’automa F.A.C.E, oggetto di uno degli incontri presso la Fondazione).

FSC Modena - Sala dei Cardinali
FSC Modena – Sala dei Cardinali

Con A.N.N.A vanno in scena le implicazioni che la tecnica può avere nel mondo dell’arte. E’ sufficiente dimenticare quell’iniziale senso di vertigine e avventurarsi nel mezzo della Sala dei Cardinali, sopra la pedana-specchio posta sul pavimento. A quel punto, ci si trova dentro l’installazione e si può guardare in basso o in alto. La sensazione è quella di essere immersi in un fluttuare di fili luminosi, macchie d’inchiostro, bolle di colore e nidi fosforescenti. E ancora, impulsi intermittenti che si muovono a branchi come acciughe dalla pancia brillante, sinapsi che diventano vortici viola, abissi accelerati. L’affresco spunta a tratti, si ricompone, si frantuma, si modella e rifà capolino. A ritmo di musica.

Lumiscenze di uno spazio dilatato nello spazio di un soffitto

Raoul Battilani
Raoul Battilani

Il segreto di A.N.N.A si chiama mapping procedurale. Ce lo spiega Raoul Battilani, art director di Delumen: “Abbiamo campionato l’affresco, i suoi colori e i suoi contrasti fra chiari e scuri grazie a un algoritmo che abbiamo scritto. Lo abbiamo ricostruito con la stessa tecnologia del mapping per le proiezioni architetturali. Però, quando si fa un mapping architetturale la struttura è passiva: siamo noi che decidiamo cosa dire, creando i contenuti in base all’architettura della struttura. Con il mapping procedurale, invece, l’affresco è attivo: ci ha dato lui le tonalità del suono, il tema, i colori, le cromie e tutto il resto”.

Fra le pieghe delle vesti che sbucano dalle architetture dipinte, fra le nuvole, il cielo e la prospettiva scorciata, l’affresco ci parla e rivela un sé nascosto, la sua rete neurale artificiale. Che fra l’altro dà il nome all’installazione: A.N.N.A significa infatti Artificial Neural Netwok. Continua Raoul Battilani: “Abbiamo creato l’algoritmo basandoci sulle connessioni della rete neurale, cioè il nostro processo legato a un’idea. La prima fase è l’input, quindi i recettori e le sinapsi che si attivano nel momento in cui abbiamo un impulso. Poi c’è la fase nascosta di creazione. Infine l’output, il risultato”. Queste fasi corrispondono anche alle tre parti in cui si articola A.N.N.A: la prima molto astratta, la seconda in cui l’affresco comincia a emergere e l’ultima in cui il colore diventa protagonista.

E l’ultima “A” di A.N.N.A? È il tocco finale, la pedana-specchio. Riflettendo il soffitto affrescato della Sala dei Cardinali, riflette anche il turbine delle sue immagini segrete dilatando lo spazio in modo ancor più illusionistico. Ovviamente, sullo specchio si può camminare. Anzi, si deve. “Non è stato facile trovare il vetro adatto, resistente e temprato al punto giusto, – conclude Raoul Battilani – ma il risultato permette allo spettatore di essere attivo”. E di immergersi testa e piedi dentro una magica sinestesia.

FSC Modena - Sala dei Cardinali

Per conoscere A.N.N.A

L’installazione A.N.N.A sarà visitabile fino al 5 maggio, dal lunedì al venerdì, dalle 16:00 alle 19:00.
Si prevedono aperture speciali secondo gli stessi orari il 22 aprile (con visita guidata a cura di Patrizia Curti alle 17:00) e il 29 aprile (con incontro con Raoul Battilani alle 17:00). L’installazione rimane chiusa il 25 aprile e il 1 maggio.

Tutte le immagini sono di Studio 129.

Matrimoni combinati: in una società che cambia, un problema anche italiano

Non ci sono dati, quindi non ci sono statistiche, ma sono fatti reali. Esistono poche testimonianze, ma diverse prove, quindi non sono una leggenda metropolitana. I matrimoni combinati sono una realtà tra le comunità di stranieri che vivono in Italia, hanno persone, donne, spesso giovanissime, e uomini come protagonisti. Non tutte le etnie lo praticano e ognuna in modi diversi tra loro. Se ne sono “accorte” le persone che vivono a contatto con queste realtà, che vanno anche nelle nazioni di origine, che per lavoro incontrano giovani donne incinta, dalle quali emergono frammenti di storie che lasciano intendere. Le testimonianze dirette e complete, infatti, sono rare.
Così “Modena per gli altri” e “Deade” hanno promosso per venerdì 17 marzo (c/o Il Palazzo dei Musei) un incontro pubblico dal titolo “Matrimoni combinati o matrimoni forzati?”, per cercare di mettere insieme i vari frammenti di conoscenza e qualche cittadino interessato e iniziare a capire.

Stefania Vecchi
Stefania Vecchi

La dottoressa Stefania Vecchi, vicepresidente di “Modena per gli altri”, è tra le promotrici di questa iniziativa e cerca di spiegare da dove nasce: “Lavoriamo da anni per e con le comunità straniere, anche andando in diversi nazioni dell’Africa o dell’Asia e ci siamo accorti che questa pratica dei matrimoni combinati a volte nasconde realtà di sofferenza, violenza e costrizione. Soprattutto quando questi matrimoni sono precoci, cioè riguardano ragazze giovani, anche minorenni, non siamo più nella cultura di un popolo, ma siamo nella negazione dei diritti fondamentali. L’approccio non è facile, perché si toccano tradizioni etniche diverse e si entra nella sfera che pochi vogliono davvero rendere pubblica, soprattutto quando il pericolo sono giudizi e commenti”.

“Noi vogliamo – continua – riflettere e capire insieme alle altre realtà che in vario modo entrano a contatto con queste situazioni e compiere un passo in più nella comprensione. Del resto, non raramente questi matrimoni sono precoci, riguardano ragazze minorenni o comunque molto giovani. Non abbiamo alcuna intenzioni di giudicare né di restare nella visione eurocentrica che approccia con superiorità qualsiasi altra civiltà. Ma vogliamo comunque esprimere un’opinione”

La dottoressa Vecchi non ha numeri da esporre, ma storie incontrate da raccontare. “Spesso anche le seconde generazioni di stranieri, quelle nate qui, si adeguano a questa usanza. Ragazze nate in Italia ad un certo momento spariscono per qualche tempo e tornano promesse o già sposate a uomini sconosciuti, più grandi di loro. Ogni etnia coinvolta in queste tradizioni ha il suo modo di viverle. A noi sembra che le indiane o le bengalesi siano più disposte ad accettare, quasi riconoscendo ai genitori una migliore capacità di decidere per loro; mentre le magrebine iniziano ad essere più restie e vivono per questo storie di maggiore costrizione. In molti di questi paesi la maggior causa di morte per le ragazze di meno di 16 anni è la gravidanza, mentre da noi sono gli incidenti. Questo è un dato su cui riflettere.”

matrimoni.loc..indd

Bisogna riconoscere che il matrimonio combinato è un’usanza che anche in Europa è stata praticata per secoli e non si è del tutto estinta. Quindi, non parliamo di cose dell’altro mondo, ma di differenti evoluzioni culturali e cambiamenti di prospettiva.

Kindi Taila (Fonte: Dante Farricella)
Kindi Taila (Fonte: Dante Farricella)

“Il matrimonio d’amore è una novità ancora per noi europei – afferma la dottoressa Kindi Taila, ginecologa dell’associazione Deade e tra le relatrici all’incontro del 17 – Non è detto che corrisponda sempre a violenza. Tante cose si ipotizzano, ma non si sanno davvero. Le donne che incontro nel mio lavoro spesso parlano poco, raccontano ancor meno. Cerchiamo di capire per poterle meglio aiutare. Perché non portano solo una richiesta di visita o un problema medico, ma anche sofferenza, inadeguatezza, disagio. Per chiunque sarebbe faticoso un matrimonio combinato, soprattutto da giovani. Bisogna vivere con persone sconosciute, scelte da altri. Non è facile per una ragazza nata qui in Italia. Iniziano momenti di vera fatica. A volte vanno in depressione, sono spaesate, confuse. Neanche conoscono bene il loro corpo e sono chiamate a prendersi cura di altri, marito e figli.”

L’associazione Deade riunisce diverse donne che vogliono promuovere valori positivi, conoscere altri universi, proporre modelli diversi e affermare che, comunque, il mondo è uno e unico. Deade è una parola di un dialetto congolese che vuol dire “fare le cose per bene”, prendendo il tempo e la cura necessari. La dottoressa Taila è una delle fondatrici e nel suo lavoro incontra molti casi. “Noi cerchiamo di proporre un approccio positivo e dei piccoli cambiamenti che aiutino ad aumentare il benessere. Non ci sono cose rivoluzionarie, ma approcci che tengano conto della difficoltà, ma anche della potenzialità. Del resto è proprio così che si dovrebbe crescere i figli, aiutandoli ad esprimere al meglio le proprie doti. Così proviamo a fare anche con queste ragazze e, quando si può, anche con i mariti. Perché anche per gli uomini non è una situazione facile e le loro reazioni spesso sono inadeguate, sfociando in questa violenza che è affermazione di una superiorità non reale, frutto di paura e di ignoranza”

Una prova che questo tema è presente in Europa, ma non è omogeneo il modo di trattarlo è la legislazione. In Germania, ad esempio, il matrimonio combinato è illegale, mentre in altri paesi l’approccio è più morbido. Questo è un elemento importante per comprendere che occorre conoscere, non giudicare, ma anche esprimere posizioni che aiutino soprattutto la donna, la maggior vittima di queste situazioni.
“L’obiettivo di questo incontro, ci spiega la dottoressa Taila, è avvicinare tutte le parti e gli attori che sono in contatto con pezzi di questa realtà. Solo un confronto aperto e il coinvolgimento delle istituzioni ci possono spiegare alcuni dati presenti nelle nostre città: gravidanze giovanissime, abbandoni scolastici o assenze prolungate di ragazze, matrimoni precoci e difficoltà di tenere insieme una famiglia”.
E’ un puzzle da comporre con pazienza, comprensione e competenze.
Su un tema c’è un accordo condiviso, espresso da entrambe le nostre interlocutrici: il matrimonio e la gravidanza prima dei 16 anni sono inaccettabili, un’aberrazione. Oggi non è proprio il caso di trovare giustificazioni a queste situazioni, quanto provare a dare aiuti a superarle e attendere momenti migliori.
L’interrogativo del titolo resta, quindi, aperto. Non è una domanda retorica, ma neanche ingenua.

Fonte immagine di copertina: Emilia chiama Etiopia

Partire per ricominciare, lasciare tutto indietro e andare

Una donna toglie dalla sua borsa le chiavi di casa, della macchina, il cellulare; mette dentro una manciata di soldi, un pezzo di pane, un cambio di biancheria e se ne va. Prima con treno e autobus, poi a piedi, percorrerà la Francia del sud, la Spagna, il Portogallo, senza un punto d’arrivo prestabilito, ma con un unico riferimento: tenere il mare a sinistra, per essere certa di allontanarsi.

63E’ stata davvero una bella coincidenza di calendario chiacchierare proprio l’8 marzo con Luisa Pecchi – autrice del romanzo “Con il mare a sinistra” – parlando della storia di una donna che inizia un viaggio senza meta. E’ una coincidenza perché non parliamo solo di un romanzo, ma soprattutto di donne, con una donna che non ne smetterebbe mai di parlare con la passione di chi, scrivendo, sta raccontando qualcosa e, raccontandolo, sta trasmettendo emozioni e riflessioni. “Questo è l’obiettivo della letteratura: se leggendo si trova qualcosa che ti ricorda altro, che ti fa riemergere ricordi ed emozioni, allora questo diventa patrimonio dell’umanità. Sarà una cosa che appartiene a tutti. Scrivere è straordinario per questo!”

Luisa ha pensato questo romanzo qualche anno fa, l’ha lasciato e poi ripreso e da quello che avrebbe dovuto essere, forse, un racconto, ne è nata, invece, una storia più lunga. “Ho vissuto quello che Hemingway raccontava, cioè la gioia di alzarsi al mattino e scrivere e scoprire come la storia continuava. Questo romanzo parla di una donna che compie una scelta estrema, di grande rottura, molto rara nella vita reale. La sua condizione era insostenibile e lei, sposata, adulta, senza figli, ha deciso di partire per ritrovarsi. A volte c’è qualcosa che non va bene dentro una donna, qualcosa che uccide. La donna, però, ha un senso di fedeltà al focolare domestico che la porta a sopportare, a volte superare, questo senso di profonda insoddisfazione. Infatti, la famiglia è stata un punto di riferimento perché la donna ha sopportato di più; è stata capace di non mollare.

Luisa Pecchi
Luisa Pecchi

Me la sono immaginata senza figli, perché io ne ho due e non riuscivo a pensare di abbandonarli. Un uomo si può lasciare, perché le ragioni dell’unione vengono a mancare. Con i figli è molto più difficile. Io non ce la farei. Ma è vero che accade anche questo. Non credo che sia una condizione così rara. Insolito è il gesto estremo, infatti si potrebbe dire che è una nevrosi. Per rendere il personaggio più reale, le ho dato qualche segno autobiografico. Ad esempio è una musicista, come sono io. Però la storia è sua, di questa donna che parte per riflettere, senza nient’altro che qualche soldo in tasca. E ho provato a raccontarla da un punto di vista diverso da quello del narratore; sono le persone che lei incontra le narratrici del romanzo”.

Sembra una rivendicazione di grande libertà.
“Sì, in parte lo è. Ma non è contro qualcuno o qualcosa. E’ per cercare di nuovo la sua soddisfazione, la sua realizzazione. Il romanzo è stato pubblicato da Epika, una casa editrice di Bologna, diretta da Lorella Fontanelli, già da diversi mesi. E in questo periodo mi sono arrivati molti commenti di lettrici che dicevano “hai raccontato quello che ognuno di voi vive…”. Questa donna è consapevole di ogni piccola scelta che fa durante la sua strada e che la porterà a compiere le scelte più importanti.”

Il mare a sinistra immagino non sia solo un riferimento paesaggistico.
“L’idea del mare è stata una delle prime. Io non ho senso dell’orientamento e avere questo riferimento dà sicurezza. Partire da La Spezia e tenere il mare a sinistra, vuol dire farsi davvero un bel viaggio prima di tornare al punto di partenza. Così, senza pensieri di tenere la direzione, si ha tempo per riflettere e decidere.”

Luisa, hai presentato questo libro un po’ in giro per l’Italia e a Modena passi da un luogo insolito, la Bottega d’Oltremare, il negozio dell’equosolidale della nostra città. 
“Ci ero già stata prima di Natale e quando sono entrata l’ho trovato un posto incantevole, che scalda il cuore. La Bottega è quello che vuole essere, un luogo che vende cose di grande valore economico e sociale e così si presenta. A mio parere, per come sono messe le cose, le persone che curano la Bottega, la vetrina, sono tutti elementi che raccontano quello che fanno. Torno volentieri a parlare del mio libro. E’ stato un incontro davvero caldo.”

Chi deve leggere Con il mare a sinistra? Solo le donne, perché forse gli uomini si spaventeranno….?
“Io dico sempre che lo possono leggere le donne, ovviamente, per aumentare la loro consapevolezza di sé; ma anche gli uomini per capire meglio. Questi due approcci aiuteranno a rendere il mondo migliore”

Luisa, quali sono i progetti per il futuro?
“Adesso è la musica che occupa gran parte del mio tempo. Ho scritto in passato musiche da film e scrivo canzoni. Ora sono impegnata nella musica. E nella lettura. Perché la scrittura nasce dal leggere molto. E non è detto che prima o poi riprenda in mano questo personaggio”
C’è tempo in effetti, tenendo sempre il mare a sinistra…

Qui l’evento su Facebook con tutte le info

Non è mai troppo tardi per rimettersi in gioco

Al via da oggi, giovedì 23 febbraio fino a domenica 26, presso il Foro Boario, la quinta edizione della fiera del lavoro “Ri-comincio da me”. Nata nel 2013 in collaborazione con il Comune di Modena da un’idea di Gabriella Baroni e Laura Corallo, fondatrici, insieme a Giovanna Pitarra, dell’associazione culturale no profit Viceversa, la manifestazione (ormai diventata un importante appuntamento), è dedicata a chi abbia voglia di esplorare nuove opportunità lavorative, professionali, con la volontà di rimettersi in gioco per trovare o ritrovare, partendo da se stessi, il proprio spazio nel mondo del lavoro.

“Ri-Comincio da me non è una semplice fiera ma un luogo ‘esperenziale’ tutto da vivere – spiegano le organizzatrici – che propone un centinaio di eventi per informarsi e formarsi direttamente con i professionisti e i protagonisti del mondo economico, formativo, produttivo e universitario del nostro territorio e non solo. È un luogo dove si dà valore all’incontro e al contatto diretto. Questa edizione sarà ricchissima di opportunità, di idee e progetti e soprattutto di persone da incontrare. Le domande a cui la fiera cerca di dare risposta sono: quali sono le opportunità che il territorio mi offre per rimettermi in gioco? Quali strumenti conoscitivi posso imparare per comprendere i cambiamenti nel mondo del lavoro?”.

Entrando in contatto con professionisti, esperti, studiosi specializzati in diversi campi attraverso workshop e seminari, per chi partecipa sarà possibile raccogliere diversi stimoli e spunti per la proprio attività, o conoscere nuovi modi e nuove idee per re-inventarsi.

Il fischio d’inizio sarà giovedì 23 alle 14:00 con un convegno sull’impresa sociale, ovvero su tutti i progetti che vengono sviluppati tenendo conto di problematiche di natura etica e ambientale. La grande novità di quest’anno sarà invece la giornata del 24 febbraio, interamente dedicata agli studenti superiori e universitari, che avranno modo di conoscere, tramite seminari e workshop, le dinamiche che regolano il mondo del lavoro, gli ambiti professionali su cui potrebbero indirizzarsi dopo il completamento del percorso di studi, le modalità per intraprendere un’avventura imprenditoriale in totale autonomia tramite colloqui di orientamento tenuti da esperti.

RicomincioDaMe2017-Locandina-8-1

Il 25 febbraio vedrà invece la partecipazione di diverse personalità autorevoli che interverranno, dalle 8.45 alle 10.00, per il seminario “Consigli dai leader”. Franco Stefani, presidente di System Group, Horacio Pagani, presidente di Pagani Automobili, Anna Marchetti, stilista, Mauro Sirani, CEO di Philip Morris, Rossella Seragnoli, human resources manager di Crown Aerosols Italia racconteranno la propria esperienza professionale e le proprie storie di successo per ispirare e consigliare gli aspiranti imprenditori di se stessi. Per stimolare anche la creatività, alla conferenza seguirà un workshop di teatro educativo.

Chiuderà la manifestazione, domenica, una giornata interamente dedicata alle donne, sia a quelle che vogliono iniziare un’impresa, sia a quelle che hanno già raggiunto l’eccellenza nella propria sfera di occupazione. Donne Ri-nascita è concepita per sostenere e aiutare le donne che hanno perso il lavoro e che vivono in una situazione di difficoltà professionale, offrendo una vasta gamma di stimoli e idee per potersi rimettere in attività.

Alle 14.30, sempre la stilista Anna Marchetti farà una lezione sul look giusto per presentarsi ad un colloquio lavorativo nel miglior modo possibile, con il seminario “L’abito fa il monaco (nel lavoro). Tre principi per migliorare il tuo stile personale.”.

La tavola rotonda che concluderà la giornata vedrà inoltre la partecipazione di diverse professioniste, tra cui Flavia Fratello, giornalista e conduttrice La7, Alessandra Appiano, scrittrice e giornalista, Sonia Cellini, presidente di Arianne Onlus, Tina de Falco, fondatrice Splash Museum, Daniela Ferrari, avvocata, Anna Perna, formatrice e counselor, Chiara Giovenzana, ricercatrice a capo della start up Cellec Biotek AG. Seguirà la premiazione per “Donne Ri-nascita”, volta a valorizzare l’operato di donne che hanno dimostrato particolare merito ed eccellenza nel lavoro. I premio verrà dato a Tina di Falco, educatrice, Annalisa Vandelli, giornalista e Mirella Guicciardi, avvocata.

L’intero evento è patrocinato da Unimore e dalla Camera di Commercio.

Qui il programma completo della manifestazione

Emilib, a Modena la biblioteca (digitale) diventa sempre più bella

Dal 30 gennaio 2017, nei poli bibliotecari delle città di Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza, MLOL (MediaLibraryOnLine) – il primo network italiano di biblioteche pubbliche per il prestito digitale – ha cambiato faccia (e struttura) evolvendosi in Emilib. Una nuova interfaccia appunto, ma soprattutto un sistema innovativo che ragiona in modo trasversale fra le varie referenze presenti a catalogo, con una logica a «scaffali aperti». Ne ho parlato con l’imprenditore Giulio Blasi, inventore di MLOL che mi ha spiegato le nuove funzionalità pensate per l’utente, nella nuova versione, letteralmente distante solo un click dall’ebook che vorrà leggere o dalla cartina storica che vorrà consultare.
Una nuova sfida, in perfetta sintonia con i dati registrati dal mercato. Stando a uno degli ultimi report dell’AIE, infatti, la lettura da dispositivi digitali è in netta crescita: nel 2016, il 10% della popolazione dichiarava di leggere da dispositivi digitali; solo l’anno precedente era l’8,9% e nel 2012 scendeva all’1,7%.

Giulio Blasi
Giulio Blasi

Cos’è MLOL?
MLOL nella versione che qui prende il nome di Emilib è una piattaforma nuova che abbiamo sviluppato e che andiamo ad applicare in tutta Italia e a tutti i nostri clienti, in modo gratuito. È un’evoluzione che nel tempo faremo per tutti quanti. Ci sono moltissime novità tecniche. Modena – assieme a Reggio Emilia, Parma e Piacenza – è dove questo nuovo modello è stato applicato per la prima volta.

Il catalogo, quindi, si amplia?
Certamente, si amplia in varie forme. La cooperazione analogica fra le varie biblioteche esiste già ed è di fondamentale importanza. Nel polo milanese, per esempio, se prenoti un libro in un comune te lo consegnano fisicamente nella biblioteca di un altro. Il prestito interbibliotecario però ha un costo enorme. Invece, la cooperazione digitale non ha alcun costo: due biblioteche possono cooperare anche in poli opposti del mondo, con notevoli vantaggi economici: se si deve comprare un libro, lo si compra una volta sola, e non due. Invece di replicare gli acquisti, si può moltiplicare il numero di titoli accessibili.

Da dove proviene il catalogo? Ogni quanto viene aggiornato?
Il catalogo è un mix. Alcuni metadati provengono da Informazioni Editoriali, altri invece direttamente dagli editori. Siamo connessi in tempo reale: ogni 24 ore aggiorniamo l’intero catalogo.

Qual è l’architettura del nuovo portale?
Abbiamo due servizi che sono per le biblioteche e che le biblioteche forniscono gratuitamente agli utenti: MLOL (di cui un esempio è Emilib), e MLOL Scuola, un servizio specifico, con una struttura e regole leggermente differenti, che diamo alle scuole italiane. Poi ci sono due siti che vanno direttamente agli utenti: MLOL Plus e Open MLOL. MLOL Plus è un servizio a pagamento – il 65% dei ricavi va alle biblioteche – ed è limitato alla consultazione degli ebook. Open MLOL invece è un portale completamente gratuito, in cui tutti possono accedere e registrarsi senza pagare nulla.

Quali sono gli utenti-tipo di MLOL Plus?
Il servizio si rivolge fondamentalmente a tre tipologie di utente. La prima comprende quegli utenti che hanno la tessera della biblioteca in un luogo dove c’è MLOL, ma hanno bisogno di più ebook di quelli che la biblioteca gli offre. Poi ci sono le persone che in Italia vivono dove non c’è MLOL e quindi, attraverso questo sistema, noi riusciamo a rendere vantaggioso per le biblioteche offrire il servizio agli utenti fuori territorio. Infine, gli italiani all’estero: possono prendere in prestito tutte le novità editoriali come se avessero una biblioteca a pochi passi.

Disponibili anche le versioni in pdf di moltissimi quotidiani e riviste, italiani e stranieri
Disponibili anche le versioni in pdf di moltissime riviste e quotidiani, italiani e stranieri

MLOL Scuola, invece, com’è organizzata?
È un servizio limitato alle biblioteche scolastiche. Il problema delle biblioteche scolastiche è che, oltre ad avere fondi limitati, hanno poco spazio: con queste premesse, riescono a comprare pochissime novità editoriali all’anno. Le biblioteche digitali consentono agli studenti, agli insegnanti e alle famiglie un accesso a tutta la produzione libraria corrente, con livelli di spesa per scuola dell’ordine delle centinaia di euro l’anno. La questione cambia quindi radicalmente. Fra l’altro, sono tantissime le scuole che stanno aderendo al servizio.

Come funziona il prestito di un ebook?
Ci sono svariate modalità. Da un lato abbiamo il modello “libro fisico”: one copy one user. Il libro va in prestito a un utente alla volta. Se arriva un secondo utente, il libro può essere prenotato. All’opposto di questo modello ce n’è un altro che non dà alcuna limitazione, ma la biblioteca ha dei costi per ogni prestito. Se i fondi ci sono, e quindi se l’editore viene compensato per il servizio, non c’è un limite al numero dei lettori ‘in contemporanea’ di un libro.

Sul vostro blog leggo anche: «Nuove modalità di ricerca e metadati arricchiti». Mi metto ora nei panni dell’utente. Entrando all’interno di questo nuovo portale, che tipo ricerche si possono fare?
I metadati dal nostro punto di vista, usando una metafora, sono come gli scaffali aperti. Nelle biblioteche tradizionali, gli scaffali erano in un certo senso chiusi: se sapevi quello che stavi cercando con precisione, lo trovavi. Altrimenti, nulla. Immaginiamo che uno non sappia cosa sta cercando: gli “scaffali aperti” distinguono i thriller dai gialli, i fantasy per ragazzi dai fantasy per adulti e così via. Per noi i metadati sono questo. Quello che abbiamo fatto è stato arricchire tutta questa sezione attraverso il sistema di filtri presente sulla parte sinistra della schermata. È stato applicato sia alla collezione commerciale MLOL, sia per quella “open”.

È anche stato previsto un sistema di monitoraggio del comportamento in tempo reale dell’utente?
Certo: stiamo anche lavorando moltissimo sugli analytics, il “tempo reale” del sito. Questo ha già portato a un traguardo importante, nonostante sia solo all’inizio: l’ordinamento dei risultati per popolarità. Prima avevamo diverse top list, adesso abbiamo la top list del catalogo integrale, che funziona in modo “trasversale”. A qualunque livello di generalità, si può sviluppare un ordinamento per popolarità: è possibile dunque sapere cosa viene più preso in prestito su MLOL. Questo riguarda tutte le tipologie multimediali: dalla musica alle gallerie iconografiche. Volendo, si può impostare la top list dei titoli che contengono nel titolo la parola amore, per esempio.

Anche tanti portali di ecommerce si stanno orientando in un’ottica trasversale nelle ricerche interne del sito. Se qualche anno fa, principalmente, le ricerche venivano fatte solo per categoria merceologica, oggi l’utente può interrogare l’intero catalogo. Digitando Anna Karenina, troverà non solo libri, ma anche film.
Con una differenza sostanziale, però. I sistemi di e-commerce, giustamente, hanno come obiettivo l’ottimizzazione della vendita: ordinamento per popolarità significa ordinamento per acquisto. Nel nostro caso è una logica di prestito e consultazione. È possibile utilizzare utilmente delle tecnologie del marketing digitale anche per le biblioteche, laddove quindi non si deve vendere nulla? La nostra risposta è assolutamente sì!

La pagina di accesso a Emilib
La pagina di accesso a Emilib

Un esempio?
Se un e-commerce ha il problema di massimizzare le vendite delle scorte di magazzino, una biblioteca potrebbe avere come esigenza quella di massimizzare il prestito delle opere disponibili in quel momento.

Sempre nell’ottica di una maggiore soddisfazione del fruitore, ovviamente.
Esatto. Non deve prenotare, non deve aspettare eccetera. Un altro ‘classico’ tema delle biblioteche è questo: fare l’80% dei prestiti con il 20% del catalogo. Un altro obiettivo di ottimizzazione potrebbe essere quello di allungare la “coda” dei titoli consultati. Questi sono tutti esempi di obiettivi non commerciali che una struttura pubblica, o qualsiasi struttura che non ha obiettivi di e-commerce, può mettere in piedi. Per noi la faccenda dell’ordinamento per popolarità e quindi il monitoraggio in tempo reale di quello che succede è il primo passo per una serie di servizi che implementeremo nel corso dell’anno. E sono resi possibili proprio da questa nuova piattaforma su cui ci muoviamo.

Si parla anche di 560.000 risorse ad accesso libero…
Certo, si possono prendere in prestito senza limiti. Puoi prenderle tutte e 560.000 lo stesso giorno. Su quel tipo di contenuto non c’è nessun tipo di limitazione né costi per la biblioteca. Alle risorse “open” si può accedere direttamente, anche senza fare il login. Col login, chiaramente si hanno dei servizi in più, tipo “Invia MLOL Reader”: in questo modo viene inviata anche l’applicazione di lettura. La collezione open per noi è importantissima. Ne coordina la struttura Andrea Zanni.

Uno potrebbe chiedere: come mai quelle 560.000 sono ad accesso libero, mentre le altre no?
L’accesso al file, ovviamente, va regolato. A volte non è semplice spiegarlo alle persone. Se si desse la possibilità a 10.000 utenti di accedere contemporaneamente allo stesso libro di un certo editore, quell’editore sparirebbe dalla faccia della terra nel giro di poche ore. Questi sono alcuni dei paradossi del digitale…

Una delle specificità del vostro lavoro è quindi la gestione dei rapporti con gli editori, giusto?
Noi lavoriamo con una tipologia di licenza assolutamente specifica con gli editori. Dobbiamo contrattare con loro modalità precise di interazione fra utenti e libro, costi e spese e via dicendo.

Alcuni anni fa si sentiva spesso dire: «Carta addio!». E ci si aspettava che l’ebook avrebbe soppiantato il buon caro libro cartaceo. Ultimamente, sta aumentando invece la consapevolezza che sono proprio due oggetti diversi.
Io non ho mai creduto nell’ipotesi di sostituzione geometrica del cartaceo. Quello che è decisivo non è tanto il formato, ma il modo produzione. Il libro è comunque digitale, in quanto la carta è un output del digitale stesso, tanto quanto l’ebook. Il digitale non è interessante tanto come nuovo formato o supporto, ma come modalità utilizzata per produrre il documento, in senso lato. L’ebook ha molto successo fra i lettori forti, e non è assolutamente vero che i giovani siano più propensi alla lettura dell’ebook. Il problema non è il supporto quindi, ma la forma-libro.

 

Romano Prodi al convegno della rete dei cattolici democratici C3Dem

La cultura politica del cattolicesimo democratico è stata uno dei filoni di pensiero e azione più vitali del Novecento e ha contribuito alla costruzione della democrazia in Italia e in Europa. La presenza al Quirinale di Sergio Mattarella e a palazzo Chigi di Enrico Letta e di Matteo Renzi, il ruolo svolto da varie personalità nelle istituzioni nazionali, regionali e locali testimoniano il ruolo rilevante della matrice cattolico-democratica anche nella storia politica dei nostri giorni, pur in un contesto politico e partitico profondamente mutato rispetto al periodo della “prima Repubblica”.

Diverse realtà che si riconoscono nella cultura cattolico-democratica hanno quindi cercato negli ultimi anni di creare nuovi ambiti di aggregazione ed elaborazione, per dare un contributo originale di analisi e proposta al Paese. Per questo nel 2012 è nata la Rete “C3Dem”, promossa da una ventina di associazioni e riviste di tutta Italia. Tre sono i punti essenziali di riferimento: la Costituzione italiana, il Concilio Vaticano II e la Cittadinanza, nel duplice senso della valorizzazione della partecipazione e del pieno diritto-dovere di tutti (anche dei “nuovi italiani”) di essere protagonisti attivi della vita civile. Tre “c”, tutte e tre sorgenti vitali di democrazia in grado di alimentare modalità di presenza originale nell’odierna realtà civile e nei percorsi di approfondimento intra-ecclesiale. Alla luce di questi riferimenti si dischiude un vasto campo di ricerca, di sperimentazione e di proposta per rilanciare e attualizzare le idee-forza della tradizione cattolico-democratica, sempre nella valorizzazione delle pluralità e nella ricerca di nuovi linguaggi, di nuovi percorsi che ci consentono di allargare orizzonti ed aprire prospettive di incontro e di dialogo. Tali idee-forza possono essere sintetizzate:

  • in un modello di società aperta, inclusiva, solidale e partecipata;
  • nella visione conciliare della Chiesa come popolo di Dio, pellegrinante nella storia;
  • in una difesa tenace della democrazia, non solo come procedura dell’organizzazione socio-istituzionale, ma anche come forma e ideale, per quanto sempre perfettibile, del vivere civile;
  • nella rinnovata opzione per i valori della laicità, dell’autonomia laicale nelle scelte politiche, della mediazione storico-culturale e politica, dell’impegno appassionato per la pace e la giustizia.

 

c3dem

Sabato 21 gennaio la rete nazionale di associazioni del cattolicesimo democratico “c3dem” terrà a Bologna (Istituto Salesiano, via Jacopo della Quercia 1) un convegno nazionale, che rappresenta anche la sua assemblea annuale. Alle ore 10, ci sarà un incontro-dialogo con Romano Prodi sul tema “Globalizzazione, conflitti, disuguaglianze: la situazione nel mondo. Le possibili vie da percorrere. Il contributo dei cattolici democratici”.

Si sta forse concludendo una fase intensa di globalizzazione che, insieme a indubbi benefici alla popolazione mondiale, ha prodotto, o acuito, numerosi conflitti e ha innescato l’aumento delle disuguaglianze sociali in particolare all’interno dei paesi occidentali. Romano Prodi, per i compiti che ha ricoperto sin qui, è un osservatore competente e credibile di questi elementi di fondo dello scenario mondiale e aiuterà i partecipanti a decifrarli. Sulle vie da percorrere per promuovere equità e percorsi di pacificazione si aprirà il dibattito, che inizierà a Bologna per poi proseguire nel territorio su iniziativa delle associazioni aderenti alla rete. Nel pomeriggio, l’assemblea eleggerà il nuovo gruppo di coordinamento.

Vi sarà un’attenzione rinnovata ad alimentare i pensieri della politica con l’ispirazione che viene dal Vangelo, perché siano pensieri più forti, più capaci di costruire futuro.
“Lo faremo incoraggiati, e anzi sospinti, dalla fondamentale testimonianza che sta offrendo a tutti papa Francesco”, afferma il coordinatore uscente Vittorio Sammarco. “Lo faremo usando a tutto campo la cultura della mediazione e con umiltà, consapevoli che dalla fonte della comune fede nascono e si sviluppano risposte spesso diverse di fronte alle questioni della politica. Il problema non è la differenza delle posizioni, che è anzi una ricchezza, ma superare quel sentimento di stanchezza verso la politica così diffuso anche tra i cristiani, e quella divaricazione tra esperienza di fede e impegno sociale e politico che sta impoverendo noi e la stessa vita politica del Paese”.

Per info
www.c3dem.it
Cell. 331 77 75 250

Fonte immagine di copertina: Wikimedia