Appunti di una volatrice seriale

L’esperienza tragicomica di chi, praticamente una volta alla settimana, prende l’aereo da Bologna, per poi volare a Londra. Un articolo di Marianna Sautto.

Voi quante volte avete volato da aeroporti dell’Emilia Romagna? Io davvero tante, facciamo sei voli al mese, praticamente quasi sempre da Bologna.
Qualche settimana fa mi sono imbattuta in una serie di articoli ed interviste dai contenuti tecnico-strategici-programmatici e chi più ne ha più ne metta, sugli aeroporti dell’Emilia Romagna. Ecco. Diciamo che mi sono ritrovata a pensare a ciò che vedo io da “formichina” rispetto alla vision dei giganti che stanno nella stanza dei bottoni.

Cercherò di farvi una sintesi dei contenuti chiave di ciò che ho letto.
L’aeroporto Marconi di Bologna ha visto un significativo aumento in termini di traffico passeggeri nel 2016 e punta ad un traffico di 10 milioni di persone nel 2020; ha ricevuto il “welcome chinese”, il riconoscimento da parte delle autorità cinesi come aeroporto idoneo, in base a determinate caratteristiche, ad “accogliere” utenti cinesi (riconoscimento, in Italia, avuto solo da Roma Fiumicino), consacrando così l’apertura al Far East; il PRIT 2025 (Piano Regionale Integrato Trasporti) delinea il ruolo di hub internazionale per il Marconi di Bologna, per il Verdi a Parma la funzione di scalo cargo e per il Fellini a Rimini il polo di riferimento turistico per i charter; nel 2019 è prevista l’inaugurazione del People Mover, un monorotaia che collega in soli 7 minuti la stazione ferroviaria AV con l’aeroporto di Bologna.

Fantastico, no?! Un quadro davvero di grande rilievo e con prospettive sfavillanti. Ora vorrei condividere con voi quello che io, la formichina di cui sopra, vedo ogni volta che devo prendere l’aereo.
Premetto che nell’ultimo anno ho volato da Bologna, da Malpensa e una volta su Parma, con destinazione primaria Londra, ma anche Palermo, Washington, Cancun. Ma torniamo a casa nostra, Bologna.

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Datemi l’ausilio giusto e solleverò il mondo

L’arte di arrangiarsi. Sono spesso le situazioni di bisogno e di necessità che ci spingono a trovare nuove e più adattative soluzioni ai problemi della quotidianità; si rende a questo punto necessaria una più specifica e notevole capacità che potremmo definire creatività. E tale è anche quella di chi, a seguito di un infortunio più o meno grave, tenta di trovare le soluzioni più disparate per facilitare la vita a se stesso, ad un congiunto o ad un amico, vittima di inabilità fisica. Le soluzioni più originali per superare a livello pratico i limiti imposti da un handicap sono spesso realizzate artigianalmente: un fai-da-te a basso costo. Che però in qualche occasione va oltre la dimensione privata talora per essere presentata in qualche manifestazione dedicata proprio alla scoperta di nuovi ausili e/o strumenti per abbattere le barriere della menomazione.

Di notevole rilievo e giunto ormai alla terza edizione il Concorso Ausili creativi, organizzato dall’Ospedale imolese di Montecatone insieme a vari partner, che nasce con lo scopo di dare spazio a chiunque sia in grado di fornire idee e soluzioni alternative valide che aiutino a vivere la disabilità nella quotidianità; il tutto meglio se in modo semplice ed economico in modo da raggiungere un sempre più ampio numero di utenti, e se “di necessità si fa virtù” è il motivo per cui sono quasi sempre gli stessi disabili, parenti od amici, a cimentarsi nella ricerca o nell’ideazione di strumenti atti allo scopo.

Il vincitore dall’ultima edizione di questa lodevole iniziativa si chiama Slobodan Miletic, fondatore di RehabVenture, una piattaforma digitale dove le persone forniscono informazioni relative alle proprie condizioni e ai propri desideri e trovano una struttura riabilitativa o ospedaliera più adatta a loro, ma soprattutto ideatore di Reed, un tutore di plastica in grado di stabilizzare le dita di una persona tetraplegica mentre utilizza il computer, lo smartphone, il tablet e le altre apparecchiature che funzionano con il touchscreen, prodotto che gli ha permesso di aggiudicarsi il premio. Lo chiamo al telefono su appuntamento. Mi risponde una voce giovane e cortese in un italiano ancora insicuro. Mi dice subito che è contento che si parli di lui, del suo impegno per cercare di migliorare la vita di chi l’ha vista cambiare più o meno improvvisamente, come successe a lui nell’agosto di cinque anni fa mentre viaggiava sulla sua moto.

Il Dr. Cavina, Presidente e Amministratore delegato di Montecatone premia Slobodan Miletic. Fonte immagine: Disabiliabili.net
Il Dr. Cavina, Presidente e Amministratore delegato di Montecatone premia Slobodan Miletic. Fonte immagine: Disabiliabili.net
Slobodan ha 30 anni, è originario della Bosnia dove fino al 2012 lavorava come programmatore presso il Ministero delle Finanze. Nell’agosto di quell’anno un gravissimo incidente cambia radicalmente la sua vita: giorni di coma, 15 mesi di ospedale ed una diagnosi di tetraplegia. Accanto a lui allora come oggi la fidanzata, attuale moglie, Bojana, con la quale decide, per necessità di cure migliori, di trasferirsi in Italia, a Nonantola, nella provincia Modenese, dove già risiedeva da tempo la sua famiglia di origine.

Qui la lunga riabilitazione presso l’Ospedale di Montecatone lo ha fatto riflettere su cosa avrebbe potuto “fare anche per gli altri”. Uscito dal Centro si è trovato al “buio”: abituato ad usare quotidianamente computer e strumenti tecnologici il primo passo è stato appunto l’invenzione di Reed.

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Ma Slobodan accenna solo a questo suo dispositivo. In realtà mi accorgo che è molto più ansioso di informarmi che ora è molto concentrato sull’avvio al più presto – forse già nel settembre prossimo – della sua azienda start-up Rehabventure di cui non manca di spiegarmene il significato anche letterale: “Rehab” che sta per riabilitazione + “venture”, avventurarsi in italiano o che abbrevia il termine inglese adventure, spiegandomi che la riabilitazione è una vera e propria “avventura”. Rehabventure  si propone come una piattaforma web che ognuno potrà consultare per la ricerca di centri e strutture specializzate nella riabilitazione di persone vittime di traumi di varia natura, con l’ambizioso e lodevole intento di fornire all’utente una sorta di “guida” nella scelta del percorso più idoneo da effettuarsi a seconda del tipo di disabilità e relativa riabilitazione, utilizzando sinergicamente tutti i potenziali servizi a disposizione; tutto ciò cercando di creare una rete attiva di medici-operatori-pazienti-parenti-amici che sia in grado di fornire tutto il sostegno fisico e psicologico necessario durante il lungo cammino riabilitativo.
E finisce col parlarmi appunto di viaggi Slobodan. Delle tante cose che ha in mente di fare: gli piace viaggiare e progetta di farlo. Mi dice che ancora Bojana e lui non hanno figli ma stanno pensando anche a questo più importante ed infinito “viaggio” verso una nuova vita! Tanti auguri Slobodan!

Barbara De Marchi

Immagine di copertina, il Reed. Fonte: Superabile

Sotto questo sole, è bello riposare, se…

Modena è bella, ma c’è una sola parole che frulla in testa ai suoi cittadini quando inizia l’estate: fuggire. La stupenda cattedrale romanica, la Ghirlandina, i tortellini, piazza Roma con le sue fontane, il gelato al K2, non sono abbastanza per convincere un modenese ad auto infliggersi la tortura dell’afa estiva della nostra provincia. Dopo l’allarme siccità e la richiesta di stato d’emergenza da parte della Regione, i motivi per restare a Modena si possono contare davvero sulle dita di una mano. Tra questi, uno è sicuramente il lavoro. Non una scelta, ma un obbligo che costringe i modenesi a tenere i propri sederi (almeno refrigerati dall’aria condizionata) incollati alle sedie, o a lavorare in campagna con quasi 40 gradi all’ombra.
Ma per non abbattersi troppo non c’è altro da fare che guardare avanti. Avanti verso le agognate ferie accumulate in un sudatissimo – ora più che mai – anno di lavoro. Un piccolo barlume di speranza che consente alla nostra immaginazione di vagolare tra onde dolci e calme e pesci dalle squame sberluccicanti che danzano allegri fra le nostre caviglie. Passano le settimane e il momento di impacchettare tutto, salire in macchina, sgommare a tutta birra verso le spiagge arriva, finalmente. L’entusiasmo è alle stelle, le autostrade sono piene ma non c’importa, noi sappiamo dove stiamo andando, sappiamo cosa ci aspetta.

E quando arriviamo finalmente alla località su cui tante volte, forse troppe, abbiamo fantasticato in ufficio, ecco ripiombarci addosso ancora una volta la realtà con tutto il suo peso, la sua gravità, la sua asciuttezza. Chilometri di spiagge ricoperti di ombrelloni, lettini, famiglie numerose, secchielli, palette e materassini. Forse abbiamo scelto il posto sbagliato? Forse. Ma chiudiamo gli occhi e procediamo, comunque soddisfatti. D’altronde non tutti hanno lo spirito dell’esploratore o il gusto per la spiaggia vuota e selvaggia, sconosciuta ai più, popolata da nudisti dai culetti marmorei e che può essere raggiunta solo percorrendo a piedi un impervio sentierino circondato da una secchissima macchia mediterranea, su cui bisogna scarpinare per circa mezz’ora prima di poter mettere i piedi in acqua.

coco

La maggior parte di noi, c’è poco da discutere, preferisce andare sul sicuro, virare su mete conosciute come, nel caso dell’Emilia Romagna, le affollate Rimini e Riccione dove è possibile rinfrescarsi con uno spritz ad ogni ora, degustare piatti di ostriche e calamari fritti, conoscere gente e ri-incontrare gente, la solita, i colleghi di lavoro, i vari Filini o Calboni tutti abbronzati e con la pancetta penzolante. Allora ecco spiegato perché tanti di noi prediligono, in fin dei conti, il famoso stabilimento balneare alle rocce scomode su cui non si sa neanche dove mettere l’ombrellone e dove dormire dopo pranzo diventa un incubo perché quel maledetto Sole si sposta di continuo (il Sole?) e ci brucia i piedini quando cerchiamo di appisolarci tutti accaldati, sognando l’aria condizionata. No, meglio i villaggi con le spiagge ben organizzate e dalle metrature perfette, spalla a spalla con i nostri vicini. Unica pecca? Forse doversi svegliare alle 7 di mattina per poter arrivare per i primi alle sdraio migliori, quelle davanti a tutti, con vista sull’acqua invece che sulla schiena pelosa di chi ci sta davanti.

Ed ecco la vera notizia dell’articolo. Per aggiungere un’altra nota di merito ai famosi stabilimenti, arriva una soluzione anche al problema della sdraio. Un’app di recente invenzione, firmata da due giovani ingegneri che si sono conosciuti tra le file di Microsoft, che consente di prenotare il proprio ombrellone proprio come si fa con Airbnb per gli appartamenti e con The Fork per i ristoranti. Coco,  così si chiama, è nata da un’idea di Nicola Palumbo e Antonio Baldassarre, entrambi pugliesi e amanti del mare. I due ragazzi, che per investire nella loro start up hanno decise di lasciare il lavoro, hanno battuto 7000 km di coste per convincere i gestori degli stabilimenti ad aderire al loro progetto, arrivando a coprire finora numerose località turistiche di mare che includono spiagge della Toscana, Sardegna, Liguria, Marche, Puglia, Abruzzo e anche Emilia Romagna, appunto.

Il loro slogan? “Non rischiare di rimanere al sole”, seguito da un sommario molto semplice ed incisivo “Prenota il tuo posto in spiaggia con l’AppCoco”. Insomma, dal nostro divano ora è possibile prenotare lo sdraio che più preferiamo con un semplice clic, pagando con Paypal o carta di credito, per poter così arrivare in spiaggia all’ora che preferiamo e con tutta la calma del mondo. Prenotata e pagata la porzione di spiaggia, non ci resta che prenotare anche la nostra porzione di mare, così da potersi bagnare senza dover aspettare che il gruppo di vecchiette smetta di fare esercizi e, perché no, anche la nostra porzione di aria, ché non si sa mai. Ma per ora ci accontentiamo dello sdraio, una piccola isola nel mare di gente che, come noi, non vuole “rischiare di rimanere al sole”.

In copertina: riviera romagnola (Fonte immagine in Licenza CC, Wikipedia)

Ultima stagione, il pianeta a fine serie

Nell’ultima puntata della terza (e ultima) stagione di Bloodline, serie tv di Netflix che narra il progressivo disfacimento di un’intera famiglia apparentemente “felice”, Sally, una delle protagoniste, riceve una brutta notizia. Attenzione, non proseguite nella lettura del primo paragrafo se non avete visto Bloodline per intero, a meno che non vogliate spoilerarvi il finale. Chi invece è arrivato fino in fondo, si ricorderà delle sorti della magione Rayburn: alla fine biblica di Danny, al destino “giobbesco” di John, al caos primordiale di Kevin, e al tormento interiore di Meg s’aggiunge il cataclisma ambientale. Sally, la madre, decide di vendere la proprietà sull’oceano, costruita da lei stessa e dal marito Robert quarant’anni prima, per poter dare i soldi ai nipoti, ma scopre che l’acqua, nel giro di dieci anni, sommergerà tutto.

Insomma, la natura, nella sua furia, non si cura dei piccoli moti umani che per noi sono tragedie insuperabili. Le travagliate vicende della famiglia Rayburn saranno destinate a finire sott’acqua, per poi dissolversi in nulla. Un finale amaro, che sembra voler puntare i riflettori anche su una realtà che non può più essere ignorata: il riscaldamento globale. Nonostante ci sia ancora qualcuno con il coraggio di negare fatti incontestabili, come ad esempio l’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America, il riscaldamento globale è reale, e non è da catastrofisti dire che, se l’uomo non decide di intervenire significativamente per risolvere il problema, le sorti del pianete, e con esse la razza umana, non saranno delle più rosee.

Modena, l’Emilia Romagna, e in generale tutta l’Italia, non rischiano di essere sommerse dall’oceano, ma di diventare un secco e desolato deserto. L’associazione delle bonifiche e delle irrigazioni (Anbi) ha lanciato l’allarme siccità proprio la settimana scorsa: le riserve di acqua dell’Emilia Romagna, Modena inclusa, sono infatti quasi del tutto esaurite, con le falde acquifere nella provincia di Modena calate di ben 165 centimetri. Il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha richiesto lo stato di emergenza per siccità, preoccupato per l’assenza di precipitazioni e per le temperature che superano ampiamente la media stagionale e che non vogliono saperne di abbassarsi nelle prossime settimane.

Photo credit: degeronimovincenzo Siccità via photopin (license)
Photo credit: degeronimovincenzo Siccità via photopin (license)

La primavera del 2017 è stata infatti una delle più secche mai registrate finora, con soli 16 giorni di pioggia rispetto ai 22 che sarebbero invece la norma. La provincia di Parma, la più a rischio, ha raggiunto il record per la media generale più alta dal 1922, con un deficit delle precipitazioni pari al 46%. Le dighe di Molato e Mignano, in provincia di Piacenza, sono state chiuse per mancanza d’acqua, e l’unica risorsa ancora disponibile è il Canale Emiliano Romagnolo, che però fornisce già cinque province dell’acqua necessaria all’agricoltura ed approvvigiona tre sistemi di potabilizzazione romagnoli. Insomma, uno scenario tutt’altro che fiducioso, in cui si prevedono anche tensioni fra le diverse province, costrette a spartirsi una ridotta quantità d’acqua per poter foraggiare le proprie coltivazioni.

A subire il danno maggiore, almeno sul corto raggio, saranno infatti gli agricoltori, perché è proprio nel mese di giugno che l’agricoltura necessita di grandi quantità d’acqua per l’irrigazione. I danni stimati, che interessano tutta la penisola, sono già pari ad un miliardo di euro, con regioni come la Sardegna che hanno subito perdite nella produzione oltre il 40%, e la Puglia, che tocca il 50%.

Il 21% del territorio italiano infatti è a rischio desertificazione, e l’Emilia Romagna, appunto, figura fra una delle regioni interessate, insieme a Sardegna, Sicilia, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Marche, Umbria e Abruzzo. Il Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici ha previsto che entro la fine del secolo le temperature subiranno un incremento dai 3° ai 6°, con gravi conseguenze climatiche che, ad esempio, consisteranno in una diminuzione significativa delle precipitazioni.

L’Italia, che ha accesso a 52 miliardi di metri cubi d’acqua, consuma circa il 30% delle risorse rinnovabili d’acqua, superando così del 10% la soglia suggerita dall’obiettivo europeo. A rischio sono anche le Oasi del WWF, aree sempre più secche e con il livello delle falde acquifere in costante diminuzione. Insomma, l’Emilia Romagna e tutta l’Italia sembrano essere destinate ad essere sommerse da un asfissiante oceano di sabbia, silenzioso, immobile, in cui passioni, guerre, amori non saranno che cenere. A differenza della famiglia Rayburn, noi siamo ancora in tempo per cambiare il nostro destino?

Immagine di copertina: photo credit, Keflux “Lago” di Santa Luce via photopin (license).

Un amore lungo duecento anni

Se si fa una passeggiata nel centro di Modena, oltre alle numerose botteghe di cover di cellulari, a saltare all’occhio sono i super trendy, all’avanguardia, estremamente” cool” negozi di biciclette. Delle stanzine dai colori pastello con delle vetrate lucide e pulitissime, da cui si possono vedere esposte le biciclette più belle che uno si possa immaginare. Sellini ergonomici, design glamour, cestini variopinti, catene sinuose e non ci sorprenderemmo se vedessimo anche pedali laccati in oro. D’altronde, le bici a Modena sono un trend davvero intramontabile. Nella classifica delle città più sicure e bike friendly d’Italia, Modena si piazza orgogliosamente al terzo posto, con un indice di ciclabilità urbana di 3.05 (su un massimo di 5) e il 40 % di strade mappate. Il capoluogo emiliano viene preceduto da Torino, al secondo posto, e dalla cugina Reggio Emilia, al primo.

Insomma, di fronte a questi dati, cui aggiungiamo tenendoli per buoni quelli riportati dal Comune nel 2009 che rilevavano come alle 8.45 di mattina a Modena si registrassero 2.922 transiti di biciclette e che i modenesi, secondo Wecity (l’app che valuta l’indice di ciclabilità urbana delle nostre città), percorrono all’anno circa 50 milioni di km in bici, non ci stupiamo se questi mezzi di trasporto siano considerati alla stregua di pietre preziose, almeno da alcuni.

Leggi anche: Cosa accadrebbe se usassimo tutti solo la bicicletta?

Karl Von Drais
Karl Von Drais

A duecento anni dalla nascita della “Laufmachine”, la “macchina per camminare” – un veicolo con due ruote allineate, con quella anteriore sterzante, insomma l’antesignana della attuale bicicletta –  ideata dal barone Karl Von Drais nel 1817, sono davvero notevoli i cambiamenti e le innovazioni che questo comodo ed ecologico mezzo di trasporto ha subito nel corso degli anni. Prima veicolo a due ruote in cui non esistevano neanche i freni per cui bisognava frenare coi piedi, ora un sofisticato mezzo dotato di gadget di tutti i tipi, valido sostituto dell’automobile in città. Sì, perché muoversi in biciclette, oltre ad avere un impatto ambientale nullo, oltre a fare benissimo alla salute di chi la usa sistematicamente, facilita la vita anche a tutti gli altri, inclusi gli automobilisti. Non occupa parcheggi, snellisce il traffico e, di nuovo, non inquina. Amsterdam e Copenaghen, infatti, si attraversano i tempi decisamente brevi e il rischio di trovarsi imbottigliati nel traffico è molto inferiore rispetto ad altre capitali europee.

laufmaschine

Una scelta planet-friendly che dovrebbe essere condivisa da tutti, ma che, in realtà, non lo è ancora abbastanza. La stessa Modena, pur essendo, come detto, terza in classifica per quanto riguarda l’uso delle biciclette, è anche terza nella classifica regionale di automobili ogni 1000 abitanti. Secondo dati del Centro Studi Continental del 2014, Modena aveva 635 auto ogni mille abitanti, superando così di più di un centinaio la media europea, che, sempre nel 2014, era ferma a 487. Non proprio il massimo per una città così bike friendly. Una delle tante contraddizioni di cui abbonda il nostro tempo.

In copertina: uno scatto di Stefano Corso in Licenza CC

AAA Cercasi giovani imprenditori amanti del viaggiare lento

In Italia va tutto male? No, non proprio tutto. Nonostante siamo in periodo di dichiarazione dei redditi – e come ogni anno alla compilazione del 730 si alzano gli occhi al cielo e si sussurra fra i denti qualche imprecazione furiosa contro questo “benedetto, assurdo Bel Paese” – qualche buona idea circola, e viene proprio da chi su questo Paese ci si siede sopra: cioè lo Stato.

L’Agenzia Demanio, l’organizzazione che si occupa della gestione degli immobili di proprietà pubblica – ha recentemente dato il via ad un’interessantissima iniziativa, “Cammini e percorsi”, che consiste nel mettere a disposizione, a titolo gratuito, 103 immobili da ristrutturare situati lungo antichi cammini e percorsi per bici. A disposizione di chi? Di tutti gli under 40 che abbiano voglia di mettersi in gioco (avendo una certa disponibilità economica visto che in molti casi lo stato di conservazione degli edifici va dal pessimo al mediocre, e quindi necessitano di interventi strutturali), che amino natura, trekking e animali. “L’obiettivo – si legge nella presentazione dell’iniziativa – è riutilizzare i beni come contenitori di servizi e di esperienze autentiche, fortemente radicate sul territorio, per camminatori, pellegrini e ciclisti”. E’ il Demanio stesso a suggerirne le tante possibili destinazioni d’uso: punto di ristoro, osteria, enoteca, bottega artigianale, locali per la vendita di prodotti tipici, spa, officina, affitto biciclette, ufficio informazioni.

Il tracciato della ciclopista del Sole che presenta due "tappe" anche nel Modenese
Il tracciato della ciclopista del Sole che presenta due “tappe” anche nel Modenese

Ma cos’ha di particolarmente interessante l’iniziativa? L’aspetto più originale è sicuramente quello legato al fatto che il progetto sembra assecondare le nuove (o quasi nuove) tendenze in fatto di cibo, moda, e ora anche di viaggi, il cosiddetto “slow movement”.
Sono sempre di più i viaggiatori che decidono di dare alla propria vacanza una bella frenata: aerei, treni ad alta velocità, automobile? No, grazie. Molto meglio un paio di scarpe comode, uno zaino, un berrettino per il sole, e tanta voglia di godersi appieno un’esperienza.

Il turismo lento, e in generale tutto ciò che viene preceduto dalla parola inglese “slow”, rivendica un modo del tutto diverso di vivere la propria vacanza e , in generale, la propria vita: all’insegna della profondità, della calma e, in generale, della lentezza, appunto. Rispetto a viaggi e vacanze, ad esempio, sono bandite le corse folli per prendere l’aereo in orario, le scalette serrate per riuscire a vedere più cose possibile in poco tempo, il lungo elenco di musei da visitare per poter tornare a casa e dire “Sì, l’ho visto. Anche quello! E anche quell’altro ancora!”. Insomma, per i praticanti di “slow travel”, non è importante “quanto”, ma “come”.

Non ci soffermeremo ad elencare le molteplici letture filosofiche che si possono dare all’idea di Viaggio con la V maiuscola. “Mettersi in cammino”, dalla notte dei tempi, ha molto di più di un significato prettamente fisico. In una società che, a molti, pare completamente depauperata della propria spiritualità, sono sempre di più le persone che sentono la necessità di uscire dai ritmi frenetici dell’esistenza, per entrare, almeno temporaneamente, in un regno di calma e pace e riuscire così a cogliere la sostanza delle cose.

macellovignola“Cammini e percorsi” cavalca intelligentemente quest’onda, promuovendo da un lato lo “slow travel” e dall’altro dando un incentivo ai giovani ad iniziare una propria attività senza stress eccessivi. Inoltre, è anche mirata al recupero del territorio e dei suoi immobili in disuso. Le 103 strutture che verranno messe a disposizione rimarrebbero altrimenti fatiscenti e in stato d’abbandono. Caserme, scuole, macelli, ex case del Fascio, saranno così invece completamente recuperate e rese utili per tutti.

“Cammini e percorsi”, naturalmente, vede protagonista anche qualche edificio storico del Modenese. Inclusi tra i 103 immobili infatti, ci sono il Macello di Vignola e la Torre della Bastiglia di Serramazzoni. Due “tappe” che si trovano sulla Ciclopista del Sole, un percorso di 3.000 km che attraversa da nord a sud 12 regioni, interessando ben 414 Comuni, inclusi i due a sud di Modena.

torrebastigliaIl Macello di Vignola, una lunga storia alle spalle dal 1910 fino alla chiusura del 2006, si trova in uno stato di conservazione definita “buono”, ed è un’ottima notizia per chi decida di investirci, mentre la Torre della Bastiglia di Serramazzoni, simbolo del paese, è attualmente considerato un edificio a rischio, che necessiterebbe di un tempestivo intervento per valorizzarne nuovamente i numerosi pregi. Stato di conservazione: mediocre. Il primo, un impianto costituito da un fabbricato centrale e due edifici laterali, nasce dalla mente dell’ingegnere di Bologna Dino Zucchini. Nel corso del Novecento è stato ampliato numerose volte, pur mantenendo le sue caratteristiche costruttive piuttosto inalterate. La Torre della Bastiglia è invece una struttura risalente al XII secolo, che gode di una straordinaria posizione panoramica sulla sottostante vallata, proprio perché nata come torre di vedetta (in questo pdf, tutte le info sulle due strutture, estrapolate dal dossier contenente le schede di dettaglio di tutti gli immobili).

Entrambi sembrano destinati ad un glorioso recupero. Che, ci auguriamo, non sarà troppo “lento”.

In copertina, un’immagine in Licenza CC  di Noel Bauza

Al via oggi lo “slow festival” del teatro

Il teatro è una città, che incrocia storie e luoghi. Il teatro è una casa accogliente, che ospita amici e offre ristoro per la mente e per il corpo.

Per la terza edizione del festival “Città e Città” il Teatro Drama di Modena (via Buon Pastore 57) punta sulla gradevolezza del tempo lento da passare insieme. Si potrebbe definire uno slow festival.
Una concezione familiare dello spazio-teatro che diventa anche spazio di consultazione e condivisione di un pensiero artistico. Drama supera così il concetto di “offerta e fruizione” che vede un pubblico frettoloso che si allontana dopo l’ultimo applauso e sperimenta uno “stare a casa tra amici”. Un’occasione per fare colazione insieme, sfogliare i giornali, conversare con gli artisti e assistere agli spettacoli. Tra sala teatro, foyer, bar, cortile, libreria.

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Venerdì 7 giugno
> ore 10:00, con l’inaugurazione dell’installazione permanente “La città dei popoli” curata da Stefano Vercelli a conclusione del laboratorio condotto da Magda Siti e Francesca Iacoviello nelle scuole del Comprensivo 3 di Modena.
Sempre il 7 giugno, alle 21:30, in programma La vedova in “vuoti nuziali”, di Dancewoods, con la regia e la coreografia di Marianna Miozzo (supporto artistico e servo in scena Riccardo Palmieri).

Giovedì 8 giugno
> ore 18:30, “I racconti delle cose”. Incontro con Gerardo Guccini. L’intervento espone le motivazioni teoriche e lo svolgimento del progetto Dalle tracce alle storie. Scopo di questa esperienza è l’individuazione di media relazionali tra adulto e bambino.
> ore 21:30 il Teatro delle Ariette presenta “Parliamo d’amore? (in treno)”. Con la regia di Paola Berselli, Stefano Massari e Stefano Pasquini.
Un cortometraggio girato sul vagone di un treno. Giovani, studenti, lavoratori e pendolari “galleggiano” nel tempo sospeso del viaggio che li separa dalla loro destinazione, su un piccolo treno locale tra Casalecchio di Reno e Vignola. Fuori dal finestrino vedono campi, capannoni e strade in costruzione.
Parlano d’amore, tra una stazione e l’altra, prima della scuola o prima del lavoro, e mentre tornano a casa. “Parlano d’amore perché l’amore esiste, ma nessuno sa cos’è”. Dal tempo di Comizi d’amore di Pasolini sono passati circa 50 anni – dicono gli autori – Era provocatorio e un po’ scandaloso parlare di sessualità, allora. Ora è il sentimento il vero tabù, la parola scandalo della società dei consumi. Ai giovani che abbiamo incontrato abbiamo semplicemente chiesto: Parliamo d’amore?”.

Venerdì 9 giugno
> ore 18:30 in programma “Tempo”, un incontro con Attilio Scarpellini, giornalista, saggista, critico e traduttore di testi di teatro (da Stendhal a Mallarmé, da Maupassant a Drieu La Rochelle), al Drama in veste di curatore del libro Tempo, 10 variazioni sul tema (Ed. ETS). Il libro raccoglie le prime 5 “variazioni” cioè il primo ciclo di 5 seminari tenuti dall’Associazione teatrale Armunia a Castiglioncello sul tema del tempo. Attilio Scarpellini, tra i soci fondatori e attuale presidente di Lettera22, è stato critico teatrale per “Diario” e il settimanale “Carta”. Collabora alla redazione di “Nuovi Argomenti”. Già redattore del settimanale di critica on-line La differenza e vicedirettore del mensile Tempo Presente, è conosciuto al grande pubblico per aver condotto su Radio Rai la trasmissione Mattino Tre/Lucifero e Qui comincia per RaiRadio3. Dal 2011 dirige la rivista “Quaderni del teatro di Roma”.
> ore 21:30 la Compagnia Esecutivi per lo spettacolo sarà al Drama con “Freier Klang” per la regia di Claudio Morganti e la drammaturgia di Rita Frongia, con Sergio Licatalosi, Francesco Pennacchia, Gianluca Stetur. Domanda: Il respiro è musica? Se il mio lamento è musica quanto è grande l’orchestra?
Freier Klang non è soltanto musica, piuttosto è musica per lo strumento “attore” che suona il corpo, i gesti, la voce, le parole, cui si aggiunge anche l’improvvisazione di veri e propri brani musicali.
Nel complesso, il lavoro si suddivide in due momenti: dopo aver suonato alcuni pezzi, i tre musicisti chiudono il concerto propriamente musicale, e passano a una sorta di bis, un concerto di parole. Se all’inizio si rimane un poco fuorviati dall’uso della parola al posto dei suoni (perdendosi un po’ alla ricerca di un significato o di un filo discorsivo nascosto), a breve si smette di cercare un senso e ci si abbandona. Nella sua apparente assurdità, Freier Klang resta godibilissimo: i tre performer sono paradossali, comici e divertenti. Vediamo suonare: il respiro, le parole, gli oggetti.

Sabato 10 giugno
> ore 18:30 Il Teatro Rebis con “Signorina Else” con Meri Bracalente e Giuliano Bruscantini. Signorina Else è una lettura scenica tratta dall’opera omonima del 1924 di Arthur Schnitzler, uno dei primi autori ad occuparsi in maniera così ‘endoscopica’ e viscerale del tema della violenza sulle donne – una violenza sottile, sociale, patriarcale, una violenza di ‘costume’, strisciante, che vede protagonista un’adolescente schiacciata da responsabilità più grandi della sua età. È anche uno dei primi esempi di utilizzo in letteratura del flusso di coscienza come tecnica narrativa. Un’introspezione umana e psicologica, spesso messa in relazione alle coeve sperimentazioni psicoanalitiche, data anche la fitta corrispondenza tra Schnitzler e Freud.
L’attrice Meri Bracalente darà voce alle fragilità di una giovane donna vittima di un gioco adulto, che con superficialità e cinismo ne spegne la grazia. Il cantante Giuliano Bruscantini, con una tessitura vocale spezzata e minimale, farà da contrappunto ipnotico al precipitare degli eventi.
> ore 21:30, “Miss Lithuania” con una straordinaria Vilma Pitrinaite in una performance corporale tra il tradizionale e il surreale, ironica e un po’ folle, che dice allo spettatore in sintesi: “Ehi gente, ascoltate, da noi la popolazione diminuisce per emigrazione e suicidi. Suicidi sì perché chi resta beve e si rattrista. Venite! Voi siete tanti, noi siamo pochi. Faremo dei barbecue nei nostri accoglienti paesi, con le belle lituane. Così il problema sarà risolto”.

Domenica 11 giugno
> ore 18:30 sarà la volta di Teatro Medico Ipnotico con “Leonce Und Lena”, adattamento per teatro dei burattini della commedia omonima di Georg Buchner. Con Patrizio Dall’Argine, Veronica Ambrosini, burattinai. I burattini sono scolpiti nel legno e la baracca ha un boccascena in 16/9 che valorizza i fondali dipinti. La storia è quella di un principe e una principessa che fuggono dal loro destino per andare incontro ad un altro destino. Si allontanano da loro stessi per incontrare la loro proiezione. (Una curiosità: Buchner aveva scritto Leonce und Lena per un concorso, nella speranza di racimolare un po’ di soldi per campare. Il manoscritto fu inviato in ritardo e gli fu riconsegnato senza mai essere aperto).
Sempre domenica 11, alle ore 21:30, “La vita nel legno”, incontro con Piergiorgio Giacchè. Antropologo, scrittore, saggista. Anche in questo caso si parla del mondo sopraffino dei burattinai “che di arte sanno più di una parte e tutte le parti vogliono mettere insieme”. Pittura, scultura e il teatro si sommano e resuscitano spesso figure di artisti famosi animati per passione e per gioco.

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“Città e Città” rientra nel più ampio Progetto Andante. Ha il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Ministero dei Beni culturali, Regione Emilia Romagna, Comune di Modena.

Modena, Drama Teatro 7-11 giugno 2017 – Festival Città e Città
Terza edizione – Aperto dalle 10 alle 24 – Il teatro da godere in lentezza

INFO e PRENOTAZIONI
spettacoli 10€ intero // 8€ ridotto (under30 e over60)
incontri > ingresso gratuito
sala proiezioni > ingresso gratuito
installazione > offerta libera

info@dramateatro.it
www.dramateatro.wordpress.com/festival
Pagina Facebook
Cell: 328 1827323

Durante il festival Città e Città gli spazi del teatro restano aperti.

BAR
aperto dalle 10:00 alle 18:00, e anche a conclusione degli spettacoli.

LIBRERIA
aperta dalle 10:00 alle 20:00, con una selezione di testi della casa editrice Cue Press, riviste e giornali.

SALA PICCOLA
“La città dei popoli”, installazione permanente.

CORTILE
Punto ristoro per una cena a buffet tra uno spettacolo e l’altro.

PRIMO PIANO
Postazione Radio Loggione, la web radio ospite del Drama da due anni curerà le dirette YouTube del festival con interviste agli artisti.

SECONDO PIANO
Saletta proiezioni, con una selezione di video e cortometraggi forniti dagli artisti ospiti al festival.

Modena tra le prime cinque province italiane per numero di sfratti

Nonostante ormai da anni si senta ripetere il mantra ottimistico di una crisi “ormai alle spalle”, di una ripresa “contenuta ma reale”, numeri alla mano, è possibile tranquillamente affermare che se in questi dieci anni qualcuno è stato appena sfiorato dalla crisi, per altri “questa guerra non è mai finita”. Anzi. A dimostrarlo sono le cifre appena fornite dal Ministero dell’Interno sugli sfratti riguardanti l’anno 2016, dati ripartiti per regioni e province che l’Unione Inquilini ha reso pubblici sul suo sito.

Per quanto attiene le sentenze di sfratto – precisa in un comunicato la segreteria nazionale dell’associazione – tenuto conto che per alcune province anche importanti si tratta di dati ancora incompleti, si rileva che le sentenze di sfratto da gennaio a dicembre 2016 sono state 61.718, meno 5,55%, un dato quindi in linea con il 2015. Per quanto riguarda le richieste di esecuzione queste ne 2016 sono state 158.720, ovvero + 3,09% rispetto all’anno prima. Le esecuzioni di sfratto, con forza pubblica, sono state 35.336 , + 7,99%.

Le tabelle complete con tutti i dati regionali e provinciali

“Si tratta – continua la segreteria nazionale – di dati drammatici, segnati anche nel 2016 da una fortissima incidenza degli sfratti per morosità, infatti su un totale di 61.718 sentenze di sfratto emesse, 24.858 sono quelle per morosità emesse nei comuni capoluogo e ben 29.971 quelle per morosità emesse nel resto dei comuni, per un totale di 54.829 sentenze di sfratto per morosità che rappresentano, quindi, circa il 90% delle sentenze. Il dato più preoccupante è quello relativo alle esecuzioni di sfratto queste nel 2016 sono state 35.336 con un aumento di quasi l’8%” .

Questi i dati nazionali. Entrando nel merito di quelle regionali e comunali spicca la situazione dell’Emilia Romagna, quarta regione con 6.124 sfratti emessi nel 2016 (in testa Lombardia con 11.049, poi Lazio con 8.499 e Piemonte con 6.920) – un dato sostanzialmente in linea con l’anno precedente – e quello di Modena in particolare, che risulta di gran lunga la provincia emiliano-romagnola maggiormente segnata dagli sfratti, con una crescita di quasi il 26 per cento rispetto al 2015. Nella tabella qui sotto, il dettaglio della situazione regionale:

sfratti

Con i suoi 1.742 sfratti emessi, Modena risulta la quinta provincia italiana per numero di sfratti. Una triste classifica che vede primeggiare Roma con 7.092 sfratti, seguita da Torino con 4.373, Napoli con 3.624 e Milano con 3.480. Buona quinta, appunto, Modena. Tornando al quadro regionale, va segnalato che gli sfratti invece eseguiti con l’intervento dell’ufficiale giudiziario sono stati 3.407 in regione (+6,8%), con in testa Bologna con 944 sfratti eseguiti seguita da Reggio Emilia con 507 e da Modena con 468. Come riporta Repubblica Bologna, secondo l’Unione Inquilini «le politiche della Regione sono fallimentari. C’è uno squilibrio a favore dello smantellamento dell’edilizia pubblica nei confronti di quella privata e del profitto».

Sulla questione segnaliamo questo nostro pezzo dell’anno scorso la cui lettura risulta ancora ancora oggi di grande interesse. Contiene una intervista all’Assessora al Welfare Giuliana Urbelli e a un giovane modenese proprietario di 30 immobili. La sua è la prospettiva del proprietario che tenta di sfrattare la (tanta) gente che non riesce più a pagare l’affitto. “Troppi furbi – affermava – ho smesso di commuovermi da tempo. La casa è un diritto per chi ce l’ha”.

In crescita l’inflazione a Modena

L’inflazione di maggio 2017 a Modena è stata calcolata a + 1,4 % su base tendenziale annua. Segno positivo, + 0,2 %, per la variazione su base congiunturale mensile rispetto ad aprile. È quanto risulta dalle rilevazioni del servizio Statistica del Comune di Modena per il calcolo provvisorio dell’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic).

Tre delle 12 divisioni prese in esame sono state rilevate in aumento, quattro in calo, e cinque sono invariate. Queste ultime sono “Istruzione” e “Servizi sanitari e per la salute”, “Bevande alcoliche e tabacchi” dove aumentano birre e vini ma calano altri alcolici, e “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili”, divisione che, seppure risulti invariata, fa rilevare all’interno delle classi che la compongono, aumenti sui prodotti per la riparazione e manutenzione della casa compensati dalla diminuzione del gasolio da riscaldamento. Quinta divisione invariata è risultata “Ricreazione spettacolo e cultura”, che all’interno ha però avuto aumenti per giochi e giocattoli, piante e fiori, servizi veterinari, servizi ricreativi e sportivi, libri e articoli di cartoleria. In diminuzione risultano apparecchi di ricezione e audiovisivi e pacchetti vacanze (a rilevazione nazionale).

Tra le divisioni in crescita, “Mobili, articoli e servizi per la casa” (+ 3,2 %), è la divisione che registra l’aumento congiunturale più alto del mese, dovuto a mobili e arredi per adeguamenti tariffari di un’importante catena di vendita. In diminuzione gli articoli tessili per la casa, apparecchi elettrodomestici, attrezzature per il giardino e materiale elettrico.

Altro aumento significativo (+ 1,8 %) si è registrato per “Alimentari e bevande analcoliche”, divisione che registra un aumento congiunturale elevato dovuto soprattutto alla frutta (per l’entrata sul mercato delle primizie estive) ma anche per pesci, carni, latte e formaggi, oli e grassi, zucchero e caffè. In diminuzione gli ortaggi e altri prodotti.

Alla divisione “Abbigliamento e calzature” leggero aumento (+ 0,2 %) dovuto agli ultimi arrivi sul mercato dei prodotti di abbigliamento della nuova stagione primavera/estate.

La flessione più significativa (- 1,9 %) è stata rilevata per la divisione “Trasporti”, che riscontra un calo consistente dovuto alle variazioni delle tariffe (a rilevazione nazionale) del trasporto aereo passeggeri e dei carburanti per autotrazione; in aumento automobili, motocicli, trasporto passeggeri su rotaia (rilevazione Istat), biciclette e ricambi per mezzi di trasporto.

Calo (- 0,6 %) anche alla divisione “Comunicazioni”, a intera rilevazione nazionale, che risulta in diminuzione per la minor spesa per l’acquisto degli apparecchi telefonici e per i servizi di telefonia mobile.

Identica flessione (- 0,3 %) per due divisioni. “Servizi ricettivi e di ristorazione”, risulta in diminuzione per il calo del prezzo della camera d’albergo nella nostra provincia mentre risultano in aumento agriturismo e villaggi vacanze rilevati direttamente dall’Istat. Il calo di “Altri beni e servizi” è invece determinato dalla diminuzione di oreficeria, servizi assicurativi per l’abitazione e servizi finanziari (a rilevazione nazionale).

Sullla pagina del Servizio statistica del Comune, sono consultabili anche i dati sull’inflazione dei mesi precedenti.

I Citytrees puliranno l’aria inquinatissima delle nostre città?

Dopo Oslo, Dresda, Honk Hong e diverse altre città, anche Modena avrà presto i suoi “alberi cittadini”. Da lunedì prossimo, 8 maggio, verranno installati anche da noi dei “Citytrees” – sei in in tutto – pannelli biotecnologici con tecnologia IoT (acronimo dell’inglese Internet of things) nati con l’obiettivo di “mangiare” lo smog in ambito urbano, filtrandolo e abbattendolo: impresa quanto mai indispensabile in pianura padana, notoriamente tra le aree più inquinate d’Europa (leggi: “L’inquinamento dell’aria non è un’emergenza, è una costante“). Si tratta in pratica di un pannello verde all’interno del quale sono piantati del muschio e altre piante particolari che agiscono positivamente sulla qualità dell’aria. I sei pannelli saranno collocati in alcune strade a forte percorrenza di Modena, nell’ambito di un progetto “City Tree Scaler” promosso e finanziato da Climate-Kic, “una comunità dell’innovazione” con sede a Londra (ma con “filiali” in varie città europee, tra cui Bologna) che riunisce più di 180 soggetti pubblici e privati – tra università, enti di ricerca, imprese e amministrazioni – organizzati in 12 hubs presenti in 10 paesi europei. Nata nel 2010, Climate-Kic ha tra i propri obiettivi diffondere la conoscenza, promuovere l’innovazione nella sfida ai cambiamenti climatici e favorire la creazione di una società “zerocarbon”.

citytree

Il primo pannello sarà collocato in viale Verdi, all’altezza della fermata dell’autobus più vicina a via Emilia est. I tecnici del settore Ambiente e Mobilità del Comune di Modena stanno effettuando i sopralluoghi per individuare le altre postazioni idonee, alcune a ridosso del centro storico, dove nei prossimi giorni saranno collocati gli altri citytrees. Il pannello “City tree”, vincitore di vari premi, è ideato e realizzato dalla start up tedesca Green city solutions con l’obiettivo di effettuare una sperimentazione sull’efficacia di filtri verdi biotecnologici (i Citytrees appunto) nel ridurre l’inquinamento atmosferico in ambiente urbano e diminuire gli effetti dell’isola di calore. Secondo quanto dichiarano gli ideatori – spiega il sito Startup Italia – “nei pressi dell’installazione (circa 50 metri) si viene a creare una sorta di area libera dallo smog. City Tree rappresenta dunque la soluzione ideale per le amministrazioni urbane interessate a offrire nuovi spazi sostenibili, a costi accessibili. Una combinazione unica di Internet of Things e piante. La tecnologia infatti è dotata di wi-fi, schermi digitali e sistemi di monitoraggio”.

Il Comune di Modena si è proposto come partner per la sperimentazione attraverso l’Agenzia per l’energia e lo sviluppo sostenibile (Aess) di cui è socio fondatore e che è a sua volta affiliata a Climate-Kic. Il progetto prevede una campagna sperimentale di monitoraggio degli effetti sulla qualità dell’aria e sulla riduzione dei gas serra prodotti dall’installazione di sei Citytrees in strade a “effetto canyon” (lunghe, strette e intensamente trafficate, come viale Verdi) o caratterizzate da alti flussi di traffico dell’area urbana di Modena. I pannelli sono strutture autoportanti lunghi 3 metri, alti 4 e profondi 60 centimetri che supportano specifiche colture di muschio e piante vascolari che “divorano” polveri sottili (Pm10), biossido di azoto e ozono producendo, secondo i risultati dei test di laboratorio effettuati finora, lo stesso effetto di 275 alberi ma utilizzando meno dell’1 per cento di spazio. Secondo gli sviluppatori questo enorme filtro vegetale è in grado di rimuovere dall’aria circostante 240 tonnellate di CO2.

Secondo Green City Solutions, un solo Citytree svolge la funzione di 275 alberi
Secondo Green City Solutions, un solo Citytree svolge la funzione di 275 alberi

La campagna durerà fino alla fine del 2018 e le misurazioni saranno effettuate dai ricercatori di Isac-Cnr dell’Area della ricerca Cnr Bologna e Lecce con il coordinamento di Proambiente, consorzio di ricerca di Bologna applicata e sviluppo tecnologico formato da Cnr, università di Ferrara e aziende private che è partner del progetto.

Tutto bene quindi? Certo! Si tratta di un esperimento di notevolissimo interesse, ci mancherebbe. E tuttavia, avverte il meteorologo Luca Lombroso commentando l’iniziativa sul suo profilo Facebook, “sicuramente piantare alberi e aumentare il verde è un’ottima cosa, ma non illudiamoci di risolvere i problemi con scappatoie tecnologiche. Ricordo un numerino, per compensare le emissioni di un’auto, circa 1-2 tonnellate all’anno, servirebbe non un albero ma un ettaro (circa) di foresta tropicale e circa il doppio alle medie latitudini. Non credo poi servano pannelli biotecnologici, basterebbe tenere bene il verde esistente e meglio ancora aumentarlo, mentre la vera soluzione, la sappiamo, è ridurre le auto in circolazione a vantaggio di mobilità sostenibile e spostamenti a piedi e bicicletta, coibentare meglio tutti gli edifici, nuovi ed esistenti, produrre energia elettrica solo da fonti rinnovabili, ridurre la quantità di rifiuti, migliorare la gestione agricola e soprattutto degli allevamenti”.

Insomma, il messaggio è chiaro, Lombroso segnala un pericolo tipico di quest’era di grande sviluppo tecnico: ossia la convinzione di potere disinteressarci fino all’ultimo istante dei pericoli del riscaldamento globale perché tanto – sul filo di lana – la tecnologia sarà in grado di trovare la soluzione a qualsiasi problema salvando, se non la capra (la terra), almeno i cavoli (noi umani). Una follia. “Ricordo – conclude Lombroso – che in base a uno studio pubblicato su Science per rispettare gli accordi di Parigi dal 2020/2021 non dovrebbero più essere vendute auto a motore termico e dal 2030 dovrebbero sparire tutte dalla circolazione per far posto a veicoli elettrici (ma meno di oggi, e ricaricati a rinnovabili). In poche parole dire: CIAO FOSSILI”.

In copertina: un city tree installato a Jena, in Germania (Fonte immagine: Magazine MN).