Ombrellone e social media

Gli italiani vanno in vacanza tutti insieme. Effetti positivi e negativi a parte, è un dato di fatto: i nostri social media ne subiscono pesantemente il contraccolpo. Immagini di acqua cristallina e tagliolini allo scoglio iniziano ad invadere le nostre bacheche. Seguiti da qualche punta di esotismo, che spazia dai templi maya ai geyser islandesi. In men che non si dica, i Google Ad iniziano a perseguitarci anche loro, con proposte di hotel ed escursioni in barca. In fondo ce lo siamo cercato, attivando la geolocalizzazione del nostro smartphone. Ma c’è anche un lato positivo: anticipano un nostro bisogno. I brand investono milioni di dollari in campagne web per raggiungere i propri consumatori, rispondendo semplicemente a una nostra – latente o meno – richiesta.

 

Chiara Ferragni blogger
Chiara Ferragni blogger

Blogger e influencer ne hanno fatto un mestiere. I marchi pagano le personalità pubbliche per comparire con i loro prodotti da sempre, ma oggi questo fenomeno ha preso una piega incontrollata. Dalla crema solare alle ciabatte, all’olio per capelli e agli hotel: non è più possibile distinguere dove vi sia un rapporto di collaborazione tra marchio e testimonial e dove invece il tutto risulti casuale. Proprio per questo motivo, in questi caldi giorni di estate ben affollati di foto con creme solari e bikini griffati, la Federal Trade Commission negli Stati Uniti si è espressa in favore di una regolamentazione di questo fenomeno. Sembra che d’ora in poi far seguire il post dai tipici tag #ad, #sp, #sponsored non sarà più sufficiente. Effettivamente, la pubblicità ingannevole è sempre stata bandita e in questo caso il confine si fa davvero sottile.

Mariano Di Vaio blogger
Mariano Di Vaio blogger

Tutto questo rischia di far sembrare meno spontanea la relazione tra influencer e brand, ma penso che potremo farcene una ragione. Anche se è innegabile che la bandiera de “Al primo posto l’informazione!” ci sembri proprio retrograda e antiquata. Come pensiamo sia possibile inserire in un tweet di 140 caratteri anche la relazione commerciale con il brand? Lo stesso vale per Snapchat (o Stories di Instagram) dove i video durano pochi secondi: vi immaginate se fashion blogger come Chiara Ferragni dovessero impiegarli per dire “Prima dell’utilizzo leggere il foglietto illustrativo”?! Spesso i consumatori non arrivano neanche a leggere fino in fondo la descrizione di un post, ma si soffermano solo all’immagine. Alcuni blogger si sono sempre difesi dicendo che sono loro a scegliere i prodotti che più li rappresentano e, dall’altra parte, i brand minimizzano il tutto assoggettando il fenomeno alle stesse dinamiche del product placement.

Christelle Lim blogger
Christelle Lim blogger

Insomma, il succo è sempre quello: il mondo sta cambiando velocemente e la legislazione non sta al passo. L’elefante che insegue la formica di nuovo sui nostri schermi, anche in questo caso è corretto parlare di un vero e proprio formicaio. In attesa di sapere se mai e poi mai anche all’Europa interesserà occuparsi di queste dinamiche, godiamoci il meritatissimo ombrellone e, perché no, qualche sano selfie regolamentare. Chissà che a settembre tutto questo non ci sia sembrato solo un miraggio!

selfie lofi

PS. Vi lascio con una raccomandazione: le foto dove vi fotografate la punta dei piedi in riva al mare sono out, definitivamente superate. Cambiate soggetto. E se proprio non potete trattenervi, occhio al pedicure!

Il paradiso dei pendolari

Per ragioni personali sono diventata una assidua frequentatrice di stazioni. Se state già malignando (sicuramente lo state facendo), posso rassicurarvi: non ho deciso di fare “quel” mestiere, ma semplicemente ho aumentato notevolmente il numero di spostamenti. Ho potuto quindi vedere e ragionare a lungo sulle stazioni. Di giorno, di notte, con la pioggia e coi 40 gradi, le stazioni hanno sempre lo stesso aspetto. Mai che a qualcuno sia venuta l’idea di cambiare le sedie della sala d’aspetto, mai che a nessuno sia sovvenuto di installare un nuovo chiosco di bibite e snack, mai che a nessuno sia venuto in mente di sostituire un monitor rotto. Figuriamoci.

Pendolari ammucchiati 1
Pendolari ammucchiati 1

Eppure le stazioni in letteratura sono sinonimo di dinamicità, spesso utilizzate per raccontare il divenire o come metafore della vita. E diciamolo, questo non si allontana tanto dalla realtà: le stazioni sono luoghi di passaggio che di solito segnano il percorso di ognuno di noi. Andiamo alla stazione per recarci al lavoro, per accogliere nostra figlia che abita lontano, per partire per un viaggio di piacere. “Milestone” – come diremmo qui a Milano – che segnano la nostra esistenza, di anno in anno, cose importanti, che ricorderemo per tutta la vita come “quel periodo dove lavoravo a Milano Rogoredo”, ad esempio.

Pendolari ammucchiati 2
Pendolari ammucchiati

Recentemente sono stata in Giappone. Oh lì le stazioni hanno tutto un altro aspetto. Ognuna di esse è un piccolo mondo, con un’offerta di servizi per tutte le esigenze: abbondanza di mini market, chioschi di frutta fresca e cibo take away, free wi-fi disponibile ovunque per fare, caso mai, una videochiamata a casa in attesa del treno, o per finire una presentazione di lavoro. Il paradiso dei pendolari, insomma. Non manca proprio nulla, nemmeno la tabaccheria che, fra le varie cose, vende anche mutande di carta per chi sfortunatamente dovesse perdere l’ultima coincidenza e di conseguenza prolungare la propria permanenza in città. Molto utile!

In men che non si dica, mi sono ritrovata ad essere invidiosa. Si, anche delle mutande di carta. In fondo, il luogo comune “eh, ma li ci sono molti più pendolari”, per quanto sia vero, è da rivedere. Gli ultimi dati della Regione ci dicono che sono circa 143.000 i viaggiatori che in Emilia Romagna ogni giorno si muovono sulle linee regionali per lavoro o studio. Purtroppo su questo tema esistono pochissime informazioni, ma il pendolarismo registra una crescita costante e si tende a parlarne sempre e solo per evidenziarne i gli aspetti peggiori: i ritardi, la mancanza di riscaldamento in inverno o di raffrescamento d’estate sui vettori, le cavallette che abitano dietro alle tendine blu dei treni regionali.

MIlano, stazione Garibaldi

Per quanto cerchiamo di consolarci, per una volta dobbiamo tradire il nostro innato campanilismo perche, in Emilia e, in generale, in Italia, le stazioni sono davvero desolanti. Se siamo disposti a tollerarlo in provincia, non abbiamo il diritto di esserlo in città, dove i numeri sono impressionanti: i pendolari che ogni giorno entrano a Milano sono 592 mila (il 45,4% della popolazione residente nel comune). Si calcola che queste persone, “lavorino” un mese e mezzo in più all’anno rispetto a chi non pendola, perche’ impiegano in media 72 minuti per gli spostamenti giornalieri di andata e ritorno, ovvero 33 giornate lavorative annue. Anche loro possono essere quidi annoverati a pieno titolo come frequentatori di stazioni – livello “advanced”. Livello avanzato, però, anche per la super scarsità di servizi con cui queste persone devono tutti i giorni avere a che fare. Appunto perchè, anche qui a Milano, tra le stazioni si salva a mala pena la recentissima “Milano Garibaldi”, che ha beneficiato del recupero della zona in prossimità dell’innovativo quartiere Porta Nuova. Con pochi servizi, spazi mal organizzati e anguste gallerie sotterranee, ha fatto la felicità di mitomani ed esibizionisti in cerca di spazi chiusi e senza via di fuga. Help!

stazione ModenaMa allora: perchè non ci ribelliamo? Forse tendiamo a non sentirci così colpiti perché siamo abituati a portarci il panino col crudo da casa, e quindi a rimediare alla mancanza di servizi con organizzazioni “self service”, ma a me impressiona sempre vedere quante persone come me desidererebbero tanto un cappuccino caldo nel bicchiere da asporto, mentre attendono il treno sulla banchina, d’inverno (e il bar ha già chiuso). Si, lo ammetto, con questa immagine struggente cerco di urtare la vostra sensibilità perché sono sicura che anche voi vi siete trovati in una situazione analoga. Chi la vive ogni giorno inizia ad essere un po’ contrariato. Pendolari, siamo così lontani dal paradiso?

Per Natale, raccontami una storia

Se siete di quelli che odiano il Natale, odiano i bambini, odiano la pubblicità vi avverto: questa storia è ad alto concentrato di questi tre elementi. Ma datele una chance!!
Appena tornata da Londra, ho fatto il pieno di decorazioni natalizie, installazioni con peluche in giro per la citta’, deliziosi mercatini, lucine dappertutto e altre tenerezze in puro stile British. In questo bailamme, i marchi si scatenano in advertising di Natale, facendo a gara per raccontare la storia piu’ coivolgente e che possa solleticare la voglia di regali, ehm… di Natale!

Per noi addetti ai lavori in campo pubblicitario, ogni anno è bello stare ad osservare quale azienda in Gran Bretagna realizzerà il film (si dice cosi’) piu’ interessante. Quest’anno la storia piu’ carina, a mio avviso, l’ha raccontata Sainsbury’s. Sainsbury’s Supermarkets Ltd e’ la terza catena di supermercati nel Regno Unito, dopo ASDA e Tesco. Brand che parla alle famiglie, per comunicare i propri valori in vista del periodo Natalizio ha relizzato un vero e proprio film di animazione con una protagoninsta speciale: Mog.

mog-the-cat-eggs-5644b13de07ad-5644e40eaffe6-5654deaa3b015-56554f90c6481Mog è un gatto, anzi una gatta. E’ nata nel 1970 per mano di Judith Kerr, scrittrice e illustratrice tedesca naturalizzata britannica. Le dolci avventure di Mog e i suoi amici hanno accompagnato l’infanzia di migliaia di bambini, tra cui la sottoscritta. Ero ancora una bambina, infatti, ma non sapevo resistere all’irresistibile fascino British di quelle illustrazioni, quando la mamma mi accompagnava a prendere in prestito i libri alla biblioteca di Formigine.

Leggi anche: La notte in cui Natale fu davvero magico (lo spot dell’anno scorso realizzato da Sainsbury’s).

Nata in Germania, Judith Kerr, dovette scappare all’età di 11 anni per sfuggire al Nazismo e si stabilì con la sua famiglia nel quartiere di Barnes, nel nord est di Londra. Proprio in questa casa sono ambientate le avventure di Mog e dei suoi padroni, Mr and Mrs Thomas e i loro due bambini Nicky e Debbie. In ogni episodio, Mog andava a ficcarsi in un qualche rompicapo, che la portava a fare cuoriosi incontri o a vivere bizzarri eventi. Insolitamente per una saga popolare di libri per bambini, Mog invecchia e diventa anziana, fino a morire in un libro uscito nel 2002 e intitolato Goodbye, Mog (lacrimuccia!!!).

Kerr-Mog_3499097bGrazie alla partnership con i supermarket Sainsbury’s, a Novembre 2015 Mog e’ tornata! Sotto forma di CGI (computer-generated imagery), ha recitato nel loro advertising di Natale, in un episodio chiamato Mog’s Christmas Calamity. Immaginate un’autrice inglese che scrive e dirige uno dei personaggi per bambini piu’ famosi d’Inghilterra, per lo spot di una delle catene di supermarket più famose d’Inghilterra e dove tutte le famiglie (d’Inghilterra) faranno acquisti per Natale!!! Insomma, un cocktail Brit all’ennesima potenza che non può non colpire!

Nella pubblicità, un vero e proprio cortometraggio, Mog combina uno dei suoi soliti pasticci ma, dopo una serie di incredibili disastri, sarà celebrata come eroina per aver salvato i suoi padroni, riuscendo, come conseguenza alle sue marachelle, a diffondere uno spirito di condivisione molto Natalizio in tutto il vicinato. La scrittrice stessa, Judith Kerr, appare nella pubblicità come anziana vicina della famiglia Thomas. Il film, scritto e girato in ben 18 mesi, è diventato subito virale. Vi consiglio di guardarlo per fare un vero e prorio tuffo in un atmosfera di Natale puramente inglese!

La storia, Mog’s Christmas Calamity, è stata anche raccontata in un libro, un’edizione speciale venduta in esclusiva da Sainsbury’s, i cui proventi saranno destinati ad un progetto di Save The Children chiamato “Read On. Get On”, per promuovere la lettura tra i bambini fino agli 11 anni. Insomma, un progetto perfetto “sotto ogni punto di vista”, per usare una citazione in puro spirito British, un modo eccellente per comunicare i valori del brand e raccontare una storia coinvolgente. Perchè i consumatori oggi sono consapevoli, e vogliono sentirsi coinvolti in tutto ciò che acquistano. Guardare per credere.

Se Hollywood punta i riflettori sulla Ghirlandina

Non è la prima volta che, girando per Modena, magari mentre stai andando a bere un caffè in Piazza Grande o dalla sarta in Piazza XX Settembre, capita di imbattersi in una star hollywoodiana. Nel maledire il fatto di essere uscita senza la messa in piega, non puoi fare altro che stare al gioco, improvvisandoti fan di Christian Bale anche se della saga di Batman non ne hai visto nemmeno un episodio! Questo succedeva qualche giorno fa in centro a Modena, e i giornali locali non hanno mancato di darne notizia.

Era forse meno di un anno fa che un caro amico di professione tassista, prese una corsa dalla centrale scoprendo, una volta arrivato a destinazione, di dover caricare il mitico Hugh Grant! La celebrity inglese, colpevole di aver sedotto l’impacciata Bridget Jones facendo sognare tutte le impiegate del pianeta e star di Quattro Matrimoni e un Funerale , si trovava in città per aggiungere un nuovo pezzo alla sua collezione di… Indovinate! Inizia per F… Francobolli?? Eh, quasi: il caro Hugh possiede una collezione di auto Ferrari! Ebbene questa è Modena, in tutte le sue meraviglie. E le sue storie e la sua personalità hanno ispirato molte produzioni cinematografiche nella storia.

Soltanto nel 2016, infatti, la nostra città sarà protagonista con ben due film in uscita sulla Ferrari e sulla biografia del Drake, Enzo Ferrari. Il primo, quello che ha visto Christian Bale fare una capatina qualche giorno fa per visitare i sospirati luoghi ed entrare nel personaggio, sarà diretto da regista di Collateral, Micheal Mann, che ha dichiarato di voler mettere in piedi questo progetto da oltre 15 anni. Sempre nello stesso anno, Robert De Niro interpreterà Enzo Ferrari in un altro colossal hollywoodiano che ancora attende il nome di un regista e che promette di mettere in luce successi e dolori del mito di Maranello.

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Prima di loro, Modena era già stata sotto i riflettori. Il maestro Pasolini girò qui alcune scene del suo ultimo film “Salò o le 120 giornate di Sodoma”e una produzione austriaca l’ha scelta come location per girare “I ragazzi di Villa Emma”, la storia di giovani ebrei che vennero messi in salvo in questa dimora durante la Resistenza. Prima di loro, la RAI aveva raccontato la storia di Don Zeno Saltini, il parroco di Carpi che creò la prima comunità di accoglienza per i tanti orfani della guerra. E ancora, nel 2013 nei locali del Sant’Agostino è stata girata la fiction “Che Dio ci aiuti!”.

Per il momento, non resta che goderci il momento di celebrità e attendere l’uscita delle prossime produzioni. In merito alle indiscrezioni, purtroppo abbiamo poco materiale. Alla giornalista di TRC che ha beccato Christian Bale mentre fuggiva senza motivo, neanche avesse davanti centinaia di paparazzi all’inseguimento in un tunnel di notte a Parigi, lui ha piattamente risposto così:
TRC: “Come ti sentirai ad interpretare Enzo Ferrari?”
CB: “Eh, lo vedremo”.
TRC: “Quale credi sarà la cosa più difficile?”
CB: “Lo vedremo”.
Grazie Christian, ora i modenesi ti aspettano al varco: sarai in grado di non disattendere le aspettative e rendere ancora più gloriosa l’immagine e il mito di Enzo Ferrari? Eh, lo vedremo!!

Leggi anche: “Bolidi sull’asfalto a tutta birra: quando Modena aveva l’aerautodromo“. 

Miracolo a Cesena

Il potere dei sogni e’ qualcosa che non dobbiamo chiedere o ottenere, e’ solo nostro. E’ una forza che abbiamo tutti, dentro. Ma e’ quando il sogno si realizza, che ne percepisci il potenziale. Ieri ho avuto la fortuna di assistere alla realizzazione di un grande sogno. Un miracolo, anzi. Qualcosa di mai visto prima in tutto il globo.
Un bel giorno, un ragazzo di Cesena, Fabio Zaffagnini, si e’ svegliato e ha detto: voglio che I Foo Figheers suonino, qui, nel mio paese di nascita: Cesena. E, semplicemente, ci e’ riuscito. Ha scritto il progetto, raccolto fondi per 40.000 euro e chiamato alle armi i musicisti di tutta Italia, dando vita alla più grande e spettacolare esibizione musicale di tutti i tempi, quella in cui 1000 musicisti hanno suonato tutti insieme “Lean to Fly” dei Foo Fighters a Cesena.

Gia’ dal video della campagna per il crowdfunding, dove la call to action era “Condividi, dona e prega per noi” si percepiva la passione, la visione e l’entusiasmo senza fine con cui questo progetto prendeva vita. Grazie alla determinazione di Fabio e del suo team, infatti, ieri sera e’ successo l’inimmaginabile. Dave Grohl e la sua band hanno tenuto un concerto a Cesena. Dentro a un palazzetto che sembrava quello dove andavo a fare ginnastica alle medie, una situazione surreale, unica, per pochi intimi, circa 5.000 persone.

E hanno spaccato, suonando per 3 ore, alternando I loro pezzi alle cover dei piu’ grandi, dai Rolling Stones ai Queen, “perche’ questo e’ un party, non e’ un concerto”, ripeteva Dave, ex batterista dei Nirvana e leader Foo Fighters. “Avete fatto qualcosa di rivoluzionario, in 20 anni di carriera non e’ mai successo, siete maledettamente folli, siete dei fottuti figli di puttana”. Il pubblico in estasi, non poteva credere ai propri occhi. Non solo per lo show, esaltante, dove un fortunato batterista dei fatidici 1.000 e’ stato chiamato sul palco a suonare con la band e Fabio Zaffagnini e’ stato applaudito e celebrato come un santo!

12185093_10207038852502703_4383353436233320701_o (1) Ma non finisce qui, dopo il concerto, I Foo Fighter si sono presentati anche all’after party, organizzato dal team di Rookin’1000, al Teatro Verdi di Cesena. E dove Dave Grohl ha diretto le sessioni jam fino all’alba. Tutto questo succedeva ieri, a Cesena, non a Los Angeles. L’intuizione e la creativita’ con cui questo gruppo di ragazzi italiani ha “costretto” una delle maggiori macchine rock in circolazione a deviare dal proprio percorso abituale. L’anima del vero rock’n roll insomma: a quel paese le date del tour!

Concerto Ma soprattutto, a quel paese il modello classico, in cui generalmente la band organizza un tour per promuovere un nuovo disco, decidendo quando e come esibirsi. Il vero rock senza intermediazione: i fan chiamano e le star rispondono.  Un modello che potrebbe incidere sulle attuali leggi del mercato musicale. Una presa di coscienza notevole, molto rock. E anche molto da “rivincita dei provinciali”, aggiungerei. Ora non resta che scatenarsi: quale sara’ il prossimo sogno da realizzare?

Expo explosion

Siamo alle battute finali, ultimi giorni per visitare Expo. A giudicare dall’affluenza di queste ultime settimane, sembra che tutta Italia, anzi tutto il Globo si sia dato appuntamento li. Molto bene, tutti felici e soddisfatti per il boom di presenze. A parte i visitatori stessi che, dopo aver affrontato un viaggio per vedere Expo, si ritroveranno ad andare a casa senza aver visto nulla.

Nessuno di loro, infatti, poteva immaginare che, pur avendo prenotato il biglietto in anticipo per una specifica giornata, e pur avendo prenotato precedentemente la visita a determinati padiglioni, si sarebbe ritrovato in una tale bolgia. Gardaland il 25 aprile o l’Autostrada del Sole a Ferragosto in confronto si prospettano come una passeggiata di salute!

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Se non ci siete ancora stati o stavate pensando di fare una capatina, non voglio scoraggiarvi! Basta scegliere un giorno infrasettimanale, e magari di pioggia battente. Anche perche’ rinunciare significherebbe perdere un piccolo pezzetto di perfezione emiliana, che lascia sicuramente a bocca aperta. Mi riferisco al padiglione dell’ impresa cinese Vanke (mo’ vengo e mi spiego)!

Fondata nel 1984, Vanke è la più grande realtà immobiliare residenziale cinese, quotata alla Borsa di Shenzhen. Con un fatturato di 2,3 miliardi di dollari (marzo 2014), Vanke fornisce oltre mezzo milione di unità abitative e servizi di gestione a 1,5 milioni di cinesi. Per la prima volta, in 163 anni di storia delle Esposizioni Universali, un’impresa cinese dispone di un padiglione tutto suo!

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Progettato dall’archistar Daniel Libeskind, il Venke Pavillion si ispira al concept dello “Shitang”. Shitang in cinese significa “mensa”. Un modo abbastanza eloquente per esprimere la loro idea di urbanizzazione e di comunità!! Architettonicamente, le geometrie sinuose e un senso di continuo fluire tra l’interno e l’esterno, accompagnano il visitatore in un viaggio attraverso lo spazio e il tempo, la tradizione, i valori e le relazioni umane.

Oggettivamente si tratta di uno dei padiglioni piu’ belli di Expo. Grazie soprattutto alla sua forma e al suo colore, rosso vivo, diverso ad ogni ora della giornata. La meravigliosa copertura, l’abito elegante del Vanke, e’ opera di Casalgrande Padana. L’azienda reggiana specializzata nella produzione del grès porcellanato, è stata ingaggiata da Libeskind per dare forma alle evocazioni a cui si e’ ispirato, e che spaziano dall’antico pensiero di Confucio e Lao Tzu, al Rinascimento e all’arte contemporanea.

Un vero gioiello di architettura, un rubino prezioso che, per essere tale, si completa del know how Emiliano per la posa in sospensione e il materiale speciale. Un intervento di grande rilievo e bellezza che garantisce all’emilia un posto d’onore non solo a Expo, ma nella rosa rossa delle relazioni che contano a livello mondiale. Complimenti!

Se nel ristorante di Pavarotti manca la sostanza

Ci sono alcune sere dove, chissà perché, ci si sente molto stanchi. Uscendo dal lavoro, il percorso verso casa sembra così lungo. Quando mi capita di incappare in questo spleen molto novembrino, spesso scelgo di reagire. Il mio personale modo, consiste in un semplice rito: attaccare le cuffie al telefono, aprire Spotify e scegliere “Luciano Pavarotti”. É buffo, ma molto efficace: alla prima nota mi torna già il buon umore. Provare per credere. Se riuscirete a superare lo scetticismo iniziale, proverete come certe melodie classiche, unite al bel canto, possano essere riparatrici e universali.

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La musica lirica nell’era moderna, è sempre erroneamente stata considerata di nicchia. Da Mozart in poi, essa è stata scritta per le masse, che tuttavia faticano a capirla. Tant’è che i cartelloni di concerti vanno via via diminuendo, così come lo studio della musica fra i più giovani. Probabilmente alcuni di noi ne hanno un vago ricordo di quando studiavamo il flauto alle medie, altri hanno avuto un timido approccio prenotando un biglietto per l’Aida all’Arena di Verona. Nonostante questo, possiamo dire che il canto lirico stia conoscendo una nuova stagione.

Ristorante Pavarotti (1)

Il Volo, un gruppo di 3 ragazzetti non ancora maggiorenni, hanno cambiato il punto di vista. Non possiamo considerarli innovatori, perché già il grande Big dimostró al mondo come la lirica possa incontrare il pop, ma loro stanno oggettivamente riscuotendo un successo planetario, firmando collaborazioni con artisti della portata di Barbra Streisand, fino a vincere il festival di San Remo e ad essere suonati come colonna sonora nelle esibizioni circensi su Rai 3. Il bel canto é d’altronde nel nostro DNA. Così come il buon cibo. Proprio su questo connubio si fonda l’idea che ha dato vita a Milano al ristorante del Maestro Pavarotti.

IMG_4530Al quarto piano della galleria Vittorio Emanuele, un luogo dove celebrare questi due elementi come codici culturali imprescindibili, da raccontare ai turisti di Expo, taste of Italy. Peccato che uno dei due elementi, purtroppo, faccia cilecca. Cibo Emiliano solo di nome, di scarsa qualità e inqualificabile tristezza. Mangiare male in un ristorante “emiliano”, una vera eresia e vergogna all’indomani della nomina di Forbes come “cucina migliore del mondo”. Tortellini industriali annegati nella panna, gnocco fritto unto e duro, mortadella senza profumo.

IMG_4519Una vera delusione e imbarazzo per l’immagine che abbiamo scelto di dare di noi. Non basta la location, con vista mozzafiato sulle guglie del duomo e passatoio vertiginoso sui tetti della galleria, non bastano i murales “All’alba vinceró” e la terrazza, dalla quale sorseggiare Lambrusco, se il cameriere, del tutto ignorante, ti offre un amabile da pasteggiare con le lasagne. No, no, no. Possibile che non appena si varchino le mura meneghine, tutto debba essere soltanto apparenza? Magari facciamoli venire in Emilia, quei turisti. Il bel canto e il buon cibo, sono affare nostro.

Le terme dove proprio non te le aspetti

Le terme. C’è chi è della parrocchia “terme si” e chi della parrocchia “terme no”. Io sono della parrocchia terme no. Le trovo noiose, eccessivamente meditabonde e non tollero di vedere le altrui nudità. Men che meno amo condividere la stessa vasca idromassaggio. Detto ciò, questa volta mi sono dovuta ricredere.
La motivazione di partenza è stata sempre la stessa: questa settimana ho esagerato, sono troppo stressata. Con l’aggravante di un successo da festeggiare e una domenica intera da sola in città, ci sono cascata con tutte e due le scarpe. Ho organizzato con cognizione, prenotato il biglietto e coinvolto un’amica. Ed eccomi li, ad alzarmi alle 8:30 di domenica, per trascorrere questa famigerata giornata alle terme.

La prima novità, è che si tratta di terme in città. Sono le terme di Porta Romana, nel cuore del quartiere milanese. Sembra impossibile, ma Milano è chic proprio per questo: solo lei può avere un centro termale, dentro a un sito archeologico, nel bel mezzo di una piazza (o incrocio stradale, che dir si voglia). Dentro alle mura spagnole che cingevano la città nel 1500, in un edificio liberty di rara bellezza, la società QC Terme (che gestisce anche le teme di Bormio, San Pellegrino, etc) ha realizzato l’impossibile. Un romantico giardino, con vasche in vetro trasparente incastonate negli scavi storici, dove rigenerarsi cautamente, su chaselongue di ardesia e getti d’acqua ti fanno subito capire che si, sono 50€ spesi bene.

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Questo è infatti il costo dell’ingresso, ma ci sono varie alternative per tutti i tipi di profili, come quella scelta da me, ad esempio, di €80 per ingresso e massaggio, per chi pragmaticamente vuole ottimizzare l’esperienza, di 104€ per ingresso e massaggio deluxe, per chi ha un livello di stress deluxe. Se invece appartenete al profilo inguaribili romantici, c’è un’opportunità anche per voi e scoprirete che può essere anche conveniente: entrando alle 17:30 il costo del biglietto è di 38€, e potrete fare aperitivo e bagno di mezzanotte inclusi nel prezzo. Altro che mazzo di fiori a San Valentino!

Dopo aver trascorso la mattinata fra idrogetti e cura del sole, con piccoli spuntini di anguria e succo di frutta serviti direttamente al lettino, ci concediamo il massaggio di cui sopra, svolto in maniera professionale da una operatrice in divisa che conosce il nostro nome. Dentro la palazzina liberty un piccolo light buffet è sempre adibito e a disposizione degli ospiti, con frutta fresca, yogurt al limone e cerali croccanti, tisane, grissini e altre leggerezze simili, ripara ai piccoli languori che tra un pisolino e l’altro vengono a farti compagnia. Dopo esserci rifocillate, toniche e idratate ci dirigiamo verso il centro benessere e scopriamo che il bello deve ancora venire.

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Nel piano interrato, infatti, si apre davanti a noi un lungo corridoio pieno di porte, a destra e a sinistra. Come in un film di tensione, ci guardiamo, scegliendo di partire dalla prima a sinistra: ed ecco il paese del Bengodi delle vasche idromassaggio, gli idrogetti, la cromoterapia e tutti quei nomi che ti ispirano benessere ma di cui non conosci il significato. Un’oasi che comprende oltre trenta pratiche relax, tra vasche sensoriali cromoterapiche, vasche con musicoterapia, percorso Kneipp, docce Vichy e pediluvi. E ancora, idromassaggi a pavimento, per tonificare i muscoli del dorso e dei glutei, ed idrogetti per stimolare la microcircolazione. C’è perfino la stanza delle cascate, per rilassare i muscoli delle spalle e della schiena e un letto di pietra su cui sdraiarsi, chiudere gli occhi, e ascoltare piccole gocce d’acqua fredde e calde che cadono prima piano e poi forte su tutto il tuo corpo.

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Dopo aver provato tutti i tipi di vasche possibili, ci concediamo una sauna, tra i mille tipi a disposizione: bagni turchi, bagni di vapore e hamman, c’è ne è anche una dentro ad un vecchio tram ATM, ma noi scegliamo quella romana. A questo punto, decidiamo che sia giunto il momento di accedere al Teatro. Immaginatevi una silenziosa grande stanza del relax con 3 aree. Una dedicata alla contemplazione del fuoco, che arde al centro dei soffici lettini in un caminetto di design, per rigenerarsi e prenderne l’energia. Una dedicata al calore e ai suoi effetti antiossidanti, con luci delicate di colore rosso che riscaldano ciascun lettino e, progressivamente, si spengono per lasciarti affondate in un delicato riposo. E infine, i nidi, installazioni concentriche dove sdraiarsi su un materasso memory che prende la forma del tuo corpo, ascoltare un leggero cinguettio di uccellini, con una lampadina che simula luce e ombra del vento tra le foglie.

C’è bisogno che io scriva altro? Siamo uscite che eravamo fresche e leggere, con la pelle di pesca di due bambine. Se decidete di farvi o fare un regalo, questa è un’esperienza che non lascerà delusi. Per una volta l’esperienza terme non promette di più di quello che può mantenere.

Discover Ferrari & Pavarotti Land

Ad un primo sguardo, in particolare se lo sguardo è quello di un pubblicitario (deformazione professionale!), si rimane un po’ perplessi. Nome lunghissimo e poco orecchiabile, logo pieno di simboli, troppi e confusi, dove il coraggioso art director ha inserito con nonchalance prosciutti, lambrusco e tranci di Parmigiano-Reggiano all’interno di una corona trionfale. In realtà, ci troviamo di fronte ad un’offerta turistica di altissimo rispetto. Discover Ferrari and Pavarotti Land è infatti il nome dell’itinerario che permette di vedere in poche ore tutte le eccellenze di Modena. Realizzato in occasione di Expo, racchiude in sé tutto il cuore della nostra città, dai motori al food, dal bel canto alle figurine. A coronamento della promessa fornita dal logo, campeggia il payoff “Modena. Slow food, fast cars”. Mica male!!!

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Il percorso conta una serie di tappe, ma è possibile partire da dove si vuole. Fra una tappa e l’altra è disponibile un servizio di navetta incluso nel prezzo, basta informarsi sugli orari e si salta in sella a questa specie di metropolitana della campagna. Dall’Abbazia di Nonantola al Duomo di Modena, passando per il Palazzo Ducale di Sassuolo e la terra della ceramica più celebre al mondo, fino a museo dei grandi salumi modenesi, il MUSA e l’Azienda agricola Bio Hombre con una straordinaria collezione di Maserati da corsa e da strada. E poi le celebri acetaie del Balsamico, le cantine del Lambrusco, i caseifici del Parmigiano Reggiano, lo straordinario Museo Ferrari di Maranello e la Casa-Museo di Luciano Pavarotti. BUM! Chi più ne ha più ne metta!

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Anche se apparentemente fa girare la testa, vi assicuro che il tour merita tantissimo! Rende finalmente giustizia a quanto c’è d’incredibile in questo angolo di Italia, dove la concentrazione di eccellenze, diciamocelo, è oggettivamente elevatissima! Tra le esperienze che in assoluto vi consiglio, se dovete fare una selezione, c’è la visita alla Casa-Museo di Luciano Pavarotti. Fu proprio arrivando li che, una domenica mattina qualunque, mi sono imbattuta in uno stuolo di polizia e carabinieri: inizialmente ho pensato ad un comitato di accoglienza, un “provinciale a Milano” fan club (!!!!!!!), ma si trattava invece di un dispiego di forze speciali perché, signori, stava per giungere in visita niente poco di meno che il primo ministro Renzi!!!

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A parte la meraviglia e l’emozione di visitare la casa del Maestro, questa insolita sorpresa ci ha consentito di godere di una serie di benefit speciali, tra cui le prove un concerto live allestito appositamente da Nicoletta Mantovani per accogliere Matteo Renzi. Immaginatevi la scena: siamo nel salotto di Big Luciano, i quadri dipinti da lui alle pareti, i colori sgargianti che denotano la sua personalità, nell’ambiente si respira la sua natura, generosa e spensierata. E qui, veniamo accolte dal canto divino di un soprano e un tenore che intonavano “Libiamo ne’ lieti calici” il celebre brindisi in tempo di valzer del primo atto della Traviata di Giuseppe Verdi Il tutto, accompagnati al pianoforte, lo stesso che usava Pavarotti per allenarsi e tenere lezioni gratuite agli studenti più meritevoli dell’Accademia di canto. Come ci spiega l’indispensabile audioguida, il Maestro Pavarotti usava farlo perché considerava la sua voce come un dono, di cui era grato; per questo a suo modo doveva donarlo agli altri, aiutando coloro che volessero percorrere la sua stessa carriera.

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Non so se voi siate appassionati o meno di lirica, ma vi assicuro che sentir cantare così da vicino, in un salotto, è stata una sensazione da pelle d’oca! Una vera meraviglia di potenza e melodia, piena libidina per orecchie e cuore! Dopo questa inattesa emozione, abbiamo proseguito la visita nella cucina (per tutte le lettrici: STUPENDA!) e al piano di sopra, dove si trova un lucernario grande quanto tutto il tetto. Emozionante vedere quanto il carattere di Big Luciano sia trasmesso dalle caratteristiche e i colori della sua dimora: la luce doveva invadere la casa, la doveva riempire, per scaldare gioiosamente le stanze e i suoi abitanti. Che carica di positività, che energia traspare! In questo grande open space, troverete le sua corrispondenza privata, le lettere che si scambiava amorevolmente con i grandi della terra: da Lady D, a Frank Sinatra, a Brian Eno, che lo ringraziano per il suo talento e per la torta ricevuta a Natale!

E infine, il book shop del museo, situato nella casetta di legno dei giochi della piccola Alice, la figlioletta adorata di Pavarotti. Tutti avremmo desiderato una casetta del genere per giocare! Ma adesso che siamo grandi, noteremo senz’altro il merchandising ufficiale: magliette, borse, stampe e altri capolavori in pezzi unici realizzati uno ad uno, manualmente, dall’artista Ennio Sitta, già conosciuto a Modena per la sua boutique creativa “Bensone”, in Corso Canal Chiaro. Insomma una visita che vale davvero la pena in questo ponte di vacanza. Inoltre, chi effettuerà il tour dal 29 Maggio al 2 Giugno, riceverà in omaggio una preziosa bottiglietta di aceto balsamico IGP, 250gr di Parmigiano-Reggiano e una bottiglia di lambrusco DOC. Un bel modo per riscoprire questa Modena, così preziosa e stupefacente che non ce ne rendiamo neanche conto.

Balera di primavera

Si sa, la primavera porta con se una piccola dose di leggerezza: il primo teporino estivo, i primi week end al mare, le scarpe senza calze. Il rigido inverno è ormai archiviato, facciamo i piani per le vacanze, riprendiamo la nostra salutare corsetta mattutina: volente o nolente in questo periodo ci sentiamo energici e rinnovati. Amiamo stare all’aria aperta con gli amici, i locali per aperitivi con dehors fanno il sold out anche il lunedì e i dopo-cena si allungano inevitabilmente.

Sarà quindi l’atmosfera un po’ gaia, unita allo strascico del vintage che ha invaso i nostri guardaroba e che ci piace così tanto, che ha fatto delle balere uno dei luoghi di incontro più gettonati. In città come in provincia, gente di tutte le età sta sostituendo la serata in pizzeria o al pub con una festosa serata in balera. Bandierine e lucine colorate stile panfilo anni ‘50, cibo stracotto e a buon mercato scodellato nei piatti di carta e vino Tavernello è quello che vi aspetta. Lo so, il primo approccio è abbastanza faticoso da digerire, soprattutto se siete un po’ snobboni o schizzinosi. Ma in fondo, se i nostri nonni ci hanno trascorso i loro anni migliori, deve esserci qualcosa in più.

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E infatti, non appena parte la musica, eccoli in pole position, tutti insieme. Decine di coppie, di tutte le età, che si lanciano in volteggi romantici o scatenati lindy hop. Gonne che si alzano, passione palpabile, energia sfrenata e complicità di coppia: ecco ciò che tiene in vita questo luogo dall’aspetto demodè. Tutti insieme, sotto un tetto di lucine colorate, si divertono visibilmente, danzando con il proprio partner e altri ballerini, in un unicum intrigante. Proprio come succedeva una volta, i sentimenti più originari, la voglia di divertirsi e di cuccare, sono palpabili in balera. Che siate ballerini o no, questa atmosfera difficilmente non vi farà innamorare o, perlomeno, vi ritroverete a supplicare il vostro partner di iscrivervi insieme ad un corso di ballo!

Tra i primi a capire la magia di questi luoghi e a renderli inequivocabilmente trendy furono gli stilisti di Dsquared2 che, con l’organizzazione di loro evento, consacrarono la balera di Porta Venezia a Milano ad una popolarità senza precedenti. Dopo di loro, Toilet Paper, il dirompente magazine di Maurizio Cattelan e altri brand ne seguirono l’esempio. Ma per stare nei nostri lidi, se volete vedere un vero spettacolo di allegria e piroettanti mogliere nostrane, vi consiglio di fare un salto al circolo Arci di San Vito, che raccoglie oltre 400 persone nelle serate dedicate gli anni ’50.

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E non solo: la scorsa settimana ho partecipato ad un serata al Teatro della Contraddizione qui a Milano, dove orchestra, attori e danzatori interagivano con il pubblico che veniva invitato a ballare polka, mazurka, walzer, rumba e cha cha cha! I ballerini, rigorosamente over 70, si prestavano ad insegnare con sapienza ad un pubblico di scoordinati trentenni che, ahimè, dovranno mangiare un bel po’ di crostini prima di eguagliare la loro classe! Insomma, provare per credere perché, come insegna il grande Raul Casadei:

“È la mazurka di periferia
scaccia pensieri
tanta allegria.

Ci basta un grillo
per farci sognare
metti la quarta e balla con me.

Con la mazurka di periferia
ti vien la voglia
di fare l’amor!”