Travolti dalla passione per la politica

La politica è sempre più spesso associata alle elezioni, alla campagna elettorale, ai programmi di partito o dei candidati. Ma per fare vera politica bisogna essere “travolti da un’insolita passione”. Bisogna quindi riscoprire, a tutti i livelli, una politica basata sull’amore.

Proponiamo una prima parte della riflessione fatta al Centro culturale Francesco Luigi Ferrari da don Giovanni Nicolini, fondatore e superiore delle Famiglie della Visitazione, comunità monastica legata alla Piccola Famiglia dell’Annunziata fondata da Giuseppe Dossetti.

Indignati a Nord-est. Il ritorno.

Time-Person-of-the-Year-Protester (1)Dopo i botti del 2011 che gli aveva fatto guadagnare la copertina dell’anno di Time, il movimento globale degli Indignados sembrava essersi rapidamente risolto nell’ennesimo fuoco di paglia, una protesta scomposta a fronte della peggior crisi economica mondiale dopo quella del 1929. Sgomberato negli Usa l’accampamento simbolo di Occupy Wall Street a Zuccotti Park già a fine 2011  (ma le proteste nel corso del 2012 non si sono spente, hanno solo minor eco mediatica), in Italia il movimento si è letteralmente afflosciato dopo l’imponente manifestazione romana del 15 ottobre 2011 che, insieme ai miei colleghi delle Officine Tolau, ho raccontato nel film “Rimetti a noi i nostri debiti“. Adios compañeros, quindi? Non esattamente. Gli slogan e i temi lanciati dal movimento Occupy sopravvivono all’oblio dei loro protagonisti, anche perché la crisi sembra ben lungi dall’essere storia passata.

Nell’Italia del 2012 e questo inizio di 2013 la protesta degli Indignados è ancora viva, anche se ha preso strade tutte sue, originali rispetto al resto del mondo. All’italiana, appunto. In parte è stata assorbita dal Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, oggi l’espressione più vivace dell’ondata di malcontento nei confronti della classe dirigente economica e politica del Paese; in parte ha ritrovato cittadinanza in certe sigle storiche o negli eredi della tradizione culturale della sinistra italiana, dalla CGIL a SEL (per altro già presenti alla manifestazione romana). Ma non è finita. A riprenderne certe istanze c’è anche la Lega che, dopo la fine ingloriosa di Bossi & Accoliti sta cercando di recuperare una verginità anche ideologica con un’opposizione feroce al governo Monti, uomo delle banche, di Goldman Sachs, della Commissione Trilater, del gruppo Bildenberg, ecc. ecc. Insomma, il peggio che c’è sul pianeta e vero responsabile della crisi, sia per il leghista della prima ora della Val Brembana sia per l’indignado napoletano, disoccupato o precario, ma comunque sempre incazzato. Curiosa saldatura: miracolo della crisi.

Infine, udite udite, gli slogan di Occupy, movimento di protesta costituito in gran parte da “studenti, lavoratori, precari e disoccupati” (si veda qui dal minuto 22:37) si incuneano ora, forse non troppo sorprendentemente, nel filone storico della protesta fiscale della piccola e media impresa del Nord-est. Protesta esplosa con virulenza quasi vent’anni fa con la fondazione della LIFE (Liberi imprenditori federalisti eu­ropei) di Fabio Padovan, e in fondo mai spenta. Sentite cosa dice in questo breve intervento ieri sera a Servizio Pubblico, la trasmissione su La7 di Michele Santoro, questa piccola imprenditrice di Vittorio Veneto, provincia di Treviso. Le sue parole non sono altro che slogan testuali (a partire dal celebre “We are the 99%“) del movimento degli Indignados. Identiche le parole. Identiche le analisi. Identici gli obiettivi (nel caso italiano: abbandonare l’euro e tornare alla lira). Segnali assai interessanti. A dimostrazione che la lotta di classe è tutt’altro che storia passata. Ma, al contrario, è viva e vegeta. E sta assumendo e assumerà forme nuove e componendo alleanze inedite tra soggetti sociali apparentemente distanti tra loro. Messaggi forti e chiari per chi andrà a governare il Paese dalla primavera prossima. Ammesso che abbia voglia di ascoltarli.

 

AGGIORNAMENTO DEL 23 GENNAIO 2012

Una delle cose belle del giornalismo sul web è che permette, per chi ne abbia voglia, di correggere o precisare (segnalando le variazioni, naturalmente) quel che si è scritto, qualora sopraggiungessero nuovi fatti o informazioni. E’ il caso di questo pezzo, ritengo. Blitz Quotidiano infatti, è andato un po’ a indagare su Francesca Salvador, l’imprenditrice ospite della puntata di Servizio Pubblico oggetto di questo articolo. La signora di Vittorio Veneto è effettivamente titolare di una piccola impresa, quindi balle non ne ha raccontate. Ma è vicina – da tempo, secondo Blitz Quotidiano – ad alcuni filoni culturali che, seppur del tutto legittimi, la rendono poco credibile come rappresentante della società civile, che è esattamente il motivo per cui Santoro l’ha inserita nel suo programma. Non c’è niente di male infatti a seguire le attività di organizzazioni come Saluxbellatrix che permette “a tutti, gratuitamente, di accedere a determinati ambiti della conoscenza tenuti nell’ombra” organizzando conferenze tematiche  il 13 di ogni mese, ma certo è difficile pensare che simili interessi siano condivisi da una parte significativa dell’imprenditoria del Nord-est. E’ vero invece, come segnala il blog Rebel Ekonomist, che le idee espresse dalla signora da Santoro sono cavalcate, almeno in parte, dalla Lega Nord, che proprio nella piccola imprenditoria nordestina ha trovato da una ventina d’anni in qua una solida base di consenso.

Note Modenesi sbarca su Facebook

A guardare nei ricordi sembra ancora ieri, quando il mio modem da 14k si collegava rumorosamente alla linea telefonica analogica regalandomi l’emozione di una chiacchierata live con un amico connesso ad un computer remoto. Le parole comparivano sullo schermo lentamente, una alla volta, brillando verdognole sullo sfondo nero, come in questa bella app vintage per Chrome. Erano i primi anni ’90. Per Internet, più che un ventennio, qualche era geologica fa.

Da allora, tutto è cambiato a una velocità impressionante. Internet è ormai un universo talmente vasto e intrecciato con la nostra quotidianità, da aver annullato la classica distinzione tra mondo “virtuale e reale”. Si parla ormai di interrealtà: quella zona di scambio tra il nostro essere fisicamente e intellettualmente presenti in un luogo e, nel momento medesimo, essere online su Facebook e Twitter; segnalare la nostra presenza in un dato luogo su FourSquare, fissare un appuntamento con Whatsapp. Eccetera.

Anche il modo di fare informazione nel web è radicalmente cambiato. All’inizio del nuovo millennio, l’esplosione dei cosiddetti blog, quella sorta di diari personali di facilissimo utilizzo anche per utenti poco esperti, ha dato vita a nuove forme di giornalismo, cambiandolo radicalmente. In meglio, dal mio punto di vista.

Infine il successo clamoroso di Facebook e Twitter in particolare, ha segnato una nuova svolta. Se prima lo scambio tra autore e lettore, la rivoluzione dell’interattività in tempo reale innescata dal web, avveniva sui blog stessi, a commento di un dato pezzo, oggi questo processo avviene sui social network. I blog, o siti che dir si voglia (ormai la differenza tra i due termini è sottilissima) continuano a costituire i luoghi dell’approfondimento, della parola dispiegata con più o meno profondità. I social network invece hanno trasferito sulle proprie pagine l’interattività di cui sopra. Si legge un pezzo sul blog: lo si linka e commenta su Facebook. Più facile, più immediato, più continuo nell’uso quotidiano.

Ecco perché anche noi di Note Modenesi abbiamo subito aperto la nostra pagina Facebook, un prolungamento ormai imprescindibile al rilancio online di questa storica testata modenese. Un luogo aperto a uno scambio vero con lettori davvero protagonisti, quando non co-autori, dai quali ci aspettiamo critiche, spunti e segnalazioni. E perfino notizie. Un appello tutt’altro che formale. Perchè l’informazione oggi non si legge semplicemente: si condivide, si indirizza, si richiede. E’ l’ennesima rivoluzione promossa da internet: la democratizzazione dell’informazione ormai completamente sfuggita dalle mani ai gruppi di potere ed economici che storicamente hanno sempre deciso come raccontare e come farlo. Quel tempo è finito o sta per finire. Per sempre.

Noi, nel nostro piccolo, faremo la nostra parte.