Ultima stagione, il pianeta a fine serie

Ultima stagione, il pianeta a fine serie

La primavera 2017 è stata una delle più secche mai registrate finora, con soli 16 giorni di pioggia rispetto ai 22 che sarebbero invece la norma. L'estate è iniziata giusto ieri e già si presenta caldissima. A causa del riscaldamento globale, circa un quarto del territorio italiano è a rischio desertificazione, e l’Emilia Romagna è una delle regioni maggiormente interessate.

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Nell’ultima puntata della terza (e ultima) stagione di Bloodline, serie tv di Netflix che narra il progressivo disfacimento di un’intera famiglia apparentemente “felice”, Sally, una delle protagoniste, riceve una brutta notizia. Attenzione, non proseguite nella lettura del primo paragrafo se non avete visto Bloodline per intero, a meno che non vogliate spoilerarvi il finale. Chi invece è arrivato fino in fondo, si ricorderà delle sorti della magione Rayburn: alla fine biblica di Danny, al destino “giobbesco” di John, al caos primordiale di Kevin, e al tormento interiore di Meg s’aggiunge il cataclisma ambientale. Sally, la madre, decide di vendere la proprietà sull’oceano, costruita da lei stessa e dal marito Robert quarant’anni prima, per poter dare i soldi ai nipoti, ma scopre che l’acqua, nel giro di dieci anni, sommergerà tutto.

Insomma, la natura, nella sua furia, non si cura dei piccoli moti umani che per noi sono tragedie insuperabili. Le travagliate vicende della famiglia Rayburn saranno destinate a finire sott’acqua, per poi dissolversi in nulla. Un finale amaro, che sembra voler puntare i riflettori anche su una realtà che non può più essere ignorata: il riscaldamento globale. Nonostante ci sia ancora qualcuno con il coraggio di negare fatti incontestabili, come ad esempio l’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America, il riscaldamento globale è reale, e non è da catastrofisti dire che, se l’uomo non decide di intervenire significativamente per risolvere il problema, le sorti del pianete, e con esse la razza umana, non saranno delle più rosee.

Modena, l’Emilia Romagna, e in generale tutta l’Italia, non rischiano di essere sommerse dall’oceano, ma di diventare un secco e desolato deserto. L’associazione delle bonifiche e delle irrigazioni (Anbi) ha lanciato l’allarme siccità proprio la settimana scorsa: le riserve di acqua dell’Emilia Romagna, Modena inclusa, sono infatti quasi del tutto esaurite, con le falde acquifere nella provincia di Modena calate di ben 165 centimetri. Il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha richiesto lo stato di emergenza per siccità, preoccupato per l’assenza di precipitazioni e per le temperature che superano ampiamente la media stagionale e che non vogliono saperne di abbassarsi nelle prossime settimane.

Photo credit: degeronimovincenzo Siccità via photopin (license)
Photo credit: degeronimovincenzo Siccità via photopin (license)

La primavera del 2017 è stata infatti una delle più secche mai registrate finora, con soli 16 giorni di pioggia rispetto ai 22 che sarebbero invece la norma. La provincia di Parma, la più a rischio, ha raggiunto il record per la media generale più alta dal 1922, con un deficit delle precipitazioni pari al 46%. Le dighe di Molato e Mignano, in provincia di Piacenza, sono state chiuse per mancanza d’acqua, e l’unica risorsa ancora disponibile è il Canale Emiliano Romagnolo, che però fornisce già cinque province dell’acqua necessaria all’agricoltura ed approvvigiona tre sistemi di potabilizzazione romagnoli. Insomma, uno scenario tutt’altro che fiducioso, in cui si prevedono anche tensioni fra le diverse province, costrette a spartirsi una ridotta quantità d’acqua per poter foraggiare le proprie coltivazioni.

A subire il danno maggiore, almeno sul corto raggio, saranno infatti gli agricoltori, perché è proprio nel mese di giugno che l’agricoltura necessita di grandi quantità d’acqua per l’irrigazione. I danni stimati, che interessano tutta la penisola, sono già pari ad un miliardo di euro, con regioni come la Sardegna che hanno subito perdite nella produzione oltre il 40%, e la Puglia, che tocca il 50%.

Il 21% del territorio italiano infatti è a rischio desertificazione, e l’Emilia Romagna, appunto, figura fra una delle regioni interessate, insieme a Sardegna, Sicilia, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Marche, Umbria e Abruzzo. Il Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici ha previsto che entro la fine del secolo le temperature subiranno un incremento dai 3° ai 6°, con gravi conseguenze climatiche che, ad esempio, consisteranno in una diminuzione significativa delle precipitazioni.

L’Italia, che ha accesso a 52 miliardi di metri cubi d’acqua, consuma circa il 30% delle risorse rinnovabili d’acqua, superando così del 10% la soglia suggerita dall’obiettivo europeo. A rischio sono anche le Oasi del WWF, aree sempre più secche e con il livello delle falde acquifere in costante diminuzione. Insomma, l’Emilia Romagna e tutta l’Italia sembrano essere destinate ad essere sommerse da un asfissiante oceano di sabbia, silenzioso, immobile, in cui passioni, guerre, amori non saranno che cenere. A differenza della famiglia Rayburn, noi siamo ancora in tempo per cambiare il nostro destino?

Immagine di copertina: photo credit, Keflux “Lago” di Santa Luce via photopin (license).

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