Tra casa e chiesa, la sfida di don Erio a partire dalla Amoris Laetitia

“Quando sono depresso, non prendo dei medicinali. Leggo la prima lettera ai Corinzi di san Paolo. In diversi capitoli, l’apostolo richiama la comunità dei cristiani dalle debolezze e dai peccati che la dividono, che rendono le celebrazioni dei banchetti per beoni, che creano disparità fra poveri e ricchi, che vedono inquietanti manifestazioni di fede, fornicazioni e incesti, adulteri e idolatria, addirittura incredulità nella Resurrezione. Poi alla fine, dopo una parentesi che richiama la Carità come la cosa fondamentale che viene da Dio, Paolo saluta i santi di Corinto!!” E’ don Erio che propone questa riflessione e continua: “Forse, anzi sicuramente i cristiani di Corinto non sono così diversi dalle nostre comunità e allora penso che ci sia sempre la speranza del cambiamento. Perché è importante non fermarsi all’idea, ma restare fedeli alla realtà.”

L’arcivescovo di Modena è stato il relatore di un incontro promosso dal Centro Ferrari lo scorso mercoledì 18 gennaio, “Tra casa e chiesa, la sfida di don Erio a partire dalla Amoris Laetitia”, nel quale, davanti ad un uditorio davvero numeroso, ha parlato della lettera pastorale pubblicata in settembre 2016, come indirizzo alla pastorale della diocesi di Modena-Nonantola per l’anno 2016/2017.

Ispirazione della lettera sono due esortazioni apostoliche di Papa Francesco, la Evangelii gaudium e, appunto, la Amoris Laetitia. Don Erio non nasconde la sua vicinanza spirituale e pastorale al Pontefice argentino e vuole proporre alla sua comunità diocesana una pastorale di incontro e azione fra la gente; “Usciamo, usciamo ad offrire a tutti la vita di Gesù Cristo. Ripeto qui per tutta la Chiesa ciò che molte volte ho detto ai sacerdoti e laici di Buenos Aires: preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze” (EG. 49).

La lettera pastorale del Vescovo di Modena attinge a piene mani dal Papa e ripropone ai propri fedeli due principi ritenuti fondamentali. Il primo è l’affermazione di Francesco “il tempo è superiore allo spazio”. Quando lo spazio prende il sopravvento, e questo succede soprattutto nell’attività socio-politica, si cade nell’ossessione di voler risolvere tutto subito, dando priorità al momento presente, senza avere prospettiva di evoluzione e cambiamento, “Significa cristallizzare i processi e pretendere di fermarli” (EG 223). Quando, invece, è il tempo il riferimento principale, allora ogni azione perde la presunzione di dare etichette immutabili, offre una speranza di cambiamento e un tempo, appunto, per diventare altro: “Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce. Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti…” (EG 223). Il tempo cammina, lo spazio chiude e questo fa davvero la differenza. Don Erio, allora, si appropria anche del secondo principio proposto dal Pontefice, quello, cioè, di abbandonare la pastorale della scacchiera, dove tutto deve essere incasellato come bianco o nero. Un esempio per tutti, che sta destando qualche discussione all’interno della Chiesa: le coppie sposate e quelle non sposate- divorziate-riaccompagnate, non sono più definite regolari o irregolari, sono, invece, compiute o incompiute e in possibile compimento.

La riflessione che don Erio ha proposto al suo uditorio ha continuato citando l’Amoris laetitia, una lettera di papa Francesco davvero illuminante, aderente alla realtà e scritta per incoraggiare a camminare fuori dai muri delle chiese. La chiesa che il vescovo propone è la Domus Ecclesia che privilegia la relazione all’organizzazione. Quando è quest’ultima al centro della preoccupazione dei cristiani, allora ci si ferma ad un’idea di Chiesa che non ha nulla a che fare con la realtà, diventa ideologia ed è lontana dalle persone. Lo aveva già scritto nell’introduzione alla Lettera Pastorale e lo ripete all’assemblea. La pastorale deve ispirarsi alla Misericordia, sulla quale il Giubileo ha fondato la propria riflessione e questa misericordia ha una dinamica chiara. “Due atteggiamenti sono contrari alla misericordia, come ci ricorda continuamente papa Francesco: la condanna implacabile in nome della verità e l’approvazione incondizionata in nome della carità. È facile cadere in entrambe le tentazioni, davanti alle situazioni di fragilità: è facile cadere nella condanna implacabile, scagliando la pietra contro tutti quelli che non sono arrivati alla meta; ma in questo modo rimangono bloccati nella loro condizione, perché si sentono esclusi, lontani, spacciati. È facile cadere nell’approvazione incondizionata, assecondando tutti i comportamenti e considerandoli indifferentemente uguali tra di loro; ma in questo modo le persone rimangono nuovamente bloccate nella loro condizione, perché si sentono a posto, legittimate, e non si mettono in cammino. Accompagnare, discernere e integrare: ecco i tre verbi-chiave dell’Amoris Laetitia” (“E’ il Signore che costruisce la casa”, introduzione).

La riflessione che don Erio sta proponendo alla sua comunità diocesana è un cambiamento radicale per la Chiesa, sia locale che universale. Prova sono stati anche un paio di interventi tra il pubblico, che hanno riproposto la propria visione “bianco e nero” della fede e della vita cristiane. Il vescovo ha ascoltato ogni riflessione ed intervento e con un sorriso costante e sincero ha ripetuto che questa azione proposta da Francesco e fatta propria come Vescovo di Modena-Nonantola non ha stravolto nessun fondamento della fede. La dottrina della Chiesa è sempre la stessa, i dogmi non sono negati; quella che cambia è la visione pastorale: “Siamo chiamati a passare da una pastorale della perfezione a una pastorale della conversione: dove la meta, la dottrina, rimane la stessa, ma viene evidenziata la necessità di accompagnare verso la meta e non di sedersi alla meta per additare la posizione di chi sta camminando per strada. È lo stile delle nostre comunità, non il contenuto del messaggio, che deve mostrare una maggiore aderenza al Vangelo” (E’ il Signore che costruisce la casa”, introduzione).
Sarà la Chiesa stessa che dovrà essere la prima in questo cammino. Don Erio, con il sorriso e con determinata convinzione, lo propone a Modena.

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