Terremoto in centro Italia: una storia di periferia

Terremoto in centro Italia: una storia di periferia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa "riflessione su scosse, neve e terre natali" di Eleonora Moronti, ventisettenne originaria di Rieti che vive e lavora a Modena.

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Il monologo che segue si è piazzato sul mio stomaco da agosto. Finora ho sempre trovato una valida ragione per stare zitta, convinta dell’inutilità di aggiungere la mia al coro di opinioni che si è innalzato in questi mesi. Oggi la ragione non l’ho trovata e anche se sono consapevole che probabilmente non fregherà niente a nessuno, bisogna che me ne liberi.

Il Centro Italia è una minuscola zona di frontiera perenne nella nostra beneamata Italia. E’ un groviglio di borghi e paesotti, travestiti da città certo, ma che restano paesi fino al midollo. E’ una realtà silenziosa, non fa clamore. Non succede mai niente, non dice mai niente. Fa da contorno ad una Roma capitale fagocitante, esiste e resiste con incredibile ostinazione, testardamente aggrappata alle sue tradizioni, riservata e solitaria, piena di difetti, di pregiudizi e di diffidenze.
Questo è il suo DNA. Questa è la sua identità. Non cambierà da un giorno all’altro. Forse non cambierà affatto.

La tragedia immane che si è abbattuta sulla gente che popola questa area va al di là della nostra comprensione e questo è già di per sé un concetto difficilissimo con con cui imparare a convivere. Ciò che invece occorrerebbe capire e sarebbe ora di iniziare a farlo seriamente è che lo Stato in queste terre non è mai esistito. Non esiste. Non esiste da ben prima del dannato 24 agosto. La sua assenza viene urlata a gran voce dalle vie di comunicazione precarie, dalle lacune istituzionali, dalla mancanza di strutture e prospettive, dalla difficoltà di quei pochi uomini dello Stato particolarmente illuminati, impegnati a tentare di restituire un po’ di linfa vitale a questi luoghi. Viene urlata, permettetemi una piccola nota di colore, da quel 70% di persone che ho incontrato in vita mia e che in risposta al mio “Sono di Rieti” ha sempre cantilenato il ritornello “Rieti dov’è? Rieti cos’è?”. E’ un territorio di cui non è importato quasi mai nulla a nessuno, economicamente depresso, direi persino arretrato sotto tanti punti di vista, occasionalmente visitato da appassionati di storia dell’arte, buongustai e fanatici delle vacanze green. Questa parte di Italia è sopravvissuta, bellamente ignorata, in virtù della sua tenacia e della forza delle reti di solidarietà interna tra i cittadini e alle volte grazie a piccoli sindaci, di piccole realtà, che hanno tentato di ripristinare i contatti con il resto del Paese. Il Centro è, beffardamente, una grande periferia italiana, rendiamocene conto, per favore.

Oggi paga lo scotto dell’isolamento.
Oggi paga il disinteresse.
Oggi paga l’anonimato.
Oggi paga l’imperdonabile lentezza della burocrazia.
Oggi paga l’ingiustizia profonda del doversi cavare fuori dai guai da sola, mentre il peso di quanto sta accadendo viene scaricato sulle piccole amministrazioni, sulle forze dell’ordine, sui volontari della Protezione Civile, della Croce Rossa e sui tanti cittadini che in questi mesi hanno fatto e continueranno a fare moltissimo, nella paura e nel disagio. Io lo so, chi conosce quella terra lo sa.

Quello che mi fa rabbia oggi non è la terra che trema, nè la neve che sommerge i tetti. Mi atterrisce, mi fa dormire con un occhio aperto, pensando egoisticamente ai miei amici, alla mia famiglia, alla mia casa da cui sono lontana, mi rattrista, ma non mi fa rabbia. Quello che mi fa rabbia è sapere che esistono migliaia di Centro-Italia privi di tutela in tutto il nostro Paese, migliaia! L’Italia non è solo e soltanto medie metropoli e tessuti iper produttivi, ma è anche e soprattutto un organo innervato da puntini minuscoli sulla carta geografica. Se non iniziamo a comprendere davvero che quegli agglomerati sono parte della nostra identità sempre, non solo nelle tragedie, beh allora i giorni che ci si prospettano sono duri e non si sopravvive ai giorni duri senza la speranza che finiscano.

Eleonora Moronti

In copertina, panoramica di Amatrice (Rieti) dopo la fortissima scossa del 30 ottobre 2016.

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