Stranamente, la scuola rende lo straniero meno strano

Stranamente, la scuola rende lo straniero meno strano

A fine maggio alcuni allievi del CPIA di Modena, sotto la guida della docente Giorgia Pegoraro, presenteranno a Catania, all'interno del concorso "La Scuola che Incontra", uno spettacolo teatrale basato sulla fiaba del "Pifferaio Magico". Un racconto di condivisione, contatto e collaborazione. Una storia di oggi, a lieto fine.

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Una bella occasione per scoprire la magia del teatro. Non il teatro che si svolge all’interno di antiche mura rivestite di stucchi rococò e ammantate da drappeggi in broccato. Il teatro che ho conosciuto grazie a Giorgia Pegoraro, docente di Lingua 2 presso il CPIA di Modena (Centro provinciale di istruzione adulti), è un’espressione artistica che passa attraverso l’insegnamento della lingua italiana. Il Pifferaio Magico, infatti, è un progetto nato dall’incontro con gli stranieri e le straniere a scuola, con l’intento di offrire loro maggiori opportunità di espressione, interazione e apprendimento; e diventerà spettacolo – quasi un happening-, basato sulla celebre fiaba ambientata nella città tedesca di Hamelin. L’attività sta coinvolgendo gli allievi dei gruppi 2s, 21s, 41s, 49s del CPIA e sarà presentata al campo sportivo “San Teodoro liberato” a Librino (Catania) a fine maggio, in occasione del concorso La Scuola che Incontra, indetto dall’associazione LoFaccioBene. Un concorso in cui «vincono tutti quelli che partecipano», perché il fine è proprio quello di creare contatti e condivisione, coinvolgendo i ragazzi e le ragazze in un momento per stare assieme. Col fine di abbattere i muri e costruire ponti «tra noi tutti diversi».

Le prove: musica e parole

Giorgia Pegoraro
Giorgia Pegoraro

È proprio in occasione di uno dei pomeriggi di prove de Il Pifferaio Magico che vado a conoscere Giorgia Pegoraro e i ragazzi che parteciperanno a questa importante iniziativa pensata per condividere, “fare gruppo” e divertirsi, lanciando un forte messaggio di uguaglianza. Entro in aula, con l’atteggiamento sommesso di chi arriva in ritardo, e mi siedo alla cattedra. I ragazzi sono in piedi, sorridenti ed emozionati, disposti a emiciclo. E cantano, sotto la guida di Giorgia e Carla Fedele, esperta esterna.
Queste le parole:
«Le storie che canta e che suona
Dissolvono tutti i timori
Fiducia e speranza ridona
La gioia finisce nei cuori».
Ripetono varie volte la strofa, con energia crescente. Poi, passano alle prove di altre sezioni dello spettacolo. Incredibile la coesione che il teatro è capace di creare, una sorta di fluido magico che lega le esperienze di ogni singolo allievo a quella degli altri: quando si dice fare gruppo, s’intende proprio questo. Sulla parete di sinistra, rispetto alla cattedra, ci sono due cartelloni in cui è stata scritta la fiaba su cui si basa la rappresentazione: leggendoli, mi salta subito all’occhio una parola: straniero. E mi suona più che mai dissonante, guardando quel gruppo composto da giovani di diverse nazionalità, uniti dall’incanto del teatro e della musica.

CPIA-Modena-Pifferaio-Magico-2

La fiaba come esperienza collettiva
A prove finite, Giorgia si avvicina: «Pensa: tutto è iniziato da questi cartelloni. Il punto di partenza era la lettoscrittura per gli analfabeti e la lettura espressiva per quelli che stanno imparando l’italiano. Nel momento in cui è scoccata la scintilla – e quindi l’interesse – per la storia è partita la lettura. Questa fiaba è diffusa in numerose varianti in tutto il mondo». A quel punto le chiedo se anche nelle culture dei ragazzi ci siano racconti simili. «Il Pifferaio Magico è una classica fiaba che rappresenta il ratto dei giovani, l’esodo dei giovani. Un po’ come hanno fatto loro: ho voluto trovare un aggancio forte con le loro storie. In questi gruppi ci sono persone che hanno vissuto in prima persona l’esperienza dell’acqua. C’è anche chi ci ha detto: “Io sono stato sei ore in mare”…».
Carla aggiunge: «Un’altra parola ‘forte’ è straniero: nel copione ricorre spesso. Qualcuno dei ragazzi, dopo averla sentita, ha aggiunto: “Come noi”».
«Si è parlato anche tanto a scuola di straniero, strano, stranamente. Tutte parole che hanno la medesima radice: l’hanno notato anche a lezione gli allievi. Mi è piaciuta la loro accettazione della storia. Con questo spettacolo stiamo giocando molto, anche con i travestimenti».
Da un racconto che ha insegnato ai ragazzi le sfaccettature della nostra lingua, oltre alla lettura e alla scrittura, è nata l’idea di trasformarla in obiettivo ed esperienza di condivisione.

CPIA-Modena-Pifferaio-Magico-1

Il teatro, il viaggio, il ritorno
«Appena è arrivato il concorso qui a scuola», spiega la docente, «ho pensato di mettere in piedi lo spettacolo e ho proposto il progetto del Pifferaio Magico, che è stato subito accolto dal CPIA. Da due, le ore di prove sono poi diventate quattro». Chiedo poi qualche delucidazione in merito l’irrisoria quantità di ‘quote rosa’: le ragazze sono davvero poche. Pegoraro risponde: «È vero. Avevamo tre indiane, bravissime. Una di queste ha lasciato il progetto perché il marito non voleva. Il problema, per lui, era il viaggio verso Catania, non tanto il teatro». La gestione di un gruppo così eterogeneo non è facile, ma per la docente è la parte più interessante della sua professione.
Arriviamo poi a parlare del concorso, della trasferta a Catania e del ‘lato buono’ di internet. È stato infatti grazie a una piattaforma web che gli allievi potranno andare in Sicilia.

«Più che un concorso sarà una grande festa. L’obiettivo del concorso era quello di far sì che  una scuola italiana contattasse i migranti o situazioni di persone emigranti al di fuori della scuola. Nel nostro caso, tutto è stato capovolto. Non ho trovato scuole italiane, a Modena, disposte a collaborare col CPIA. Condizione di partecipazione al concorso, fortunatamente, era trovare due classi che collaborassero anche solo tramite Social Business World: una piattaforma web su cui è anche possibile visitare il nostro profilo, in cui postiamo il materiale fotografico e i video del nostro lavoro».
Come in ogni fiaba, per fortuna, c’è il lieto fine. Così, il 12 maggio, Giorgia e i ‘suoi’ ragazzi partiranno alla volta di Catania. «Ma la Sicilia, per loro, non è una regione come le altre», sottolinea Giorgia. «Il viaggio sarà denso di simboli, ricordi e significati: per molti allievi è stato l’approdo in Europa. E con questo spettacolo ci tornano, ma in una veste diversa».

 

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Nato a Carpi nel 1985, ha studiato a Parma e al Politecnico di Milano, dove si è laureato in Architettura degli Interni con una tesi sui nuovi spazi per l'arte. Ora, è nei nuovi spazi del web che lavora, occupandosi di comunicazione e social media marketing. Da sempre ama raccontare tramite la scrittura quello che osserva e vive. E si è accorto che, spesso, la realtà è davvero il film più riuscito.

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