“Stando in libreria è inutile girare il mondo: è lui che gira...

“Stando in libreria è inutile girare il mondo: è lui che gira attorno a te”

In oltre 50 anni di attività, la storica libreria Muratori non ha mai fatto il reso di un libro. Ma due anni fa è mancato lo storico titolare, Franco Rossi, e a fine giugno uno dei templi della cultura e della storia caro ai geminiani è destinato a chiudere. A meno che qualche nuova leva non sia disposta a puntare sull'amore per i libri e il sapere, mettendosi in gioco.

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«[…] meritiamo un’altra vita
più giusta e libera se vuoi
nata sotto il segno
nata sotto il segno dei pesci.»
(Antonello Venditti,
Sotto il segno dei pesci)

Dopo aver fatto la classica vasca lungo la via Emilia in direzione Sant’Agostino, alla Muratori, ci siamo passati davanti tutti. Lasciandosi alle spalle la silenziosa e imperturbabile Ghirlandina, superato lo spazio quasi metafisico di piazza Matteotti, ci si imbatte nella statua del Muratori che, col capo leggermente reclinato, osserva. Proprio lì, di fronte alla libreria a lui dedicata, piccolo grande fulcro di cultura di una Modena che fu. La libreria in cui Franco Rossi, amatissimo libraio di svariate generazioni di geminiani, ha esercitato la professione con dedizione e infinito amore. Vendere libri, infatti, era solo una parte del suo lavoro: il signor Franco regalava anche consigli e aneddoti ai suoi clienti. Sapeva alla perfezione quale sarebbe stato il libro preferito di ognuno. In un certo senso ti leggeva dentro, ti ascoltava, poi spariva per qualche secondo nello stretto retrobottega e tornava con quel libro, che neppure tu sapevi ti avrebbe coinvolto così tanto.
Oggi, salvo colpi di scena dell’ultimo minuto, la Muratori è destinata a chiudere. Il 30 giugno di quest’anno, un altro tassello della vecchia Modena lascerà un vuoto nel centro cittadino e nei cuori di chi ha sempre varcato la soglia della libreria.
Sono entrato nuovamente in quel piccolo grande spazio che profuma di carta e cultura, per incontrare Ivana, titolare e sorella di Franco, e Lisa, la storica collaboratrice del «signore dei libri».

Nata sotto il segno dei Pesci
Inizio a conversare con Ivana, accanto alla scrivania dove stava sempre anche Franco. «Mio fratello aprì il 3 marzo del 1958: il 3 marzo 2017 la Libreria Muratori ha compiuto 59 anni», sottolinea la titolare. Pour parler, le faccio notare che la Muratori è nata sotto il segno dei Pesci. «Peccato! Non le ha portato fortuna. Anzi, no: è giusto. Il Pesci è un segno romantico e fantasioso, e Franco è stato uno degli ultimi Romantici. C’era una frase che nostro nonno gli ripeteva sempre: “È inutile che tu giri il mondo. Stando in libreria è il mondo che gira attorno a te”.
È innegabile: nelle librerie di una volta s’instaurava un rapporto stretto coi clienti, un rapporto di amicizia e complicità. Se ne conoscevano i gusti, le passioni, gli interessi. «La libreria indipendente è una cosa, le altre il più delle volte sono solo magazzini di libri. Ovviamente, hanno le ultime novità; ma un certo tipo di ricerca non te la fanno», mi dice Ivana. «Se viene qualcuno a chiederci un libro non presente nel ‘circuito normale’ degli editori, glielo mandiamo a prendere. Il nostro servizio non è freddo e anomalo, da computer a computer. Altrove, dopo aver solo guardato sullo schermo, ti direbbero “No, non c’è”. La nostra clientela ci può richiedere anche dei testi che sono a Londra, di difficile reperibilità. Noi, quei testi, li troviamo».
Nella Muratori sono più i fuori catalogo delle nuove pubblicazioni. Il dato è davvero singolare: anche perché Franco, in oltre cinquant’anni di attività, non ha mai fatto un reso. «Mio fratello, piuttosto che convertire i libri in lire o euro, preferiva tenerli. Di là abbiamo un magazzino pieno di fuori catalogo. Spesso gli dicevo: “Franco, ma cosa ce ne facciamo di tutti questi libri?”; e lui mi rispondeva: “Ti danno forse fastidio? Allora lasciamoli lì!”».

Dedica di Giulio Andreotti a Franco Rossi
Dedica di Giulio Andreotti a Franco Rossi

Il magazzino: memoria del luogo, luogo della memoria
Qualche minuto dopo Ivana m’invita a dare un’occhiata al magazzino, dove ora la maggior parte dei libri viene svenduta a soli 3 euro al pezzo. Vecchie edizioni ancora custodite all’interno del cellophane, come antiche sculture, stanno lì in attesa che qualcuno le porti a casa per farle rivivere e per amarle nuovamente, come faceva Franco.
«In questo magazzino lui ha messo dentro i libri dal primo all’ultimo: li conosceva uno a uno e veniva spesso a trovarli. Mio fratello era la memoria storica di questo luogo. Se non riuscirò a venderli, verranno mandati al macero. Molti libri che avevo in magazzino sono stati acquistati da un libraio di Milano: il titolare di un’antica libreria meneghina, bellissima. Ma sai, Milano è diversa. C’è un movimento di persone non paragonabile con Modena. Purtroppo devo dirlo: grazie alle politiche commerciali adottate negli ultimi anni dal Comune, da Corso Duomo a qui, abbiamo una via Emilia di “serie B”. La gente arriva sì in Corso Duomo, ma non va oltre. Un tempo la via Emilia era il cuore pulsante del commercio modenese, era il salotto. Cosa vengono a vedere adesso? La stessa Piazzetta Muratori è una chicca: ma anche questo spazio non è per nulla valorizzato. Guarda la statua di Ludovico Antonio: neanche un lumino gli danno».
Camminando fra gli scaffali, Ivana, come in un flashback, ricorda il passato: «Forse erano altri tempi: c’erano il Museo, l’Ospedale Sant’Agostino: tutti professionisti, medici, direttori di clinica… la clientela era ben diversa. E oggi purtroppo i giovani non s’interessano più alla storia o alla filosofia. Questa libreria era l’immagine di mio fratello. Ma negli ultimi periodi anche lui era molto demoralizzato. Qui dentro ci sono 59 anni di storia. Ora, svendo quasi ogni libro per liberare il magazzino. A malincuore, soprattutto in memoria di mio fratello, sono costretta a chiudere. Lo pensava anche lui, ma non ne aveva il coraggio perché questo era il suo parto. Chiudere, per lui, sarebbe stato come uccidere un figlio».

Il magazzino della libreria
Il magazzino della libreria

Una modenese a Berlino
A un certo punto fa capolino, a sorpresa, una cliente storica della Muratori, una modenese che lavora a Berlino ormai da anni. Con stupore e infinita tristezza entra in magazzino esclamando: «Mi viene da piangere!».
A quel punto Ivana la guarda e le dice: «Ma perché non vi mettete assieme – due o tre ragazzi giovani – e non continuate a farla vivere?».
«Vivo a Berlino da più di vent’anni ed è da tanto che non venivo qui. Sto male nel vedere la libreria così…».
Perdendosi fra un testo e l’altro (spunta anche un dizionario di lingua magiara), alla cliente viene in mente un aneddoto legato al libraio: «A questo posto ero affezionata. Mi ricordo ancora una volta in cui ero venuta a prendere un libro di Jean-Pierre Vernant e Franco mi disse: “Be’ adesso posso dirti un segreto: sono andato a pescare tanti anni con Vernant”. Sono rimasta di sasso. Quindi a Modena non rimarrà più una libreria».
La giovane donna è alla ricerca di testi di autori greci, e inizia quindi a sfogliare le pagine ingiallite dal tempo di tragedie di Sofocle.
«Guarda qui», esclama Ivana; «addirittura dei vecchi trattati di medicina. Qualche giorno fa è passato un anestesista che, appena ha visto il libro su cui aveva studiato, ha voluto acquistarlo». È proprio vero, quindi: certi libri diventano parte integrante della nostra vita, e da quei libri non riusciremo a separarci. Uscendo dal magazzino noto una stampa che raffigura Modena. La titolare aggiunge sommessamente: «Prima eravamo in due, e ci sostenevamo. Adesso da sola non ce la faccio: non ho la sua preparazione. Stava qui coi suoi clienti a parlare di storia e filosofia per ore. Era il vero geminiano: Diceva sempre: “Io devo vedere la Ghirlandina: già se vado a Castelfranco Emilia canto Terra Straniera!“».


La nostra intervista a Franco Rossi, esattamente due anni fa.

Il futuro delle librerie
Secondo un’indagine AIE pubblicata a dicembre 2016 in concomitanza della chiusura di “Più libri più liberi”, sarebbero 13 milioni gli italiani che vivono in città prive di una libreria. Ma il dato più preoccupante è la stretta correlazione fra l’assenza di librerie e gli indici di lettura: in sostanza, l’assenza di librerie fa sì che le persone leggano sempre meno. Questo il parere di Giovanni Peresson, responsabile dell’Ufficio Studi AIE. E secondo Ivana, le librerie stanno tendendo a una crescente computerizzazione dei processi: «Il libraio è quello che ti invoglia anche a scegliere il tuo prossimo libro. Il futuro delle librerie sarà automatizzato e impersonale. O sai quello che vuoi, o niente».
La presenza di Franco all’interno della Muratori è ancora palpabile: sfogliando alcune foto assieme alla sorella lo si vede accanto ai più grandi autori del panorama editoriale italiano: da Pansa a Casati Modignani, da De Crescenzo a Montanelli e non solo. Da un plico di fogli spuntano anche una dedica di Giulio Andreotti e una di Alberto Bevilacqua.
«Una volta Franco citò a Spadolini un suo libro», racconta la sorella. «E il giornalista gli rispose: “È stato uno dei miei primi: pensi che non lo trovo più”. Franco si fermò un attimo, andò di là e tornò dicendo: “È questo?”. Lo stesso Spadolini fu sconvolto nel vedere proprio quel libro. E Franco, sorridendo, gliene fece omaggio».

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La dedica di Alberto Bevilacqua
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Nato a Carpi nel 1985, ha studiato a Parma e al Politecnico di Milano, dove si è laureato in Architettura degli Interni con una tesi sui nuovi spazi per l'arte. Ora, è nei nuovi spazi del web che lavora, occupandosi di comunicazione e social media marketing. Da sempre ama raccontare tramite la scrittura quello che osserva e vive. E si è accorto che, spesso, la realtà è davvero il film più riuscito.

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