Il team Pirelli-Theodoridis dà nuovo sapore alla Formula Uno

L’ultimo a laurearsi campione del mondo sulla rossa fu Kimi Raikkonen esattamente dieci anni fa, nel 2007. Poi, il lungo oblio segnato dal dominio prima di Red Bull e poi di Mercedes. Con l’onta di un campionato 2016 da dimenticare, bollato dall’hashtag #maiunagioia, con nessuno dei due piloti Ferrari – Sebastian Vettel e il “vecchio” Kimi Raikkonen – in grado di salire sul gradino più alto del podio almeno in una gara di campionato. Il 2017 invece sembrerebbe l’anno della svolta, finalmente… Nel primo gran premio dell’anno, a Melbourne in Australia, Sebastian Vettel ha riportato alla vittoria la rossa di Maranello dopo oltre un anno di astinenza (l’ultima volta era stato nel settembre 2015, gran premio di Singapore) accendendo l’entusiasmo dei tifosi Ferrari di tutto il mondo.

Tra le “nuove armi” adottate quest’anno che potrebbero aver determinato il cambio di passo – scrive il Corriere dello Sport – ci sarebbero anche i nuovi pneumatici Pirelli, “l’equazione più complicata, per risolvere la quale la Ferrari ha impiegato l’intero Mondiale 2016. Ora ritengono di aver capito, anche un po’ grazie ai test Pirelli per far nascere le gomme larghe del 2017”. Pirelli è fornitore unico per tutte le squadre di Formula Uno, ma poi c’è il lavoro dei singoli team sulla resa dei pneumatici. Ad esempio in Ferrari a far la differenza sarebbe un nuovo protocollo di riscaldamento delle gomme prima di qualificazioni e gare. Inoltre, le gomme realizzate per questa stagione presentano parecchie novità, tanto da far affermare all’ultimo campione del mondo (ritiratosi subito dopo la vittoria), Nico Rosberg: “Ho provato le Pirelli 2017, sono molto divertenti per i piloti”.

Ma se le premesse sembrano dense di promesse, chi segue la Formula Uno sa bene che il tema “gomme” non si esaurisce certo nella buona scelta iniziale, ma può subire continui ritocchi e aggiustamenti nel corso del campionato. Ecco perché Pirelli, per garantire al meglio la propria assistenza ai team che adottano le sue gomme, ha deciso di curare ogni dettaglio, a partire dalla cucina del proprio team, quest’anno affidata per la prima volta allo chef modenese d’adozione, Spyros Theodoridis. Al cuoco di origine greca, noto al grande pubblico per aver vinto la prima edizione italiana del programma Masterchef, avevamo dedicato un ritratto che è uno degli articoli più letti in rete su di lui: Le tre vite di Spyros. Titolo quanto mai azzeccato, ora che la nuova avventura iniziata la scorsa settimana in Australia segna un ulteriore passaggio nella vita di uno dei più talentuosi testimonial della modenesità nel mondo. Alla sua “prima” da responsabile del catering del gruppo Pirelli in Formula Uno ha dedicato un servizio sul numero in edicola Gente, storico settimanale popolare edito da Rusconi, fondato esattamente sessant’anni fa e passato nel 2011 al gruppo americano Hearst.

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Ma come è nato il team Pirelli-Theodoridis? «Ricevo una telefonata nella quale mi dicono che la Pirelli aveva pensato a me come chef della sua squadra di Formula Uno -ha raccontato lo chef a Gente – Quando l’ho annunciato agli amici, tutti erano pronti a offrirsi anche come lavapiatti senza stipendio. Ma più loro si facevano avanti, più a me montava l’ansia». Un’agitazione più che comprensibile, perché, spiega Francesco Gironi, autore dell’articolo, “la squadra Pirelli è composta da una cinquantina tra ingegneri e meccanici, che mangiano a pranzo e a cena. Minuti per il pasto: 45. Poi ci sono gli ospiti, un’altra cinquantina, invitati a ogni gara. Infine, giornalisti, tecnici di altre squadre, addetti dell’organizzazione che decidono di provare la cucina di un team piuttosto che un altro. Per tutti, antipasto, primo, secondo e dolce, ogni giorno diverso a pranzo e a cena”. C’è inoltre il problema di preparare piatti diversi per “clienti” con bisogni molto diversi: «Bisogna considerare le esigenze di chi lavora e quindi ha bisogno di un pasto “ricco” per arrivare a fine giornata. E quelle degli ospiti, che invece preferiscono tenersi più leggeri. E poi, anche se la cucina è attrezzata di tutto punto, non dimentichiamo che gli spazi sono quelli del rimorchio di un camion».

Il lavoro è molto impegnativo. In cucina, insieme allo chef modenese, ci sono un altro cuoco e un aiuto-cuoco ma Spyros giura che tutto viene preparato al momento, niente di preconfezionato, neanche un dado: «Facciamo anche il brodo – giura – l’importante è combinare le esigenze di tempo con quelle di un buon piatto». Il tempo è fondamentale, ripete spesso, perché la cultura di Spyros è quella della cucina gourmet, e dunque ci sono piatti che vorrebbe proporre ma ai quali deve rinunciare perché troppo lunghi da cucinare: «Per esempio le mie specialità: un uovo in doppia cottura – uovo in camicia successivamente fritto, ndr- con crema di parmigiano, mele e sedano; o un risotto bianco vegetale assemblato con melanzane fritte, pomodorini confit – essiccati in forno per diverse ore -, mousse di topinambur e tonno crudo marinato». Rinunce faticose da accettare per un grande chef come Spyros Theodoridis ma, lo stesso, pare che le cose vadano  egualmente alla grande se – conclude nel suo pezzo Gironi – tra i suoi primi clienti c’è stato Jacques Villeneuve, figlio dell’indimenticabile Gilles, campione del mondo nel 1997 con la Williams Renault e oggi commentatore per Sky che, provata la sua cucina, ha subito promesso: «Ci vedremo a ogni gara».

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