Sotto questo sole, è bello riposare, se…

Modena è bella, ma c’è una sola parole che frulla in testa ai suoi cittadini quando inizia l’estate: fuggire. La stupenda cattedrale romanica, la Ghirlandina, i tortellini, piazza Roma con le sue fontane, il gelato al K2, non sono abbastanza per convincere un modenese ad auto infliggersi la tortura dell’afa estiva della nostra provincia. Dopo l’allarme siccità e la richiesta di stato d’emergenza da parte della Regione, i motivi per restare a Modena si possono contare davvero sulle dita di una mano. Tra questi, uno è sicuramente il lavoro. Non una scelta, ma un obbligo che costringe i modenesi a tenere i propri sederi (almeno refrigerati dall’aria condizionata) incollati alle sedie, o a lavorare in campagna con quasi 40 gradi all’ombra.
Ma per non abbattersi troppo non c’è altro da fare che guardare avanti. Avanti verso le agognate ferie accumulate in un sudatissimo – ora più che mai – anno di lavoro. Un piccolo barlume di speranza che consente alla nostra immaginazione di vagolare tra onde dolci e calme e pesci dalle squame sberluccicanti che danzano allegri fra le nostre caviglie. Passano le settimane e il momento di impacchettare tutto, salire in macchina, sgommare a tutta birra verso le spiagge arriva, finalmente. L’entusiasmo è alle stelle, le autostrade sono piene ma non c’importa, noi sappiamo dove stiamo andando, sappiamo cosa ci aspetta.

E quando arriviamo finalmente alla località su cui tante volte, forse troppe, abbiamo fantasticato in ufficio, ecco ripiombarci addosso ancora una volta la realtà con tutto il suo peso, la sua gravità, la sua asciuttezza. Chilometri di spiagge ricoperti di ombrelloni, lettini, famiglie numerose, secchielli, palette e materassini. Forse abbiamo scelto il posto sbagliato? Forse. Ma chiudiamo gli occhi e procediamo, comunque soddisfatti. D’altronde non tutti hanno lo spirito dell’esploratore o il gusto per la spiaggia vuota e selvaggia, sconosciuta ai più, popolata da nudisti dai culetti marmorei e che può essere raggiunta solo percorrendo a piedi un impervio sentierino circondato da una secchissima macchia mediterranea, su cui bisogna scarpinare per circa mezz’ora prima di poter mettere i piedi in acqua.

coco

La maggior parte di noi, c’è poco da discutere, preferisce andare sul sicuro, virare su mete conosciute come, nel caso dell’Emilia Romagna, le affollate Rimini e Riccione dove è possibile rinfrescarsi con uno spritz ad ogni ora, degustare piatti di ostriche e calamari fritti, conoscere gente e ri-incontrare gente, la solita, i colleghi di lavoro, i vari Filini o Calboni tutti abbronzati e con la pancetta penzolante. Allora ecco spiegato perché tanti di noi prediligono, in fin dei conti, il famoso stabilimento balneare alle rocce scomode su cui non si sa neanche dove mettere l’ombrellone e dove dormire dopo pranzo diventa un incubo perché quel maledetto Sole si sposta di continuo (il Sole?) e ci brucia i piedini quando cerchiamo di appisolarci tutti accaldati, sognando l’aria condizionata. No, meglio i villaggi con le spiagge ben organizzate e dalle metrature perfette, spalla a spalla con i nostri vicini. Unica pecca? Forse doversi svegliare alle 7 di mattina per poter arrivare per i primi alle sdraio migliori, quelle davanti a tutti, con vista sull’acqua invece che sulla schiena pelosa di chi ci sta davanti.

Ed ecco la vera notizia dell’articolo. Per aggiungere un’altra nota di merito ai famosi stabilimenti, arriva una soluzione anche al problema della sdraio. Un’app di recente invenzione, firmata da due giovani ingegneri che si sono conosciuti tra le file di Microsoft, che consente di prenotare il proprio ombrellone proprio come si fa con Airbnb per gli appartamenti e con The Fork per i ristoranti. Coco,  così si chiama, è nata da un’idea di Nicola Palumbo e Antonio Baldassarre, entrambi pugliesi e amanti del mare. I due ragazzi, che per investire nella loro start up hanno decise di lasciare il lavoro, hanno battuto 7000 km di coste per convincere i gestori degli stabilimenti ad aderire al loro progetto, arrivando a coprire finora numerose località turistiche di mare che includono spiagge della Toscana, Sardegna, Liguria, Marche, Puglia, Abruzzo e anche Emilia Romagna, appunto.

Il loro slogan? “Non rischiare di rimanere al sole”, seguito da un sommario molto semplice ed incisivo “Prenota il tuo posto in spiaggia con l’AppCoco”. Insomma, dal nostro divano ora è possibile prenotare lo sdraio che più preferiamo con un semplice clic, pagando con Paypal o carta di credito, per poter così arrivare in spiaggia all’ora che preferiamo e con tutta la calma del mondo. Prenotata e pagata la porzione di spiaggia, non ci resta che prenotare anche la nostra porzione di mare, così da potersi bagnare senza dover aspettare che il gruppo di vecchiette smetta di fare esercizi e, perché no, anche la nostra porzione di aria, ché non si sa mai. Ma per ora ci accontentiamo dello sdraio, una piccola isola nel mare di gente che, come noi, non vuole “rischiare di rimanere al sole”.

In copertina: riviera romagnola (Fonte immagine in Licenza CC, Wikipedia)

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