Sempre connessi? Ecco quali sono le conseguenze per il cervello

Sono costantemente connessi alla Rete. Lo smartphone è ormai quasi un’appendice del corpo, lo controllano in modo compulsivo e non se ne separano mai; non lo spengono nemmeno quando vanno a dormire. I millennials – i nati tra l’inizio degli anni ’80 e i primi anni 2000 – sono la prima generazione ad aver così tanta familiarità con la tecnologia da aver reso ormai superata la distinzione tra sfera virtuale e vita reale. Per questi giovani, infatti, il cellulare non è più soltanto un mezzo tecnologico che consente di essere in contatto con il mondo, ma fa parte integrante della realtà perché rappresenta tutte le loro connessioni sociali.

Così li dipinge il Rapporto Giovani 2017 dell’Istituto Giuseppe Toniolo, tra i più importanti punti di riferimento per indagare il complesso e dinamico universo giovanile in Italia. Uno dei focus della ricerca è il legame dei millennials con il web, che si esprime soprattutto nel successo dei social network, primo fra tutti Facebook, definito il «social dei social».
Ma quali sono le conseguenze di un uso pervasivo della tecnologia digitale, in particolare sulle menti più giovani? Di questo si è parlato a Modena all’interno del Laboratorio sulle competenze digitali dal titolo “Neuroni… in rete: le conseguenze neuropsicologiche dell’iperconnettività”, organizzato dal Centro culturale Francesco Luigi Ferrari e tenuto dalla prof.ssa Cinzia Giubbarelli, psichiatra e psicoterapeuta.

Recenti studi hanno evidenziato come il massiccio utilizzo di internet vada a influire sull’aspetto neurologico del nostro cervello, il quale si adatta e si modifica a seconda del modo in cui viene impiegato. Si discute da tempo sugli effetti positivi e negativi dei new media: tra i primi possiamo sicuramente riconoscere l’aumento delle capacità visuo-spaziali e percettive, date dalla molteplicità degli stimoli sensoriali offerti, oltre che dalla facilità e immediatezza nel reperimento di informazioni, ma tra i secondi occorre annoverare la diminuzione delle capacità di approfondimento, elaborazione, associazione e riflessione sui dati. La grande disponibilità di informazioni non agevola le funzioni cognitive: possiamo infatti memorizzare una conoscenza nel lungo termine se ce ne occupiamo in maniera approfondita e intensiva, altrimenti la recepiremo solo superficialmente, non la faremo veramente nostra.

Millennials. Fonte immagine: Volontariato oggi.
Millennials. Fonte immagine: Volontariato oggi.

Forse pochi sanno che l’uso intensivo dei media digitali libera la stessa quantità di dopamina rilasciata dalle sostanze stupefacenti. In poche parole, crea dipendenza. Sebbene non sia ancora possibile fare confronti intergenerazionali, sono state riscontrate anomalie strutturali negli adolescenti che abusano delle nuove tecnologie, come la riduzione della materia grigia nella corteccia cerebrale, modifica che ha carattere di irreversibilità. Tutto questo pone problemi di non poca rilevanza a livello educativo: genitori e insegnanti sono certo i più coinvolti nella sfida quotidiana per preservare i ragazzi dai rischi connessi all’abuso della tecnologia, ma questi pericoli riguardano ciascuno di noi. Oltre a influire negativamente sulla maturazione cerebrale, sullo sviluppo linguistico e sulla capacità di attenzione dei bambini, pregiudicando la piena acquisizione degli strumenti necessari per comprendere il mondo, i nuovi media hanno importanti ripercussioni sul piano psicologico ed emotivo, anche degli adulti. Facciamo esperienza ogni giorno del frequente scollamento tra la realtà e l’esperienza emotiva rappresentata: sul web vogliamo apparire migliori, tendiamo a mostrare solo il lato bello della nostra vita, i successi, le emozioni positive, tralasciando le parti oscure di noi, i fallimenti, le sensazioni negative. Il riconoscimento sui social diventa qualcosa di cui non possiamo fare a meno e per il quale talvolta siamo disposti a bluffare e mentire.

Il prossimo appuntamento con i Laboratori sulle Competenze Digitali: “BIG DATA TSUNAMI. Immagini, email, mappe e conversazioni sui social valgono più del petrolio

Nell’era digitale rifuggiamo come la peste il silenzio e la noia, ritenendoli a torto i peggiori nemici del nostro tempo: ma se la noia è educativa per i bambini, perché insegna a saper attendere e desiderare, a essere creativi e interagire con se stessi, a conoscere il proprio io e i propri limiti, a sua volta il silenzio permette a tutti di sedimentare le esperienze vissute e le conoscenze apprese, favorisce l’interiorizzazione e costituisce uno spazio fondamentale di riflessione personale, «uno stato superiore al normale ordine delle cose» (Maria Montessori).

Inoltre, se siamo spesso connessi con un “chi” o un “dove” che non è presente, la nostra è una vita «dislocata, differita… una vita vissuta sempre altrove» (Mauro Covacich), e rischiamo di perdere il “qui e ora” della quotidianità. Nei casi più gravi le conseguenze possono essere drammatiche: sempre più numerosi anche in Italia i cosiddetti hikikomori, ragazzi che vivono 24 ore su 24 chiusi nella loro stanza, davanti al monitor di un computer perennemente connesso a internet, con il quale hanno un rapporto esclusivo e simbiotico, che li porta a ritirarsi dalla vita sociale, con livelli estremi di isolamento e assoluta mancanza di relazioni, se non virtuali.
Anche senza arrivare a questi eccessi, è importante saper riconoscere i sintomi di un adolescente “prigioniero” del cellulare: irritabilità, apatia, chiusura sociale, instabilità emotiva sono campanelli di allarme davanti ai quali occorre recuperare una relazione educativa forte.

Come contrastare pericoli che hanno ben poco di virtuale? Ecco un piccolo vademecum per educare all’uso dei media:

Da 0 a 3 anni: schermi vietati.
Da 3 a 6 anni: non superare i 30 minuti al giorno.
Da 6 a 9 anni: uso di dispositivi digitali solo sotto la supervisione di un adulto.
Da 9 a 12 anni: coltivare le capacità relazionali.
Da 12 a 18 anni: “digital-diet”; autonomia sì, ma far spazio alla vita reale.

Importante è creare sempre spazi media-free nelle famiglie e nelle altre realtà educative, perché i ragazzi siano maggiormente in contatto con esperienze reali invece che con mondi virtuali. TV, tablet e smartphone vengono utilizzati spesso per domare i capricci e le intemperanze dei piccoli, ma ricorrere troppo al loro utilizzo per intrattenere un bambino può trasformarli nel lungo periodo da efficaci alleati a veri e propri ostacoli per lo sviluppo equilibrato del ragazzo, fino a compromettere la sua capacità di relazionarsi pienamente nella vita reale. Non è tutto oro quello che luccica, soprattutto se passa da uno schermo.

Fonte immagine di copertina: Pixabay

Una risposta a “Sempre connessi? Ecco quali sono le conseguenze per il cervello”

  1. Credo che l’adolescente che usa droghe e computer in modo perverso possa facilmente diventare a vent’anni un ebete euforico-paranoico che non sa valutare il senso delle azioni che compie essendo anche incapace di conoscere se stesso e le proprie aspirazioni, ammesso che ne abbia! posso riportare l’esempio di una facoltà universitaria di cui non posso citare le coordinate ove assisto quotidianamente alle escandescenze sgradevoli di alcune decine di cannabinomani i quali si dedicano al voyeurismo telematico abusivo e non autorizzato, reato penale grave. teste vuote di idee e valori, inveleniti e pervertiti sfogano un rancore cieco e irrazionale anche autodistruttivo che non li porta a risolvere se stessi. restano costoro invece prigionieri delle sostanze compensative e della telematica usata impropriamente minacciando senza costrutto innocenti vittime. intorno a loro un ambiente omertoso e pauroso di quei tipi alterati fa da corollario indecente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *