Riepilogo sentimentale di una catastrofica mancanza

Riepilogo sentimentale di una catastrofica mancanza

Riparte oggi, tra Modena e Campogalliano, la rassegna su "quel gran genio del mio amico", appuntamenti dedicati al grande giornalista modenese Edmondo Berselli mancato ormai sette anni fa. Ecco come Andrea Quartarone, giovane autore televisivo e docente alla Bocconi, lo ha celebrato in un evento organizzato all’Istituto Corni.

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Edmondo Berselli è la penna che ha portato i suoi amori, la sua città, Modena e la sua regione, l’Emilia, alla ribalta nazionale. Nome di punta della nuova casa editrice modenese digitale, “Il dondolo“, diretta da Beppe Cottafavi, è stato recentemente celebrato nell’Aula Magna dell’Istituto Corni di Modena da Andrea Quartarone, giovane autore e produttore televisivo, collega di Berselli nella sua esperienza televisiva, nonché professore di Televisione alla Bocconi. Come lui, sono tanti gli estimatori dell’autore che hanno dato vita nel 2014 all’associazione “Amici di Edmondo Berselli” e al portale edmondoberselli.net che documenta la totalità della sua opera (sul sito i suoi libri sono quasi tutti leggibili online), valorizzandola, tra le altre cose, con eventi, borse di studio e dottorati di ricerca.

berselliBerselli amava sua moglie Marzia, l'”eterna ragazza” e l’attiva custode della sua memoria, a quanto racconta Quartarone. Amava Liù, il suo Labrador nero, a cui dedica un intero libro nel 2009, quando era già ammalato (morirà l’anno dopo), “Liù biografia morale di un cane“, prendendo in prestito i suoi occhi per raccontare l’Italia. Questione di Labrador è stato anche lo spunto per l’amicizia con Andrea Scanzi, che Berselli stesso definisce il suo erede, anche se – come dice – molto più famoso di lui! Saper parlare di tutto, ecco la caratteristica della sua scrittura e del suo pensiero poliedrico. Spaziare dalla politica, al calcio, riflesso dell’imprevedibilità della vita alle canzonette, con la stessa serietà e leggerezza: “gli piaceva moltissimo cazzeggiare, era uno dei suoi sport preferiti”, ci assicura Quartarone.

sinistrati-214x300Un uomo di sinistra che, pur appartenendo, pertanto, di diritto “alla gloriosa categoria degli imbecilli” con il “gene altruista”, non si aspetta la vittoria così schiacciante di Berlusconi nel 2008 e getta uno sguardo disincantato sull’essere da quella parte: “gente fuori dal mondo, che non ha capito niente, non ha intuito il modo e non ha colto il trend”, uomini che in un altro tempo avrebbero bollato gli altri come “fascisti”, mentre ora non pronunciano nemmeno la parola per intero “perché in pubblico non dobbiamo mostrarci faziosi e troppo legati a pensieri irrigiditi, alle idee sclerotiche del Novecento”. E a chi si chiede come sia stato possibile risponde: “abbiamo sbagliato dappertutto, noi sinistrati, noi sinistrorsi, noi poveri sinistronzi. È tutta colpa nostra. Perché abbiamo creduto di poter combattere contro la destra dall’alto di una superiore qualità morale e culturale. […] Perché non guardiamo la televisione”. Era il 2008, chissà cosa direbbe oggi. Chissà, nelle derive nella politica attuale, in chi riconoscerebbe l’identikit: “Se parla dell’Italia e dell’Europa e usa troppo spesso la parola “identità”, e peggio ancora l’aggettivo “identitario”. […] Se parla della famiglia e della religione, della scuola e dei bambini, e tira fuori i “valori”. Se dice che Roberto Benigni ha avvicinato il pubblico alla Divina Commedia e Luciano Pavarotti i giovani all’opera lirica. Se dice che il caso è “squisitamente politico”. Se conclude ogni elenco con l’espressione “e quant’altro”: be’, questi sono indizi di imbecillità”. “E quant’altro”. (Sinistrati, 2008)

Sempre in linea con l’interesse spiccato per la categoria, Berselli era noto anche per la sua capacità di raccontare aneddoti che, spesso si rivelavano pezzi di storia divenuti lievi sotto il suo occhio. Uno in particolare, ricorda Quartarone, si riferisce all’episodio, che denota un certo carattere italico, del giovane giornalista Luigi Barzini jr che, in preda ad ubriachezza molesta, rivela a un diplomatico inglese, in pieno secondo conflitto mondiale, che l’Italia ha decodificato i codici segreti britannici, mandando in bestia Mussolini che, subito, lo condanna a morte. Ma, dopo l’intercessione di Barzini senior, a sua volta giornalista, che lo supplica, tramuta la pena in dieci anni di confino e, poi, in un solo anno sull’isola di Capri – in pratica un anno in barca che l’affetto da acuta coglioneria ricorderà come l’anno più bello della sua vita. “Salta sempre fuori la famiglia in questo paese”, pare abbia affermato Mussolini esasperato, “ecco la fatica che faccio”.

quelgranpezzodellemiliaNel libro dedicato all’Emilia, poi, “Quel gran pezzo dell’Emilia: terra di comunisti, motori, musica, bel gioco, cucina grassa e italiani di classe”- tutto un programma – Berselli racconta della visita di Molotov, in rappresentanza del PCUS, in Emilia, quando, tra un pranzo, un banchetto e una parata orditi dal PCI per rimpinzarlo e confonderlo a dovere, a un certo punto, inaspettatamente, chiede di vedere le armi. Allora lo svegliano in piena notte e lo portano da un casaro, dopo avergli strizzato l’occhio: “Molotov vuole vedere le armi”. Il casaro capisce, lo porta all’esterno di un capannone e gli dice che le armi sono là dentro, ben 330 pezzi. E manca poco che si scopra che i pezzi sono, in realtà, forme esplosive di Parmigiano Reggiano. La storia del territorio non è mai stata così divertente.

Basta dare un’occhiata al curriculum professionale di Berselli, per affermare senza riserve che ha tutte le carte per sfoggiare il pedigree di intellettuale che se la tira, che è venerato come un maestro, come i big della cultura italiana: Baricco, Moretti, Fallaci, Battiato, Tamaro, Fo, Ferrara, Guccini. E invece preferisce scrivere canzoni che avrebbe voluto proporre a Max Pezzali e al suo fast tought, non più solo “l’espressività di un marginale”, ma campione dell'”unica creatività praticabile all’interno della nuova classe – la non più borghese né proletaria – composto sociale diverso ma sovrapponibile alla sua matrice di mezzo secolo fa” (Canzoni. Storia dell’Italia leggera, 2007), e smontare gli altari della venerata cultura italica a suon d’ironia, “visto che la maggioranza degli intellettuali italiani parte rigorosamente da un presupposto, di solito inesatto, il modo migliore per attingere il livello indiscutibile dell’opera d’arte consisterebbe nell’andare a cantare antiche e tragiche canzoni yiddish ad Auschwitz, accompagnati da un violinista cieco” (Venerati maestri, 2006). Questo vale per Einaudi e vale per Adelphi, compresi tutti gli adepti del culto. È meglio che questo genere di intellettuali ne prenda consapevolezza: in Italia vige un paradigma infallibile, e qui Berselli riprende Arbasino, c’è un momento stregato in cui si passa dalla categoria di “bella promessa” a quella di “solito stronzo”. Soltanto a pochi fortunati l’età concede poi di accedere alla dignità di “venerato maestro”.
Paradossalmente è accaduto proprio a Berselli, che certamente ci avrebbe riso su.

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Da oggi, 18 maggio, riparte, tra Modena e Campogalliano, la rassegna celebrativa sul venerato maestro, “Quel gran genio del mio amico“. Il primo incontro sarà dedicato all’unica prova narrativa Posso giocare anch’io? James Bond a Campogalliano, scaricabile gratuitamente sul sito de “Il dondolo”, con il presidente della regione Stefano Bonaccini e il direttore del Poesia festival Roberto Alperoli.

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Penso, insegno, scrivo, vivo. Non sempre nell’ordine.

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