Ricostruire dalle macerie una comunità solidale

Ricostruire dalle macerie una comunità solidale

Quasi tutto pronto per la settimana edizione del Festival del volontariato che tra meno di un mese si svolgerà a Lucca. Tema di quest'anno: "ricostruire". “Siamo partiti dal collegamento più suggestivo - spiega il presidente del Centro Nazionale per il Volontariato, il modenese Edoardo Patriarca – quello con la fase due del dopo sisma in Centro Italia, per poi estendere il concetto alla ricostruzione dei legami e delle relazioni che formano le comunità operose". Intanto, venerdì, un convegno su “La normalità delle migrazioni. Sfide demografiche, sociali, culturali”, anticipa la kermesse lucchese.

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Manca meno di un mese al festival che da ormai sette anni è diventato l’appuntamento di riferimento per tutto il variegato mondo del volontariato. Stiamo parlando dell’annuale Festival del volontariato che, come accade ormai da quattro anni, troverà ospitalità a Lucca da venerdì 12 a domenica 14 maggio. Con i suoi innumerevoli eventi – convegni, laboratori, concerti, spettacoli – nel 2016 il Festival ha raggiunto 19.000 persone, coinvolgendo oltre 300 volontari. Più di 3000 sono state le persone che hanno seguito i convegni dedicati ai temi più importanti della vita civile e sociale del nostro Paese e 1000 gli studenti partecipanti ai laboratori e seminari organizzati per loro; centinaia i volontari protagonisti della Staffetta della Solidarietà, la marcia diventata uno dei simboli del Festival.

Edoardo Patriarca. Foto Farricella Studioieffe per PD Modena.
Edoardo Patriarca. Foto Farricella Studioieffe per PD Modena.

Come anche nelle precedenti edizioni, il festival è costruito intorno a un tema chiave che per questo 2017 è “ricostruire”. “La proposta del tema per Festival – spiega il presidente del Centro Nazionale per il Volontariato, il deputato modenese Edoardo Patriarca – si polarizza attorno al concetto della ricostruzione. Siamo partiti dal collegamento più suggestivo, quello con la fase due del dopo sisma in Centro Italia, per poi estendere il concetto alla ricostruzione dei legami e delle relazioni che formano le comunità operose, i territori che tengono, le pratiche resilienti. Questo è il messaggio che lanceremo all’Italia”. “Il volontariato – aggiunge Patriarca – è, in questo senso, un paradigma valoriale di ricostruzione del Paese: un modo di vivere la vita sociale, di dare un senso concreto alla democrazia. I volontari e le loro organizzazioni sono i protagonisti del Festival, ma la sua ottica inclusiva e contaminante declina storie ed esperienze diverse come emblemi per la ricostruzione del tessuto sociale. I protagonisti saranno ancora le organizzazioni del terzo settore: il Festival è un cantiere aperto alle proposte e iniziative di tutti coloro che vogliono farlo crescere”.

festival volontariato

A breve sarà disponibile il programma dettagliato del festival che, come sempre, viene anticipato da una serie di eventi di “avvicinamento”. “La normalità delle migrazioni. Sfide demografiche, sociali, culturali” è il titolo del convegno in programma venerdì 21 aprile a Montecitorio promosso da Centro nazionale per il volontariato e Fondazione Volontariato e partecipazione (qui il programma). Un tema perfettamente coerente con il bisogno sempre più forte di “ricostruire” una comunità coesa e solidale, capace di accogliere – proprio in virtù di questo ricompattamento possibile e auspicabile – le sfide che la contemporaneità ci sottopone quotidianamente. L’intenzione, spiega ancora Patriarca, è di “offrire un contributo al dibattito”, in un quadro “di insicurezza sociale e di prevalente ostilità nei confronti dei migranti”. L’obiettivo è “contestualizzare il fenomeno con le dinamiche geopolitiche; mostrare le reali dimensioni e l’impatto del fenomeno in Italia; raccontare l’altro volto delle migrazioni italiane, in particolare quello della cooperazione internazionale”.

Fonte immagine; UNCHR, REGIONAL REFUGEE AND MIGRANT RESPONSE PLAN FOR EUROPE
Fonte immagine: UNCHR,
REGIONAL REFUGEE AND MIGRANT RESPONSE PLAN FOR EUROPE

Già, ma quali sono le reali dimensioni del fenomeno? A causa dello scontro politico che il tema migranti determina nel nostro paese (e non solo), sul tema dell’immigrazione se ne leggono di tutti i colori, compreso un ampio numero di notizie piegate a interessi strumentali, quando non del tutto inventate (le famose fake news). Perciò è sempre buona norma attenersi ai dati ufficiali, che sono quelli forniti dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) col sito “Operational portal“, costantemente aggiornato. Per dire, l’ultimo dato sugli arrivi via mare nel Mediterraneo è aggiornato alla data di ieri, 18 aprile, e segnala 41.713 arrivi (la maggior parte in Italia – 35.655 e in misura molto minore in Spagna – 1.510 – e Grecia, 4.796). Complessivamente, tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2016 sono sbarcate in Europa 361.678 persone, di cui 181.405 in Italia e 173.447 in Grecia. Si tratta di un dato notevolmente inferiore rispetto a un anno record come il 2015, quando erano arrivate un milione di persone. Se in Europa il numero maggiore di migranti è rappresentato dai siriani, in Italia sbarcano soprattutto persone provenienti da paesi africani. Le provenienze principali per i migranti arrivati nel 2016 sono: Nigeria (21%), Eritrea (12%), Guinea, Gambia e Costa d’Avorio (7%), Senegal (6%), Sudan e Mali (5%). Ad approdare in Italia sono stati soprattutto uomini (il 71%), con una considerevole fetta di minori non accompagnati, in continua crescita (il 16% degli arrivi). La maggior parte degli sbarchi si verifica in Sicilia (il 68%) ma ci sono arrivi via mare anche in Calabria (17%), Puglia (7%), Sardegna (5%) e Campania (3%).

Sarà a partire da questi numeri che si discuterà nel convegno di venerdì prossimo con l’obiettivo, conclude Patriarca, di “riflettere su modelli di accoglienza sostenibili ed efficaci e proporre una narrazione diversa delle migrazioni per trasformarle in opportunità”.

Fonte immagine di copertina: uno scatto di Jamiecat in Licenza CC.  

 

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