Remida band, fra le ombre della musica e la “Luce delle stelle”.

I Remida sono fra le band modenesi emergenti che più di tutte hanno calcato i palchi italiani. Della prima formazione restano oggi solo Davide Ognibene (voce, chitarra, testi) e Alessandro Bosi (batteria), entrambi modenesi. Il progetto nasce fra i banchi di scuola con la volontà di comporre fin da subito pezzi propri, e nel 2008 arriva il primo album, “Sentimenti Fragili”, registrato nello studio storico di Ligabue. “Eravamo alla classica soglia dei 22, 23 anni, – racconta Davide – dove chi vuole fare il musicista di professione va avanti, mentre chi ha giocato si ferma”.

Dopo l’esordio in studio, la line up cambia e metà formazione prende altre strade. A Davide e ad Alessandro si aggiungono dalla Bassa modenese Mattia La Maida al basso, Giulio Saltini alle tastiere, ed Elia Garutti alla chitarra, delineando così il sound Remida: un pop influenzato dall’indie e dall’elettronica, in continua evoluzione. A un lungo tour seguono l’album “Vita” nel 2012 e l’EP “Equilibrio Stabile” nel 2014, poi ristampato nel 2015, che permette ai Remida di entrare nei network radiofonici.

Remida live a Grezzana (VR)

Abbiamo parlato con Davide Ognibene che ci ha raccontato il percorso dei Remida nel settore musicale, nel bene e nel male. Le logiche radiofoniche, i palchi importanti, le insidie del “web generalista”, le richieste del mercato e lo “snobismo da musicisti”. Ma anche la grande passione che muove tutto, quel brivido che si prova a cantare le proprie storie davanti al calore del pubblico. E il nuovo progetto in cantiere, dove Lucio Dalla incontra i Coldplay e i Depeche Mode.

Davide, dalla sala prove ai primi concerti, adesso suonate in giro per l’Italia e siete nelle classifiche: come è successo?
Il primo salto l’abbiamo fatto nel 2008 con il primo disco. Lì si è mosso un ingranaggio, abbiamo imparato la dimensione professionale del lavoro. Per il resto, succede tutto per caso. Da dentro non te ne rendi conto, ma ci metti impegno, a un certo punto capisci che quello che stai facendo è giusto e le cose arrivano, così ti ritrovi in giro a suonare. Non mollando mai, gli obiettivi pian piano si raggiungono e le cose si concretizzano. Poi l’asticella si alza sempre di più, io dico che si diventa sempre più ossessionati. È un labirinto da cui non esci.

Quali sono i tre pezzi dei Remida che meglio rappresentano il vostro percoso?
In primis “Luce delle stelle”, l’ultimo singolo uscito questa estate e apripista del nuovo disco. Ha segnato un cambio nel modo di scrivere, di affrontare la canzone e il sound. Tornando indietro sicuramente c’è “Fotografia”, a cui sono legato perché ci ha permesso di suonare a Radio Bruno Estate in piazza a Carpi davanti a 35.000 persone, di entrare nelle radio e in classifica per mesi. Il terzo è “Tasche”. Sono rimasto molto triste quando è stato deciso di lasciarlo fuori dalla ristampa di “Equilibrio Stabile” per l’etichetta Irma Records. È una ballad non radiofonica, non sfruttabile come singolo, ma è anche il brano dove non mi sono nascosto dietro una storia altrui e non ho avuto paura di descrivermi. Non sempre per un autore è facile parlare di sé ed è bello pensare che quando suoni un brano ti faccia venire la pelle d’oca: non è così scontato, si cade nell’abitudine, ma “Tasche” è uno di quelli che, quando lo suono, muove sempre un po’ lo stomaco.

Che novità ci saranno nel nuovo disco?
Le novità sono nel concetto stesso del disco, una specie di anti-social. Non parleremo di quanto è bello il mondo, come fanno molti adesso, ma toccheremo punti che non abbiamo mai toccato prima. L’infelicità che si nasconde dietro un sorriso su Instagram. La fuga di cervelli dall’Italia. Chi vorrebbe permettersi una famiglia, ma non ci riesce per il lavoro. A livello artistico e sonoro i punti di riferimento sono un po’ Lucio Dalla, un po’ Coldplay e un po’ Depeche Mode. Che, messi insieme, uno non ha idea di cosa possa venir fuori, ma noi siamo convinti di ciò che stiamo facendo!

In un’intervista a Bits Rebel hai detto che “lo snobismo da musicisti andrebbe cancellato”. Spiegaci un po’ che cosa intendevi.
Mi riferivo a Pechino Express e al brano che abbiamo fatto per Tina Cipollari e Simone Di Matteo. Quando mi arrivò il testo dal mio co-autore lo lasciai inizialmente da parte, perché lo snobismo da musicisti ti fa pensare che tanto è una cosa legata alla televisione, non di alto livello culturale e quindi chi se ne frega. In realtà questo è l’aspetto più logorante della musica in Italia. Se credi di appartenere a un genere, difficilmente ti apri ad altro oppure vedi ciò che fanno gli altri come qualcosa di sbagliato rispetto al tuo pensiero. Il settore musicale è ottuso e non gli fa bene il calderone derivante negli ultimi tempi dai talent, dal web che butta fuori artisti con la “a” minuscola, probabilmente. Ecco, sto già cadendo anche io nello snobismo, vedi? Ma la linea fra snobismo e realismo è molto sottile. Bisogna dare atto a chi riesce a fare il fenomeno di marketing, a chi è capace di suonare e a chi sa fare entrambi. Lo snobismo è misto a frustrazione, bisogna dirla come va detta: la musica ultimamente è un settore degradato, non ci sono più i nuclei di scena come negli anni ’70 e ’80, e sta diventando una guerra fra poveri. Questo non crea rete, ma forme di invidia.

Remida live

Voi siete stati snobbati?
Con il pezzo di Pechino Express ci siamo ritrovati a perdere locali dove abbiamo sempre fatto il nostro live tranquillamente, perché lo ritenevano una marchetta. Io sono il primo a dirlo, ma ciò non toglie che il pezzo sia stato suonato bene, arrangiato bene, prodotto bene e si sia cercato un tipo di serietà al suo interno. Poi si può non essere d’accordo sul contesto, ma a una certa età bisogna anche capire che un musicista non suona solo per la gloria. Se vuoi catalizzare gli ascolti e guadagnare due soldi è anche giusto così, ma vieni etichettato come “traditore della patria”. Eppure fai il tuo mestiere, come tutti.

Secondo te fino a che punto bisogna assecondare il mercato?
Partiamo dal presupposto che noi abbiamo assecondato molto. Forse è stato un errore, forse no, ma ormai quel che è fatto è fatto. Noi ci siamo sempre chiesti quello che il pubblico volesse da noi, per tutti questi anni, e ora stiamo lavorando per la prima volta in modo diverso. Assecondare troppo il mercato non è del tutto un bene, perché il mercato tende a schiacchiarti e a risucchiarti. Ci sono meccanismi perversi a partire dalle radio, dalla promozione… a starci dentro, la musica non è un ambiente sano e a volte bisogna avere coraggio. Se dovessi fare da produttore a qualcuno gli direi di avere molto più coraggio di quello che ho avuto io, su questo sono sincero.

Prima hai definito il web “un calderone”: i social nascondono solo insidie o in qualche modo riescono anche ad aiutare la musica?
Da un lato il social è ottimo per divulgare informazioni. Dall’altro, i numeri che contano ormai sono solo quelli e credo sia un po’ la disfatta dell’aspetto artistico e musicale. Oggi il popolo generalista – quindi quello del web – incide molto sulle scelte di un artista, mentre non dovrebbe essere così. Tu dovresti proporre qualcosa: se alla gente piace, ti segue, se alla gente non piace, non ti segue, senza farsi continuamente influenzare da quanti like ha una fotografia. Per non parlare dell’apparire… L’altro giorno guardavamo il video di un live di Lucio Battisti, e sul suo modo di fare ci è uscita la frase: “Ti è andata veramente bene!”. E stiamo parlando di Lucio Battisti, uno dei più grandi di sempre, ma chi se lo vede a farsi un selfie? Noi a Modena la storia dei selfie la conosciamo meglio di tutti, ma purtroppo di qualità artistica non c’è nulla, mi dispiace essere così sincero. Come non è musica Rovazzi: credo che lo sappia anche lui e sfido chiunque a smentire la cosa. Il web è questo, è generalista all’inverosimile, non c’è più un filtro, e anche il talent alla fine è un test: se funzioni già, bene, se no addio. Ma la musica non funziona così.

Remida band 02

Per finire, un piccolo confronto fra i palchi modenesi e quelli fuori città che avete calcato?
Modena è molto attiva come live anche se ha una scena molto provinciale, dove si cerca lo show che salva la serata. Non ci sono più punti fortemente aggregativi, come poteva essere la Tenda di una volta dove andavi lì con la tua chitarrina e suonavi. Comunque credo che sia una delle città più avanti in Emilia-Romagna, per quanto riguarda noi a Bologna e a Reggio abbiamo fatto ancora meno. Fuori dalla nostra regione i luoghi dove ci siamo trovati meglio sono stati il Veneto e il Friuli. Per dire, la scena di Milano è bella ma è fredda, sono abbastanza ingessati, mentre lassù probabilmente hanno la potenza delle grappe e ti trattano subito come un amico. C’è un gran divertimento. L’unica rottura è dover tornare a casa, quindi a un certo punto tirare giù il gomito e fermarsi, ma loro continuano a far festa stile Capodanno. Ogni volta che siamo andati è stato così, quindi direi che come accoglienza e calore è il massimo. Non siamo mai stati più giù di Roma, ma ci è stato detto che il Sud abbia un calore umano ancora diverso. Speriamo di provare questa esperienza la prossima estate con un tour che ci dovrebbe portare in Puglia, Calabria, Sicilia e Campania.

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