Tra sigari e rhum, quelle serate al club per soli gentlemen

Tra sigari e rhum, quelle serate al club per soli gentlemen

Il sigaro è il simbolo che viene spesso associato al gentleman, al filosofo, all’uomo di potere. Il suo fumo, denso e bianco, richiama i salotti britannici della Londra fin de siècle. Un gruppo di ragazzi di Modena ha da poco fondato "Puro Habano", un club in cui trovarsi per parlare, riflettere, discutere, condividere. Godendosi un buon sigaro e un bicchiere di rhum.

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Riusciremmo a immaginare Winston Churchill, Che Guevara, il De Niro di “C’era una volta in America”, Groucho Marx o Philippe Daverio senza un sigaro tra le labbra? Anche nell’immaginario televisivo e cinematografico, il sigaro è il simbolo che viene spesso associato al gentleman, al filosofo, all’uomo di potere. Fumare un sigaro dietro a una enorme scrivania in radica, con l’immancabile bicchiere di whiskey on the rocks, è diventato un topos. Facendo poi una rapida ricerca su Google – o, se vi aggrada maggiormente l’espressione da web maniaci, googlando i termini – uomo che fuma il sigaro, vi renderete conto di quanto il sigaro possa diventare anche sinonimo di “rude” sex appeal e strumento di seduzione. Fumare un sigaro, secondo i ragazzi che hanno fondato Puro Habano – Gentlemen’s Club, può anche essere un rito per stare assieme, chiacchierare amabilmente tra fluttuanti brume di tabacco, cioccolato fondente e rhum. Cubano, ovviamente.
Li ho incontrati per capire meglio qual è l’idea che sta dietro alla loro associazione, i loro futuri progetti (e perché ero troppo curioso di conoscere ragazzi, di età comprese tra i 20 e i 30 anni, con una passione che conserva le sfumature di una Londra ottocentesca e decadente).
Conoscerli è diventato sempre più interessante nel momento in cui mi hanno detto che uno dei ragazzi ha chiesto di mantenere l’anonimato. Appena ci siamo seduti, è infatti arrivato un suo whatsapp: «Mi raccomando, occultate la mia identità!».
Degli altri, invece, i nomi si possono fare: Federico Magnani, Lorenzo Pini, Riccardo Montecchi, Luca Ricci e Giacomo Torricelli.

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Perché un club dedicato al sigaro? Ve lo domando perché il sigaro mi dà l’idea di qualcosa di “antico”, da salotto britannico ottocentesco…
È la controtendenza alla moda di adesso, che per molti giovani – a mio avviso – significa buttarsi via. Il sigaro è un momento più conviviale di amicizia, un modo per trovarsi assieme di fronte al camino d’inverno o in giardino d’estate. La degustazione dei sigari viene accompagnata anche al rhum o alla cioccolata. Il sigaro non è per tutti: va assaporato con la consapevolezza di “perdere tempo” e volersi rilassare.

Dove vi trovate di solito?
Per adesso a casa di uno di noi, circa ogni due settimane. Dopotutto l’associazione è nata da poco.

Sul vostro sito, nel logo, avete indicato Gentlemen’s Club, che richiama i famosi salotti della Londra vittoriana. E se vi scrivesse una ragazza che ama i sigari o che vuol entrare a far parte del club?
Magari! Dalle un nostro contatto, subito. La scelta di quello strillo è più legata a un’idea di marketing: al nostro club può partecipare chi vuole.

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La vostra associazione è presente sul web, ma fa da aggregatore a serate ed eventi. Trovo sempre interessante raccontare storie positive legate al web, andando controcorrente. Se usato con coscienza, non è vero che allontana le persone…
Per noi il web è un mezzo, ci serve per fare gruppo. Fumare un sigaro su internet è impossibile…

E tramite webcam sarebbe ancora più triste.
Ai limiti della depressione, direi.

Quando è nata l’idea di fondare il club?
Al compleanno dell’Anonimo, il 13 settembre dell’anno scorso. Era un dopocena, stavamo chiacchierando col sigaro e, scherzando, uno di noi lanciò l’idea. Tempo due mesi, eravamo dal commercialista a firmare i vari documenti di rito per diventare associazione senza scopo di lucro. Sulla pagina Facebook lavoriamo un po’ tutti; manca il profilo Instagram: lì ci sono competitor abbastanza forti, va studiata bene. Dovremo iniziare a fumare sigari più costosi! Il sigaro è un modo d’essere: vorremmo diventare la “Francescana del sigaro”.

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Oltre al whiskey e al cioccolato, mi immagino un libro accanto al sigaro. Siete d’accordo o è solo una mia associazione d’idee?
La lettura è più personale: un tête à tête col romanzo. Alla fine, nel nostro gruppo ci sono diverse professionalità – un futuro ingegnere, un imprenditore, un venditore di auto ecc. – e ognuno ha la sua storia da raccontare. Lo stare assieme fumando un sigaro ha la stessa valenza, a nostro avviso, della lettura di un libro. Il nostro è un club britannico rivisitato in chiave modenese. A una nostra cena, gnocco e tigelle non mancano mai.

Quali sono i riti per avere un sigaro al top?
Dipende dal tipo. Il toscano puoi fumarlo in modo più tranquillo, alla Don Camillo e Peppone; a un cubano devi stare più dietro. Tra l’altro, un sigaro cubano si divide in terzi, come si dice in gergo: il gusto della fumata è diverso nelle sue tre parti, sfuma e si modifica nel corso della degustazione. Se è un sigaro buono, è così. Poi va fumato bene all’inizio, con calma, perché un eccesso di condensa lo rovinerebbe. Bisogna anche imparare a conservarli: si utilizzano apposite scatole in legno dotate di igrometro (detti humidor). Un cubano, per esempio, deve trovarsi in un ambiente con un grado di umidità del 70%. Guai a conservare un toscano in mezzo ai cubani nello stesso humidor! Si rovinerebbero.

Che musica mettereste come sottofondo ai vostri incontri?
Non l’abbiamo mai messa, in realtà. Il sottofondo ideale sono le voci, i discorsi, i pensieri. Il sigaro sicuramente aiuta a parlare di più. Ovvio, fumare non fa bene. Ma il sigaro è certamente meno dannoso della sigaretta.

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Se uno si volesse iscrivere?
Puoi fare la tessera: per gli under 25 viene 20 euro; per gli over 25, 30 euro. Cerchiamo di avere un occhio di riguardo sul costo, soprattutto per i giovanissimi. Quali sono i vantaggi della tessera? Avere sconti agli eventi e alle cene che organizziamo, oltre che un trattamento di favore nella tabaccheria di fronte all’ingresso del Duomo. Roberto Nadalini ne è il proprietario, ed è proprio lui che ci ha fatti appassionare ai sigari. Sai, le prime volte – da neofita – compri sigari a caso: è dunque importante conoscere qualcuno che ti consigli bene.

Che consiglio dareste a chi vuole iniziare a degustare i sigari? C’è un percorso che suggerite? Se in un grande ristorante ti servono un piatto con le varie stagionature di un formaggio, per esempio, ti inviterebbero a partire da quello più giovane…
Abbiamo tutti iniziato a fumare in modo diverso, non c’è un modo giusto. Chiaramente, se uno inizia con sigari da 30 euro l’uno probabilmente non ne capirebbe il valore, i tratti peculiari e non continuerebbe. Il budget va tenuto controllato sin dall’inizio. Consiglierei di partire da quelli leggeri, i Montecristo, per arrivare poi a quelli più corposi, tipo i Partagás.

A quando il vostro primo evento?
E’ stato appena due giorni fa, sabato 20 maggio! C’è stata prima la cena, con prodotti tipici modenesi, e alla fine la fumata di sigaro tutti assieme. All’evento le persone hanno avuto la possibilità di scegliere con quale sigaro concludere la serata.

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Nato a Carpi nel 1985, ha studiato a Parma e al Politecnico di Milano, dove si è laureato in Architettura degli Interni con una tesi sui nuovi spazi per l'arte. Ora, è nei nuovi spazi del web che lavora, occupandosi di comunicazione e social media marketing. Da sempre ama raccontare tramite la scrittura quello che osserva e vive. E si è accorto che, spesso, la realtà è davvero il film più riuscito.

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