Quelle mine che invece di uccidere fanno brillare gli occhi e il...

Quelle mine che invece di uccidere fanno brillare gli occhi e il sorriso

Si chiama “Ida onlus” il progetto di un'oreficeria del tutto particolare che ha sede in Cambogia e che dà lavoro a tante ragazze e ragazzi del posto. Apprendisti che con l'ottone ricavato dalle tante mine che ancora infestano le campagne del paese, realizzano bellissimi gioielli. A Modena, si trovano in vendita alla Cooperativa Oltremare.

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Scrivo di un’impresa dal sicuro avvenire, un’attività che farebbe gola a qualsiasi affarista esperto in guadagni di medio e lungo periodo. Scrivo di una commercializzazione di gioielli che godono di una miniera abbondantissima, perché la miniera di questo metallo conta almeno 6 milioni di fonti nel paese di produzione.
Scrivo dei gioielli creati in Cambogia, dall’ottone delle mine anti uomo, che si trovano proprio in almeno 6 milioni di pezzi unici, concentrate in soli 21 distretti di confine, nei distretti rurali a nord-ovest, eredità del regime di Pol Pot e dei famigerati Khmer Rossi, che dal 1975 al 1979 diedero vita a una feroce dittatura prima di venire sconfitti dai vietnamiti. Anni e anni di guerra hanno lasciato nei campi del paese asiatico una quantià enorme di mine inesplose.

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Igino Brian

L’impresa si chiama “Ida onlus”, gli ideatori sono i coniugi Brian, da Vicenza, gli orafi sono ragazze e ragazzi cambogiani che vivono dove lavorano, imparando il mestiere dell’orafo. La loro casa laboratorio è dotata di cucinotto, bagno, camere. Sono 7 i dipendenti orafi e 1 segretaria; il responsabile è Igino, l’orafo vicentino che, dopo aver adottato con sua moglie un bimbo cambogiano e averlo cresciuto in Italia, è tornato in Cambogia e ha iniziato a lavorare per tutti quegli altri bimbi che, piano piano, hanno bussato alla sua porta. All’inizio l’attività si svolgeva in uno sgabuzzino, le ragazze e i ragazzi si recavano nel laboratorio come fosse un centro di formazione post scuola dell’obbligo, per imparare un mestiere; poi tornavano a casa. Ma l’infanzia in Cambogia non è sempre cosa semplice e un giorno una ragazza chiede di restare. Igino non ha che una branda in cucina. Questo è l’inizio della residenza.

cambogia01I gioielli quindi sono prodotti in Cambogia; prima erano soprattutto in argento e zaffiri, ma gestire l’argento era difficile, anche perché spesso i ladri lo portavano via. Poi è arrivata l’idea dell’ottone delle mine. La Cambogia, è uno dei paesi con più mine al mondo, con 6 milioni di mine o pezzi di ordigni inesplosi ancora lasciati nel terreno da decenni di guerra; ci sono degli enti che sminano le zone infestate, ma sono senza mappe e metal detector. Quando trovano una mina, la fanno brillare e la scocca è venduta a veri e propri commercianti, che rivendono a loro volta l’ottone.

“Questo tipo di ottone è di alta qualità, perché deve resistere ad alte temperature, quindi si può lavorare più volte” Claudia, referente in Italia del progetto, ci racconta da Canegrate, in provincia di Milano, la filiera. “Igino ed io siamo gli ideatori dei pezzi, un po’ ad uso del mercato locale e molti per l’Italia, quindi secondo gusti e fatture più adatte all’Occidente. Tutti i pezzi sono raffinati nel disegno, lavorati ora anche con una fresa di buona precisione, con tecniche che i nostri ragazzi migliorano costantemente”
Igino è stabile in Cambogia ed è lui che insegna e dirige la scuola e si relaziona con Claudia, alla quale invia circa 4000 dollari di gioielli al mese, che sono rivenduti in Italia, quasi sempre attraverso il circuito delle Botteghe dell’equosolidale. “Perché i principi dell’equosolidale sono proprio quelli a cui ci siamo ispirati per avviare l’impresa. Un prezzo concordato, il prefinanziamento, la garanzia degli ordini, il rispetto dell’ambiente, la ricaduta economica e sociale per i nostri giovani orafi sono tutti passaggi fondamentali della nostra piccola impresa.”

cambogia02La produzione è aumentata nel tempo e questo ha permesso di ingrandire l’azienda, quindi accogliere più ragazze e di fare progetti. Nel prossimo giugno si trasferirà nella nuova sede, a 20 km dalla capitale cambogiana, in un edificio di proprietà con un laboratorio più grande e la possibilità di lavorare meglio anche la seta, che è usata come materia principale per finire i gioielli. Proprio come un gioiello e le sue finiture anche la storia di questa cooperativa di gioiellieri è intrecciata di tanti elementi che si incontrano fra loro e generano un oggetto prezioso. Il futuro per moltissimi giovani cambogiani è qualcosa di incerto, se non di fosco. La povertà porta non raramente a maltrattamenti, violenze, piccole delinquenze. In più, la fatica di tentare un riscatto o una risalita sociale è aggravata dalle guerre che hanno segnato il paese, ancora con effetti vivi. Le mine antiuomo sono uno degli ostacoli più significativi alla pacificazione e allo sviluppo del post-conflitto. Molto tempo dopo la fine della guerra e la firma degli accordi di pace, le mine restano, e continuano ad esplodere uccidendo e mutilando le persone. Le mine ritardano il ritorno e il reinsediamento dei rifugiati e degli sfollati (IDP) e bloccano l’accesso a risorse vitali e servizi sociali, compresi terreni agricoli, acqua, strade, scuole e cliniche. Inoltre, i costi di rimozione delle mine e l’assistenza alle vittime pesano nella lotta che il paese affronta per riprendersi da un conflitto e ricostruire la loro società. In tutto il paese, dal 1979, circa 67.000 persone sono state uccise o ferite, con più di 25.000 che hanno subito amputazioni. Secondo le organizzazioni di sminamento la Cambogia ha il più alto rapporto di amputati da mine pro capite al mondo. Gli Incidenti causati dalle mine avvengono in media ogni 2½ giorni.

La minaccia delle mine vanifica lo sviluppo agricolo e il reinsediamento, ostacolando la costruzione di infrastrutture e servizi sociali di base, dall’irrigazione all’acqua potabile, alle strade secondarie e terziarie. L’estro orafo di Igino Brian, l’intraprendenza e la creatività di Claudia lavorano per trasformare questi handicap in una opportunità per gli allievi gioiellieri. Nelle nostre zone è la cooperativa Oltremare che ha portato i gioielli delle mine e, per ora, sono in vendita presso la Bottega di Bazzano, gestita insieme all’associazione locale “Solidarietà e Impegno”. Anche questo è un avamposto di economia di giustizia e speranza, che può essere frequentato da chiunque pensi che se una mina non esplode sotto una persona, può farne comunque brillare gli occhi e il sorriso.

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Nasco il giorno della festa della donna del 1968. Oggi sono marito e padre, figlio e fratello, amico e frequentatore di edicole. Gioco a calcio e lo guardo per TV; faccio qualche fotografia, leggo e scrivo. Frequento il commercio equo e solidale, un ottimo e concreto modo per non essere complice di disuguaglianza e sfruttamento, di sostenere l’economia reale e essere un consumatore consapevole. Sono un credente incredulo, nell'ordine, di Gesù, del Modena e dell'Inter, dell'amore e della gioia di giocare insieme, a qualsiasi età Osservo e ripenso alle cose che succedono, ci vivo dentro e, a volte, ci scrivo.

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