Quando nel suo “Viaggio in Italia” Piovene fece tappa a Modena

Quando nel suo “Viaggio in Italia” Piovene fece tappa a Modena

Nel 1957 usciva la prima edizione del monumentale reportage del giornalista e scrittore Guido Piovene su un'Italia in profonda trasformazione e in piena ripresa economica dopo le devastazioni della guerra. A Modena è dedicato un intero capitolo: un formidabile ritratto di quello che era la nostra città sessant'anni fa.

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«Un saggio sull’Italia come il suo ‘Viaggio in Italia’ non lo scriverà mai più nessuno», sentenziò lapidario Indro Montanelli giunto all’ultima pagina del monumentale reportage del giornalista e scrittore Guido Piovene pubblicato per la prima volta da Mondadori nel 1957, esattamente sessant’anni fa. Il libro – che ancora Montanelli riteneva dovesse essere «testo d’obbligo nelle scuole italiane, tali sono la profondità e la nitidezza della sua sonda nelle pieghe e nelle piaghe del nostro Paese» – era il naturale proseguimento di una trasmissione radiofonica che il giornalista vicentino tenne per la Rai dal 1953 al 1956, raccontando di puntata in puntata le tappe del suo viaggio su e giù per il Bel Paese.

Guido Piovene. Fonte immagine: Wikipedia.
Guido Piovene. Fonte immagine: Wikipedia.

Già attivo nel mondo del giornalismo e della letteratura da diversi anni aveva pubblicato ben cinque romanzi, prima di dedicarsi con passione all’attività di reporter di viaggio, prima negli Usa (da cui il saggio del 1953 “De America”), poi nel suo stesso paese. Con una formidabile sottigliezza analitica e un’eccezionale capacità narrativa, nel suo Viaggio Piovene offre uno spaccato dell’Italia in profonda trasformazione del secondo dopoguerra: «mentre percorrevo l’Italia, e scrivevo dopo ogni tappa quello che avevo appena visto, la situazione mi cambiava in parte alle spalle…».

Nella sua discesa lungo l’antica via Emilia, Modena raccoglie in maniera particolare la sua attenzione, in quanto «fra le città dell’Emilia è la più ducale, con le sue strade architettoniche calde di luci rosse ed i suoi palazzi; è forse con Ferrara la più perfetta tra le città emiliane».

La copertina della prima edizione Mondadori di "Viaggio in Italia".
La copertina della prima edizione Mondadori di “Viaggio in Italia”.

L’eccezionalità di città e provincia, secondo Piovene, è data da una mescolanza unica tra “erudito e bifolco”. Modena è capitale culturale, per la sua architettura segnata in particolare dal gioiello romanico che troneggia in piazza grande, per le menti brillanti che è stata in grado di partorire nel passato e nel presente (e nel futuro, anche se questo Piovene non poteva saperlo, all’epoca) mischiate però a pulsioni più “volgari” che la rendono ancora più pittoresca, più stravagante e ricca: «Modena è principesca, ma ogni modenese è Tassoni, e sullo sfondo aulico continua a correre una vena eroicomica, grassa ma spiritosa, erudita ma maccheronica, cui partecipa l’erudito come il bifolco».

Questo il quadro di partenza, a cui inevitabilmente fa da corollario tutto il resto: alla bizzarria (testuale) modenese non possono che conseguire analoghe particolarità in campo economico e politico. In economia, «benché l’agricoltura vi predomini ancora, l’industria le cammina a fianco; delle città emiliane da noi visitate, Modena è quella in cui l’industria ha maggiore importanza». Nell’eccezionale sviluppo industriale degli anni Cinquanta che diede il via al cosiddetto boom economico, qui gioca ovviamente un’importanza unica il «furor sacro dei motori», in particolare la smania per quelli “veloci”: Ferrari, Maserati e la – forse oggi un po’ meno celebre, ma all’epoca formidabile – Stanguellini, «non è soltanto un caso se si trovano tutti a Modena». Memorabile l’incontro di Piovene con Enzo Ferrari che gli regala una massima, tra le tante offerte negli anni dal Drake, che oggi non viene riportata di frequente: «Le macchine sono personeogni macchina ha un’anima, e fabbricarle è come prendere la cocaina». Entusiasta il giudizio per il paziente lavoro artigianal-industriale di Francesco Stanguellini, il “trasformatore”: «Non saprei immaginare industria più italiana, nata da un più preciso intuito degli italiani, tutti maniaci di primati. Industria di calcolo e di esattezza, quella di Stanguellini consiste soprattutto nell’alleggerire le macchine; con immensa pazienza, buca tutto quello che può, asporta per togliere peso. Egli trasforma in automobili da corsa o da grande turismo comuni automobili Fiat, tappa intermedia verso la Ferrari e la Maserati».

Juan Manuel Fangio (a dx nella foto), caro amico di Vittorio Stanguellini, forniva preziosi consigli in veste di collaudatore per la messa a punto dei nuovi modelli. Fonte immagine: Museo Stanguellini.
Juan Manuel Fangio (a dx nella foto), caro amico di Vittorio Stanguellini, forniva preziosi consigli in veste di collaudatore per la messa a punto dei nuovi modelli. Fonte immagine: Museo Stanguellini.

Decisamente meno infervorato – Piovene del resto non aveva alcuna simpatia per il comunismo – è il giudizio sulla “Modena politica”, «una capitale dell’Italia rossa. Per la violenza fisica della lotta politica forse ha superato tutte, ed il triangolo: Modena, che sta sul vertice, Nonantola, Castelfranco e Spilamberto, ha preso il nome nelle cronache del dopoguerra di triangolo della morte». Ma a distanza di dieci anni da quel tragico dopoguerra, prosegue: «oggi Modena è calma. A giudicare poi dai risultati elettorali, la situazione dei partiti di centro, qui come a Reggio Emilia, sarebbe abbastanza forte. La città risulta divisa tra una maggioranza rossa, ed una grossa minoranza democristiana». Ma l’evidente antipatia per il PCI non gli impedisce di elaborare una sia pur breve analisi piuttosto azzeccata su quello che fu il “comunismo in salsa emiliana”: «il comunismo trae la sua forza proprio da un’agiatezza diffusa, basata su un tessuto fitto di migliaia di piccole proprietà e di piccole imprese, di cui ha conquistato i gangli». In definitiva, «L’Emilia rimane regione fluida, in cui ogni predicazione (giacché il comunismo emiliano ha sempre fondo fideistico), e direi solamente la predicazione, può aver presa sugli animi. Regione avida di speranze, di mutamenti radicali, e di cultura; dell’avidità di cultura il comunismo si giova, e non è raro trovare fra queste montagne un contadino che legge Marx sorvegliando la mandria».

Fonte immagine: Comune di Modena.
Fonte immagine: Comune di Modena.

Memorabile la conclusione del capitolo dedicato alla nostra città, in cui le varie divagazioni politiche, economiche e culturali, trovano la loro summa e sublimazione nel grasso del maiale: «ma la politica, i motori, le stranezze e la stessa opera dell’intelligenza appaiono sempre avvolti dai grassi odori del cibo, passione non direi principale, ma fondamentale; ed a Modena il cibo è eccezionalmente grasso. Il maiale è un idolo pubblico. Ecco una sentenza che ho udito pronunciare severamente da un professore modenese: “Il miglior vitello è il manzo, e il miglior pesce è il porco”. Come la politica, anche la gastronomia qui tende al viscerale e al caloroso. Mi duole essere monotono, ma l’Italia è un paese sensuale, edonistico, e forse nemmeno in Francia si parla tanto della tavola come da noi». Ieri, come oggi.

Merita infine citare la puntata di Piovene nei bar del centro città, il vero palco su cui recitano e cantano i protagonisti di Modena, raccontati con una nota di affetto e rapimento artistico: «il caffè stesso resta quasi un teatrino della vita di Modena; qui si vedono esposti l’uomo la cui principale preoccupazione è raccontare barzellette, l’uomo che porta sempre sotto il braccio il copione di una sua commedia inedita, o quello che è stato a Parigi negli anni della gioventù ed ha trascorso il resto della sua vita a raccontare come ha conosciuto Zola». Una bella immagine poetica che evoca una Modena calorosa, umana, in cui perfino le automobili avevano appunto un’ “anima”. E chissà se oggi il grande giornalista la racconterebbe allo stesso modo.

In copertina, una Lancia Aurelia B24 Spider, prodotta dal gennaio del 1955 al 1958 (Fonte: Alla Guida).

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