Quando il Papa mi ha detto “ho deciso di venire a Carpi”

Quando il Papa mi ha detto “ho deciso di venire a Carpi”

Carpi si appresta a riaprire la Cattedrale danneggiata dal sisma, in un tempo relativamente breve per un edificio terremotato. E mentre fervono i preparativi, Papa Francesco annuncia una visita a sorpresa nella piccola diocesi emiliana. L’intervista a Monsignor Cavina, Vescovo che in cinque anni ha portato ben due Pontefici nella città dei Pio.

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“In cinque anni due pontefici in visita. È una bella responsabilità”. Mancano poche settimane alla riapertura della Cattedrale ripristinata dopo il sisma, nella Diocesi di Carpi di monsignor Francesco Cavina, e all’incontro con Papa Francesco, che si fermerà nella città dei Pio e poi farà tappa a Mirandola e San Giacomo Roncole il prossimo 2 aprile. Una richiesta esplicita del Vescovo al Papa, quella che visitasse anche la parte nord della Diocesi, perché possa incontrare la gente che ancora è terremotata e osservare le ferite del sisma.

La visita di due Pontefici – Benedetto XVI arrivò a Rovereto il 26 giugno 2012 – in un tempo così ravvicinato è un fatto più unico che raro per una Chiesa così piccola e storicamente recente. “Spero che la nostra gente sappia accogliere con spirito di fede le parole di Francesco e le traduca in comportamenti di vita e gesti concreti”, osserva il Vescovo Cavina. In quell’occasione saranno benedette tre pietre che, nel suo progetto pastorale, toccano tre aspetti fondativi per la sua Diocesi: “un nuovo luogo di culto, una nuova Chiesa, che è la presenza di Dio tra gli uomini ma anche l’invito agli uomini ad essere tempio di Dio; poi una casa di spiritualità che qui mancava, con l’invito all’ascolto e alla contemplazione”. Sarà costruita a Sant’Antonio in Mercadello, frazione piccolissima del Comune di Novi, luogo certamente marginale nella geografia socio-economica della Bassa Modenese ma centrale nella logica di Papa Francesco che vede nelle periferie i luoghi privilegiati per incontrare e annunciare Cristo. Il terzo luogo è invece un segno dei tempi, una cittadella della Carità che conterrà anche una casa in cui i padri separati (e che tra affitti e alimenti non arrivano a fine mese), potranno alloggiare e passare del tempo con i loro figli.

E mentre viene diffuso il programma ufficiale della visita di Francesco, nella mente del Francesco Vescovo della Chiesa di Carpi c’è la riapertura della chiesa madre della Diocesi, momento culminante di un percorso sulla ricostruzione lungo e difficile – il 90% degli edifici religiosi erano stati danneggiati dal sisma – alla presenza del numero due Vaticano, il cardinale Pietro Parolin.

Papa Francesco con Monsignor Cavina
Papa Francesco con Monsignor Cavina

Voltandosi indietro, quali tappe fondamentali la sua Chiesa ha percorso in questi cinque anni?
In questi anni, oltre agli aspetti materiali, la preoccupazione è stata come sostenere la vera vocazione della Chiesa, che è annunciare la salvezza in tutti gli ambiti di vita. Dunque occorreva creare luoghi e iniziative in cui la comunità cristiana potesse prendere consapevolezza e proseguire la propria missione: vanno in questo senso le iniziative sui giovani, il sostegno alle vocazioni religiose soprattutto femminili. Infine uno degli aspetti più importanti, che ho maturato personalmente, è che a costruire la casa è solo il Signore; siamo strumenti nelle sue mani.

Quali le fatiche, nel portare avanti un progetto pastorale in un contesto disgregato da una così grande calamità naturale?
A livello personale c’è certamente il dover seguire un enorme lavoro ulteriore rispetto alle normali incombenze di un Vescovo, e devo ringraziare il Signore per aver retto anche a livello fisico. Dal punto di vista ecclesiale ho incontrato molte resistenze ad accettare i cambiamenti, le indicazioni di rotta diverse rispetto al passato. C’era una forma di abitudinarietà che rischiava di diventare un rifugio in cui sentirsi protetti, ma come ricorda il Papa, è un ripiegamento sterile. Oggi questo mi sembra superato: c’è una nuova consapevolezza, soprattutto nei sacerdoti più giovani, che bisogna essere sempre disponibili, per andare dovunque ci sia bisogno. Oggi non si può pensare che un prete rimanga per 30, 40, 50 anni in una parrocchia.

Il lavoro è un tema che è spesso stato al centro delle sue attenzioni. Quando è arrivato il territorio Carpi-Mirandola era in piena crisi, poi c’è stato il terremoto, secondo lei e in base alle visite che fa alle aziende com’è lo stato di salute del tessuto produttivo?
La situazione è a macchia di leopardo, ancora precaria in molti casi, come vediamo anche a livello nazionale e internazionale. Credo che ci sia stata una maturazione da parte degli imprenditori, che hanno compreso e accettato che la situazione non sarà mai più quella di prima in cui il profitto si dava quasi per scontato. Oggi c’è da rimboccarsi le maniche: bisogna guadagnarselo con impegno, professionalità, innovazione e ci sono imprenditori che lo fanno. Ho visto persone disponibili verso la Chiesa e il suo magistero: il lavoro è parte importante della Dottrina sociale e ho trovato ascolto sul territorio.

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Unità, comunione, solidarietà, parole contenute nella sua ultima lettera, hanno un forte significato sociale oltre che ecclesiale. Come vede Carpi? Pensa che sia un territorio unito e solidale, cosa manca secondo lei?
Vedo una buona collaborazione, una dialettica costruttiva tra le istituzioni e una città coesa nonostante le inevitabili fatiche che la convivenza civile sempre comporta. Questo grazie soprattutto al volontariato, da vedere non come un sostituto del ruolo pubblico ma come complementare e sussidiario. Forse si fa fatica a trovare strade nuove per i giovani, vedo tante realtà che segnano il passo, senza un adeguato apporto delle nuove generazioni.

Veniamo alla visita del Papa, una sorpresa per tutti…
Anche per me è stata una sorpresa: è vero, gli avevo scritto ovviamente, per invitarlo alla riapertura. Poi il 18 febbraio mi ha telefonato, chiedendomi di recarmi subito a Roma. Una volta là, abbiamo avuto un lungo colloquio in cui abbiamo parlato di moltissime cose. Dopo quasi un’ora e mezza sorridendo mi ha detto: “ho deciso di venire a Carpi prima di Pasqua”. Per fortuna ero seduto, temevo che il calendario della riapertura della Cattedrale sarebbe stato annullato ma lui ha specificato di non voler venire per quello, bensì per incontrare la gente. Una visita pastorale insomma, in cui manifestare personalmente la stima e l’apprezzamento per quanto realizzato in questi anni non facili.

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Vivo a Fossoli di Carpi con tre figli e un marito che mi sopportano da un bel po'. Sono giornalista pubblicista, collaboro a siti internet e progetti editoriali, e tra un pancione e l'altro ho fondato insieme a cinque amiche il Centro di aiuto alla vita di Carpi per sostenere le mamme in difficoltà. Anche se sono io la prima mamma in difficoltà...

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