Insieme, per superare le avversità

C’è un tunnel che si può imboccare, quasi senza accorgersene e poi trovarsi a vagare alla disperata e senza alcun punto di riferimento, perché manca la luce. Come tanti altri, questo tunnel conduce con troppa facilità nella direzione dello scoraggiamento; le cose che, poi, succedono sono spesso frutto amaro delle tante piccole azioni, compiute una dopo l’altra, in un vortice implacabile di peggioramento. Il tunnel dell’indebitamento è questa strada impervia, che tocca anche moltissime famiglie. In Italia il debito familiare è aumentato nel 2016 del 1,6%, arrivando a 525,9 miliardi di euro, così riferisce l’Ufficio Studi CGIA di Mestre, nel suo rapporto annuale. Queste cifre sono riferite all’esposizione bancaria in genere delle famiglie e si possono suddividere in un aumento del 1,2% per il debito per acquisto di abitazioni e del 5,5% per il debito per l’acquisto di prodotti. Si intende per indebitamento quello originato dall’accensione di mutui per l’acquisto di una abitazione, dai prestiti per l’acquisto di un auto/moto e in generale di beni mobili, dal credito al consumo, dai finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili, etc. I numeri così raccolti sono spesso ben accolti dal sistema economico finanziario, perché, se aumenta l’indebitamento, è un segno di ripresa dalla crisi. Non esiste credito se non esiste reddito.

Tuttavia, ognuno di questi debiti ha una storia in origine, che nasce da una famiglia, la quale decide che è arrivato il momento di acquistare un bene, che garantirà un salto di qualità della vita, oppure che serve e bisogna affidarsi alle rate per ottenerlo. Ognuna di queste storie ha la sua trama e i suoi capitoli, non tutti felici o lineari, alcuni tragici.
“Dal 2009 ad oggi abbiamo incontrato 750 famiglie indebitate e in situazione di grande difficoltà a far fronte al pagamento. A volte avevano contratto debiti superiori al loro reddito per comprare casa, arredi e vari beni. A volte erano sopraggiunti episodi che avevano cambiato drasticamente la situazione, come la perdita del lavoro, o una separazione, o l’acuirsi di patologie come la ludopatia. Il risultato finale è il “fallimento” della famiglia, la disperazione e atteggiamenti di completa irrazionalità. Abbiamo avuto dei casi in cui le persone sono entrate nel nostro ufficio e ci hanno rovesciato sul tavolo un cassetto di bollette neanche aperte, perché, comunque, non ce la si sarebbe fatta. E i casi sono aumentati negli anni, non necessariamente tra le famiglie di immigrati. Anzi, il 70% delle famiglie incontrate è italiana e da qualche tempo a Carpi ha aperto Dedalo, frutto del lavoro iniziato a Modena che volontari carpigiani hanno trasformato in un’associazione della loro città, con gli stessi nostri obiettivi”

progettoinsiemeQuesta prima istantanea della situazione modenese è scattata dai soci volontari di Progetto Insieme, un’associazione della nostra città che accoglie famiglie indebitate e cerca di ricostruire con loro un percorso di ripresa. Nata nel 2009 dalla Diocesi di Modena con arcivescovo Benito Cocchi, Progetto Insieme oggi opera nella sede del Centro Famiglia di Nazareth, in via Formigina, aprendo tutti i martedì e giovedì mattina o su appuntamento. Gli operatori dell’associazione sono bancari in pensione che mettono a frutto la loro trentennale esperienza, portando le famiglie richiedenti ad affrontare il problema debito con razionalità e un progetto. E’ Marcello Minutolo inizialmente a presentare l’iniziativa e le persone che sono con lui in ufficio per una mattina, questa volta, abbastanza tranquilla. “I miei colleghi stamattina sono Maurizio Morselli, anche lui come me ex dipendente BPER e Augusto Braghiroli, ex del Banco S. Geminiamo, quindi da concorrente a collaboratore!” I loro baffi anni 80, color argento, contribuiscono a dipingere il quadro del classico bancario, in questo caso con aspetto rassicurante e con una vitalità che invoglia davvero a prendere questo mostro per le corna.

“Il nostro approccio non è bancario, ma familiare e umano. Non siamo qui per giudicare, ma per avere un quadro della situazione e cercare una possibile soluzione. Per questo motivo la prima cosa che chiediamo è la chiarezza. Chi viene qui deve aver deciso di mettere tutte le carte in tavola, perché solo cosi possiamo dare la nostra consulenza.”
Gli strumenti usati sono semplici e, allo stesso tempo, efficaci. Il bilancio familiare è uno dei primi argomenti affrontati, perché misurare entrate e spese, dare loro un nome e un tempo non è affatto un esercizio elementare ed è l’inizio del prendere consapevolezza.
“Una volta ricostruita la situazione, si prendono in considerazione le possibili soluzioni, mettendo in gioco gli strumenti che la stessa famiglia o che Progetto Insieme può fornire” Braghiroli ci spiega che l’associazione, grazie anche alla Diocesi, ha tre convenzioni con altrettanti istituti bancari: Banco Popolare, Emil banca, Banca Popolare di San Felice. Con queste banche è possibile chiedere un finanziamento per la famiglia necessitante, con la garanzia del 50% da parte di Progetto Insieme. Questo nuovo finanziamento serve per ristrutturare il precedente o per risolvere, a favore di soluzioni più sostenibili per il nucleo familiare.

“Negli ultimi tempi – continua Minutolo – soprattutto le finanziarie accettano anche il saldo a stralcio, cioè la chiusura del debito esistente con una cifra inferiore del totale, concordata e versata in una sola rata. Questo permette di interrompere un vortice di rate insostenibili e interessi che aggraverebbero la situazione. Anche la CEI ha messo in campo delle risorse e, in alcuni casi, è possibile accedere al “Prestito della speranza”, altra forma di finanziamento che aiuta a risolvere diverse situazioni”. Il tasso di insolvenza delle famiglie coinvolte con Progetto Insieme è del 7%, una percentuale davvero bassa. Questo significa che la famiglia accompagnata trova degli strumenti che danno una possibilità, quindi una speranza di tornare a riprendere una quotidianità sostenibile. Gli operatori di Progetto Insieme, da navigati ex bancari si prestano anche per mediare con le banche per la ristrutturazione del debito e costruire un percorso soddisfacente per entrambe le parti.

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“Quello che proviamo a fare e affiancare la famiglia nel prendere decisioni che correggano situazioni dannose. Ovviamente di fronte alla ludopatia ci sono percorsi ad hoc da intraprendere, ma nei casi di crisi economiche dovute alla perdita o alla diminuzione del lavoro, alla separazione coniugale o a scelte avventate noi proviamo a costruire insieme un progetto di soluzione. A volte ci sono gli strumenti già detti, altre volte occorre che sia la famiglia stessa a prendere decisioni drastiche, prima di finire in condizioni davvero irreparabili. Non è raro che consigliamo, ad esempio, a coloro che hanno acceso un muto per la casa di vendere e ritornare alla locazione, perché comunque le rate e le spese di mantenimento potrebbero non coesistere, con risultati nefasti.”
Il debito nasce anche da una cultura del “tutto e subito”, da una bisogno indotto, da una pressione sociale per certi tipi di prodotto. E’ indubbio che il fascino della pubblicità o il così detto pensiero comune portino ad uniformarsi a stili di vita più desiderati che sostenibili. Per questo Progetto Insieme scrive nel suo “chi siamo” del sito www.progettoinsiemeonlus.it “Sotto il profilo morale, sociale e cristiano pensiamo che la discesa in campo della Chiesa con una Carità di non solo “pane”, ma anche di “denaro” diventi un modo per stare vicino a chi soffre condividendone i problemi e proponendo loro sani e sobri stili di vita” Il Progetto è riportarsi a livelli sostenibili e ugualmente dignitosi, intraprendendo Insieme un percorso di riscatto complessivo.

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